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6 de febrero

San Francesco Spinelli

Sacerdote y fundador

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia

Francesco Spinelli nacque a Milano il 14 aprile 1853, nel corso del diciannovesimo secolo. Il padre si chiamava Bartolomeo Spinelli e lavorava come maggiordomo, mentre la madre si chiamava Emilia Cagliaroli e prestava servizio come cameriera. Entrambi i genitori erano originari di Verdello, in terra bergamasca, ed erano al servizio del marchese Emilio Stanga. Francesco era il terzogenito della famiglia. Fu battezzato nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano il giorno successivo alla nascita, il 15 aprile, ricevendo i nomi di Francesco, Giovanni e Ildefonso, sebbene i familiari lo chiamassero sempre con l'affettuoso nome di Cecchino.

A causa delle insurrezioni popolari scoppiate per il ritorno del dominio austriaco su Milano, per motivi di sicurezza i genitori mandarono il piccolo Francesco a Verdello. Per i successivi tre anni fu allevato amorevolmente da Giovanna, una zia della madre. Durante questa infanzia trascorsa a Verdello, Francesco sviluppò un carattere riflessivo e un'attenta capacità di osservazione. Manifestava fin da allora una viva attrazione per le celebrazioni in chiesa e per i gesti compiuti dal sacerdote all'altare.

In seguito, i genitori si trasferirono insieme ai marchesi Stanga a Vergo, nei pressi di Besana Brianza. Tornato a vivere con loro, Francesco ricevette un'educazione saldamente improntata ai principi religiosi, seguendo spesso la madre durante le sue visite alle persone povere e malate. A causa dei continui spostamenti della famiglia al seguito degli Stanga, i genitori decisero di iscriverlo al collegio tenuto da don Alessandro Gallina a Cremona. In quella città frequentò la scuola elementare distinguendosi come allievo eccellente, sia nel profitto sia nelle valutazioni ricevute dagli insegnanti.

All'età di otto anni, il 19 maggio 1861, ricevette il sacramento della Cresima nella parrocchia di Sant'Agata a Cremona. Terminate le elementari, durante il periodo delle vacanze, accettò di prendere lezioni di latino da don Maurizio dell'Acqua, parroco di Agliate. Era previsto per il settembre successivo il suo ingresso nel Collegio Sant'Alessandro di Bergamo come studente del primo anno del ginnasio. Tale scelta fu motivata anche dalla presenza di uno zio materno, don Pietro Cagliaroli, che svolgeva l'incarico di vicario nella parrocchia di Sant'Alessandro in Colonna.

Formazione e giovinezza

A Bergamo, Francesco fu uno studente attento, capace di intessere buone relazioni con i compagni e di prepararsi con cura alla Prima Comunione, la cui data precisa non è rintracciata nei documenti. Durante gli anni del ginnasio, a seguito di una caduta dal letto, subì una grave lesione alla colonna vertebrale. Fu accolto nuovamente in casa dello zio don Pietro, mentre per il periodo delle vacanze fece ritorno a Vergo munito di stampelle. Un giorno, mentre pregava fervidamente davanti alla statua della Madonna de La Salette nella chiesa parrocchiale di Vergo, si sentì improvvisamente spinto a lasciar cadere i sostegni e ricominciò a camminare autonomamente sotto gli occhi sbalorditi dei presenti. Da quel momento memorabile, Francesco cominciò a pensare a come ringraziare Dio e la Vergine per il grande dono ricevuto.

Superati brillantemente gli esami di maturità, comunicò ai genitori il desiderio di diventare sacerdote. Entrambi acconsentirono alla sua scelta, sebbene il padre credesse inizialmente che avrebbe voluto intraprendere la carriera medica, notando la sua spiccata propensione verso i sofferenti. Nell'autunno del 1871 fu ammesso al primo anno di Teologia nel Seminario diocesano di Bergamo come alunno esterno, ospite dello zio sacerdote anche a causa delle modeste condizioni economiche. I superiori del seminario nutrivano una grande stima nei suoi confronti, mentre i compagni, talvolta per scherzo, gli attribuivano la qualifica di santo.

