28 de octubre
San Cirilo
Venerado en Cellio
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'arrivo delle reliquie a Cellio
Nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Cellio, situata nella bassa Valsesia, sono custodite e venerate le reliquie di San Cirillo, un presunto martire romano divenuto nel tempo compatrono del paese. Secondo quanto riferito dallo storico valsesiano Ravelli negli anni venti del ventesimo secolo e dallo studioso Manni, le reliquie giunsero a Cellio come dono del conte Giuseppe Gere per l'interessamento di padre Michelangelo, un religioso cappuccino originario del luogo. Tuttavia, i documenti conservati nell'archivio parrocchiale smentiscono categoricamente la presenza del frate cappuccino menzionato dal Ravelli.
Le fonti documentarie dimostrano invece che fu il conte Giuseppe Leopoldo Gera di Milano a donare i resti di Cirillo a don Giovanni Antonio Rosario, sacerdote del paese. A sua volta, don Giovanni Antonio Rosario aveva ottenuto le preziose reliquie da monsignor Giuseppe Cesare Aquilano, prefetto della Sacrestia Apostolica. Lo stesso monsignor Aquilano aveva provveduto ad autenticare la provenienza dei resti dal cimitero di Ciriaca in data due settembre 1675.
Esistono inoltre alcune discordanze storiche sulla data esatta del trasporto del corpo santo da Roma a Cellio. La data del 1680, riportata dallo storico ottocentesco Lana, deve considerarsi inesatta, mentre l'arrivo delle reliquie avvenne effettivamente nel 1676, secondo le indicazioni fornite dal Ravelli e dal Manni. A conferma di ciò, la visita pastorale compiuta dal vescovo Visconti il diciotto ottobre 1676 testimonia già la presenza della reliquia all'interno della chiesa parrocchiale, suggerendo inoltre di far indorare la cornice dell'altare dedicato al santo.
I riconoscimenti ufficiali e le ricognizioni
Il ventitré marzo 1676, presso la curia di Novara, fu compiuto il solenne riconoscimento del contenuto della cassetta giunta da Roma. Tale operazione avvenne alla presenza del vicario generale don Leonardo Sirturo e dei canonici penitenzieri don Giuseppe Carelli e don Giorgio Bussi, che parteciparono in qualità di testimoni ufficiali. Successivamente, il ventisei luglio dello stesso anno, fu eseguita un'ultima e definitiva ricognizione all'interno della chiesa parrocchiale di Cellio.
A questa ricognizione del ventisei luglio parteciparono autorevoli figure ecclesiastiche del territorio, tra cui il parroco di Castagnola e vicario foraneo di Valduggia don Carlo Antonio Giuliani, il viceparroco di Arlezze don Giovanni Antonio Milone, il cappellano di Tairano don Giacomo Galloni e il cappellano di Valmonfredo don Francesco Resegotti. Durante le operazioni, padre Marco da Lomazzo, religioso cappuccino, fu incaricato della composizione delle ossa all'interno dell'urna ed è l'unico cappuccino effettivamente documentato nelle fonti d'archivio.
La presenza del corpo santo ricevette ulteriore conferma l'anno successivo in un apposito inventario ecclesiastico. Il corpo santo è definito chiaramente per nome nell'autentica che accompagnò il suo lungo viaggio di trasporto fino alla comunità di Cellio, dissipando ogni dubbio sull'identità del martire venerato dai fedeli.
La sistemazione artistica e i reliquiari
Fin dal momento del suo arrivo, la sistemazione della reliquia fu collocata nell'omonima cappella, all'interno di un altare arricchito da un'ancona di legno dorato e dipinto. Questa ancona lignea presenta una struttura ben definita, con uno spazio inferiore che accoglie l'urna del corpo di Cirillo e uno spazio superiore impreziosito da una tela che raffigura il presunto martirio. Nonostante manchi una documentazione diretta sugli autori dell'opera lignea, gli intagli sono attribuibili allo scultore Giovanni Giacomo Fantino per stretta analogia stilistica con l'altare di San Bonifacio nella chiesa parrocchiale di Zuccaro.
Nel corso dei secoli la cura per le reliquie si è manifestata attraverso il rinnovo dei contenitori sacri. Nel 1677 i resti del presunto sangue del martire furono sistemati in un primo reliquiario di legno, il quale fu poi sostituito nel 1741 con un nuovo reliquiario in rame argentato, tuttora visibile nella chiesa. Anche l'urna originale fu oggetto di interventi, venendo sostituita nel 1904 con quella attuale, eseguita fedelmente sul modello della precedente e riutilizzandone i pregiati fregi in argento e i vetri.
Più recentemente, nel 1995, si è provveduto a un importante intervento di restauro che ha visto il cranio di Cirillo ricoperto da un'artistica maschera in argento realizzata dalla scuola milanese Beato Angelico. Nello stesso anno 1995 è stata effettuata un'accurata pulizia dell'abito da soldato romano che tradizionalmente riveste il corpo santo.
