Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

8 de junio

San Giacomo Berthieu

Sacerdote jesuita, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la formazione

San Giacomo Berthieu nacque il ventisette novembre 1838 nella fattoria di Monlogis, nel comune di Polminhac, situato nel dipartimento del Cantal, in Francia. Il soggetto è un martire gesuita ed era il secondo di sette fratelli. All'età di quindici anni entrò nel seminario minore di Pleaux. Durante gli studi nel seminario minore non fu mai annoverato tra i primi della classe, ma riportò sempre il voto di ottimo in condotta. Al termine degli studi di retorica passò al seminario maggiore di Saint-Flour nel 1859. Nel seminario maggiore compì gli studi di teologia e si preparò al sacerdozio, che gli fu conferito nel 1864. Trascorse i primi tre anni di ministero a Roannes-Saint-Mary. I primi tre anni di ministero furono resi poco facili e felici dal parroco vecchio, malato e melanconico. Trascorsero altri sei anni sotto un nuovo parroco più comprensivo e caritatevole. Entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Pau nel 1873 dopo trepidazioni ed esitazioni. Aveva sempre avuto una profonda venerazione per la vita religiosa e per quella del missionario, ma non aveva mai osato pensare di essere chiamato da nostro Signore alla vita religiosa e missionaria. Si riconosceva del tutto incapace sotto ogni aspetto per la vita religiosa e missionaria, ma la Provvidenza lo chiamò a quella vita nel bel mezzo della sua carriera sacerdotale.

L'inizio della missione e i primi spostamenti

Fu destinato alle missioni del Madagascar dipendenti dalla provincia gesuitica di Tolosa. Iniziò il suo lavoro nell'isola di Santa Maria tra stenti e fatiche di ogni genere. Rimase sei anni nell'isoletta di Santa Maria fino all'espulsione dei religiosi del 1880. Scrisse al fratello sei mesi dopo l'arrivo di non aver ancora fatto nulla a sua grande confusione. Il suo lavoro iniziale consisteva nello studiare il malgascio, catechizzare i bambini, ascoltare confessioni, osservare e acclimatarsi. La sua inutilità e miseria spirituale lo umiliavano senza scoraggiarlo. Si dedicò all'insegnamento del catechismo non appena s'impratichì della lingua malgascia. Visitava i poveri e i lebbrosi. Praticava battesimi e preparava le prime comunioni. Celebrava e regolarizzava matrimoni. Assisteva gli indigeni addetti a una coltivazione agricola razionale che manteneva la scuola dei bambini. Dovette abbandonare l'isola di Santa Maria nel 1881 a causa dei decreti di espulsione dei religiosi dai territori francesi. Fu spesso sbalzato da una stazione missionaria all'altra contrariamente alle sue aspirazioni e al suo temperamento. Trascorsero due anni nel sud del Madagascar fino all'espulsione a causa della prima guerra franco-malgascia. Fu relegato per un anno a Tamatave dove piantò legumi per i suoi confratelli. Prestò servizio per due anni come cappellano volontario nel nord senza ricevere stipendio e pagando per il rancio. Iniziò la stazione di Diego Suarez all'estremo nord dell'isola. Fu chiamato ad Ambositra non appena fu conclusa la pace. Rimase ad Ambositra quasi sei anni affrontando numerose difficoltà e persecuzioni. Scrisse le tappe del suo servizio a un compagno di seminario nel 1893.

Il ministero nel nuovo centro e la tempesta della guerra

Visse a un giorno di cammino a nord di Tananarive per un anno e mezzo avendo cura di diciotto piccoli centri in una zona vasta. Cercò di farsi tutto a tutti e fu definito dai contemporanei come un padre che non abbandonava i suoi figli. Fu trasferito dai superiori alla fine del 1891 in un nuovo centro missionario a nord-est di Tananarive. Confidò al fratello gesuita Gabriele di aver lasciato Ambositra con una stretta al cuore dopo cinque anni e mezzo. Si donò con rinnovato zelo alla nuova comunità dopo il distacco. Insegnava il catechismo mattina e sera nella nuova comunità. Dedicò il resto del tempo a ricevere gente e visitare tutti gli abitanti del vicariato, amici e nemici. I fedeli riconoscevano in lui un religioso onesto e sincero. Un catechista malgascio lo descrisse come buono con tutti come il sole di primavera. Ripeteva ai cristiani di non aver paura di chi uccide il corpo ma non l'anima e diceva che sarebbero risuscitati anche se fossero stati divorati da un caimano. Nel 1894 scoppiò la seconda guerra dei malgasci contro la Francia. Varie tribù si ribellarono, tra cui quella dei Ménalamba. La ribellione causò saccheggi e incendi. I ribelli vedevano nei missionari persone da fare sparire perché avevano fatto perdere il potere alle divinità pagane e agli amuleti. I ribelli dicevano ai cristiani prigionieri che adorando gli dèi dei padri avevano patria, sovrana ed esercito, mentre ora avevano perso tutto per colpa della nuova religione e di Gesù Cristo. Ambatomainty era uno dei centri del distretto in cui si trovava Padre Berthieu.

