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19 de agosto

San Bartolomé de Simeri

Eremita, fundador y abad

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e vocazione eremitica

San Bartolomeo nacque verso la metà del secolo XI a Semeri, oggi conosciuta come Simeri, in provincia di Catanzaro. Fu battezzato con il nome di Basilio, figlio dei coniugi Giorgio ed Elena. I genitori lo consacrarono a Dio fin dalla tenera età, provvedendo a impartirgli un'educazione profonda e solida, improntata alla fede, alla pietà cristiana e alla scienza. Ancora giovane, tuttavia, il ragazzo avvertì un richiamo irrefrenabile che andava oltre la vita familiare, poiché si sentiva fortemente attratto dalla straordinaria esperienza dei Padri eremiti nel deserto e coltivava il desiderio ardente di raggiungere una maggiore perfezione spirituale. Per seguire questa vocazione, si recò dapprima presso l'eremita Cirillo, il quale viveva in prossimità del torrente Melitello. Da quel pioniere della solitudine ricevette la sacra tonsura e l'abito monastico, assumendo in quella circostanza il nuovo nome di Bartolomeo. In seguito, per la sua lunga permanenza in quei luoghi solitari, fu conosciuto anche con il nome di Trigono, appellativo derivato dall'omonimo monte oggi noto come Triangolo. Spinto dal desiderio incessante di una solitudine ancora più profonda e radicale, Bartolomeo decise di abbandonare la compagnia di Cirillo. Si diresse quindi verso i monti della aspra Sila, fermandosi precisamente sul monte Trigono, vicino all'attuale lago Ampollino. In quel luogo isolato visse per alcuni anni completamente solo, alla presenza esclusiva di Dio, dedicandosi con fervore a rigide penitenze, a lunghe veglie di preghiera e perseverando in una costante e santa letizia dello spirito. La sua rigorosa solitudine fu tuttavia scoperta casualmente da alcuni cacciatori che si erano avventurati in quella zona impervia. Quei cacciatori ritornarono successivamente nei loro paesi d'origine e raccontarono a tutti gli abitanti il fortuito e inatteso incontro con il pio eremita. La santità di Bartolomeo divenne così nota in tutta la regione calabrese, dando inevitabilmente inizio a un continuo e cospicuo affluire di pellegrini e di persone assetate di Dio che cercavano ardentemente la sua guida e la sua direzione spirituale.

