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9 de julio

San Gregorio María (Pier Luigi) Grassi

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e la vocazione

San Gregorio Maria Grassi nacque il tredici dicembre 1833 a Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria, nel cuore del Piemonte. Al sacro fonte del battesimo fu chiamato con il nome di Pier Luigi. I suoi genitori, Giovan Battista Grassi e Paola Francesca Moccagatta, appartenevano al ceto degli onesti borghesi e possidenti locali. All'età di undici anni ricevette la Prima Comunione, servendo come piccolo chierichetto nel Santuario della Madonna delle Grazie a Castellazzo e dintorni. Proprio ai piedi dell'altare di quel venerato santuario avvertì chiaramente il primo germoglio della sua vocazione religiosa. Un successivo incontro con due frati francescani, giunti in pellegrinaggio al santuario dalla città di Bologna, consolidò definitivamente la sua sacra intenzione. Nel 1848, avendo ottenuto il pieno consenso dei genitori e giunto all'età di quindici anni, entrò nel Convento dei Frati Minori di Bologna. Il secondo giorno di novembre dello stesso anno fu inviato a Montiano, in provincia di Forlì, per iniziare il tempo del noviziato. Durante questo percorso di formazione spirituale mutò il proprio nome di battesimo in quello di Gregorio Maria. Il convento di Montiano, situato a sud di Cesena, custodiva una Regola particolarmente rigida e rigorosa. Il giovane novizio vi emise la sua professione religiosa il quattordici dicembre 1849. Da Montiano si trasferì dapprima a Parma e successivamente a Bologna per completare regolarmente i propri studi liceali e teologici. Nella città felsinea condivise gli anni di studio con numerosi compagni che sarebbero divenuti in seguito vescovi e missionari. Nel mese di agosto del 1856 ricevette la sacra ordinazione presbiterale.

La partenza per le missioni d'Oriente

Sentendo ardere nel cuore il grande ideale missionario, ottenne dai propri superiori il permesso di recarsi a Roma presso il Collegio Francescano per le Missioni. Nel 1861, insieme a un drappello di confratelli missionari e munito della speciale benedizione di papa Pio IX, s'imbarcò alla volta dell'Estremo Oriente. Durante il lungo viaggio per mare, il religioso sostò per un certo periodo in terra di Palestina. Arrivato a Porto Said, venuto a conoscenza che una nave era in procinto di salpare direttamente verso il Tonchino, padre Gregorio si precipitò a Suez ottenendo di far parte dell'equipaggio. Alla fine di ottobre del 1861 giunse finalmente alla meta che gli era stata originariamente assegnata nello Scian-tong. In quella regione fu accolto calorosamente da un suo lontano parente, il Vicario Apostolico Moccagatta, anch'egli originario di Castellazzo Bormida. La sua permanenza nello Scian-tong non fu tuttavia prolungata, poiché ricevette la disposizione superiore di trasferirsi nella lontana provincia cinese dello Scian-si. La capitale dello Scian-si era Tai-yuen-fu, una delle città più celebri e antiche dell'intero impero cinese, situata strategicamente a settecentottanta metri sopra il livello del mare. Grazie alla sua eccellente conoscenza della lingua cinese, gli venne subito affidato l'importante incarico di Rettore del seminario locale. Oltre a ciò, fu nominato confessore del numeroso orfanotrofio femminile della città. Egli si dedicò con zelo alla cura spirituale dei cristiani del circondario, recandosi presso di loro durante le festività principali per esercitare un apostolato diretto e personale. Avendo una particolare passione per la musica sacra, coltivava con cura il canto, che nelle modulazioni semplici del popolo cinese assumeva una struggente e profonda melodia. Tutte le devozioni pubbliche praticate in Cina erano tradizionalmente accompagnate dal canto. Padre Gregorio Grassi trascorse i primi dodici anni della sua attività missionaria in terra cinese infondendo tra quei cari popoli le energie più vive di una intensa giovinezza. Durante questi primi anni di permanenza sul campo acquisì una preziosa ed estesa esperienza dei luoghi e degli uomini, che si sarebbe rivelata utilissima per il prosieguo della sua lunga e faticosa carriera missionaria.

