7 de octubre
Beato Mariano Suárez Fernández
Seminarista y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e infanzia nelle Asturie
Mariano Suárez Fernández nacque a San Andrés de Linares, nel territorio parrocchiale di El Entrego, l'otto ottobre del 1910. Suo padre, Ángel Suárez, lavorava come minatore, mentre sua madre si chiamava Germana Fernández Cocañón García Ciañón. Il neonato fu battezzato nella chiesa di San Martino di Tours a Sotrondio ricevendo i nomi di Mariano Sergio. Dopo di lui la famiglia accolse la nascita di altri quattro figli, creando una vivace comunità domestica. I genitori vivevano stabilmente a El Entrego ma possedevano alcune piccole proprietà rurali a Priandi, dove conducevano spesso i bambini nei periodi di riposo.
All'interno della numerosa fratellanza, Mariano strinse un legame di particolare vicinanza con il secondogenito Juan Ramón, con il quale condivideva ogni momento della crescita. Entrambi nutrivano un grande affetto verso la sorella minore Ángeles, la quale era zoppa a causa di una disabilità fisica. Mariano trascorreva moltissimo tempo in compagnia della sorella, dedicandosi a raccontarle storie, a giocare con lei, a insegnarle le basi del catechismo e ad accompagnarla con premura durante le passeggiate all'aperto.
Caratterialmente, Mariano poteva sembrare all'esterno un giovane introverso e poco incline allo scherzo, ma chi sapeva guardare in profondità riconosceva in lui uno spirito autenticamente gioioso. Possedeva una tempra morale solida ed era sempre pronto a compiere bene il proprio dovere in qualsiasi circostanza della vita quotidiana. Insieme al fratello Juan Ramón, prestava servizio come chierichetto nella parrocchia di San Tommaso a Priandi, dove la sua condotta edificante fu notata dal parroco don Sabino.
La vocazione e gli anni in seminario
Ancora in tenera età, i due fratelli furono inviati come allievi interni nel collegio dei Fratelli Maristi a Oviedo, una struttura che all'epoca era denominata Accademia Poliglotta del Sacro Cuore. La loro vocazione sacerdotale prese forma grazie all'influenza determinante di don Sabino e di don Avelino López, viceparroco di Nava. Durante le vacanze di ritorno a casa, don Sabino era solito prospettare ai ragazzi la bellezza e la responsabilità di diventare sacerdoti diocesani. Sulle prime, Mariano non mostrava una convinzione profonda riguardo a questa scelta di vita, ma alla fine accettò di intraprendere il cammino insieme a suo fratello.
La prima impressione provata dai due giovani appena giunti alla sede del Seminario Minore, situato presso l'abbazia di Valdedios, fu pessima. Il giorno dell'arrivo furono colti da un tale scoraggiamento che pensarono seriamente di darsi alla fuga a costo di percorrere venticinque chilometri a piedi per tornare a casa. Tuttavia, quel proposito di fuga sfumò completamente dopo aver ascoltato il discorso inaugurale tenuto da don Amador Juesas Latorre, un predicatore molto apprezzato nella diocesi di Oviedo. L'intervento era incentrato sul capitolo nono del Vangelo di Luca e sulla stringente necessità di non voltarsi mai indietro una volta messa mano all'aratro. Toccati da quelle parole, Mariano e il fratello decisero di rimanere.
I giovani seminaristi rinnovarono con fermezza la loro scelta nel 1931, quando il padre li avvisò che si stavano avvicinando tempi duri e che la Chiesa cattolica avrebbe dovuto affrontare una forte persecuzione. Dopo qualche tempo, purtroppo, Juan Ramón manifestò seri problemi ai polmoni e fu costretto a rientrare in famiglia per curarsi. Mariano proseguì invece da solo, dedicandosi con impegno straordinario ai propri impegni di studio. Era particolarmente ferrato in Filosofia, mentre cercava di superare le difficoltà incontrate in Latino, Greco e Matematica studiando accanitamente ogni giorno.
I tumulti e la rivoluzione delle Asturie
Nei periodi di vacanza trascorsi in famiglia, Mariano si teneva costantemente informato sui problemi dei minatori e sulla complessa situazione politica della Spagna. Notizie e tensioni filtravano regolarmente anche all'interno del seminario attraverso i discorsi dei superiori. La passione politica del giovane seminarista trapelava in modo particolare nei colloqui confidenziali con una zia, conversazioni che si fecero sempre più frequenti con l'aggravarsi dei disordini nel Paese. Nel giugno del 1934, Mariano ricevette l'ordinazione a Lettore e partì per un periodo di riposo con i suoi cari.
