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2 de abril

San Francisco de Paula

Eremita y fundador

San Francisco de Paula

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La infancia y los primeros prodigios

La vida de Francesco fue un continuo stupore sin dalla nascita, avvenuta a Paola il 27 marzo 1416. I suoi genitori, Giacomo Alessio detto Martolilla e Vienna di Fuscaldo, erano già avanti negli anni e avevano trascorso quindici anni di matrimonio senza avere figli, attesi invano in tutto quel periodo. Rivolgendosi con la preghiera al Poverello di Assisi affinché intercedesse per loro, il figlio atteso arrivò inaspettatamente e fu chiamato Francesco in segno di riconoscenza. Il santo di Assisi intervenne ancora nella vita del bimbo nato a Paola, cittadina calabrese sul Mar Tirreno in provincia di Cosenza. Dopo appena un mese dalla nascita si scoprì che Francesco era affetto da un ascesso all'occhio sinistro che si estese fino alla cornea, spingendo i medici a disperare di poterlo salvare. La madre fece allora un voto a san Francesco di tenere il figlio in un convento di Frati Minori per un intero anno e di vestirlo con l'abito proprio dei Francescani, usanza questa ancora esistente nell'Italia Meridionale. Dopo qualche giorno l'ascesso scomparve completamente e il fanciullo fu allevato senza agi ma senza che gli mancasse mai il necessario, imparando a leggere e scrivere verso i tredici anni. Volendo esaudire il voto fatto, i genitori portarono il ragazzo al convento dei Francescani di San Marco Argentano, a nord di Cosenza. In quell'anno l'adolescente rivelò subito doti eccezionali, stupendo i frati per il modo in cui dormiva per terra, praticando continui digiuni e preghiera intensa. Si cominciava intanto a raccontare di prodigi straordinari compiuti da Francesco. Durante la preghiera in chiesa, essendosi dimenticato di accendere il fuoco sotto la pentola dei legumi per il pranzo dei frati, corse in cucina e con un semplice segno di croce accese il fuoco di legna, cuocendo i legumi in pochi istanti. Un'altra volta dimenticò di mettere le carbonelle accese nel turibolo dell'incenso e, alle rimostranze del sacrestano, andò a prenderle senza un recipiente adatto, deponendole nel lembo della tonaca senza che la stoffa si bruciasse.

Il pellegrinaggio e la scelta eremitica

Trascorso l'anno del voto, Francesco volle tornare a Paola fra il dispiacere dei frati che si erano affezionati alla sua presenza. D'accordo con i genitori, intrapresero insieme un pellegrinaggio ad Assisi alla tomba di san Francesco, poiché il giovane era convinto che quel viaggio gli avrebbe permesso d'individuare la strada da seguire nel futuro. Il gruppo fece tappe a Loreto, Montecassino, Monteluco e Roma. Nella Città Eterna, camminando per una strada, Francesco incrociò una sfarzosa carrozza che trasportava un cardinale pomposamente vestito. Senza esitare, il giovanetto si avvicinò e rimproverò il porporato dello sfarzo ostentato, ricevendo come spiegazione che tale lusso era necessario per conservare la stima e il prestigio della Chiesa agli occhi degli uomini. Nella tappa di Monteluco, Francesco poté conoscere gli eremiti che occupavano le celle sparse per la montagna, un eremo che era stato fondato nel 528 da sant'Isacco, un monaco siriano fuggito in Occidente. Quello stile di vita colpì profondamente il giovane. Tornato a Paola, appena tredicenne e in netta opposizione al dire del cardinale romano, nel 1429 si ritirò a vita eremitica in un campo appartenente al padre, situato a quasi un chilometro dal paese. Si riparò prima in una capanna di frasche e successivamente si spostò in una grotta che egli stesso allargò scavando il tufo con una zappa, grotta che oggi è conservata all'interno del Santuario di Paola. In questo luogo visse altri cinque anni in penitenza e contemplazione, mentre la sua fama cominciava a spandersi nella zona attirando tanti che lo raggiungevano per chiedere consigli e conforto. Visto lo spazio angusto per via del via vai di gente, Francesco si spostò di nuovo più a valle costruendo una cella su un terreno del padre. Dopo poco tempo alcuni giovani gli chiesero di poter vivere come lui nella preghiera e solitudine. Nel 1436, con una cappella e tre celle, si costituì il primo nucleo del futuro Ordine dei Minimi, chiamato inizialmente Eremiti di frate Francesco. Prima di accoglierli, Francesco chiese il permesso al suo vescovo di Cosenza, monsignor Bernardino Caracciolo, il quale acconsentì conoscendo il carisma del giovane eremita. Per qualche anno il gruppo visse alimentandosi con un cibo di tipo quaresimale composto da pane, legumi, erbe e qualche pesce offerto come elemosina dai fedeli, pregando insieme nella cappella a determinate ore prima che la comunità crescesse ulteriormente.

