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3 de febrero

San Blas

Obispo y mártir

San Blas

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e contesto storico

Poco si conosce con assoluta certezza della vita di San Biagio, ma le notizie biografiche e le testimonianze storiche si possono riscontrare nell'agiografia di Camillo Tutini, il quale raccolse numerose testimonianze tramandate oralmente su San Biagio. Prima di essere consacrato pastore, San Biagio fu medico, esercitando la sua professione con dedizione prima di assumere pienamente il ruolo di vescovo di Sebaste in Armenia, dove governava la comunità cristiana. Il vescovo governava Sebaste d'Armenia nel periodo in cui l'Impero romano concesse la libertà di culto ai cristiani. Nel 313, sotto gli imperatori Costantino e Licinio, fu concessa la libertà di culto in tutto l'impero. Costantino e Licinio erano entrambi Augusti e cognati, avendo Licinio sposato una sorella di Costantino. Licinio governava l'Oriente e aveva tra i suoi sudditi anche Biagio, trovandosi a gestire i territori orientali dove le tensioni politiche non tardarono a manifestarsi. Le cause esatte della morte di Biagio non sono del tutto chiare, ma la morte di Biagio sembra dovuta al dissidio scoppiato tra i due imperatori cognati nel 314. Il conflitto tra Costantino e Licinio proseguì con brevi tregue e nuove lotte fino al 325, anno in cui Costantino fece strangolare Licinio a Tessalonica. Questo aspro conflitto politico provocò in Oriente persecuzioni locali forse dovute a governatori troppo zelanti che agivano autonomamente. Lo storico Eusebio di Cesarea scrisse nello stesso quarto secolo delle persecuzioni locali in Oriente, documentando un clima di forte ostilità. Le persecuzioni orientali comportarono la distruzione di chiese, la condanna dei cristiani ai lavori forzati e barbare uccisioni di vescovi. Tra i vescovi uccisi nelle persecuzioni orientali vi fu Basilio di Amasea nella regione del Mar Nero, vittima illustre di quel tragico periodo. Il martirologio ricorda san Biagio come vescovo e martire che subì il martirio a Sivas, l'antica Armenia, sotto l'imperatore Licinio. Il martirio di San Biagio è avvenuto intorno al 316, segnando profondamente la memoria della Chiesa universale. Biagio morì martire intorno all'anno 316, dopo la fine teorica delle persecuzioni generali, cadendo vittima delle tensioni locali. Il martirio avvenne durante le persecuzioni dei cristiani e nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino in Occidente e Licinio in Oriente. San Biagio fu catturato dai Romani ed esposto a dure prove per la sua fedeltà al Vangelo. San Biagio fu dapprima picchiato dai Romani, affrontando le percosse con incrollabile fortezza d'animo. Successivamente San Biagio fu scorticato vivo con dei pettini di ferro usati per cardare la lana, subendo atroci sofferenze corporali. San Biagio fu infine decapitato, sigillando la sua testimonianza terrena con il sangue. Il martirio per decapitazione avvenne per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo, preferendo la morte alla negazione del Signore. Il corpo di Biagio fu deposto nella sua cattedrale di Sebaste, dove i fedeli piansero la perdita del loro amato pastore.

