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1 de marzo

San Félix III (II)

Papa

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini familiari e successione

San Felice III era originario di Roma e apparteneva alla gens dei Coelius. Dal punto di vista della successione, il pontefice dovrebbe essere denominato Felice II. Il precedente titolare di tale nome ha regnato dal 355 al 365 ma era un antipapa, insediato per volontà dell'imperatore Costanzo II. Gli antipapi non sono inclusi nel conteggio ufficiale dei successori di Pietro. L'antipapa Felice II è stato un martire ed è venerato come santo dalla Chiesa il 29 luglio. La venerazione di questo martire ha portato l'effettivo papa Felice a essere indicato come III anziché II.

Ai suoi tempi l'obbligo del celibato ecclesiastico non era ancora stato introdotto in modo definitivo. La regolamentazione del celibato cominciò sotto il pontificato di papa san Siricio, tra il 384 e il 399. San Felice III era figlio di un presbitero chiamato Felice. Coelius era sposato e dalla moglie aveva avuto tre figli. Tutti e tre i figli del papa morirono durante il suo periodo di pontificato, durato dal 483 al 492. Uno dei figli di Felice III fu il padre del futuro papa san Gregorio Magno, che regnerà dal 590 al 604.

San Felice III succedette a papa san Simplicio, il cui pontificato si era svolto tra il 468 e il 483. L'elezione al pontificato di Felice III avvenne nel mese di marzo del 483. In diverse raffigurazioni affrescate viene riportata l'erronea dicitura di Felice II. Gli studi storici successivi hanno stabilito la corretta numerazione di Felice III.

Lo scisma d'Oriente e la questione di Acacio

Fin dall'inizio del mandato dovette affrontare il problema dello scisma provocato dal patriarca costantinopolitano Acacio, deceduto nel 489. L'epoca era caratterizzata dal diffondersi del monofisitismo, un'eresia cristologica del V secolo che sosteneva l'unicità della natura in Cristo. All'attenzione del nuovo pontefice giunse la notizia che l'imperatore d'Oriente Zenone aveva emanato un documento chiamato Enotico. L'Enotico era stato promulgato dall'imperatore nel 482 su consiglio di Acacio per sanare i contrasti tra cattolici e monofisiti e ripristinare l'unità religiosa. Il documento imperiale non riuscì a soddisfare nessuna delle parti in causa.

Il papa venne informato delle manovre dell'imperatore volte ad allontanare il vescovo cattolico Giovanni Talaia dalla cattedra di Alessandria per insediarvi il monofisita Pietro Mongo. Papa Felice III inviò in Oriente una delegazione formata dai vescovi Vitale e Miseno e dal defensor romano Felice. I delegati dovevano consegnare le lettere e le argomentazioni papali all'imperatore e al patriarca Acacio, chiedendo a quest'ultimo di giustificare le azioni contro Giovanni Talaia. I legati papali accettarono di farsi corrompere. I legati presenziarono alla celebrazione liturgica in cui il patriarca Acacio consacrò Pietro Mongo come vescovo di Alessandria.

I monaci Acemeti informarono il papa dell'operato della sua delegazione. Gli Acemeti erano una comunità di monaci bizantini fondata all'inizio del V secolo da sant'Alessandro l'Acemeta sulla sponda asiatica del Bosforo. Il nome degli Acemeti significa quelli che non dormono, a causa della loro pratica di pregare ininterrottamente a turni di giorno e di notte. Profondamente sdegnato al ritorno dei suoi inviati, il papa indisse un Concilio con settantasette vescovi. Il 28 luglio 484 il Concilio presieduto dal papa excomunicò e depose il patriarca Acacio per non essersi presentato a giustificare il proprio operato.

Le conseguenze della condanna e le direttive pastorali

La decisione di condanna fu recata in Oriente dal defensor Tuto. Non riuscendo a rendere pubblica la sentenza in altro modo, Tuto, insieme ai monaci fedeli a Roma, affisse il documento al pallio di Acacio mentre questi celebrava solennemente nella basilica di Santa Sofia. Acacio reagì cancellando il nome del papa dai dittici, i registri su tavolette posti sull'altare con i nomi di vescovi e benefattori. Il patriarca costantinopolitano inflisse punizioni ai monaci che avevano collaborato con Roma. Anche Tuto cedette alla corruzione dei doni bizantini come la precedente delegazione. Al suo rientro a Roma nel 485, Tuto venne excomunicato da papa Felice III.

Lo scontro tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente protrasse la sua durata per trentacinque anni. Questo contrasto provocò numerose divisioni nei secoli successivi a causa di ulteriori scismi ed eresie. Felice III pretese che il clero e i fedeli di Costantinopoli e Alessandria disconoscessero Acacio e Pietro Mongo come propri vescovi. Nonostante la sostituzione di Acacio e Pietro Mongo, il papa continuò a chiedere all'imperatore Zenone e al cospetto degli altri vescovi la loro ferma condanna.

Il pontefice si adoperò in difesa dei vescovi africani colpiti dalle incursioni dei Vandali. Felice III diede la propria approvazione al Concilio africano del 467. Il papa promulgò inoltre direttive per accogliere nella Chiesa cattolica quanti avevano ricevuto il battesimo da eretici.

Transito al cielo e memoria liturgica

Il pontefice morì il 1° marzo 492. La sua sepoltura avvenne nella Basilica di San Paolo a Roma, luogo in cui si trovava la tomba della sua famiglia. Il Martirologio specifica che san Felice III è morto nel 492, era papa, fu antenato di papa san Gregorio Magno ed è ricordato a Roma presso San Paolo sulla via Ostiense.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Felice III?

La memoria liturgica di san Felice III si celebra il 1° marzo, giorno della sua morte avvenuta nel 492.

Di cosa è patrono San Felice III?

Nei documenti storici e nei dati biografici pervenuti non risultano specificati particolari patronati attribuiti al santo.

En Roma, junto a San Pablo en la Vía Ostiense, san Félix III, papa, que fue antepasado del papa san Gregorio Magno. — Martirologio Romano