Terminata la vacanza, dovette fare ritorno alla sede del Seminario Maggiore, ospitato nel convento di San Domenico a Oviedo. Per tranquillizzare l'ansia della zia, l'assicurò che durante il viaggio avrebbe fatto visita alla sua madrina e che avrebbe indossato abiti secolari, tenendo la talare accuratamente riposta in valigia. Rispettò la promessa fermandosi dalla madrina, ma rientrò puntualmente in istituto per dare inizio al quarto anno degli studi teologici. Pochi giorni dopo, il cinque ottobre del 1934, esplosero scontri a fuoco aperti tra i minatori e le forze pubbliche, segnando l'inizio drammatico della rivoluzione delle Asturie.
All'interno delle mura del seminario le lezioni proseguirono inizialmente come al solito, sebbene si percepissero chiaramente gli echi minacciosi dei tumulti cittadini. All'alba del sei ottobre, dopo un'intera notte di combattimenti, le armi parvero tacere per qualche ora. Subito dopo, tuttavia, il convento di San Domenico e il vicino Palazzo Vescovile di Oviedo subirono un feroce assalto. I seminaristi furono costretti alla fuga, disperdendosi in varie direzioni per cercare scampo. Mariano e altri sette compagni trovarono un primo rifugio all'interno di una stalla, per poi spostarsi nella cantina di uno stabile sfitto.
Il martirio e la testimonianza di fede
Insieme al gruppo dei seminaristi si trovava un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez, il quale condivise con loro quei momenti di estremo pericolo. Trascorsero la notte seguente in un clima di veglia insonne, alternando la preghiera costante al timore di quale potesse essere la loro sorte. Padre Sánchez li confortò amorevolmente, impartì loro la benedizione e concesse l'assoluzione sacramentale. In quel frangente di fede condivisa, i giovani fecero il voto solenne di recarsi tutti in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi da quella prova. Per ragioni di prudenza e sicurezza, molti seminaristi avevano indossato abiti civili, sebbene quanti avevano già ricevuto gli ordini minori portassero la tonsura come segno visibile del loro stato ecclesiastico.
L'indomani, sette ottobre, il seminarista Gonzalo Zurro Fanjul uscì dal covo per accertarsi che la situazione esterna fosse tornata normale e per cercare qualcosa da mangiare. Scavalcò un muro e attraversò una stradina e una terrazza, ma mentre controllava la via d'uscita fu sorpreso da alcuni uomini armati. I miliziani imposero immediatamente ai fuggiaschi di uscire allo scoperto. Sette seminaristi ubbidirono all'ordine, mentre il seminarista Juan Alonso Pérez, iscritto al primo anno di teologia, e il religioso domenicano non facevano parte di quel gruppo catturato. Gli armati costrinsero i giovani ad attraversare alcune strade tra gli insulti e le urgenze dei passanti.
I condannati furono scortati nell'odierna calle Padre Suárez, precisamente tra i civici ventitré e venticinque. Le vittime vennero schierate con la forza contro un portone e barbaramente fucilate. Dei sette giustiziati, solo José González García sopravvisse sebbene fosse rimasto gravemente ferito, salvandosi dal colpo di grazia grazie al coraggioso intervento di una donna che attestò la mancanza della tonsura sul suo capo. Mariano fu il terzo del gruppo a cadere sotto i colpi. Affrontò l'ora estrema della morte rimanendo saldamente al proprio posto come un buon artigliere accanto al cannone, seguendo fedelmente il prezioso consiglio che gli aveva dato il nonno. La sua vita terrena si concluse tragicamente a Oviedo il sette ottobre del 1934, esattamente il giorno prima di compiere ventiquattro anni.
