3 de febrero
San Celerino de Cartago
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la persecuzione a Roma
San Celerino apparteneva alla nobile famiglia dei santi martiri Lorenzo, Ignazio e Celerina, legami che segnarono profondamente il suo cammino spirituale. I suoi zii Lorenzo e Ignazio erano stati soldati attivi prima di divenire milizia di Dio e ottenere la palma e la corona del martirio, mentre Celerina era sua nonna, e la Chiesa cartaginese festeggiava ogni anno il dies natalis di questi illustri parenti. Allo scoppio della persecuzione di Decio nel gennaio 250, Celerino si trovava a Roma. Durante questo soggiorno romano fu arrestato insieme a molti altri cristiani, subendo diciannove giorni di duro carcere che gli lasciarono i segni indelebili dei ceppi e della fame. La tradizione e il martirologio attesta che in carcere resistette a ceppi, spada e vari supplizi confessando Cristo. Egli impegnò battaglia contro il promotore della feroce persecuzione, vincendo l'avversario con la sua indomabile energia e meritandone l'ammirazione, così da aprire agli altri la via della vittoria secondo la luminosa testimonianza di San Cipriano. Fu infine rilasciato, forse anche a causa della sua giovane età.
La sollecitudine per la Chiesa e il ritorno a Cartagine
Uscito dal carcere, Celerino si angosciò profondamente per la sorte di due cristiane cadute di nome Numeria e Candida, ed era in attesa che la decisione sulla riammissione delle colpevoli nella Chiesa fosse presa dal successore del papa Fabiano. Papa Fabiano fu martirizzato il 20 gennaio e Celerino sollecitò un intervento speciale dei prigionieri cartaginesi a favore delle due donne, stabilendo che il primo dei prigionieri chiamato al martirio avrebbe dovuto concedere alle due donne un biglietto d'indulgenza. L'indulgenza era subordinata al loro pentimento e alle cure prestate a sessantacinque cristiani cartaginesi esiliati a Roma. Celerino scrisse all'amico Luciano perorando questa causa e Luciano rispose positivamente dalla prigione in cui languiva d'inedia, promettendo che, tornata la pace, le colpevoli e i lapsi romani pentiti avrebbero ottenuto il perdono, sebbene tale perdono fosse subordinato all'esame della causa da parte del vescovo e alla confessione della colpa. San Cipriano biasimò l'iniziativa temeraria di Luciano, descrivendolo come un uomo di fede ardente e robusto coraggio ma poco fondato nella Sacra Scrittura, mentre lodò la prudenza e la reverenza per la religione presenti nella lettera di Celerino. Celerino si recò a Cartagine tra la fine del 250 e l'inizio del 251. Giunto nella sua terra, espresse a Cipriano, appartato nel suo nascondiglio, l'ammirazione dei cristiani di Roma.
Il ministero ecclesiastico e la memoria liturgica
San Cipriano lo nominò immediatamente lettore della Chiesa cartaginese, forse meditando di conferirgli in seguito gli altri ordini sacri. Celerino inizialmente fu riluttante, ma accettò l'onore ecclesiastico dopo una visione notturna. Una cattiva interpretazione della notifica di Cipriano al clero e al popolo ha indotto gli autori dei martirologi a designarlo erroneamente come diacono. Esiste inoltre il dubbio se debba essere identificato con il Celerino citato da papa Cornelio nella lettera a Fabio vescovo di Antiochia, in cui papa Cornelio menzionava un Celerino travolto dallo scisma di Novaziano e poi tornato all'ortodossia. Egli fu certamente latore della lettera di Cipriano a Cornelio quando questi era esule a Civitavecchia. I martirologi storici, seguendo Floro di Lione, ne fissano la festa il 3 gennaio in coincidenza con la nonna e gli zii. Il martirologio ricorda san Celerino a Cartagine, nell'odierna Tunisia, come lettore e martire, la cui canonizzazione poggia sull'antica tradizione della Chiesa.
La vita
San Celerino nacque a Cartagine nel corso del terzo secolo. La sua esistenza fu segnata da una profonda adesione al messaggio cristiano, che lo portò a vivere con rettitudine e coraggio in un contesto sociale spesso ostile. Durante la persecuzione scatenata dall'imperatore Decio nel duecentocinquanta, Celerino si trovava a Roma, dove venne arrestato e rinchiuso in carcere. In quel luogo di sofferenza, egli non smise di guardare ai suoi fratelli nella fede, dimostrando una carità solerte e premurosa. Fu infatti protagonista di un gesto di grande umiltà e amore, sollecitando il perdono per quei cristiani che, sotto la pressione delle torture o per debolezza, erano caduti, invocando per loro il sostegno spirituale dei martiri cartaginesi.
Il suo legame con il vescovo San Cipriano fu determinante per il suo percorso ecclesiale. Riconoscendone la dedizione e la preparazione, San Cipriano lo nominò lettore della Chiesa di Cartagine, affidandogli compiti di grande responsabilità. La fiducia riposta in lui fu tale che Celerino fu scelto come latore di una lettera ufficiale inviata da San Cipriano a papa Cornelio, il quale si trovava in esilio. Questo incarico sottolinea quanto la figura di Celerino fosse stimata, agendo egli come un ponte di comunione tra le comunità cristiane in un tempo di profonda tribolazione. La sua vita, pur non essendo noti i dettagli precisi della sua nascita o della sua morte, resta un baluardo di fedeltà, capace di unire l'impegno pastorale alla testimonianza coraggiosa del martirio.
Il culto
Il culto di San Celerino si è consolidato nel tempo grazie alla memoria liturgica che ne celebra il sacrificio e il servizio instancabile. Sebbene i martirologi storici abbiano fissato la sua ricorrenza al tre gennaio, in stretta vicinanza con la memoria dei suoi familiari martiri, la sua venerazione rimane un punto di riferimento per chiunque cerchi nella storia dei primi secoli l'esempio di una fede vissuta senza compromessi.
La figura di San Celerino continua a essere onorata come quella di un testimone autentico, la cui esistenza è stata spesa interamente per il bene della Chiesa. La sua memoria non è soltanto un atto di devozione verso il passato, ma un invito costante a praticare la misericordia e a cercare l'unità tra i fratelli, specialmente nei momenti in cui la fede viene messa alla prova dalle difficoltà del mondo. Celebrare la sua figura significa riconoscere il valore di ogni battezzato che, con umiltà e coraggio, si mette al servizio della verità, proprio come fece il lettore cartaginese nel suo cammino tra Cartagine e Roma.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Celerino de Cartago?
La sua ricorrenza si celebra il 3 febbraio, mentre i martirologi storici ne fissano la festa il 3 gennaio in coincidenza con la nonna e gli zii.
En Cartago, en la actual Túnez, san Celerino, lector y mártir: en la cárcel, no vencido por cepos, espada y varios suplicios, confesó a Cristo, siguiendo las huellas de su abuela Celerina ya hacía tiempo coronada por el martirio, del tío paterno Lorenzo y del tío materno Ignacio, que, un tiempo soldados activos en la vida militar, pero luego devenidos verdadera milicia de Dios, obtuvieron con su gloriosa pasión la palma y la corona del Señor. — Martirologio Romano