Nel tempo libero dagli studi, Francesco cominciò ad affiancare don Luigi Maria Palazzolo, sacerdote conosciuto a Sant'Alessandro in Colonna e beatificato nel 1963. Don Palazzolo aveva dato vita a scuole gratuite, a un oratorio per ragazzi e giovani poveri e a una sezione della Pia Opera di Santa Dorotea per le ragazze, fondando inoltre la congregazione delle Suore delle Poverelle per l'educazione dei bambini disagiati. Francesco insegnò con dedizione nelle scuole di don Palazzolo, ammirando profondamente la carità con cui quel sacerdote rispondeva all'analfabetismo nella Bergamo del tempo e dell'Italia post-unitaria.

Il cammino verso l'altare proseguì con le tappe canoniche: il 30 giugno 1872 ricevette la Tonsura, nel giugno 1873 l'Ostiariato e il Lettorato, il 20 febbraio 1875 il suddiaconato e il 22 maggio dello stesso anno il diaconato. L'ordinazione sacerdotale si svolse il 17 ottobre 1875 nella chiesa di Gavarno Vescovado, dove monsignor Pierluigi Speranza, vescovo di Bergamo, si trovava temporaneamente a riposo. Durante il rito, il vescovo girò due pagine insieme del libro pontificale, omettendo inavvertitamente l'imposizione delle mani. Accortosi dell'errore al termine della cerimonia, il presule interpellò la Santa Sede, la quale dispose che Francesco ripetesse il rito in forma privata. Dopo la seconda celebrazione, il superiore ammonì amorevolmente il neosacerdote, ricordandogli il dovere di essere doppiamente buono per essere stato ordinato due volte.

Il sacerdozio e la fondazione

Ripresa l'attività accanto a don Palazzolo, da cui aveva appreso la carità educativa e l'intrattenimento sano dei ragazzi anche attraverso il teatro dei burattini, don Francesco si recò a Roma nei giorni delle feste natalizie del 1875 in occasione del Giubileo. Durante il soggiorno romano visitò gran parte delle chiese della città e sostò a lungo nella basilica di Santa Maria Maggiore per venerare la Sacra Culla, prezioso reliquiario della mangiatoia di Gesù bambino. In quel momento di profonda meditazione, si inginocchiò, pianse, pregò e sognò uno stuolo di vergini interamente dedite ad adorare Gesù nel Sacramento.

Tornato a Bergamo, fu incaricato di proseguire la collaborazione con don Palazzolo e con suo zio, diventando inoltre insegnante nel Collegio Sant'Alessandro e distinguendosi come richiesto predicatore di ritiri, confessore e direttore spirituale. Durante una predicazione presso le Suore di Maria Bambina a Bergamo, il suo fervore colpì profondamente la giovane cameriera Caterina Comensoli. Ella si era già consacrata a Dio nella Compagnia di Sant'Angela Merici e nutriva il forte desiderio di fondare una congregazione di Adorazione Eucaristica perpetua. Nell'inverno del 1882, don Francesco si trovava a Capriate San Gervasio per le Quarantore, e Caterina lo incontrò nuovamente lì e poi in parrocchia a Bergamo, dove aveva accompagnato la sua padrona, la contessa Ippolita Fé d'Ostiani-Vitali, in visita alla sorella Barbara.

Nei loro colloqui, don Francesco e Caterina compresero di condividere il medesimo disegno divino. Esposero il progetto al successore di monsignor Speranza, il vescovo Camillo Guindani, il quale accolse favorevolmente l'iniziativa poiché a Bergamo non esistevano istituti di adorazione perpetua. Poiché i conti Fé d'Ostiani non volevano privarsi di Caterina, quest'ultima, sostenuta da don Francesco, rispose con serenità alle accuse ricevute. Don Francesco delineò con chiarezza il fine del nuovo istituto: l'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento unita all'accoglienza dei poveri e di quanti non trovavano posto negli altri ospedali.