La crescita della comunità e i prodigi

Resosi necessario allargare gli edifici per accogliere i nuovi seguaci, nel 1452 Francesco cominciò a costruire la seconda chiesa e un piccolo convento intorno ad un chiostro, strutture tuttora conservate nel complesso del Santuario. Durante i lavori di costruzione Francesco operò altri prodigi memorabili. Un grosso masso che stava rotolando sugli edifici venne fermato con un semplice gesto del santo, e quel masso esiste ancora oggi sotto la strada del Santuario. In un'altra occasione entrò nella fornace per la calce a ripararne il tetto, passando fra le fiamme e rimanendo del tutto illeso. Fece inoltre sgorgare una fonte con un tocco del bastone per dissetare gli operai, fonte oggi chiamata l'acqua della cucchiarella, i cui pellegrini usano attingere l'acqua con un cucchiaio. La fama di taumaturgo di Francesco si estendeva sempre più. Nel 1470 papa Paolo II, il cui pontificato regnò dal 1464 al 1471, inviò un prelato a Paola per verificare la fama del santo. Il prelato fu accolto da Francesco, il quale fece portare un braciere per scaldare l'ambiente e, di fronte ai rimproveri per l'eccessivo rigore professato insieme ai suoi seguaci, prese dal braciere i carboni accesi con le mani nude senza scottarsi, spiegando con quel gesto che se con l'aiuto di Dio si poteva fare ciò, tanto più si poteva accettare il rigore di vita. La morte improvvisa del papa avvenuta nel 1471 impedì il riconoscimento pontificio della Comunità, che era stata intanto approvata dal vescovo di Cosenza Pirro Caracciolo. Il consenso pontificio arrivò tre anni più tardi per opera del nuovo papa Sisto IV, che regnò dal 1471 al 1484. Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, identificato forse con l'arcangelo Michele, apparve a Francesco mentre pregava, tenendo fra le mani uno scudo luminoso con la scritta Charitas e porgendolo al santo come futuro stemma del suo Ordine.

La traversata dello Stretto e i rapporti con i potenti

Caratterizzato da una grossa corporatura e dall'abitudine di portare barba e capelli lunghi che non tagliava mai, la fama del monaco si diffondeva in tutto il Sud, costringendolo a muoversi da Paola per fondare altri conventi in varie località della Calabria. Richiesto di avviare una comunità anche a Milazzo in Sicilia, Francesco si accinse ad attraversare lo Stretto di Messina con due confratelli. Chiese a un pescatore di traghettarli all'altra sponda per amor di Dio ma questi rifiutò perché non potevano pagarlo. Francesco, senza scomporsi, legò un bordo del mantello al bastone, salì sul mantello con i due frati e attraversò lo Stretto con quella barca a vela improvvisata. Il miracolo fu confermato in seguito da testimoni oculari, tra cui il pescatore Pietro Colosa di Catona, piccolo porto della costa calabra, il quale non si dava pace per il suo rifiuto. Nel frattempo Francesco risanava gli infermi, aiutava i bisognosi, risuscitò suo nipote Nicola, giovane figlio di sua sorella Brigida, e accolse tra gli eremiti persino suo padre Giacomo Alessio, rimasto vedovo, che diventò discepolo di suo figlio fino alla morte. Francesco alzava spesso la voce contro i potenti in favore degli oppressi con prediche e invettive violente, tanto da essere ritenuto pericoloso e sovversivo dal re di Napoli Ferdinando I d'Aragona, detto Ferrante. Il re mandò i suoi soldati per fare zittire il santo eremita, ma i soldati non poterono fare niente perché Francesco si rendeva invisibile ai loro occhi. Il re alla fine si calmò e diede disposizione che Francesco potesse aprire quanti conventi volesse, invitandolo ad aprire un convento a Napoli, mentre un altro convento era stato già aperto nel 1480 a Castellammare di Stabia. Quando Francesco si recò a Napoli nel suo cammino verso la Francia, fu ricevuto con tutti gli onori da re Ferrante I, incuriosito di conoscere quel frate che aveva osato opporsi a lui. Il sovrano assisté non visto ad una levitazione da terra di Francesco, assorto in preghiera nella sua stanza, e cercò di conquistare la sua amicizia offrendogli un piatto di monete d'oro per la costruzione di un convento a Napoli. Francesco prese le monete, le spezzò facendone uscire del sangue e disse al re che quello era il sangue dei suoi sudditi oppressi che gridava vendetta al cospetto di Dio, predicendogli inoltre la fine della monarchia aragonese, avvenuta puntualmente nei primi anni del millecinquecento. Indossava sempre un consunto saio e portava in mano un rustico bastone quando fu ritratto di nascosto da un pittore incaricato dal re; il ritratto originale è conservato nella Chiesa dell'Annunziata a Napoli, mentre una copia si trova nella Chiesa di San Francesco da Paola ai Monti a Roma, dipinto ritenuto il più somigliante a Francesco quando aveva sessantasette anni.

