31 de enero
San Juan Bosco
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza
San Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 a Castelnuovo d'Asti, località oggi nota come Castelnuovo Don Bosco, nella regione Becchi. Venne al mondo da Francesco e dalla Serva di Dio Margherita Occhiena, la quale lo educò con cura alla fede e alla pratica coerente del messaggio evangelico. Fin dalla fanciullezza visse una condizione segnata da fatiche e difficoltà, affrontando una dura fanciullezza che temprò il suo carattere dinamico e concreto. All'età di nove anni, un sogno straordinario gli rivelò quella che sarebbe stata la sua futura missione dedicata all'educazione della gioventù. Giovanissimo, diede prova del suo zelo fondando fra i coetanei la Società dell'allegria, un sodalizio basato sulla lotta al peccato e sulla crescita comune nella virtù. Proseguendo il suo cammino di formazione, entrò nel seminario teologico di Chieri, compiendo i passi necessari verso la consacrazione definitiva.
Il sacerdozio e gli inizi a Torino
Ricevette l'ordinazione presbiterale nel 1841, dando inizio a un luminoso ministero sacerdotale. Subito dopo, intraprese un triennio di teologia morale pratica presso il Convitto Ecclesiastico di San Francesco d'Assisi in Torino, frequentando la scuola del teologo Luigi Guala e del santo Cafasso. Don Bosco fu l'allievo che diede maggior lustro al suo grande maestro di vita sacerdotale San Giuseppe Cafasso, suo compaesano. Entrambi sbocciarono come perle di santità nel medesimo convitto torinese. Il periodo trascorso in questa istituzione risultò propizio per porre solide basi alla sua futura opera educativa tra i giovani grazie a tre fattori determinanti. Il primo fattore fu l'incontro con un eccezionale educatore che comprese le sue doti e stimolò le sue potenzialità. Il secondo fattore fu l'impatto diretto con la complessa situazione sociale torinese. Il terzo fattore fu la sua straordinaria genialità volta a trovare risposte concrete ai problemi sociali ed educativi del tempo. Pietro Stella descrisse il giovane sacerdote come un prete simpatico, fattivo, bonario e popolano, definendolo all'occorrenza atleta e giocoliere. Era ampiamente noto come un sacerdote straordinario che compiva profezie di morti che puntualmente si avveravano, godendo di un alone di venerazione perché custodiva in sé qualcosa di singolare concesso direttamente dal Signore. Sapeva leggere i segreti delle coscienze, alternava facezie e confidenze sconvolgenti e riusciva a far sentire ai suoi interlocutori i problemi profondi dell'anima e della salvezza eterna.
L'opera degli oratori e la nascita di Valdocco
L'opera salesiana ebbe inizi molto modesti. L'8 dicembre 1841, dopo l'incontro provvidenziale con il giovane Bartolomeo Garelli, Don Bosco iniziò a radunare ragazzi e giovani presso il Convitto di San Francesco per impartire loro il catechismo. Torino si trovava all'epoca in forte espansione a causa della massiccia immigrazione proveniente dalle campagne piemontesi. Il mondo giovanile torinese era in preda a gravi piaghe come l'analfabetismo, la disoccupazione, il degrado morale e la mancata assistenza religiosa. Il santo ebbe il grande merito di intuire il profondo disagio sociale e spirituale degli adolescenti che subivano il difficile passaggio dal mondo agricolo a quello preindustriale. La pastorale tradizionale si rivelava solitamente inadeguata per quegli adolescenti in transizione. Don Bosco e altri giovani sacerdoti compresero che l'oratorio poteva costituire una risposta efficace a quella situazione critica. Il primo tentativo di oratorio fu compiuto da Don Giovanni Cocchi nel 1840 nella zona di Vanchiglia con l'oratorio dell'Angelo Custode. Don Bosco intitolò invece il suo primo oratorio a San Francesco di Sales. Questa prima esperienza fu ospitata nell'Ospedaletto e nel Rifugio della Serva di Dio Giulia Colbert, marchesa di Barolo. Dal 1841 Don Bosco collaborò all'oratorio con il teologo Giovanni Battista Borel. Quattro anni dopo, trasferì la sede nella vicina Casa Pinardi, dalla quale si sviluppò progressivamente la struttura odierna di Valdocco, saldamente legata all'intera opera salesiana. Spinto da uno zelo pastorale instancabile, nel 1847 avviò anche l'oratorio di San Luigi presso la stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Il contesto storico e il metodo pedagogico