La beatificazione e il culto
I resti mortali del Beato Mariano furono dapprima sepolti frettolosamente in una fossa comune, per essere poi traslati in seguito in una sepoltura più decorosa. La fama della sua santità è sopravvissuta nel tempo, pur attraversando una fase iniziale di silenzio e di oblio. Successivamente si poté procedere all'avvio canonico della causa di beatificazione e canonizzazione, finalizzata al riconoscimento ufficiale del martirio subito in odio alla fede cattolica. Nel quadro della stessa inchiesta, ai sei giovani uccisi nel 1934 vennero uniti altri tre alunni del Seminario di Oviedo assassinati durante la successiva guerra civile spagnola: Luis Prado Garcia, studente del secondo anno di Filosofia ucciso il quattro settembre 1936; Sixto Alonso Hevia, iscritto al terzo anno di Filosofia ucciso il ventisette maggio 1937; e il suddiacono Manuel Olay Colunga, ucciso il ventidue settembre 1937. Le spoglie di Luis Prado Garcia e Sixto Alonso Hevia furono traslate nel seminario nel 2013, mentre i resti di Manuel Olay Colunga non sono purtroppo mai stati ritrovati.
La causa complessiva, intitolata ad Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni, ottenne il nulla osta ufficiale il dodici maggio del 1993. Il processo diocesano celebrato a Oviedo si concluse il ventinove novembre del 1997 e ricevette la validazione giuridica il ventiquattro febbraio del 2012. Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli, Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, assunse l'incarico di seguire la fase romana della causa. La voluminosa Positio super martyrio fu completata e consegnata nel 2016. Il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si riunì il ventuno giugno del 2018, esprimendo un parere favorevole all'unanimità sul riconoscimento del martirio. Poco dopo, il sette novembre del 2018, Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio durante l'udienza concessa al cardinale Giovanni Angelo Becciu.
La solenne beatificazione è stata celebrata il nove marzo del 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo. Il rito sacro è stato presieduto dal cardinale Becciu in qualità di inviato speciale del Santo Padre. Dal diciannove marzo del 2013, le spoglie mortali di Mariano riposano stabilmente nella Cappella Maggiore del Seminario di Oviedo, custodite insieme a quelle dei suoi compagni di fede e di martirio, a perenne memoria della loro testimonianza cristiana.
Su camino de fe
La vida de Mariano Suárez Fernández transcurrió bajo el signo de la búsqueda de Dios y el estudio constante. Desde sus orígenes en San Andrés de Linares, el joven Mariano orientó sus pasos hacia la vida consagrada, ingresando al Seminario Menor situado en la abadía de Valdedios. Aquel entorno de oración y disciplina fue la cuna donde maduró su deseo de servir al Evangelio, preparándose con diligencia para los retos que la vida ministerial le depararía. Su formación académica continuó en el convento de San Domenico en Oviedo, donde se dedicó al estudio de la teología con el propósito de profundizar en el misterio de la fe.
Sin embargo, los acontecimientos históricos del siglo veinte interrumpieron bruscamente su formación. Durante el mes de octubre de 1934, en el transcurso de la revolución de las Asturias, su integridad fue puesta a prueba. En medio de un clima de gran agitación social y violencia, Mariano fue capturado por su condición de seminarista. Manteniéndose fiel a su fe y a su vocación, enfrentó el momento supremo de su existencia con entereza. El 7 de octubre de 1934, en la ciudad de Oviedo, fue fusilado, sellando así su compromiso con Dios a través del martirio. Su historia permanece como un recordatorio de la constancia de aquellos que, incluso en la juventud, supieron anteponer el amor a Cristo sobre cualquier otra circunstancia terrenal.
El reconocimiento de la Iglesia
El recuerdo de Mariano Suárez Fernández ha sido preservado con gratitud por la comunidad cristiana. El 9 de marzo de 2019, la catedral de Oviedo acogió la solemne ceremonia de su beatificación, un acto presidido en nombre del Papa Francisco que elevó a Mariano a los altares como beato y mártir. Este reconocimiento oficial no solo honra su memoria personal, sino que celebra la entrega de todos aquellos que dieron testimonio de su fe en circunstancias extremas.
La memoria litúrgica del beato Mariano Suárez Fernández está fijada el 6 de noviembre, fecha en la que se celebra junto a los demás mártires del siglo veinte. Es un tiempo propicio para reflexionar sobre la coherencia de vida y la entrega generosa que caracterizaron su breve pero fecunda trayectoria, invitando a los fieles a renovar su propio compromiso de fe ante los desafíos del mundo actual.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Mariano Suárez Fernández?
La memoria liturgica del beato si celebra il sette ottobre, giorno della sua nascita al cielo.
Qual è la data della sua memoria liturgica generale?
La memoria liturgica è stabilita anche al sei novembre in concomitanza con la memoria dei Martiri del ventesimo secolo in Spagna.