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11 de mayo

San Mateo Le Van Gam

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

San Matteo Le Van Gam nacque a Long Dai, nella provincia di Bien Hoa, nel 1813. I suoi genitori erano persone molto devote e profondamente decise a mantenere la loro fede nonostante le avversità del tempo. All'età di quindici anni, Matteo frequentava il seminario di Lai Thieu, manifestando un primo interesse per la via ecclesiastica. Tuttavia, appena iniziato a studiare latino, il giovane dovette fare ritorno alla casa paterna. In quanto primogenito della famiglia, su di lui gravava il dovere morale e pratico di contribuire attivamente al mantenimento dei beni domestici. Raggiunta l'età da matrimonio, i suoi genitori gli presentarono una brava ragazza del suo stesso villaggio, con la quale unì la sua vita. Dal matrimonio nacquero quattro figli, e la tradizione familiare tramanda che due di essi caddero successivamente martiri per amore di Cristo. Sebbene Matteo non godesse di incarichi di rilievo dal punto di vista ecclesiale o politico, egli godeva di grande e diffusa stima da parte di tutti i suoi concittadini per la sua condotta retta. In un momento della sua vita coniugale, Matteo tradì la moglie ma subito dopo si pentì sinceramente del suo errore, ritrovando la via della rettitudine morale.

Il servizio ai missionari e i viaggi in mare

Quando la persecuzione religiosa iniziò a farsi più aspra e pericolosa, Matteo decise di servire attivamente la Diocesi e i padri missionari mettendo a disposizione le sue doti umane e professionali. Nel 1846 il suo aiuto fu fondamentale per condurre i seminaristi vietnamiti in servizio presso alcune città in Malesia. I missionari sapevano bene che Matteo era un abile marinaio, perfettamente capace di affrontare le gravi difficoltà causate dalle tempeste in mare aperto. Il primo viaggio affrontato in queste condizioni si rivelò tranquillo e privo di ostacoli insormontabili. Prima di affrontare il secondo viaggio, tuttavia, l'uomo mostrò una certa preoccupazione per i rischi crescenti. L'economo della diocesi lo obbligò comunque a partire per assolvere a questo delicato compito pastorale. Prima di lasciare il Vietnam, Matteo salutò i suoi anziani parenti con commozione. Matteo disse ai parenti che il precedente viaggio in Malesia era stato scoperto dalle autorità, le quali avevano sospettato il prelievo di merce proibita ed erano arrivate a inseguirlo. Matteo espresse il timore fondato che nella seconda traversata la sua vita sarebbe stata messa in grave pericolo, ma ribadì di confidare pienamente in Dio anche in caso di eventuale arresto e tortura per la causa del Signore.

L'arresto e le traversie sul fiume

Il sei giugno 1846 Matteo tornò con la sua barca dalla Malesia e si preparava ad entrare nell'estuario del fiume Can Gio. Prima di lasciare il Vietnam, sapendo che la situazione al ritorno sarebbe stata estremamente pericolosa, Matteo aveva riferito al capo laico dell'area di Cho Quan di portare un piccolo sampan all'estuario per prelevare il vescovo. Il capo laico andò sul posto ma dopo sei giorni tornò indietro perché la barca non riusciva ad avanzare a causa di forti correnti che spingevano verso il mare aperto. Al settimo giorno Matteo provò ad avanzare nel cuore della notte per non essere scorto dai posti di blocco militari. Purtroppo c'era la luna piena, le sentinelle lo videro chiaramente e partirono subito al suo inseguimento. Temendo che i soldati avrebbero consegnato lui e i passeggeri alle autorità imperiali, diede lingotti d'argento ai soldati, che inizialmente rifiutarono la somma. Solo dopo aver consegnato altri lingotti d'argento gli venne finalmente concesso di partire. I passeggeri a bordo si sentirono sollevati, ma poco dopo la barca della pattuglia ritornò sui suoi passi. Matteo dovette pagare ancora di più i soldati per ottenere il silenzio. Il pagamento non era stato però diviso equamente tra i componenti della truppa. Il nipote del capo dei soldati denunciò apertamente che i militari avevano lasciato liberi i possessori di merci proibite dietro generoso pagamento in denaro. Il capo inviò quindi altri soldati e altre barche per catturare definitivamente Matteo e i suoi compagni di viaggio.