Il Risorgimento italiano provocò un chiarimento necessario nell'esperienza degli oratori torinesi, facendo emergere due differenti linee tra i sacerdoti responsabili. Don Cocchi seguiva una linea apertamente politicizzata, al punto che nel 1849 aveva tentato di coinvolgere i suoi giovani nella battaglia di Novara. Don Bosco seguiva invece una linea rigorosamente spirituale e religiosa. La linea di Don Bosco prevalse quando nel 1852 l'arcivescovo monsignor Luigi Fransoni lo nominò responsabile dell'Opera degli Oratori, affidando alle sue cure anche l'oratorio dell'Angelo Custode. La principale preoccupazione di Don Bosco rimase sempre di tipo religioso-morale per salvare le anime della gioventù. Non si accontentò mai di accogliere soltanto i ragazzi che si presentavano spontaneamente, ma si organizzò metodicamente per raggiungerli nei luoghi in cui vivevano. La salvezza dell'anima costituiva l'obiettivo finale, mentre la formazione di buoni cristiani e onesti cittadini rappresentava l'obiettivo immediato. Concepì gli oratori come luoghi di aggregazione, ricreazione, evangelizzazione, catechesi e promozione sociale attraverso l'istituzione di scuole professionali. L'amorevolezza fu il supremo principio pedagogico adottato da Don Bosco, il quale faceva continuamente notare che non bastava amare i giovani, ma occorreva che essi percepissero concretamente di essere amati. Un grande frutto di questa visione fu il celebre metodo preventivo. Don Bosco diffuse ovunque l'invito alla vera felicità attraverso il celebre detto 'State allegri, ma non fate peccati'. Sempre attento ai segni dei tempi, individuò nei collegi un valido strumento educativo, la cui attività fu regolamentata da un'opportuna legislazione nel 1849, e nel 1863 aprì un piccolo seminario presso Mirabello, nella diocesi di Casale Monferrato.
Fondazioni e espansione missionaria
Don Bosco fu straordinariamente attivo e godette sin dall'inizio dell'ausilio di numerosi sacerdoti e laici, uomini e donne. Versatile e dotato di un'intelligenza eccezionale, possedeva anche un notevole fiuto imprenditoriale. Considerava la stampa un fondamentale strumento di divulgazione culturale, pedagogica e cristiana, operando direttamente come scrittore ed editore. Tra le sue principali pubblicazioni si annoverano la 'Storia d'Italia', il volume 'Il sistema metrico decimale' e la fortunata collana intitolata 'Letture Cattoliche'. Scrisse inoltre alcune biografie di ragazzi esemplari, tra cui spicca quella del quindicenne San Domenico Savio, il quale aveva compreso la lezione della santità nello stare molto allegri e nell'adempimento perfetto dei doveri quotidiani. Redasse anche le vite di Francesco Besucco, di Michele Magone e del compagno di scuola Luigi Comollo. Per dare stabilità alla sua opera, fondò a Torino la Società di San Francesco di Sales, congregazione di sacerdoti detta dei Salesiani. Nel 1872 fondò a Mornese le Figlie di Maria Ausiliatrice insieme a Santa Maria Domenica Mazzarello, un istituto nato per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. Una svolta decisiva nell'orizzonte salesiano avvenne quando Don Bosco si sentì fortemente coinvolto dalla nuova sensibilità missionaria del Concilio Ecumenico Vaticano I. Sostenuto dal pontefice Beato Pio IX e da vari vescovi, nel 1875 inviò i primi salesiani in America Latina. Questo primo gruppo missionario era capeggiato dal Cardinale Giovanni Cagliero e aveva come compito principale l'apostolato tra gli emigrati italiani. Successivamente, i missionari estesero la loro attività dedicandosi all'evangelizzazione delle popolazioni indigene, un'opera che culminò con il battesimo conferito da Padre Domenico Milanesio al Venerabile Zeffirino Namuncurà, figlio dell'ultimo grande cacico delle tribù indios araucane. Don Bosco istituì inoltre l'Unione dei Cooperatori Salesiani per ottenere preziosi frutti di fede e carità.