Venerdì 15 dicembre 1882, in una modesta casa in affitto situata in via Cavette numero 8 a Bergamo, ebbe inizio ufficialmente la vita delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento. Erano presenti don Francesco, Caterina, Bartolomea Comensoli e Maria Pandini. L'atto fondativo consistette in un'ora di adorazione davanti a un'immagine del Sacro Cuore di Gesù, non essendo ancora consentito custodire il Santissimo Sacramento in casa. La prima Adorazione Eucaristica pubblica si svolse il 21 giugno 1883, mentre il 15 dicembre successivo furono celebrate le prime sei vestizioni delle religiose, e Caterina Comensoli assunse il nome di suor Geltrude del Santissimo Sacramento. Nel giugno del 1885 fu aperta la prima casa filiale per assistere le giovani operaie della filanda Monzini Dell'Era, a cui seguirono aperture a Rivolta d'Adda, Lenno, Alzano Maggiore, Verdello e Lodi. Nel giro di quattro anni la famiglia religiosa contava circa un centinaio di suore e oltre duecento ragazze assistite.

La prova del fallimento

Incoraggiato dal segretario del vescovo di Bergamo, monsignor Andrea Mancini, ad acquistare proprietà e fattorie per la produzione di paramenti sacri, don Francesco accettò l'impegno confidando nell'appoggio economico della Cassa Ecclesiastica della Curia bergamasca. Purtroppo i debiti accumulati crebbero rapidamente, le offerte si rivelarono insufficienti e la Cassa Ecclesiastica decise di ritirare le garanzie. Convocati i creditori, questi lo accusarono ingiustamente di aver abusato della loro fiducia, sebbene parte delle compravendite attribuite a don Francesco fossero state in realtà compiute dai reggenti della diocesi durante la malattia del vescovo Guindani. Il 18 gennaio 1889 don Francesco presentò formalmente istanza di fallimento alla Camera di Commercio di Bergamo.

La sera del 25 gennaio 1899 don Francesco fu costretto a lasciare la casa madre di via Cavette. Nonostante fosse costretto a letto dalla febbre, fu fatto alzare e condotto nella vicina Casa del Clero situata di fronte. Mentre le suore vivevano ore di profondo smarrimento, don Francesco affermò con serenità di non portare con sé neppure un centesimo, di essere fallito ma di non aver mai tradito, perdonando tutti ed esortando le figlie spirituali a pregare e a restare unite. Destituito dall'incarico di superiore ecclesiastico, non poté più avere alcun contatto personale o epistolare con suor Geltrude, divenuta madre generale, né con le altre suore.

In quel momento di acuta amarezza, l'unico a offrirgli conforto fu il confratello don Cesare Bonacina, il quale lo informò che la casa delle suore di Rivolta d'Adda non era stata coinvolta nel fallimento giudiziario. Quella casa, situata in provincia e diocesi di Cremona, era stata infatti intestata a don Costanzo Spinelli, fratello di don Francesco. Il 4 marzo 1889 don Francesco giunse a Rivolta d'Adda, dove le suore lo accolsero con affetto, ascoltando le sue parole. Egli propose loro di continuare l'opera con quanti desideravano seguirlo, dichiarando che erano libere di andare con la sua benedizione o di restare con lui, pur preannunciando una vita di estrema povertà, lavoro e sacrificio. Con l'eccezione di una sola suora che preferì trasferirsi nella casa madre di Bergamo, tutte le altre decisero di rimanere al suo fianco.