Gli ultimi mesi tra i profughi e i pericoli

Nel marzo del 1896 le autorità militari fecero evacuare Ambatomainty perché era impossibile difenderlo. Una colonna di duemila profughi, preceduta da soldati francesi, si mise in cammino verso Ambohimila. Padre Berthieu decise di rimanere in mezzo ai suoi fedeli per incoraggiarli e consolarli. Il sacerdote constatò che i migliori tra i fedeli erano pronti a morire con lui per non tradire la propria coscienza. Il comandante offrì più volte la sua tenda e la sua mensa al missionario. Il missionario preferì vivere in una capanna di erbe secche per non allontanarsi dal gregge. Con i soldati francesi e malgasci vi erano anche truppe senegalesi famose per dissolutezze e ruberie. Padre Berthieu scrisse una lettera al Vicario Apostolico Monsignor Cazet riguardo alla cattiva condotta dei soldati senegalesi. La vigilanza del Padre permise alla sua gente di dormire in pace. Dopo una settimana i fuggiaschi ritornarono alle loro capanne e le trovarono incenerite. Padre Berthieu si ammalò gravemente a causa delle fatiche sostenute. Il sacerdote fu curato per parecchie settimane a Tananarive per recuperare le forze. Al ritorno alla residenza, Padre Berthieu confidò alla superiora delle Suore di San Giuseppe di Cluny di essere pronto a qualunque evenienza e di aver fatto gli esercizi spirituali come fossero gli ultimi. Il beato riprese il proprio lavoro ma gli abitanti e il presidio ricevettero l'ordine di ritirarsi in fondo a una valle stretta. Il capitano Castel avrebbe voluto che Padre Berthieu rimanesse nel villaggio, ma il sacerdote rifiutò per raggiungere i cristiani in angoscia. I Ménalamba continuarono ad incendiare villaggi approfittando delle esitazioni delle autorità della capitale. Il Padre fece rilevare la gravità della situazione senza ottenere provvedimenti dai responsabili. Il sacerdote cercò di ravvivare i buoni sentimenti nei fedeli e li fece pregare intorno alla sua capanna.

La marcia drammatica e l'arresto

Il 6 giugno 1896 il capitano Castel informò il Beato che l'esercito e la popolazione dovevano ripiegare verso la capitale per sfuggire ai Ménalamba. Il terrore si impossessò della popolazione in colonna con bambini, malati, vecchi e bestiame dietro ai soldati. Il Padre montò a cavallo e percorse l'interminabile colonna per consolare e animare tutti. Padre Berthieu fece salire sulla sua cavalcatura un giovane operaio accasciato per una piaga al piede. Il sacerdote camminò in mezzo ai ritardatari stremati per esortarli a raggiungere i fuggiaschi. Una cinquantina di Ménalamba piombò all'improvviso sulla colonna, approfittando della lontananza dei soldati francesi, e rubò bestiame e viveri. Nel parapiglia Padre Berthieu affidò il giovane operaio ad alcuni cristiani. Il Padre fuggì a cavallo con altri sventurati nel vicino villaggio di Ambohibemasoandro, sperando nell'intervento dei francesi. All'alba dell'otto giugno il Padre celebrò la Messa sopra un armonium. Il sacerdote esortò i cristiani a preparare il pasto e a stare tranquilli recitando il rosario. Nel pomeriggio i Ménalamba presero d'assalto il villaggio. Appena avvertito dell'assalto, il beato esortò tutti a prepararsi alla possibile morte. Sentendo i Ménalamba minacciare di bruciare le case se non fosse stato consegnato il bianco, il Padre ordinò ai fedeli di fuggire dichiarandosi pronto a morire. Un giovane schiavo indicò agli assalitori il cavallo del missionario e la soffitta in cui si era nascosto. Padre Berthieu fu trascinato nel cortile della casa che lo ospitava e percosso con un colpo di accetta al collo e alla fronte. Il missionario cadde in ginocchio, poi si alzò e si terse il sangue con il fazzoletto sospirando. Il missionario disse ai suoi aggressori di non ucciderlo e di avere cose buone da dire loro. Al missionario fu assestato un altro colpo di accetta al collo in risposta alle sue parole. Giacomo Berthieu fu ripetutamente invitato invano all'apostasia, fu preso a calci e si adoperò con dedizione per il Vangelo sia in tempo di pace che in tempo di guerra.