La fondazione del Patirion e le relazioni ecclesiali

In seguito a una visione avuta in sogno, la Vergine Maria gli indicò chiaramente di dover accogliere quanti desideravano servire Dio nella via della perfezione. Dato il numero sempre crescente di discepoli che accorrevano da ogni dove, Bartolomeo si trovò nella necessità di edificare un monastero adeguato e una chiesa per la comunità. L'eremitaggio tipico del Medioevo, che attirava allora tanti giovani e uomini desiderosi di ascesi, andava progressivamente decrescendo con l'avvento dei grandi Ordini monastici organizzati. Per attuare concretamente il progetto del nuovo monastero, Bartolomeo lasciò i luoghi impervi della Sila e si recò sulle alture situate fra Rossano e Corigliano, in provincia di Cosenza. Si stabilì in una località denominata Ronconiate, dove esisteva già un antico Oratorio fondato in precedenza da un monaco di nome Nifone, identificato da alcuni storici con il grande san Nilo da Sibari. Verso il 1090, Bartolomeo edificò il magnifico tempio a tre navate e il celebre monastero del Patirion. Tale imponente edificazione poté avvenire anche grazie all'aiuto generoso del conte Ruggero I, fratello di Roberto il Guiscardo, il quale sarebbe deceduto nel 1101. Per la stima profonda che nutriva nei suoi confronti, Ruggero I concesse a Bartolomeo la potestà temporale e spirituale su metà della Calabria. All'opera di edificazione parteciparono attivamente anche la consorte del conte, Adelaide, e il nobile Fulco di Balberg, noto con il nome di Cristodulo. Cedendo infine alle insistenti pressioni dei suoi discepoli, Bartolomeo accettò con umiltà di essere ordinato sacerdote per mano del vescovo Policronio di Belcastro. Egli si rivelò un infaticabile studioso delle Sacre Scritture e dei venerabili Padri della Chiesa, trasfondendo questo profondo amore spirituale e culturale a tutti i suoi monaci. Per custodire e tramandare tale sapere, istituì all'interno del Patirion un celeberrimo scriptorium, dal quale uscirono nel corso degli anni centinaia di preziosi codici. I codici manoscritti usciti da questo scriptorium costituiscono oggi la ricchezza inestimabile di tantissime biblioteche europee, e la sola Biblioteca Vaticana ne possiede circa sessanta. Grazie a questa mirabile opera di trascrizione, lo scriptorium riuscì a salvare dalla dispersione molte importanti opere classiche sia greche sia latine. Bartolomeo resse il governo del monastero con eminente santità e grande sapienza, arrivando a comporre un apposito codice di norme ascetiche per la vita comune. La sua autorità spirituale lo portò tuttavia a entrare in aspro contrasto con il vescovo di Rossano, Nicola Maleino, il quale pretendeva di sottomettere il monastero alla propria giurisdizione vescovile. Per difendere l'autonomia della sua fondazione, Bartolomeo non esitata a intraprendere un viaggio a Roma per presentare le sue ragioni direttamente a papa Pasquale II, che resse il soglio pontificio dal 1099 al 1118. Nel 1105 il pontefice confermò ufficialmente l'esenzione del Patirion da ogni giurisdizione episcopale locale, sottoponendolo direttamente e unicamente alla competenza della Santa Sede.

Missioni a Costantinopoli e il prodigio di Messina

Forte della grande stima di cui godeva ovunque, Bartolomeo si recò successivamente a Costantinopoli presso l'imperatore d'Oriente Alessio I Comneno e l'imperatrice Irene, allo scopo precipuo di completare il prezioso arredo sacro della chiesa del Patirion. A Costantinopoli fu accolto con grandissimi onori dalla corte imperiale ed ebbe doni e riconoscimenti persino superiori alle sue stesse richieste. Ricevette tra le altre cose una copia autentica della veneratissima e preziosissima icona di Santa Maria Odigitria, la quale fu successivamente collocata con solennità nella chiesa del Patirion. Durante la sua permanenza nella capitale bizantina, fu urgentemente pregato di intervenire per ristabilire la severa disciplina monastica nel monastero di San Basilio il Grande situato sul Monte Athos. Bartolomeo adempì a questo delicato e difficile incarico sul Monte Athos con generale e piena soddisfazione, al punto che quel monastero viene chiamato ancora oggi, in suo onore, del Calabrese. La crescente potenza e la straordinaria floridezza economica e spirituale del monastero in Calabria finirono inevitabilmente per suscitare l'invidia e il risentimento di altre istituzioni monastiche vicine. Verso il 1125, infatti, due monaci benedettini appartenenti all'abbazia di Sant'Angelo di Mileto calunniarono gravemente l'egumeno, ossia l'abate, presso il conte Ruggero II, che governò dal 1095 al 1154. L'abate Bartolomeo fu accusato falsamente di aver indebitamente arricchito i propri parenti servendosi dei beni generosamente donati dal conte al monastero. Chiamato urgentemente a Messina per discolparsi da tali accuse infamanti, vi si recato con grande umiltà d'animo. Invitato formalmente dal sovrano a difendersi, l'abate scelse il silenzio, non aprì bocca per giustificarsi e fu conseguentemente ritenuto colpevole dai giudici, venendo condannato alla severa pena del rogo. Prima dell'esecuzione della sentenza, Bartolomeo chiese e ottenne con insistenza la grazia di poter celebrare la Santa Messa. Davanti al re Ruggero II e all'intera corte sbigottita, diede inizio alla celebrazione del santo sacrificio eucaristico. Proprio nel momento solenne della Consacrazione, avvenne l'incredibile prodigio: una luminosa colonna di fuoco si levò improvvisamente dai suoi piedi estendendosi fino al cielo. Profondamente colpiti e terrorizzati da quel chiaro segno divino, Ruggero II e tutti i presenti si inginocchiarono immediatamente a terra, chiedendo umilmente perdono all'abate per il gravissimo errore giudiziario commesso. Riconosciuta la sua innocenza, un conte locale impedì a Bartolomeo di ripartire per la Calabria e volle fortemente edificare a Messina un grande tempio con annesso monastero dedicato al Santissimo Salvatore. Il conte pregò calorosamente Bartolomeo di organizzarne la regola di vita e di santificare quel luogo con la sua venerata presenza. Verso il 1128, tuttavia, Bartolomeo chiese e ottenne dal sovrano di poter fare ritorno al suo amato Patirion, promettendo di inviare in sua vece il fedele discepolo Luca accompagnato da dodici monaci. Il grande monastero del Santissimo Salvatore, unitamente alla sua magnifica chiesa, fu finalmente ultimato nel 1132 e divenne ben presto uno dei complessi monastici più celebri e fiorenti di tutta l'Italia Meridionale, arrivando a esercitare la sua giurisdizione su una cinquantina di monasteri sparsi tra la Sicilia e la Calabria.

