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10 de mayo

San Filadelfo

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini familiari e l'inizio della persecuzione

San Filadelfo nacque a Vaste, in provincia di Lecce, all'interno di una famiglia di nobili origini patrizie. Suo padre si chiamava Vitale, mentre sua madre rispondeva al nome di Benedetta, la quale affrontò direttamente e spontaneamente l'autorità imperiale per manifestare la propria fede cristiana e sottoporsi apertamente al martirio. La vita dei tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino si svolse in un contesto di crescente tensione per i seguaci del Vangelo, culminato tragicamente durante la persecuzione scatenata dall'imperatore Valeriano nell'anno 253. Le prime avvisaglie della tempesta che si abbatteva sulla famiglia giunsero quando il prefetto Nigellione giunse a Vaste proprio per indagare sulla presenza di cristiani e compiere i primi interrogatori formali. Viste la costanza e la fermezza dimostrate dai tre fratelli nel professare la propria fede, il prefetto Nigellione decise di inviarli a Roma insieme a Onesimo loro maestro, Erasmo loro cugino e ad altri quattordici compagni di fede, avviando così un lungo e doloroso viaggio di testimonianza che avrebbe segnato profondamente la storia della Chiesa antica.

L'itinerario dei supplizi attraverso la penisola

Da Roma, dopo aver affrontato i primi supplizi inflitti dalle autorità imperiali, i prigionieri furono mandati a Pozzuoli alla corte del prefetto Diomede. Qui la furia persecutoria non accennò a diminuire, poiché il prefetto Diomede sottopose alla pena capitale Erasmo, Onesimo e gli altri quattordici compagni che accompagnavano i giovani lungo la via del dolore. Successivamente, il prefetto Diomede decise di separare e inviare i tre fratelli in Sicilia, destinandoli a Taormina sotto la giurisdizione di Tertullo. A Taormina i tre fratelli furono nuovamente interrogati con durezza, sottoposti a vari tormenti e poi trasferiti a Lentini, che rappresentava la sede ordinaria del prefetto. Il viaggio verso Lentini fu ordinato imponendo una grossa trave sulle spalle dei giovani prigionieri, ma durante il tragitto i tre giovani furono prodigiosamente liberati dal pesante fardello grazie a una forte tempesta di vento che intervenne in loro favore. La tradizione riferisce che i fratelli passarono anche da Catania, dove furono rinchiusi in una prigione ancora oggi indicata come il carcere dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino all'interno di una cripta situata sotto la chiesa dei Minoritelli. Inoltre, durante il cammino, il gruppo passò per Trecastagni a causa dell'impraticabilità della normale via lungo la costa provocata da una grande eruzione dell'Etna, secondo quanto tramandato da un'antica tradizione e da un culto mai interrotto nel corso dei secoli.

Prodigi e conversioni lungo il cammino

Il cammino che condusse i tre fratelli da Catania a Lentini fu teatro di vari prodigi e conversioni straordinari che stupirono i presenti. La grazia divina operò in modo tale che i venti soldati incaricati della scorta e il loro capo Mercurio si convertirono sinceramente alla fede cristiana, riconoscendo la verità del Vangelo testimoniato dai prigionieri. Questa svolta spirituale provocò la reazione spietata di Tertullo, il quale ordinò che il capo dei soldati Mercurio e i soldati stessi fossero battuti aspramente e barbaramente uccisi per la loro nuova fede. Entrando trionfalmente in Lentini, i tre fratelli compirono un ulteriore miracolo guarendo e liberando un bambino ebreo indemoniato e ammalato. Tale prodigio spinse molti ebrei abitanti a Lentini a convertirsi alla fede cristiana, sebbene questi ultimi fossero successivamente condannati alla lapidazione a causa della loro nuova adesione al Vangelo. Presentati nuovamente a Tertullo, i tre fratelli furono sottoposti prima a lusinghe ingannevoli e poi a ogni genere di supplizio corporale per piegare la loro fedeltà a Cristo.

Il martirio supremo e la memoria storica

I terribili supplizi inflitti ai santi includevano l'applicazione di pece bollente sul capo rasato, l'uso di acutissimi chiodi inseriti nei calzari e il crudele strisciamento per le vie della città sotto continue battiture. Nonostante queste sofferenze inaudite, i fratelli furono prodigiosamente guariti dall'apostolo Andrea e continuarono a operare miracoli e guarigioni fino al momento del supplizio finale ordinato da Tertullo. Il supplizio definitivo consisté nello strappo della lingua per Alfio, nel posizionamento su una graticola rovente per San Filadelfo e nell'immersione in una caldaia di pece bollente per Cirino, che suggellarono con il sangue la loro totale dedizione a Dio. I corpi dei martiri furono quindi trascinati in un luogo denominato Strobilio, vicino alle case di Tecla e Giustina, e gettati in un pozzo. Alcune pie donne provvidero a dare degna sepoltura ai corpi in una grotta dove in seguito fu edificata una chiesa in loro onore. Le notizie dettagliate sulla vita e sul martirio dei tre fratelli sono contenute in un documento risalito al secondo decennio della seconda metà del secolo decimo, precisamente intorno all'anno 960, scritto da un monaco basiliano di nome Basilio, verosimilmente a Lentini in provincia di Siracusa. La scrittura del documento in terra lentinese si evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi della comunità locale, mentre la terza parte del manoscritto si chiude con un periodo in greco che attesta la fine del libro scritto per mano dello stesso monaco Basilio. Il Martirologio commemora ancora oggi a Lentini, in Sicilia, i santi Alfio, Filadelfo e Cirino come martiri insigni, il cui culto è rimasto molto diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall'alto medioevo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Filadelfo?

La ricorrenza liturgica di San Filadelfo si celebra il dieci maggio.

En Lentini en Sicilia, santos Alfio, Filadelfo y Cirinio, mártires. — Martirologio Romano