Il viaggio in Francia e gli ultimi anni

Nel 1482 si approssimava una grande, imprevista e non desiderata svolta della vita di Francesco. Un mercante italiano di passaggio a Plessis-les-Tours in Francia, dove risiedeva il re Luigi XI gravemente ammalato e vissuto tra il 1423 e il 1482, parlò del santo ad uno scudiero reale che informò subito il sovrano. Il re inviò un suo maggiordomo in Calabria per invitare l'eremita ad aiutarlo, ma Francesco rifiutò l'invito. Il re di Napoli Ferrante appoggiava la richiesta del re di Francia, e il sovrintendente francese si rivolse a papa Sisto IV. Il pontefice, che accolse Francesco cordialmente tra il 1471 e il 1484, per motivi politici ed economici non voleva scontentare il sovrano francese e ordinò all'eremita di partire. La partenza causò grande sgomento e dolore in Francesco, costretto a lasciare la sua terra e i suoi eremiti ad un'età avanzata, avendo sessantasette anni ed essendo malandato in salute. Passando per Roma andò a visitare papa Sisto IV e proseguì il viaggio. Nel maggio 1489 arrivò al castello di Plessis-du-Parc dove il re Luigi XI era ammalato, avendo nel suo passaggio liberato Bormes e Frejus da un'epidemia. A corte fu accolto con grande rispetto ed ebbe numerosi colloqui con il re per fargli accettare l'ineluttabilità della condizione umana. Nonostante le insistenze del sovrano per guarirlo, Francesco rimase coerente sulla sua posizione e giunse alla fine a convincerlo ad accettare la morte imminente, avvenuta nel 1482 dopo aver risolto le divergenze con la Chiesa. Dopo la morte di Luigi XI, il frate chiese di ritornare in Calabria, ma la reggente Anna di Beaujeu e il re Carlo VIII, il cui regno durò dal 1470 al 1498, si opposero al suo ritorno considerandolo loro consigliere e direttore spirituale. Dovette così accettare di vivere il resto della sua vita in Francia, dove promosse la diffusione del suo Ordine e perfezionò la Regola dei suoi frati Minimi, approvata definitivamente nel 1496 da papa Alessandro VI, fondando anche il Secondo Ordine e il Terzo Ordine riservato ai laici e dando inizio alla devozione dei Tredici Venerdì consecutivi.

Il transito, le reliquie e il culto

San Francesco morì il 2 aprile 1507 a Plessis-les-Tours, vicino a Tours, dove fu sepolto, vivendo fino all'età di novantuno anni e sei giorni in un giorno che coincideva con il Venerdì Santo. Sei anni dopo la morte, papa Leone X lo proclamò beato nel 1513 e successivamente lo canonizzò nel 1519. La sua tomba diventò subito meta di pellegrinaggi, ma nel 1562 fu profanata dagli Ugonotti che bruciarono il corpo, lasciando della salma solo le ceneri e qualche pezzo d'osso, reliquie che subirono ulteriori oltraggi anche durante la Rivoluzione Francese. Nel 1803 fu ripristinato il culto e, dopo varie ripartizioni in chiese e conventi, le reliquie furono riunite. Dal 1935 al 1955 esse trovarono definitiva collocazione nel Santuario di Paola, permettendo al santo eremita di ritornare nella sua Calabria dopo quasi cinque secoli. Subito dopo la canonizzazione furono erette basiliche reali in suo onore a Parigi, Torino, Palermo e Napoli, e nel 1846 fu costruita la grande e scenografica reale Basilica di San Francesco da Paola nella celebre Piazza del Plebiscito. Il suo culto si diffuse rapidamente nell'Italia Meridionale e in tutto il mondo cattolico, alimentato da un afflusso continuo di pellegrini al suo Santuario eretto fra i monti della costa calabra che sovrastano Paola, sorto proprio sui primi angusti e suggestivi ambienti in cui visse. Nel 1943 papa Pio XII lo nominò protettore della gente di mare italiana in memoria della prodigiosa traversata dello Stretto, affiancando i suoi storici titoli di patrono della Calabria, di Paola e di Cosenza. San Francesco lasciò ai suoi discepoli la norma rigorosa di vivere di sole elemosine, senza possedere nulla di proprio, senza mai toccare denaro e nutrendosi sempre soltanto di cibi quaresimali, perpetuando nei secoli la testimonianza di una radicale dedizione a Dio.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Francisco de Paula?

San Francisco de Paula se celebra el 2 de abril, día aniversario de su tránsito.

Di cosa è patrono San Francisco de Paula?

San Francisco de Paula es patrono de la Calabria, de Paola, de Cosenza e protector de la gente de mare italiana y de los pescadores.

San Francisco de Paula, eremita: fundó la Orden de los Mínimos en Calabria, prescribiendo a sus discípulos de vivir de limosnas, sin poseer nada propio ni nunca tocar dinero, y de comer siempre solamente comidas cuaresmales; llamado en Francia por el rey Luis XI, le fue cercano en el momento de la muerte; murió en Plessy cerca de Tours, célebre por su austeridad de vida. — Martirologio Romano