La prigionia e le torture

Alcuni giorni dopo la cattura, Matteo fu condotto in tribunale per essere severamente interrogato sul prelievo di predicatori europei. Venne picchiato duramente dai carnefici ma rifiutò sempre e comunque di oltraggiare la Croce e le immagini sacre. I mandarini ordinarono allora di sdraiarlo a pancia in giù sul terreno, lo fecero frustare ferocemente e lo confinarono in prigione per venti giorni. Durante la prigionia subì altre e svariate torture corporali. La sentenza di morte per decapitazione lo accusava formalmente di contrabbando, di trasporto illecito di persone e libri religiosi europei e del netto rifiuto di calpestare la Croce. Matteo fu messo in un carcere duro mentre i mandarini attendevano l'approvazione formale del re per eseguire la sentenza capitale. Durante la prigionia fu di mirabile esempio per tutti i compagni di sventura. Incatenato e costretto a portare la pesante gogna detta cangue, diceva che era santa volontà di Dio sopportare quelle sofferenze ed era lieto di accettarle per obbedire al Signore. Sua madre provò a lungo a trovarlo nel penitenziario di Saigon. La madre fu profondamente commossa e versò molte lacrime vedendolo incatenato e chiuso in gabbia. Il figlio le chiese con dolcezza di smettere di piangere e di essere felice, perché aveva ricevuto abbastanza coraggio per soffrire la morte per la fede cristiana e non voleva assolutamente perdere la grazia preziosa del martirio. Matteo trascorse complessivamente un anno in carcere.

Il martirio e la gloria degli altari

Sette mesi dopo, la sentenza di morte definitiva venne finalmente consegnata ai mandarini locali. L'undici maggio 1848 Matteo venne condotto fuori dalla prigione verso il luogo stabilito per l'esecuzione. Il governatore locale provò ancora a indurlo a rinunciare alla fede cristiana per avere salva la vita. Matteo rispose con grande decisione che non avrebbe mai apostatato, neanche se ucciso da spade e maltrattamenti, e chiese sveltamente di essere decapitato. Di fronte a tale comportamento irremovibile, il governatore ordinò di condurlo subito al terreno dell'esecuzione. Matteo camminava con visibile gioia prima della morte e rimproverava i parenti e gli amici in lacrime di non mostrarsi deboli come i pagani. I mandarini concessero a Matteo alcuni istanti per prepararsi spiritualmente alla fine. I mandarini ordinarono al boia di colpire Matteo quando il gong avesse cessato di risuonare. Il boia inflisse il colpo finale dopo l'ultimo rintocco del gong, ma non riuscì a staccare la testa di Matteo al primo colpo. Il boia dovette provare altre due volte prima di completare la sentenza di morte. Il boia tenne poi in alto la testa del martire per dimostrare a tutti di aver compiuto il suo dovere, dopodiché posò la testa a terra e corse via dopo aver eseguito l'ordine. San Matteo Lê Văn Gẩm morì martire a Saigon in Cocincina, ora Vietnam, l'undici maggio 1847, per decreto dell'imperatore Thiệu Trị. Il Decreto sul martirio di Matteo Le Van Gam e di altri quarantanove tra sacerdoti e laici dei Vicariati Apostolici di Guizhou, Sichuan, del Tonchino Occidentale e Orientale e della Cocincina venne emanato il 2 luglio 1899. Matteo Le Van Gam e i suoi compagni furono beatificati il 27 maggio 1900. Matteo e i suoi compagni vennero inclusi nel più vasto gruppo comprendente tutti i martiri del Vietnam e furono infine canonizzati il 19 giugno 1988.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Matteo Le Van Gam?

La memoria liturgica di San Matteo Le Van Gam si celebra l'undici maggio.

Chi era San Matteo Le Van Gam?

San Matteo Le Van Gam fu un laico vietnamita, padre di famiglia, abile marinaio e martire, che offrì la vita per la fede cristiana e per aver aiutato i missionari.

En Saigón en la Cochinchina, ahora Vietnam, san Mateo Lê Văn Gẫm, mártir, que, por haber introducido en la región con su barca a los misioneros provenientes de Europa, fue arrestado y, después de un año de cárcel, decapitado por decreto del emperador Thiệu Trị. — Martirologio Romano