11 de mayo
San Fabio y compañeros
Mártires en Sabina
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini del nome e fonti storiche
Il nome Fabio deriva dal gentilizio latino Fabius, presente anche al femminile come Fabia, e pare derivare da un soprannome forse di origine etrusca o dal termine faba, che significa fava. I nomi Fabio e Fabia godettero di un certo favore presso i romani, ricordando che dalla gens patrizia Fabia discese Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore, il quale fu a capo dell'esercito romano contro Annibale nella Seconda Guerra Punica. Nel campo cristiano vi sono tre santi che portano questo nome: il primo è san Fabio il Vessillifero, martire di Cesarea di Mauritania festeggiato il trentuno luglio; il secondo è san Fabio e compagni martiri venerati a Vienna il ventisette maggio; il terzo è san Fabio e compagni martiri in Sabina, festeggiato l'undici maggio. Di san Fabio singolarmente non si sa quasi niente perché il suo martirio è accomunato a un gruppo di martiri e confessori. Le notizie su questi santi si leggono nella Passio sancti Anthimi, scritta fra il quinto e il nono secolo e ritenuta dagli studiosi abbastanza leggendaria e fantasiosa, poiché nel primo medioevo qualche agiografo riuniva i martiri in un'unica Passio dalle vicende ingarbugliate e fantasiose.
Il contesto della persecuzione in Oriente
Alla fine del terzo secolo Faltonio Piniano era proconsole dell'Asia Minore ed era sposato con Anicia Lucina, donna imparentata con l'imperatore Gallieno. Cheremone era consigliere di Piniano, odiava i cristiani e aveva giurato di distruggerli con la loro religione. Per le insinuazioni di Cheremone, il presbitero Antimo e i suoi discepoli furono gettati in carcere. Successivamente Cheremone morì miseramente dopo essere caduto dal cocchio proconsolare mentre attraversava le vie di Nicomedia. La morte di Cheremone terrorizzò Piniano, che era il responsabile formale della persecuzione, e l'angoscia provocò a Piniano una grave malattia che i medici non riuscivano a curare. Lucina, sentendosi già attratta dalla nuova religione, pensò di consultare Antimo e fece liberare lui con i discepoli, facendoli condurre al palazzo consolare. Lucina promise ad Antimo la libertà e cospicue ricompense se avesse guarito il marito, ma Antimo rispose che Piniano sarebbe guarito solo facendosi cristiano. Piniano accettò, si dimostrò un catecumeno attento e sincero, e Antimo ottenne da Dio la guarigione di Piniano, battezzandolo insieme a tutta la famiglia.
Il trasferimento a Roma e in Sabina
Verso l'anno trematre Faltonio Piniano ritornò a Roma richiamato dall'imperatore Diocleziano, vissuto tra il duecentoquarantatré e il trecentotredici. Prima di partire, Piniano convinse Antimo e i suoi discepoli a seguirlo nella capitale dell'impero. L'arrivo di Piniano con i cristiani non passò inosservato a Roma e si diffuse rapidamente la notizia che Piniano aveva condotto con sé dei cristiani. Per sottrarli alle possibili persecuzioni, Piniano decise di allontanarli da Roma mandandoli in due vasti poderi di sua proprietà. Il diacono Sisinnio con Dioclezio e Fiorenzo andarono a Osimo nel Piceno, mentre Antimo, Massimo, Basso e Fabio furono inviati presso la città sabina di Curi. I cristiani uscirono dal loro rifugio e presero ad evangelizzare la regione. Durante questa attività, Antimo, seguito dai discepoli, liberò dal demonio un sacerdote pagano. L'ossesso distruggeva tutto ciò che capitava a tiro e si calmò al richiamo di Antimo, poiché il santo era andato incontro all'ossesso senza retrocedere. Il sacerdote pagano guarito atterrò l'idolo del dio Silvano e incendiò il bosco sacro al dio Silvano per dimostrare riconoscenza e nuova fede.