L'episcopato e le prove nello Shan-si

All'età di quarantatré anni, in seguito alla morte improvvisa di monsignor Carnevale che fungeva da coadiutore dell'anziano Vicario Apostolico Moccagatta, padre Gregorio Maria Grassi fu scelto dai superiori per succedergli nell'alto incarico. Il diciannovescio novembre 1876 venne solennemente consacrato vescovo titolare di Ortosia con il preciso diritto di successione nel territorio dello Shan-si. La sacra cerimonia della consacrazione episcopale ebbe luogo nella cattedrale di Tai-yuen-fu ed fu celebrata dal Vicario Apostolico di Pechino. Quest'ultimo aveva dovuto sostituire monsignor Moccagatta, il quale versava in condizioni di salute gravemente compromesse. Subito messo all'opera senza risparmio di forze, il presule intraprese la faticosa visita pastorale nell'immenso territorio affidato alla sua cura. Nel mese di aprile del 1877 si recò personalmente nel distretto di Ta-tong-fu, situato alla notevole distanza di ben quattrocentocinquanta chilometri dalla capitale. Nel 1878 la nazione cinese fu colpita da una spaventosa e devastante carestia che spopolò intere città e campagne. Nel solo territorio dello Shan-si la morsa della fame mieté dai sette agli otto milioni di vittime umane. La sola città di Tai-yuen-fu registrò centomila morti a causa della gravissima carestia. Subito dopo il flagello della fame, si diffuse rapidamente una terribile epidemia di peste. Monsignor Grassi fu uno dei primi a contrarre il morbo mentre prodigava cure e conforto agli ammalati. Rimase per ben sedici giorni sospeso tra la vita e la morte prima di riuscire a riprendersi e a scampare miracolosamente alla pestilenza. Dopo una lunghissima convalescenza, riprese immediatamente i suoi viaggi apostolici, recandosi dapprima sui Monti Occidentali e successivamente alla Prefettura di Lu-ngan-fu. Nel 1886 la sua opera instancabile lo condusse al di là della Grande Muraglia. Visitò ovunque gli sperduti villaggi che si trovavano ancora in preda alla miseria lasciata dalla precedente carestia. Confortò e confermò nella fede i cristiani cinesi che da lunghissimo tempo non ricevevano la visita di un missionario e ancor meno di un vescovo. La sua intensa, faticosa e prolungata attività missionaria è ampiamente documentata da una numerosa e ricca corrispondenza epistolare. Nelle sue lettere raccontava con viva partecipazione le conquiste apostoliche, la gioia profonda delle conversioni, le dure tribolazioni subite e la grande consolazione di poter contare su validi collaboratori missionari e su buoni catechisti cinesi.

Le opere pastorali e l'avanzata della persecuzione

Il sesto giorno di settembre del 1891 si spense il venerando monsignor Moccagatta. Con la sua scomparsa, l'intera e pesante responsabilità del Vicariato dello Shan-si ricadde interamente sulle spalle di monsignor Grassi. Il suo impegno pastorale crebbe ulteriormente, portando alla fondazione e costruzione di scuole di ogni ordine e grado, oltre all'ampliamento di quelle istituzioni che già esistevano. Consolidò con fermezza il Seminario indigeno per la formazione dei futuri sacerdoti locali. Nel 1891 facilitò e progettò la nascita del primo convento francescano nella località di Tong-eul-kon. Nel corso dei suoi lunghi quaranta anni di missione in terra straniera, edificò, restaurò o abbellì circa sessanta chiese e oratori destinati al culto divino. Diede inoltre inizio alla costruzione del grande ospedale nella città di Tai-yuen-fu, edificio che purtroppo fu in seguito demolito durante gli anni della persecuzione. Curò con particolare dedizione l'accoglienza, la protezione e la crescita di oltre duecento orfanelle, affidate alla cura premurosa di suore chiamate appositamente ad aiutarlo in questo delicato compito di carità. L'aspetto esteriore del vescovo rifletteva la sua anima: era un uomo integro, profondamente virtuoso, dall'aspetto austero e magro, impreziosito da una barba veneranda e caratterizzato da un modo di parlare asciutto e deciso. Amava visceralmente la semplicità e la rigorosa povertà evangelica e francescana. Indossava abitualmente la lunga tunica propria dei missionari cinesi. La sua croce pettorale da vescovo era realizzata in semplice ottone, segno della sua umiltà. Il ventisette giugno 1900 cominciarono a manifestarsi chiaramente a Tai-yuen-fu le prime e minacciose avvisaglie della feroce persecuzione scatenata dai Boxers. I Boxers erano comandati dallo spietato viceré Yü-sien e fomentati direttamente dall'imperatrice settantenne Tz-hsi. Nelle prime fasi vennero date alle fiamme le abitazioni e la chiesa dei Protestanti, che erano stati attaccati per primi in quanto ritenuti più facoltosi. Nonostante i tentativi generosi ma purtroppo non riusciti di mettere in salvo i giovani seminaristi e alcuni sacerdoti anziani, il viceré ordinò il trasferimento forzato dell'Orfanotrofio all'interno di una pagoda buddista il giorno successivo. Il cinque luglio i vescovi Grassi e Fogolla, insieme ai missionari, alle suore, ai seminaristi e a dieci fedeli domestici cristiani, furono condotti sopra alcuni carri verso un edificio adibito ad albergo, che fungeva di fatto da prigione. Il trasferimento fu compiuto sotto la scorta di mandarini e soldati che avrebbero dovuto teoricamente proteggerli. I prigionieri rimasero confinati in tale stato di privazione fino al nove luglio 1900.

