Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

11 de mayo

San Francisco De Jerónimo

Sacerdote

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione

Francesco de Geronimo nacque a Grottaglie, in provincia di Taranto, il diciassette dicembre del millenovecentoquarantadue. Egli era il primo di undici figli di una famiglia benestante e di profonda fede cristiana, e tre dei suoi fratelli scelsero di diventare ecclesiastici. Trovò nel suo paese natale una scuola di lettere e di pietà che frequentò assiduamente fino all'età di diciassette anni. Intorno all'età di dieci anni fu affidato a una congregazione di sacerdoti dediti all'insegnamento e alle missioni popolari. Ebbe il notevole privilegio di abitare presso quei sacerdoti anziché limitarsi alla sola frequenza scolastica quotidiana. Durante questo periodo giovanile gli fu affidata la cura della chiesa come sagrestano e l'insegnamento del catechismo ai fanciulli. Talvolta accompagnava i sacerdoti nelle missioni itinerantii aiutandoli nell'istruzione catechistica dei bambini. Nel millenseicentocinquantotto, su proposta della Congregazione, gli fu conferita la prima tonsura all'età di sedici anni. A diciassette anni fu ricevuto nel seminario diocesano di Taranto per continuare gli studi ed essere definitivamente destinato al sacerdozio. Nel seminario frequentò i corsi di retorica, scienze e filosofia nelle scuole del collegio dei Gesuiti. Fu ordinato suddiacono nel millenovecentosessantaquattro e poco tempo dopo ricevette il diaconato.

Nel millenovecentosessantacinque, su consiglio dei suoi maestri, si recò a Napoli per frequentare i corsi di diritto civile e canonico. Conseguì la laurea in diritto civile e canonico, pare nel millenovecentosessantotto, e successivamente anche quella in teologia. Per non pesare sul bilancio della propria famiglia chiese e ottenne un posto di assistente dei giovani studenti nel collegio massimo dei Gesuiti napoletani. Nel millenovecentosessantasei, durante il corso degli studi di teologia, fu ordinato sacerdote. Nel millenovecentosettanta divenne ufficialmente gesuita, prima ancora di aver terminato gli studi teologici. Completò gli studi teologici qualche anno dopo per poter sostenere l'esame prescritto dalle costituzioni dell'Ordine per la professione solenne dei quattro voti. Dal millenovecentosettantuno al millenovecentosettantaquattro fu addetto ai ministeri apostolici in Puglia, in particolare nella diocesi di Lecce. Già nel periodo di studi e di assistenza ai giovani si distinse per eccellenti doti intellettuali e virtù, tanto da essere chiamato amorevolmente dai giovani il sacerdote santo.

Il ministero apostolico a Napoli

Nell'attività apostolica si rivelarono pienamente le sue doti di apostolo zelante e di predicatore efficace. Ritornato a Napoli per completare gli studi di teologia, vi rimase per tutta la vita dedicandosi con tutte le forze alle missioni popolari. Le missioni popolari svolte nelle strade di Napoli sostituirono quelle dell'India o dell'Oriente da lui insistentemente richieste ai superiori. L'otto dicembre del millenovecentottantadue compì la solenne professione religiosa nel pieno del suo fervido apostolato napoletano. Dal millenovecentosettantasei fu addetto alla Casa Professa del Gesù Nuovo con tutte le mansioni inerenti all'ufficio affidatogli dai superiori. Il suo ufficio era triplice e comprendeva anzitutto le missioni al popolo con prediche tenute in piazze e strade nei giorni festivi. Il secondo compito consisteva nella Comunione generale ogni terza domenica del mese, preparata con prediche all'aperto e condotta nella chiesa del Gesù dove i sacerdoti attendevano lungamente per le confessioni. Il terzo compito riguardava la difficile conversione delle donne di cattiva vita, operata penetrando nei quartieri difficili e predicando direttamente sotto le loro finestre. I biografi ricordano molti casi, a volte prodigiosi, di conversioni o resipiscenza di quelle donne. Estese il suo generoso apostolato ad altri bisognosi come gli addetti alle navi, i carcerati, gli ammalati e gli uomini della sua congregazione degli artigiani. La congregazione degli artigiani era una specie di circolo cattolico o confraternita che lo aiutava concretamente nelle missioni e nell'organizzazione delle Comunioni generali. Napoli fu il suo campo missionario principale per circa quarant'anni di ininterrotto lavoro pastorale. Il suo zelo apostolico si estese anche ad altre regioni del regno di Napoli come l'Abruzzo, le Puglie e il Sannio. Napoli e i suoi dintorni beneficiarono grandemente della sua opera e del forte ascendente della sua personalità.