Transito, culto e memoria storica

San Bartolomeo di Simeri concluse la sua esistenza terrena morendo santamente il giorno 19 agosto 1130. Il suo pio transito avvenne all'interno del suo amato monastero del Patirion di Rossano, dove aveva speso gran parte della sua vita nella preghiera e nello studio. Il culto liturgico riservato a san Bartolomeo di Simeri è attestato ab immemorabili nella tradizione cristiana. Ciononostante, nel corso dei secoli si è progressivamente smarrita la memoria storica di Bartolomeo nonostante la sua straordinaria santità personale, la sua immensa dottrina teologica e le sue grandi opere fondazionali, una sorte purtroppo comune ad altri insigni santi di rito italo-greco. La festa liturgica in suo onore cade stabilmente il 19 agosto di ogni anno. Al giorno d'oggi, la festa di san Bartolomeo viene celebrata liturgicamente in modo particolare ed esclusivo all'interno della storica abbazia di rito greco di Grottaferrata. L'antica chiesa di Santa Maria del Patire, universalmente nota come Patirion, sorge suggestivamente a seicento nove metri di altezza, immersa tra i fitti boschi calabresi. La chiesa del Patirion offre ancora oggi ai visitatori vedute panoramiche di straordinaria bellezza che spaziano ampiamente sulla sottostante piana di Sibari. L'edificio sacro della chiesa del Patirion è tuttora regolarmente funzionante per le celebrazioni liturgiche, mentre il complesso dell'adiacente monastero del Patirion, attualmente privo della comunità monastica residente, è stato sapientemente adibito a strutture destinate all'accoglienza e al ristoro dei pellegrini e dei viaggiatori. San Bartolomeo di Simeri visse stabilmente in terra di Calabria svolgendo il suo ministero come sacerdote e abate, dopo aver praticato lungamente nella giovinezza la rigorosa vita eremitica e aver fondato il celebre monastero dei Greci, confermando con la sua vita la grandezza spirituale della sua terra d'origine, dove era nato a Simeri in provincia di Catanzaro nel corso dell'undicesimo secolo, per poi concludere la sua luminosa parabola terrena a Rossano, in provincia di Cosenza, in quella memorabile data del 19 agosto 1130.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Bartolomeo di Simeri?

La festa liturgica di san Bartolomeo di Simeri viene celebrata il 19 agosto.

Di cosa è patrono San Bartolomeo di Simeri?

I testi storici e biografici non menzionano specifici titoli di patronato ufficiali per questo santo.

En Calabria, san Bartolomé de Simeri, sacerdote y abad, que, después de haber practicado vida eremítica, fundó el monasterio de los Griegos. — Martirologio Romano