Il cammino della passione e la morte

Alcuni degli aggressori volevano uccidere il missionario subito, ma la maggior parte preferì condurlo al campo distante circa quindici chilometri. Diversi assalitori si misero alla cerca di coloro che avevano accompagnato il missionario, i quali riuscirono a nascondersi o a fuggire grazie all'aiuto di amici e conoscenti. Appena fuori del villaggio, gli insorti spogliarono il missionario della veste talare. Uno dei capi strappò di dosso al missionario il crocifisso che portava sul petto, definendolo un amuleto usato per ingannare la gente. Uno dei capi domandò al missionario se avrebbe continuato a pregare e a fare pregare la gente, e il martire rispose che avrebbe pregato ancora di certo, fino alla morte. Sull'orlo del fossato giaceva il cavallo del missionario, tagliato a pezzi. Gli aggressori percossero selvaggiamente il missionario chiedendogli se voleva fare la stessa fine del cavallo. Il missionario rispose che non sperava di avere salva la vita e che acconsentire alle loro richieste equiverrebbe a suicidarsi. Gli aggressori risposero urlandogli dietro con scherno che avrebbe vissuto, chiamandolo gran signore. Arrivati al villaggio di Ambohitsara, il primo uomo che aveva percosso il missionario gli rinfacciò di costringere a ritornare le donne ripudiate e divorziate, proponendogli un matrimonio sarcastico. Il Padre supplicò di non essere oltraggiato per simili cose. Altri aggressori proposero al missionario di insegnare loro a usare le armi contro i bianchi in cambio della liberazione. Il beato rispose che non era venuto per insegnare a combattere e che avrebbe continuato a insegnare a pregare fino alla morte per aiutare a salvare le anime. Proseguendo il cammino, un rivoltoso raccontò di un'inquietudine che lo tormentava dopo l'arresto, confessando di aver cercato invano due volte di sparare sul missionario senza che il colpo partisse. Un altro rivoltoso scagliò una grossa pietra contro la schiena del prigioniero dicendo che, trattandosi di uno che prega, non poteva essere condotto al campo perché avrebbe profanato i feticci. I Ménalamba giunsero ad Ambohitra, villaggio convertito dal missionario, portando un centinaio di capi di bestiame razziati mentre pioveva. Padre Berthieu implorò gli abitanti di dargli un panno perché aveva molto freddo. Gli abitanti, terrorizzati, non soccorsero il missionario per timore di rappresaglie. Passando davanti alla chiesa dove aveva esercitato il ministero, il missionario manifestò il desiderio di entrarvi ma gli fu proibito. Il missionario si inginocchiò davanti alla porta della chiesa e recitò ad alta voce il Padre Nostro e l'Ave Maria stringendo la corona del rosario. I Ménalamba si fecero beffe di lui e dei suoi amuleti. Il beato rispose con dolcezza che non si trattava di amuleti, ma di un crocifisso che rappresenta il Salvatore degli uomini. I carnefici, adirati, percossero il martire con il calcio dei fucili. Il martire mormorò che la sua carne tremava al cospetto della morte ma la sua anima non aveva paura perché dopo la morte sarebbe andato dal Padre. La marcia riprese tra insulti e volgarità. Il padre era estenuato dalla perdita di sangue, dalla fatica del viaggio e bagnato di sudore. Giacomo Berthieu fu scacciato per tre volte dalle missioni. Alcuni uomini si staccarono dal gruppo per tornare a casa perché si faceva buio. Gli altri uomini non se la sentivano di fare la guardia al prigioniero di notte per timore di essere inseguiti e catturati dai soldati francesi e temendo che il prigioniero potesse profanare i feticci a causa degli amuleti potenti che portava con sé. Il missionario fu trascinato a circa cinquanta metri fuori del villaggio di Ambiatibe e fucilato. Prima di morire, il beato chiese di poter pregare per i suoi uccisori con la faccia rivolta a oriente. Un capo si avvicinò al prigioniero offrendogli salva la vita, nominandolo capo e consigliere se avesse rinunciato alla sua religione e smesso di ingannare la gente. Il prigioniero rifiutò categoricamente la proposta affermando di preferire la morte. I sei uomini del plotone d'esecuzione furono invasi da una paura misteriosa. Quattro dei sei soldati del plotone fallirono il bersaglio. Padre Berthieu cadde a terra soltanto al quinto e al sesto colpo. Al missionario fu fracassata la testa con un randello. Il corpo fu gettato in un fiume vicino infestato dai caimani per evitare che gli abitanti del villaggio subissero le ire dei francesi. Giacomo Berthieu morì ad Ambiatibé in Madagascar l'otto giugno 1896, essendo riconosciuto come martire e ucciso in odio alla fede. Il missionario fu beatificato da San Paolo VI il diciassette ottobre 1965 e canonizzato da Papa Benedetto XVI il ventuno ottobre 2012.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Giacomo Berthieu?

La memoria liturgica di San Giacomo Berthieu si celebra l'otto giugno.

En Ambiatibes en Madagascar, beato Giacomo Berthieu, sacerdote de la Compañía de Jesús y mártir, que en paz como en guerra se esforzó con dedicación por el Evangelio y, expulsado por tres veces de las misiones, golpeado y repetidamente invitado en vano a la apostasía, fue finalmente asesinado en odio a la fe. — Martirologio Romano