Madre Geltrude e le consorelle rimaste a Bergamo furono a loro volta travolte dagli eventi e dovettero lasciare la città, trovando accoglienza presso il vescovo di Lodi, monsignor Giovanni Battista Rota. L'8 settembre 1891, mediante decreto vescovile, furono erette le Suore Sacramentine. Madre Geltrude professò i voti perpetui il 26 febbraio 1892 e, un mese dopo, poté ristabilire la congregazione nella casa madre bergamasca, recuperata grazie a nuove donazioni. Nel marzo del 1889 don Francesco chiese e ottenne di essere incardinato nella diocesi di Cremona, ripartendo insieme alle sue figlie spirituali. Nel 1897 esse furono erette in congregazione autonoma con il nome originario di Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento.

Ultimi anni e transito al cielo

San Francesco Spinelli seppe unire in modo indissolubile la contemplazione del Mistero eucaristico alla carità operosa verso i poveri e i disabili. Alle sue suore raccomandava di adorare con amore ardente l'Augustissimo Sacramento per attingere da esso la vera carità verso il prossimo. Egli stesso prediligeva i malati più ripugnanti, cercando i reietti per strada, ripulendoli e baciando le loro piaghe. Un giorno, mentre gli veniva condotta una donna malata di epilessia e sfigurata dalla bava alla bocca, con straordinaria calma la asciugò usando il proprio fazzoletto, spiegando a una religiosa presente che negli infelici bisogna riconoscere Gesù Cristo e che non si deve provare alcun disgusto, in vista del giorno del giudizio.

Mentre la congregazione continuava a svilupparsi, don Francesco riceveva frequenti inviti per predicazioni speciali in varie parrocchie. Diede alle stampe il libro intitolato 'Conversazioni eucaristiche', che raccoglieva le sue profonde riflessioni maturate davanti al tabernacolo. Avendo conosciuto l'abate benedettino Jacques Christophe Gauthey, espulso dalla Francia a causa delle leggi ostili alle congregazioni religiose e stabilitosi nell'abbazia dell'Acquafredda a Lenno grazie all'interessamento di don Francesco, quest'ultimo fece propria la spiritualità dell'Ordine benedettino, coronando questo cammino il 15 settembre 1907 con la professione come oblato benedettino nelle mani dello stesso abate Gauthey.

Negli ultimi anni il peso dell'età e della fatica si faceva sentire intensamente, al punto che don Francesco veniva spesso trasportato su una sedia-portantina. Pur nella fragilità, cercava in ogni modo di non essere di peso, dedicandosi al completamento della revisione delle Costituzioni delle Suore Adoratrici. Consapevole della vicinanza della fine terrena, il 9 maggio 1910 firmò il proprio testamento spirituale, nel quale rinnovò il perdono a chiunque gli avesse fatto del male, ringraziò i sacerdoti coadiutori e dichiarò di non serbare alcun rancore.

Alla fine del 1912 gli fu diagnosticato un inesorabile carcinoma allo stomaco. Celebrò la sua ultima Messa nel giorno di Natale del 1912, preparandosi poi spiritualmente all'ultimo addio alle sue figlie. Si spense serenamente alle ore ventuno del 6 febbraio 1913, tracciando il segno della croce e circondato dall'affetto e dalla preghiera delle suore. La sera del 14 maggio 1924 i suoi resti mortali furono solennemente traslati nella chiesa della casa madre delle Suore Adoratrici a Rivolta d'Adda.

Glorificazione e opere

A quindici anni dalla morte, la fama di santità di don Francesco Spinelli appariva viva e radicata. Fu così avviata la causa di beatificazione e canonizzazione per accertare l'eroicità delle sue virtù. Il 1° marzo 1928 fu aperto il processo informativo presso la diocesi di Cremona, mentre il decreto di introduzione della causa per la fase romana venne emanato il 25 gennaio 1952. Il processo apostolico si svolse dal 4 marzo 1953 all'8 marzo 1957. La voluminosa documentazione della Positio super virtutibus fu consegnata nel 1988 presso la Congregazione delle Cause dei Santi; il 14 aprile 1989 i consultori teologi espressero parere positivo, confermato il 9 gennaio 1990 dai cardinali e vescovi membri del dicastero. Il 3 marzo 1990 il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava don Francesco Venerabile.