Identità del santo e tradizioni devozionali
In un recente studio dedicato alla chiesa di Cellio, le reliquie sono state erroneamente attribuite a San Cirillo vescovo e patriarca di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il 370 e il 444. Tuttavia, nessuna fonte storica avvalora l'ipotesi di questa identificazione con il patriarca alessandrino. Nei documenti autentici relativi, il corpo santo appartiene al San Cirillo ricordato nel martirologio alla data del ventotto ottobre.
La tradizione riferisce che il San Cirillo festeggiato il ventotto ottobre fu ucciso insieme alla vergine Anastasia per averle offerto dell'acqua durante il suo martirio. Le fonti che riguardano questo santo sono tuttavia di carattere leggendario e di impossibile verifica storica. Inoltre, mancano indicazioni documentarie che colleghino direttamente la sepoltura di questo San Cirillo con il cimitero del Verano. Va ricordato che nella catacomba di Ciriaca, accessibile dal chiostro del convento annesso alla basilica di San Lorenzo a Roma, è murata una lastra con inciso il nome di Cirillo, sebbene non sia possibile determinare con certezza se essa chiudesse proprio il loculo del corpo santo giunto a Cellio.
La festa liturgica in onore di San Cirillo è stata fissata all'ultima domenica di ottobre, come avviene ancora oggi nella parrocchia. La celebrazione riveste una solennità particolare ogni cinque anni, occasione in cui si svolge la tradizionale processione dell'urna per le vie del paese. Due trasporti eccezionali delle reliquie sono rimasti impressi nella memoria locale: uno compiuto il dodici agosto 1945 in segno di ringraziamento per la fine della guerra, e un precedente trasporto avvenuto nel 1905 per inaugurare il rifacimento dell'urna.
La devozione della comunità celliese è testimoniata anche da due lapidi conservate nella chiesa. Una di esse riporta le parole della prima strofa dell'inno latino dedicato ai martiri, mentre la seconda lapide garantisce a Cirillo che Cellio gli tributerà quegli onori che non ricevette a Roma, suggellando il trionfo con l'iscrizione DIVO CIRILLO – VICTORI INCLITO – QUOS CAPITOLIUM RENUIT – CELLIUM AGIT TRIUMPHOS. Questo profondo legame spirituale è confermato anche dalla frequenza con cui i nomi di Cirillo e Cirilla vennero imposti ai neonati del luogo fino a tutto l'Ottocento.
La historia de sus reliquias
La historia de San Cirilo está íntimamente ligada al hallazgo y traslado de sus restos mortales, un acontecimiento que permitió que la devoción de los mártires romanos llegara a tierras lejanas. El proceso comenzó el dos de septiembre del año mil seiscientos setenta y cinco, cuando sus restos fueron extraídos del cementerio de Ciriaca, en la ciudad de Roma. Este momento marcó el inicio de un camino de fe que buscaba honrar la memoria de quien había dado testimonio de Cristo con su propia vida.
El traslado de las reliquias hacia Cellio se concretó en el año mil seiscientos setenta y seis, un año decisivo para la consolidación de este culto. Antes de su llegada definitiva, el veintitrés de marzo de mil seiscientos setenta y seis, se realizó en Novara el reconocimiento oficial de las reliquias, garantizando su autenticidad y permitiendo que fueran veneradas con la debida reverencia. Finalmente, en ese mismo año, el cuerpo fue colocado con solemnidad en el altar de la iglesia parroquial de Cellio. Este acto no solo supuso un hito histórico para la localidad, sino que estableció un vínculo espiritual duradero entre los habitantes y el mártir, convirtiendo al templo en un lugar de oración y recogimiento donde la historia de la Iglesia primitiva se hace presente en la vida cotidiana de los fieles actuales.
El culto y la memoria
La memoria de San Cirilo se mantiene viva gracias a una tradición litúrgica que honra su sacrificio con sobriedad y devoción. La festividad se celebra el veintiocho de octubre, fecha en la que la comunidad se reúne para renovar su fe y encomendarse a la intercesión del mártir. La organización de los festejos refleja un profundo respeto por la historia, destacando la celebración de una procesión solemne que se realiza cada cinco años, permitiendo que la comunidad manifieste públicamente su gratitud y su fe.
Este culto, lejos de ser una simple costumbre, actúa como un vínculo generacional que une a los adultos y a los mayores con el testimonio de los santos de los primeros siglos. La presencia de San Cirilo en el altar de la iglesia de Cellio recuerda a todos los asistentes que la fe es un don que se transmite y se protege, y que el martirio es, en esencia, un acto supremo de amor. La constancia en la veneración, marcada por los ciclos de cinco años, asegura que el mensaje de entrega y fidelidad de San Cirilo permanezca como una luz que guía el camino espiritual de la parroquia.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Cirillo a Cellio?
La memoria liturgica si celebra il ventotto ottobre e i festeggiamenti solenni si tengono ogni anno l'ultima domenica di ottobre.
Di cosa è patrono San Cirillo?
San Cirillo è venerato come compatrono della comunità di Cellio, in bassa Valsesia.