Il martirio e la gloria dei santi

Il nove luglio 1900, con un crudele inganno, i prigionieri furono tutti trasportati all'interno del cortile del tribunale di Tai-yuen-fu verso le ore quattro del pomeriggio. Lì furono barbaramente massacrati a colpi di sciabolate, e molti di essi subirono la decapitazione. Le religiose presenti furono le ultime ad essere uccise per mano dei persecutori. Anche i protestanti subirono la medesima sorte tragica riservata ai cattolici. I corpi straziati e mutilati furono lasciati vilmente all'offesa della plebaglia pagana sino al calare della sera. Successivamente, le spoglie furono ammassate senza pietà in una fossa comune scavata presso le mura della città, nelle vicinanze della Grande Porta Orientale. I corpi rimasero abbandonati in quel luogo per tre giorni interi, esposti alla voracità dei cani e degli uccelli rapaci. Soltanto per timore che scoppiasse una pestilenza a causa della decomposizione, i resti furono infine sepolti alla rinfusa fuori dalle mura cittadine, mescolati insieme alle ossa anonime di mendicanti e di delinquenti giustiziati. Solo grazie al successivo e fermo intervento delle Potenze Occidentali, la fazione dei Boxers venne infine dispersa. Nel mese di gennaio del 1901 fu finalmente possibile procedere all'esumazione dei corpi per conferire loro una degna e onorevole sepoltura cristiana. Nel corso dei decenni successivi, la Chiesa cattolica ha solennemente riconosciuto la santità di questi eroici testimoni della fede. I martiri in Cina erano stati precedentemente beatificati in vari gruppi distinti, a partire dal 1746 sotto il pontificato di papa Clemente XIII fino all'epoca di Pio XII nel 1951. La Chiesa ha beatificato una porzione numerosa di questa folla immensa di martiri di cui si è potuto istruire regolari processi con la relativa documentazione: ottantacinque di essi furono beatificati in due distinti gruppi negli anni 1946 e 1955. Tra questi, il gruppo di ventinove martiri appartenenti all'Ordine Francescano, che erano stati uccisi dai fanatici Boxers proprio il nove luglio 1900 a Tai-yuen-fu e capeggiati liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, fu beatificato il ventisette novembre 1946 da papa Pio XII. Molti di questi martiri, compresi i ventinove citati, sono stati progressivamente innalzati agli onori degli altari attraverso la canonizzazione. Infine, il primo ottobre del 2000, il sommo pontefice Giovanni Paolo II ha celebrato la solenne canonizzazione di un gruppo complessivo di centoventi martiri in Cina, suggellando per sempre con il sigillo della santità universale il sacrificio supremo di San Gregorio Maria Grassi e dei suoi compagni di fede.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Gregorio María Grassi?

La memoria liturgica di San Gregorio María Grassi si celebra il nove luglio, giorno in cui subì il martirio a Tai-yuen-fu nel 1900.

Di cosa è patrono San Gregorio María Grassi?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati attribuiti a San Gregorio María Grassi.