Il culto e la devozione

San Biagio è un santo conosciuto e venerato tanto in Occidente quanto in Oriente, testimoniando un'universalità di culto straordinaria. Il culto di San Biagio è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa, accomunate dalla devozione verso questo insigne martire. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli che accrebbero la fama della sua santità. I racconti tradizionali sulla vita di Biagio sono ricchi di vicende prodigiose e incontrollabili, volte a stimolare la pietà e la devozione dei fedeli di ogni epoca. Durante la prigionia, San Biagio operò la guarigione di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea, un episodio prodigioso rimasto impresso nella memoria ecclesiale. Per questo motivo il Santo viene invocato per i mali alla gola, godendo di una grandissima fiducia da parte dei malati. San Biagio fa parte dei quattordici santi ausiliatori invocati per la guarigione di mali particolari e situazioni di grave difficoltà spirituale e corporea. San Biagio è venerato in moltissime città e località italiane, e San Biagio è santo patrono di molte località italiane. San Biagio è protettore dei mali della gola e delle messi, custodendo il lavoro dei campi e la salute dei fedeli. La memoria liturgica di San Biagio si festeggia oggi, e San Biagio viene festeggiato il tre febbraio in quasi tutta la penisola italica. Si festeggia il tre febbraio, e la festa è celebrata con la benedizione della gola tramite candele incrociate o olio benedetto. Per la festa del santo è diffuso il rito della benedizione della gola, un gesto carico di significato ecclesiale. La benedizione della gola si compie poggiandovi due candele incrociate o con l'unzione di olio benedetto invocando l'intercessione del santo. La benedizione della gola si collega alla tradizione in cui il vescovo Biagio liberò prodigiosamente un bambino da una spina o lisca conficcata in gola. È tradizione introdurre nel mezzo della celebrazione liturgica una speciale benedizione alle gole dei fedeli impartita con fede. La benedizione delle gole è impartita dal parroco incrociando due candele sull'ispirazione della tradizione antica. Anticamente per la benedizione delle gole si usava olio benedetto, un uso che ancora oggi viene riscoperto in alcune comunità. Numerosi luoghi in Italia sono intitolati a san Biagio, tra cui San Biagio della Cima, San Biagio di Callalta, San Biagio Platani, San Biagio Saracinisco e San Biase, a testimonianza di una devozione ramificata. Luoghi intitolati a san Biagio si trovano anche in Francia, Spagna, Svizzera e nelle Americhe, segno che la sua protezione ha valicato i confini nazionali. Nel diciottesimo secolo, precisamente nel 1863, la cittadina di Monticello in provincia di Latina assunse il nome di Monte San Biagio in onore del patrono.

Tradizioni popolari e festeggiamenti

Esistono tradizioni popolari tramandate nel tempo in occasione dei festeggiamenti del Santo che arricchiscono la festa di elementi unici e caratteristici. A Milano si festeggia in famiglia mangiando i resti dei panettoni avanzati appositamente a Natale, una consuetudine urbana molto sentita. In passato a Milano si usava non mangiare tutto il panettone natalizio, serbandone una parte per la festa di san Biagio come augurio di salute. Ancora oggi a Milano si vende il panettone di san Biagio avanzato dalle festività natalizie, unendo la gastronomia alla devozione popolare. Esiste una statua di san Biagio su una guglia del Duomo di Milano, che viglia sulla città dall'alto dei suoi monumenti. Si preparano dolci tipici con forme particolari che ricordano il santo e le sue vicende prodigiose. I dolci tipici sono benedetti dal parroco e distribuiti ai fedeli al termine delle sacre funzioni. A Lanzara, frazione della provincia di Salerno, è tradizione mangiare la famosa polpetta di San Biagio, preparata secondo ricette tramandate. A Salemi si narra che nel 1542 il Santo salvò la popolazione da una grave carestia che minacciava la sopravvivenza degli abitanti. La carestia fu causata da un'invasione di cavallette che distrusse i raccolti nelle campagne circostanti Salemi. Il miracolo a Salemi avvenne per intercessione ed esaudendo le preghiere del popolo che invocava il suo aiuto con fede incrollabile. A Salemi ogni anno il tre febbraio si festeggia il Santo preparando i cavadduzzi, letteralmente cavallette, dolci tipici commemorativi. A Salemi si preparano i caddureddi la cui forma rappresenta la gola, unendo la memoria del miracolo alla protezione fisica. I caddureddi sono piccoli pani preparati con acqua e farina, benedetti dal parroco e distribuiti ai fedeli in segno di fraternità. Dal 2008 a Salemi viene organizzata una spettacolare rappresentazione del miracolo delle cavallette che coinvolge l'intera comunità. Alla rappresentazione collaborano tutte le scuole e associazioni della città, unendo le generazioni nel ricordo del santo. La rappresentazione si conclude con l'arrivo alla chiesa del Santo per deporre i doni e farsi benedire le gole devotamente. A Cannara, comune della provincia di Perugia, i festeggiamenti sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità popolani. A Cannara è attestato già nel sedicesimo secolo il gioco del Ruzzolone, una tradizione ludica molto antica. Il Ruzzolone consiste nel far rotolare più a lungo possibile delle forme di formaggio per le vie del centro storico tra la gioia dei partecipanti. A Cannara si tiene la famosa corsa dei sacchi e altri giochi che animano le piazze durante la ricorrenza. I festeggiamenti a Cannara si concludono con la solenne processione con la statua del Santo accompagnati dalla banda musicale del posto. A Fiuggi la sera prima si bruciano nella piazza del paese davanti al municipio le stuzze, grandi falò purificatori. Le stuzze sono grandi cataste di legna a forma piramidale preparate con cura dai cittadini. Le stuzze sono bruciate in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298, quando la protezione del santo si manifestò visibilmente. Nel 1298 San Biagio fece apparire delle finte fiamme nella città di Fiuggi per difendere la cittadinanza. Le fiamme finte indussero le truppe nemiche che attendevano fuori le mura a ripiegare rapidamente. Le truppe nemiche pensarono d'esser state precedute dagli alleati, rinunciando all'assedio e salvando la città.

