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24 de marzo

Beato Simonino (Simone) de Trento

Niño

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La scomparsa e il tragico ritrovamento

Il piccolo Simone, affettuosamente chiamato nei secoli Simonino, nacque a Trento nel 1472 ed era figlio del conciacapelli e parrucchiere Andrea. La sua esistenza terzrena si interruppe bruscamente quando scomparve all'età di due anni e mezzo, la sera del ventitré marzo 1475. La dolorosa scomparsa avvenne nella ricorrenza del giovedì santo, gettando nello sconforto la famiglia e l'intera comunità cittadina. Dopo convulse ricerche protratte per giorni, il corpo di Simonino fu ritrovato la mattina del ventisei marzo, giorno di Pasqua. Il piccolo corpicino fu rinvenuto in condizioni strazianti all'interno di un fosso d'acqua che attraversava lo scantinato della casa di un importante rappresentante degli ebrei di Trento. La tragica scoperta, unita alla recente predicazione del beato Bernardino da Feltre caratterizzata da forti toni antisemiti e aggravata da particolari circostanze di tempo, luogo e clima, alimentò rapidamente la convinzione che la morte fosse un omicidio rituale commesso dagli ebrei residenti in città.

Il processo, le condanne e gli atti storici

A seguito dei sospetti sollevati, circa trenta persone appartenenti alle famiglie ebree residenti a Trento, tra cui gli usurai Samuele e Angelo e il medico Tobia, furono immediatamente imprigionate. Il principe-vescovo Giovanni Hinderbach ordinò un rigoroso processo contro gli ebrei arrestati, un procedimento giudiziario che fece largo uso della tortura e che portò infine alla confessione di colpevolezza degli imputati. Papa Sisto IV e l'arciduca Sigismondo del Tirolo intervennero prontamente mostrando netto sfavore per l'operato del principe-vescovo trentino. Nonostante tali ammonimenti, il processo proseguì con estrema durezza fino alla condanna a morte di quindici dei presunti rei, alla loro esecuzione capitale e alla confisca dei loro beni. Gli Atti ufficiali di questo drammatico processo sono tuttora conservati a Roma, a Trento e a Vienna, e testimoniano gli sforzi compiuti all'epoca per accreditare la tesi dell'omicidio rituale e sostenere l'opinione che simili pratiche avvenissero frequentemente anche in altre città.

La nascita del culto e le opposizioni papali

La morte del fanciullo, attribuita fin da subito a un rito sacrificale, diede al principe-vescovo Hinderbach l'opportunità di considerare Simonino un vero e proprio martire. Hinderbach avviò immediatamente un culto devozionale accompagnato da una vasta azione propagandistica, basata sugli scritti di autori umanistici con una prima stampa divulgata nel 1475 e sostenuta dalla zelante predicazione dei francescani. Tuttavia, papa Sisto IV proibì espressamente, sotto pena di scomunica, ogni forma di culto rivolto al beato Simonino a causa della persistente mancanza di chiarezza sul reale motivo della morte. Ciononostante, la venerazione dei fedeli provenienti da ogni parte d'Europa, attratti dalla fama di miracoli attribuiti alla sua intercessione, rese il culto una consolidata realtà di fatto che superò i divieti pontifici.

L'istituzione della festa e l'epoca barocca

Nel 1584, Cesare Baronio inserì autorevolmente il nome di Simonino nel Martirologio Romano. Pochi anni dopo, nel 1588, su pressante richiesta del vescovo di Trento, papa Sisto V concesse la festa e la Messa propria, ratificando di fatto una beatificazione formale. Il culto conobbe un notevole incremento nei secoli successivi, in particolare durante l'epoca barocca, stimolando una ricca produzione di arte locale ispirata alla sua figura. I principali centri di questa intensa devozione furono le cappelle erette nel luogo dell'uccisione, nel luogo del rapimento e nella chiesa di San Pietro, dove era custodito il corpicino imbalsamato del fanciullo. Oltre alla celebrazione annuale fissata per il ventiquattro marzo, fino al 1955 si teneva una sontuosa processione decennale che portava in corteo il corpo del fanciullo insieme ai reliquiari contenenti gli strumenti del presunto martirio.

La revisione storica e la soppressione del culto

L'omicidio, la conseguente cacciata degli ebrei dal Trentino, le sentenze inique e le esecuzioni capitali suscitarono nel tempo forti contestazioni da parte ebraica e severe condanne del culto tributato a Simonino. La complessa questione coinvolse studiosi, giuristi e teologi sia cattolici sia ebrei nel corso dell'Ottocento. Nel Novecento, approfonditi studi condotti da rigorose commissioni di studiosi esclusero definitivamente la presenza di qualsiasi rito ebraico nell'omicidio del fanciullo. Pertanto, il vescovo di Trento Alessandro Maria Gottardo, il ventotto ottobre 1965, abrogò ufficialmente il culto del beato Simonino di Trento. Questa decisione storica avvenne con il pieno consenso della Santa Sede e con la profonda soddisfazione del mondo ebraico, finalmente liberato dal grave e infondato sospetto di praticare riti sanguinari. La vicenda ha avuto profonde implicazioni sociali e religiose impresse nella società trentina fin dal 1475.

Rappresentazioni artistiche e memoria

Nel corso dei cinque secoli in cui il culto è rimasto vivo, gli artisti hanno raffigurato il martirio di Simonino in molteplici forme, ritraendolo con i resti tagliati, come figurina benedicente in piedi sopra un tavolo oppure legato a una croce. La tradizione riferisce che queste immagini servissero ad alimentare la devozione popolare nei secoli passati. Oggi Simonino è unanimemente considerato una vittima innocente e un profondo simbolo del male presente nell'umanità. La festa liturgica della figura di beato fanciullo di Simone è stata definitivamente eliminata nel 1965, chiudendo un capitolo doloroso ma fondamentale per la comprensione della storia religiosa e civile del Trentino.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Beato Simonino (Simone) de Trento?

La festa liturgica era fissata al 24 marzo, ma è stata definitivamente eliminata nel 1965.