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18 de junio

San Calogero

Eremita en Sicilia

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e nome

Il termine Calogero è di origine greca e significa bel vecchio. Nell'ideale greco della bellezza, ciò che è bello è anche giusto e buono. Nel Vangelo di Giovanni l'originale greco definisce Gesù il bel pastore, poi tradotto in buon Pastore. L'uso del termine calogero venne applicato in Oriente e nel Sud Italia ai monaci eremiti. Alcuni studiosi pensano che il nome del santo eremita Calogero fosse in realtà un appellativo con cui veniva riconosciuto. Altri studiosi sono convinti che Calogero fosse proprio il suo nome di battesimo. Secondo la tradizione, mancando documentazioni certe, Calogero nacque verso il 466. Calogero nacque a Calcedonia sul Bosforo, cittadina dell'antica Tracia. La Tracia divenne provincia romana nel quarantasei dopo Cristo e in seguito seguì le sorti dell'impero bizantino. Le fonti datano la nascita a Calcedonia in Tracia intorno al 466.

Fin da bambino Calogero digiunava, pregava e studiava la Sacra Scrittura. Secondo gli Atti presi dall'antico Breviario siculo-gallicano, in uso in Sicilia dal nono al sedicesimo secolo, Calogero giunse a Roma in pellegrinaggio. A Roma ricevette dal papa Felice III, in carica dal 483 al 492, il permesso di vivere in solitudine in un luogo imprecisato. Calogero ebbe una visione angelica o un'ispirazione celeste che gli indicava di evangelizzare la Sicilia. Tornato dal papa, ottenne l'autorizzazione di recarsi nell'isola con i compagni Filippo, Onofrio e Archileone. L'obiettivo della missione in Sicilia era liberare quel popolo dai demoni e dall'adorazione degli dei pagani. Filippo si recò ad Agira, mentre Onofrio e Archileone si diressero a Paternò. Lo studioso contemporaneo Francesco Terrizzi sostiene che san Calogero perse i compagni che furono martirizzati dai Vandali. Secondo Terrizzi, il santo si recò dapprima a Palermo dopo la perdita dei compagni. Terrizzi traccia il percorso successivo del santo attraverso Salemi, Termini Imerese, Fragalà, Lipari, Lentini, Agrigento, Naro e infine Sciacca. Il percorso itinerante proposto spiegherebbe la presenza di tante tradizioni e diverse grotte abitate attribuite allo stesso santo.

La permanenza a Lipari

Durante il viaggio, Calogero si fermò a Lipari nelle Isole Eolie. Su invito degli abitanti di Lipari, Calogero si trattenne nell'isola per qualche anno. A Lipari predicò il Vangelo e insegnò agli abitanti come ricevere benefici per i loro malanni utilizzando le acque termali e le stufe vaporose. Ancora oggi un'importante sorgente termale e le grotte dai vapori benefici a Lipari portano il suo nome. Durante la permanenza a Lipari, Calogero ebbe la visione della morte del re Teodorico avvenuta nel 526. Negli ultimi anni re Teodorico aveva perseguitato i latini che riteneva un pericolo per il suo regno. Tra le vittime delle persecuzioni di Teodorico vi furono il filosofo Boezio, consigliere del re vissuto tra il 480 e il 524, il patrizio romano e capo del Senato Simmaco morto nel 524, e papa Giovanni I morto nel 526. La visione della morte di Teodorico è riportata nei Dialoghi del papa san Gregorio I Magno. La visione di Calogero si era avverata nell'esatto giorno ed ora della morte del re. Nella visione, Calogero vide l'anima di Teodorico scaraventata nel cratere del vicino Vulcano.

Il monte Kronios e l'eremitaggio

In seguito a un'altra visione, Calogero lasciò Lipari per sbarcare in Sicilia a Syac, chiamata Sciacca dai romani e Thermae per i bagni termali. A Sciacca convertì gli abitanti. Calogero decise di cacciare per sempre le potenze infernali che regnavano sul vicino monte Kronios, consacrato al dio greco Kronos e al dio romano Saturno. Il monte venne chiamato anche Giummariaro dagli arabi per le palme nane o giummare presenti sui suoi fianchi. Il monte prese poi il nome di Monte San Calogero e viene conosciuto anche con il nome Cronio. Il Martirologio colloca la vita di san Calogero sul monte Gemmariaro presso Sciacca, nella Sicilia occidentale. Il Martirologio definisce san Calogero come eremita. L'eremita prese ad abitare in grotte e spelonche sul monte e intimò ai demoni di lasciare quei luoghi. Gli Atti descrivono che il monte sussultò tra il fragore di urla e poi tutto si quietò in una pace di paradiso. Calogero si sistemò in una grotta adiacente a quelle vaporose, presenti in abbondanza anche lì come a Lipari.