Nel millenovecentosette l'esercito austriaco occupò Napoli scacciando gli spagnoli di Filippo V e provocando gravi rivolte e saccheggi popolari. L'autorità morale di de Geronimo valse a scongiurare o a limitare notevolmente il pericolo dei disordini popolari in quel frangente. Concorse efficacemente a impedire che gli spagnoli asserragliati nelle fortezze bombardassero la città facendo da mediatore, come attestano i processi di canonizzazione, sebbene il nunzio e il residente veneto non facciano alcuna menzione di tale mediazione nei loro minuziosi dispacci. Francesco de Geronimo svolse un'ampia attività apostolica predicando gli esercizi spirituali a diverse classi di persone. Predicò nei monasteri di religiose e di religiosi, nei conservatori per la gioventù, ai carcerati e ai galeotti delle navi. Dappertutto portava una parola calda di fede e di amore, infiammato da un'ardente carità verso Gesù Cristo eucaristico e verso la santissima Madre. Fra le devozioni favorite e diffuse dal de Girolamo vi fu quella a san Ciro, medico e martire. Il corpo di san Ciro riposa nella cappella omonima della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. De Geronimo portava con sé nelle missioni una reliquia di san Ciro ed egli attribuiva alla reliquia tutti i prodigi operati durante le sue prediche. Testimoni coevi ritenevano tuttavia che Dio operasse miracoli proprio per le virtù dello stesso de Geronimo, il quale nella sua profonda umiltà si celava dietro il potere taumaturgico di san Ciro.

Glorificazione e culto

Le testimonianze coeve dimostrano la straordinaria stima che i contemporanei avevano delle sue virtù. I contemporanei furono concordi nell'affermare la santità della sua vita in tutti i processi di canonizzazione, i quali cominciarono pochi anni dopo la sua morte. Francesco de Geronimo morì a Napoli l'undici maggio del millesettecentosedici. Fu beatificato da papa Pio VII il due maggio del millenotaggiocehsei, avvenimento che coincise con il riconoscimento dei Gesuiti per il regno di Napoli su richiesta del re Ferdinando IV di Borbone, mentre la restaurazione universale dell'Ordine dei Gesuiti sarebbe avvenuta nel millenovecentoquattordici. Fu in seguito canonizzato dal papa Gregorio XVI il ventisei maggio del millenotrecentotrentanove. La sua festa fu fissata nel giorno della sua morte, l'undici maggio. Il corpo del santo fu traslato nella cappella a lui intitolata nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli. La cappella del Gesù Nuovo fu arricchita dallo scultore Jerace con un'artistica statua del santo in atto di predicare al popolo. Il corpo rimase nella chiesa del Gesù Nuovo fino a dopo la seconda guerra mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale il corpo fu trasportato nella chiesa dei Gesuiti di Grottaglie, che resta la patria terrena del santo. Secondo il Martirologio, san Francesco De Geronimo era sacerdote della Compagnia di Gesù, che si dedicò a lungo alle missioni popolari e alla cura pastorale degli abbandonati, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Francisco De Jeronimo?

La festa di San Francisco De Jeronimo si celebra l'undici maggio, giorno della sua morte.

Qual è il ruolo di San Francisco De Jeronimo nella Chiesa?

San Francisco De Jeronimo fu un sacerdote della Compagnia di Gesù, celebre missionario popolare a Napoli e difensore spirituale e morale degli emarginati.

En Nápoles, san Francisco De Jerónimo, sacerdote de la Compañía de Jesús, que largamente se dedicó a las misiones populares y al cuidado pastoral de los abandonados. — Martirologio Romano