Il martirio e la memoria liturgica
I pagani furiosi denunciarono il grave oltraggio al proconsole Prisco, incolpando il prete Antimo del gesto. Antimo fu arrestato insieme ai suoi discepoli e fu decapitato l'undici maggio dell'anno trecentocinque, venendo sepolto nell'oratorio di Curi dove era solito pregare. Massimo fu erede dello zelo apostolico di Antimo, subì la decapitazione il diciannovescopo ottobre del trecentocinque e fu sepolto nel suo oratorio al trentesimo miglio della via Salaria. Basso intratteneva i fedeli incoraggiandoli, ma fu arrestato e rifiutò di sacrificare a Bacco e Cerere, venendo poi massacrato dal popolo nel mercato di Forum Novum. Fabio fu consegnato al console, il quale fece torturare Fabio e lo condannò alla decapitazione lungo la via Salaria. Il gruppo di martiri comprende anche il diacono Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo, i quali vissero nel trecentocinque, si rifiutarono di sacrificare agli dei e furono decapitati dal popolo a Osimo nel Piceno. I coniugi Faltonio Piniano e Anicia Lucina morirono invece di morte naturale nella loro casa di Roma. San Antimo, san Basso e san Fabio sono ricordati l'undici maggio, mentre gli altri santi citati sono ricordati in giorni diversi. San Massimo levita è inoltre destinato a diventare compatrono della diocesi dell'Aquila insieme a san Vittorino.
Il cammino terreno
La storia di San Fabio affonda le sue radici nel quarto secolo, un'epoca di grandi prove e di intensa testimonianza cristiana. Egli si distinse come discepolo del presbitero Antimo, da cui apprese non solo la dottrina, ma anche lo spirito di sacrificio necessario per diffondere il messaggio di Cristo. La sua opera di evangelizzazione si concentrò con particolare fervore nella regione della Sabina, un territorio che vide il suo passaggio e la sua instancabile dedizione. Nel corso del suo ministero, egli visitò luoghi di grande importanza storica e spirituale, muovendosi tra Nicomedia, Roma, Curi in Sabina e Forum Novum, sempre guidato dal desiderio di condurre le anime verso la salvezza.
La testimonianza di San Fabio giunse a compimento durante le persecuzioni contro i cristiani. Per ordine del console, egli subì l'arresto e venne sottoposto a dure torture, provando nel proprio corpo la sofferenza di coloro che scelgono di rimanere fedeli alla verità di Dio nonostante le minacce del mondo. Tuttavia, né il dolore né la pressione delle autorità poterono piegare la sua volontà. Il sacrificio supremo avvenne nell'anno trecentocinque, quando fu giustiziato mediante decapitazione lungo la via Salaria, nella Sabina. Questo atto finale, vissuto con fermezza, lo ha consacrato per sempre come martire della Chiesa, rendendo la sua memoria una sorgente di ispirazione per le generazioni di fedeli che lo hanno seguito nel corso dei secoli.
La memoria liturgica
La Chiesa universale conserva con devozione il ricordo del martirio di San Fabio, ponendo la sua figura accanto a quella dei suoi compagni di missione e di sacrificio. La memoria liturgica, fissata per il giorno undici maggio, invita i fedeli a unirsi in preghiera per onorare il coraggio di colui che ha dato la vita per la fede. In questa data, la liturgia celebra congiuntamente San Fabio, sant'Antimo e san Basso, sottolineando il legame profondo che unì questi testimoni nel servizio al Vangelo e nella prova finale del martirio.
Celebrare San Fabio significa rinnovare l'impegno verso la missione evangelizzatrice che egli intraprese con tanto zelo tra le genti della Sabina. Il suo culto, pur nella sobrietà del tempo, continua a parlare al cuore dei fedeli, ricordando che la santità non è altro che la risposta fedele alla chiamata di Dio, portata avanti con costanza fino all'ultimo istante. La sua testimonianza, inscritta nella storia della via Salaria, resta un richiamo alla coerenza e alla dedizione che ogni cristiano è chiamato a vivere nel proprio quotidiano, nel silenzio della preghiera e nel coraggio dell'azione.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Fabio e compagni?
San Fabio, insieme a san Antimo e san Basso, si festeggia l'undici maggio.
Quali sono le origini e la diffusione del nome Fabio?
Il nome Fabio deriva dal gentilizio latino Fabius e da fava, godendo oggi di nuova diffusione in Italia, specialmente nel Nord, nel Centro e nella provincia di Cagliari.