Nella grotta vi è un'immagine in maiolica di san Calogero murata sulla roccia sopra un rustico altare che si dice costruito da lui stesso. L'immagine in maiolica risale al 1545. La maiolica rappresenta l'eremita con la barba che tiene nella mano destra un libro e un ramo-bastone. Ai piedi del santo nella maiolica vi sono un fedele inginocchiato e una cerbiatta accasciata e ferita da una freccia. L'immagine fa riferimento a un episodio degli ultimi giorni di vita di Calogero. Essendo ultranovantenne e non riuscendo più a cibarsi, Dio mandò a Calogero una cerva che lo alimentava con il suo delicato latte. Un giorno un cacciatore di nome Siero scorse l'animale, prese l'arco e trafisse la cerva con una freccia. La cerva riuscì a trascinarsi all'interno della grotta di Calogero, morendo fra le sue braccia. Il cacciatore, pentito e piangente, riconobbe nel vegliardo colui che l'aveva battezzato anni prima e chiese perdono. Calogero portò Siero nella vicina grotta vaporosa dandogli istruzioni sulle proprietà curative del vapore e delle acque che sgorgavano dal monte. Il cacciatore Siero divenne discepolo di Calogero e salì spesso sul monte a visitarlo.

Transito e memoria storica

Cento giorni dopo l'uccisione della cerva, Siero trovò il vecchio eremita morto ancora in ginocchio davanti all'altare. Secondo la tradizione, Calogero è morto nella grotta tra il diciassette e il diciotto giugno del 561. Calogero era vissuto sul monte per trentacinque anni. Le fonti datano la morte sul monte Cronios a Sciacca intorno al 561. Alla morte del santo, gli abitanti delle cittadine vicine accorsero per la diffusione della notizia. Gli abitanti seppellirono il santo nella grotta stessa in cui viveva. Il corpo del santo fu poi trasferito in un'altra caverna la cui ubicazione è andata perduta nei secoli. Nel nono secolo un monaco di nome Sergio Cronista compose in lingua greca alcuni inni in onore del santo. Sergio Cronista abitava sul monte Cronios o Kronios. Negli inni di Sergio Cronista si affermava che san Calogero era approdato a Lilybeo, l'odierna Marsala, anziché a Sciacca come si riteneva. Gli scritti di Sergio Cronista non indicavano il luogo di morte del santo. Sergio Cronista sollecitava a visitare e onorare la grotta in cui il santo era vissuto. Nella sua grotta il santo aveva scacciato i demoni e operato molte guarigioni di ammalati.

Secondo un'altra tradizione, le reliquie del santo furono successivamente trasferite in un monastero situato a tre chilometri dalla grotta. Nel 1490 le reliquie furono traslate a Fragalà, in provincia di Messina, dal monaco basiliano Urbano da Naso. Le reliquie furono successivamente portate a Frazzanò, in provincia di Messina, nella chiesa parrocchiale, nel corso dell'Ottocento. Alcune reliquie del santo sono custodite nel santuario di San Calogero. Il santuario di San Calogero è sorto vicino alla grotta del santo sul monte omonimo a Sciacca nel decimosettimo secolo. Il santuario di Sciacca è meta di pellegrinaggi. San Calogero è veneratissimo in tutta la Sicilia. Il santo è onorato con suggestive processioni e celebrazioni in tutte le città precedentemente citate. Le celebrazioni e le processioni riflettono la religiosità intensa dei siciliani. La festa di san Calogero si svolge il diciotto giugno. La festa ha la sua ricorrenza il diciassette e diciotto giugno, celebrandosi solennemente il diciotto giugno.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Calogero?

Si celebra il diciotto giugno, con ricorrenza nei giorni diciassette e diciotto giugno.

Di cosa è patrono San Calogero?

Le fonti storiche e agiografiche non menzionano specifici titoli di patronato per San Calogero, pur attestando la sua veneratissima protezione in tutta la Sicilia.

En el monte Gemmariaro cerca de Sciacca en Sicilia occidental, san Calogero, ermitaño. — Martirologio Romano