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21 de junio

San Lázaro

Mendigo y leproso

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini del nome e la parabola evangelica

Il nome Lazzaro deriva originariamente dall'ebraico Eleazaro, un termine che significa colui che è assistito da Dio. La figura di riferimento è il personaggio della parabola del ricco epulone e del povero mendicante lebbroso, raccontata da Gesù e riportata esclusivamente nel Vangelo di san Luca ai capitoli sedici, versetti dal diciannovesimo al trentunesimo. Questa parabola costituisce l'unico caso all'interno dei racconti evangelici in cui un personaggio di fantasia riceve un nome proprio. Nel corso del tempo, vari personaggi minori dei racconti evangelici hanno ricevuto culto, ricordo perenne e titolo di santo nella tradizione cristiana. Pur essendo il protagonista di un racconto di fantasia, nel tempo si è instaurata una devozione verso Lazzaro come se fosse realmente esistito. Lazzaro della parabola non va confuso con Lazzaro di Betania, che fu resuscitato da Gesù. La parabola di Gesù contiene un insegnamento universale e molto sentito, soprattutto nei tempi antichi, volto a mostrare ai farisei e a tutti gli avari dove conducono le ricchezze usate per soddisfare il proprio egoismo.

Il racconto narra di un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e faceva splendidi banchetti ogni giorno. Un mendicante di nome Lazzaro giaceva alla porta del ricco, coperto di piaghe e desideroso di sfamarsi con gli avanzi della mensa del ricco, ma nessuno dava da mangiare al mendicante Lazzaro. In questa situazione di estrema emarginazione, i cani andavano a leccare le piaghe di Lazzaro. Il povero Lazzaro morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo, mentre anche il ricco epulone morì e fu sepolto. Il ricco epulone, trovandosi nell'inferno tra i tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo con Lazzaro accanto. Il ricco gridò chiedendo a padre Abramo di avere pietà di lui e di mandare Lazzaro a bagnargli la lingua con la punta di un dito intinto nell'acqua a causa delle fiamme.

Il dialogo nell'aldilà e l'insegnamento morale

Abramo rispose al ricco ricordandogli che egli aveva ricevuto i beni in vita mentre Lazzaro i mali, spiegando che ora Lazzaro è consolato mentre il ricco è tormentato. Abramo aggiunse che tra loro è stato fissato un grande abisso invalicabile in entrambe le diREZioni. Il ricco supplicò allora Abramo di mandare Lazzaro a casa di suo padre per ammonire i suoi cinque fratelli ed evitatgli quel luogo di tormento. Abramo rispose che i fratelli hanno Mosè e i Profeti e devono ascoltarli. Il ricco insistette dicendo che se qualcuno dei morti fosse andato da loro, si sarebbero ravveduti. Abramo replicò che se non ascoltano Mosè e i Profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti. La parabola riportata da Luca costituisce un'antitesi sociale e religiosa che esalta la povertà come modello di protezione divina. Lazzaro dimostra pazienza nel suo stato umiliante e penoso di mendicante ammalato di fronte al trattamento sprezzante del ricco gaudente. Lazzaro pensa al Paradiso, identificato con il seno di Abramo, promesso da Gesù ai poveri di spirito. Il Signore vede l'animo di Lazzaro e lo fa trasportare in trionfo dagli angeli nella beatitudine eterna subito dopo la morte. Lazzaro sopportò la sua condizione con rassegnazione unita alla speranza del Paradiso e alla fiducia in Dio.

Le riflessioni dei Padri della Chiesa e la posterità artistica

San Giovanni Crisostomo descrive Lazzaro precedentemente disprezzato nel vestibolo dell'epulone e ora radiante nel seno di Abramo. San Giovanni Crisostomo descrive Lazzaro circondato da cani e piaghe e poi circondato da angeli. San Giovanni Crisostomo descrive Lazzaro nella fame e poi nell'abbondanza, nella lotta e poi vincitore incoronato, nei travagli e poi nel premio. La parabola offre spunti di riflessione tra cui la sepoltura splendida del ricco e la similitudine tra il seno di Abramo e il Paradiso cristiano. La parabola attesta l'esistenza del tormento infernale e attesta l'impossibilità di passare dai morti ai vivi e tra le anime elette e quelle in tormento private della visione di Dio. La parabola incita a seguire gli insegnamenti di persone incaricate da Dio di trasmettere leggi e volontà senza attendere prove straordinarie. La figura di Lazzaro e la scena del banchetto hanno ispirato la fantasia degli artisti in tutti i secoli. Gli artisti hanno raffigurato Lazzaro contribuendo a innalzarlo a simbolo della povertà e della sofferenza premiate da Dio se accettate con rassegnazione e speranza nella Misericordia Divina. Lazzaro fu considerato un santo nonostante la sua figura fosse fantasiosa e simbolica, sebbene il moderno Martirologio Romano non faccia più menzione di Lazzaro.

Il patrocinio, i lazzaretti e l'eredità linguistica

Il santo è stato considerato il patrono dei lebbrosi. La lebbra era una malattia molto più diffusa in passato in molte parti del mondo rispetto a oggi. Dal nome del santo è scaturita la denominazione di lazzaretto. Il lazzaretto è un tipo di ricovero e cura destinato ai lebbrosi o ai malati infettivi da mantenere in isolamento. Il primo lazzaretto è sorto a Venezia nell'isola di San Lazzaro. Il nome del santo è oggi poco usato e chi porta oggi questo nome si riferisce certamente a un altro san Lazzaro. In Spagna il nome del santo ha assunto un significato peggiorativo equivalente a pezzente. Dal significato spagnolo è derivato a Napoli il termine lazzarone. Il termine lazzarone è stato introdotto al tempo dell'occupazione spagnola e di Masaniello. Il termine lazzarone indica uno straccione, un popolano, un mascalzone o un pezzente.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Lazzaro?

La ricorrenza di San Lazzaro si celebra il ventuno giugno.

Di cosa è patrono San Lazzaro?

San Lazzaro è stato considerato il patrono dei lebbrosi.