Il primo miracolo preso in esame per la beatificazione riguardò la guarigione di Agostina Figaroli, allieva della scuola materna gestita dalle Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda, la quale era finita in coma e aveva riportato ustioni gravissime dopo essere caduta in un paiolo d'acqua bollente. Le religiose suor Dorina e suor Cristina posero sul corpo della bambina alcune immaginette del fondatore. La mattina del 21 giugno 1947 Agostina diede inaspettatamente segni di vita, chiese di mangiare e chiamò la madre, superando i pronostici medici che escludevano potesse avere in futuro una vita normale o dei figli. Sposatasi nel 1965, ebbe tre figli. Riconosciuta l'inspiegabilità scientifica della guarigione dai consultori medici il 9 gennaio 1992, e confermato il nesso con l'intercessione del Venerabile dai teologi il 6 febbraio successivo, san Giovanni Paolo II promulgò il decreto il 2 giugno 1992 e lo beatificò il 21 giugno dello stesso anno, nella domenica del Corpus Domini, presso il santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio. La sua memoria liturgica fu fissata al 6 febbraio.

Il secondo miracolo richiesto per la canonizzazione ebbe come protagonista il piccolo Ambrozo Maria Diaz, nato il 25 aprile 2007 nel centro di maternità delle Suore Adoratrici a Kinshasa, in Congo. Durante il ritorno a casa, la madre lo strinse forte per la paura di cadere, causandogli una grave emorragia. Di fronte alle condizioni disperate del neonato e alla difficoltà delle trasfusioni, la religiosa suor Adeline invocò il fondatore accendendo una lampada davanti alla sua immagine e ponendo un santino sotto il lenzuolo del piccolo. Dopo oltre un'ora i medici individuarono una vena idonea, la trasfusione riuscì e il bambino si ristabilì completamente. Il processo diocesano si svolse a Kinshasa dal 10 al 16 agosto 2014. La Consulta medica dichiarò il 21 settembre 2017 l'inspiegabilità scientifica dell'evento in rapporto alla gravità del caso e alla modestia delle cure disponibili in quel centro; i consultori teologi espressero parere positivo il 30 novembre 2017, seguiti dai cardinali e vescovi il 27 febbraio 2018. Il 6 marzo 2018 papa Francesco autorizzò il decreto sul miracolo e lo proclamò santo domenica 14 ottobre 2018.

Le Suore Sacramentine di Bergamo e le Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d'Adda continuano oggi autonomamente i loro cammini spirituali e apostolici. Entrambe le congregazioni, che riconoscono una comune sorgente nella spiritualità eucaristica di don Francesco e di madre Geltrude — canonizzata nel 2009, mentre le Sacramentine di Bergamo attribuiscono il titolo di fondatrice alla sola madre Geltrude —, ricevettero il Decreto di lode l'11 dicembre 1926 e l'approvazione pontificia definitiva il 27 febbraio 1932. Esse gestiscono scuole, asili d'infanzia e opere educative, con un'attenzione peculiare delle Adoratrici verso i disabili e i malati, presenti in comunità sparse in Italia, in Africa e in America Latina. A esse si affianca la Fraternità Eucaristica per i laici, la quale condivifica l'insegnamento fondamentale del santo: essere sempre là dove vi è un essere umano che soffre.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Francesco Spinelli?

La memoria liturgica di San Francesco Spinelli si celebra il 6 febbraio, giorno della sua nascita al cielo.

Quali congregazioni religiose sono legate a San Francesco Spinelli?

San Francesco Spinelli è il fondatore della Congregazione delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento ed è spiritualmente legato anche alle Suore Sacramentine di Bergamo.

En Rivolta d’Adda, en el territorio de Cremona, beato Francesco Spinelli, sacerdote, que, a pesar de los sufrimientos y las continuas dificultades soportadas pacientemente, fundó y guio la Congregación de las Hermanas Adoratrices del Santísimo Sacramento. — Martirologio Romano