Le reliquie e il santuario di Maratea

Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui il Santo è protettore e patrono d'Italia meridionale. Maratea è l'unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, custodendo questo prezioso tesoro di fede. Le reliquie arrivarono a Maratea nel 723 all'interno di un'urna marmorea che custodiva le ossa del martire. Nel 732 una parte dei resti mortali del santo fu imbarcata da cristiani armeni diretti a Roma per metterla al sicuro. Le reliquie facevano parte di un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma per volontà dei devoti. Una tempesta improvvisa interruppe il viaggio dei cristiani armeni a Maratea in provincia di Potenza, costringendoli a fermarsi. Il viaggio delle reliquie fu interrotto a Maratea a causa di una bufera che bloccò l'imbarcazione. I fedeli di Maratea accolsero le reliquie del santo in una chiesetta arroccata sulla montagna. La chiesetta di Maratea divenne l'attuale basilica sull'altura detta Monte San Biagio, meta di continui pellegrinaggi. Sulla vetta del Monte San Biagio fu eretta nel 1963 una statua del Redentore alta ventuno metri che domina il panorama circostante. Nel 1963 fu eretta anche una statua di San Biagio in cima alla Basilica per suggellare la protezione del vescovo. Le pareti della Basilica di Maratea stillarono una specie di liquido giallastro ritenuto miracoloso dai fedeli. Anche la statua eretta nel 1963 stillò un liquido giallastro, rinnovando lo stupore della comunità. I fedeli raccolsero e usarono il liquido giallastro per curare i malati con speranza e devozione. Papa Pio IV, allora vescovo, riconobbe tale liquido come manna celeste nel 1563, conferendogli autorevole approvazione ecclesiale. A Maratea il Santo assume una valenza particolare, identificandosi profondamente con l'identità civile e religiosa della cittadina. A Maratea il Santo viene festeggiato due volte l'anno con solennità straordinarie. A Maratea si festeggia il tre febbraio e il giorno dell'anniversario della traslazione delle reliquie. A Maratea i festeggiamenti per la traslazione durano otto giorni consecutivi di preghiera e festa. I festeggiamenti della traslazione a Maratea vanno dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese, coinvolgendone l'intera popolazione in un abbraccio di fede.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Biagio?

San Biagio si festeggia il 3 febbraio di ogni anno con celebrazioni liturgiche e tradizioni popolari in molte località.

Di cosa è patrono San Biagio?

San Biagio è protettore dei mali della gola, delle messi ed è santo patrono di Maratea e di molte altre località italiane.

San Blas, obispo y mártir, que en cuanto cristiano sufrió en Sivas en la antigua Armenia el martirio bajo el emperador Licinio. — Martirologio Romano