Difficoltà, ultimi anni e glorificazione
L'opinione pubblica contemporanea apprezzò ampiamente la preziosa opera di promozione sociale compiuta da Don Bosco, sebbene la stampa laica gli fu sempre avversa. Alla sua morte, la Gazzetta del Popolo si limitò a citarne cognome, nome ed età nell'elenco dei defunti, mentre la Gazzetta Piemontese riservò un articolo redazionale per discuterne meriti e demeriti. La personalità di Don Bosco era forte ed intraprendente e necessitava di particolare autonomia, circostanza che lo portò ad avere ripetuti scontri con due arcivescovi torinesi: Ottaviano Riccardi di Netro e Lorenzo Gastaldi. Di contro, Papa Pio IX apprezzò, appoggiò costantemente e senza riserve il suo operato, e la sua intercessione permise all'opera salesiana di espandersi su scala amplissima. Giovanni Bosco morì piamente a Torino il 31 gennaio 1888. Il Beato Michele Rua gli succedette alla guida della congregazione. La salma fu inizialmente sepolta nella chiesa dell'istituto salesiano di Valsalice e successivamente trasferita nella basilica di Maria Ausiliatrice, da lui stesso fatta edificare. Grande ammiratore del santo fu il pontefice Pio XI, il quale lo beatificò il 2 giugno 1929 e lo canonizzò il 1° aprile 1934. La città di Torino gli ha dedicato una strada, una scuola e un grande ospedale. Nel 1988, in occasione del centenario della morte, Giovanni Paolo II visitò i luoghi donboschiani e lo dichiarò ufficialmente Padre e Maestro della gioventù. La stirpe di santità generata da Don Bosco comprende attualmente 5 santi, 51 beati, 8 venerabili e 88 servi di Dio all'interno della Famiglia Salesiana.
Una vida entregada a los jóvenes
La andadura terrenal de Juan Bosco comenzó en 1815 en Castelnuovo d'Asti. Tras un período de formación en Chieri, su camino espiritual alcanzó un hito fundamental con su ordenación presbiteral en el año 1841. Ese mismo año, conmovido por la situación de abandono de tantos muchachos en la ciudad de Turín, inició las actividades del oratorio. Este espacio no solo ofrecía refugio físico, sino un hogar espiritual donde los jóvenes podían formarse como buenos cristianos y honrados ciudadanos.
Con el fin de asegurar la continuidad de esta obra de misericordia, fundó en Turín la Sociedad de San Francesco di Sales y, posteriormente, en Mirabello, extendió su labor educativa. En 1872, junto a santa María Dominga Mazzarello, dio vida al Instituto de las Hijas de María Auxiliadora para la atención de las niñas. Su celo apostólico no conoció fronteras, lo que le llevó a enviar la primera expedición misionera a América Latina en 1875, expandiendo así su carisma más allá de los confines europeos.
El culto y la memoria
Tras una vida de entrega absoluta que se apagó en Turín en 1888, la fama de santidad de Juan Bosco no dejó de crecer. La Iglesia universal reconoció formalmente sus virtudes heroicas y su extraordinaria contribución a la evangelización en 1934, año en que fue solemnemente canonizado por el papa Pío XI. Su memoria litúrgica se celebra cada 31 de enero, día en que los fieles recuerdan su mirada paternal y su inquebrantable confianza en la juventud.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giovanni Bosco?
La memoria liturgica e la ricorrenza nel Martirologio Romano si celebrano il 31 gennaio.
Di cosa è patrono San Giovanni Bosco?
San Giovanni Bosco è patrono dei giovani, delle scuole cattoliche e degli artigiani.
Memoria de san Juan Bosco, sacerdote: después de una dura infancia, ordenado sacerdote, dedicó todas sus fuerzas a la educación de los adolescentes, fundando la Sociedad Salesiana y, con la colaboración de santa María Doménica Mazzarello, el Instituto de las Hijas de María Auxiliadora, para la formación de la juventud al trabajo y a la vida cristiana. En este día en Turín, después de haber cumplido muchas obras, pasó piadosamente al banquete eterno. — Martirologio Romano