Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

14 de enero

San Lázaro Devasahayam Pillai

Padre de familia, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini, formazione e incontro con la fede

Nilak, espanso in Nilakanta o Neelakanta Pillai, nacque a Nattalam, nel distretto di Kanyakumari dello Stato indiano del Tamil Nadu, il 23 aprile 1712. La sua famiglia apparteneva all'élite sociale dell'epoca: suo padre era Vasudevan Namboodhiri, un brahmino, mentre sua madre era Devaki Amma, appartenente al gruppo guerriero multicasta dei Nair. Educato secondo il suo rango, raggiunse un notevole livello culturale, conoscendo le lingue tamil e malayam ed emergendo come esperto nell'arte della guerra. Grazie a tali doti ed encomiabili qualità, entrò al servizio di Marthanda Varma, maharaja di Travancore, ricoprendo l'incarico di alto funzionario di corte. In quello stesso contesto sociale contrasse matrimonio con una giovane di nome Bhargaviamma, appartenente al suo medesimo ceto.

Nel 1742 conobbe Eustachius de Lannoy, un ufficiale di marina francese fatto prigioniero di guerra dal maharaja. Il sovrano aveva risparmiato la vita a de Lannoy a patto che diventasse suo consigliere militare e addestratore delle guardie del palazzo. Neelakanta fece amicizia con de Lannoy, il quale iniziò a parlarvi della fede cristiana. In seguito, a causa di una cattiva amministrazione, Neelakanta perse i suoi beni e cadde in povertà, temendo fortemente di perdere il rispetto altrui. Il capitano de Lannoy notò la sua tristezza, lo invitò a confidarsi e gli spiegò il senso profondo della sofferenza raccontandogli la storia biblica di Giobbe.

Toccato nel profondo da quell'ascolto e dal conforto ricevuto, Neelakanta chiese di poter diventare cristiano. Il capitano de Lannoy lo presentò al gesuita padre Giovanni Battista Buttari, che lo seguì amorevolmente nei nove mesi di catecumenato necessari alla preparazione. Il 14 maggio 1745 Neelakanta ricevette il Battesimo secondo il rito latino della Chiesa Cattolica. Al momento del sacramento dichiarò pubblicamente di non essere stato costretto, di agire per propria volontà, di conoscere il proprio cuore e di aver deciso fermamente di seguire Dio per tutta la vita. In quella circostanza ricevette il nome cristiano di Lazzaro, che significa Aiuto di Dio, reso in lingua tamil con Devasahayam.

La testimonianza, la persecuzione e il martirio

Subito dopo aver ricevuto il battesimo, Lazzaro iniziò a predicare il Vangelo a chi gli stava attorno, annunciando nelle sue parole che tutti gli uomini sono uguali, senza alcuna distinzione di caste. La sua intensa opera di diffusione della fede provocò ben presto l'ostilità di alcuni brahmini locali. Anche sua moglie chiese e ottenne il Battesimo, assumendo il nome cristiano di Teresa, o Gnanapoo Ammaal in tamil. Di fronte alla crescente diffusione del cristianesimo, il 23 febbraio 1749 il maharaja fece arrestare Lazzaro con l'accusa di alto tradimento e gli ordinò categoricamente di ritornare all'induismo. Rinchiuso in una cella strettissima e messo in catene, subì la pronuncia di una condanna a morte che fu tuttavia inizialmente rinviata.

Durante la lunga prigionia, Lazzaro affrontò svariate umiliazioni e torture fisiche e morali. Venne portato per sedici giorni lungo le vie della capitale adornato con una ghirlanda di fiori della corona collegati a Shiva e accompagnato dal suono assiduo di tamburi, rispondendo agli insulti e alle provocazioni unicamente con la preghiera. Fu caricato in groppa a un bufalo, tradizionale cavalcatura della divinità induista della morte Yama, e venne flagellato spietatamente con bastoni di legno di tamarindo. Successivamente fu legato a un albero nella località di Peruvillai ed esposto direttamente alle intemperie. Nonostante le sevizie, non smise mai di pregare, predicare e raccontare la Passione di Cristo, incoraggiando i numerosi visitatori a restare saldi nella fede e insegnando agli induisti i rudimenti del cattolicesimo.

Condannato nuovamente a morte per aver esortato il popolo a non ubbidire a una legge ingiusta che imponeva tasse ulteriori ai cristiani, anche questa seconda sentenza fu temporaneamente revocata. Il suo ultimo luogo di prigionia fu stabilito ad Aral Kurusady, noto anche come Aralvaimozhy, agli estremi confini del regno. Per ordine severo del maharaja non avrebbe dovuto ricevere alcuna visita, ma molti cristiani delle vicinanze sfidarono i divieti per recarsi da lui. Sua moglie si recò al suo cospetto in lacrime, e lui la congedò con amore, esortandola a confidare interamente in Gesù. Riuscì a ricevere i Sacramenti in modo clandestino, specialmente durante la notte, sebbene non molto spesso. Trascorreva il tempo rimanente pregando, digiunando anche nei giorni non prescritti e leggendo ad alta voce testi religiosi e vite dei Santi. I soldati del maharaja posero fine alla sua vita terrena uccidendolo a colpi d'arma da fuoco il 14 gennaio 1752 ad Aral Kurusady, in India. Il suo cadavere fu barbaramente gettato nei contrafforti montani di Kattadimalai.

Il culto, i processi canonici e la canonizzazione

Dopo cinque giorni dal martirio, alcuni fedeli cristiani recuperarono le sue ossa e le seppellirono nella chiesa di San Francesco Saverio a Kottar, edificio che sarebbe poi diventato cattedrale. Una profonda fama di santità e di martirio circondò fin da subito la figura di Lazzaro. Nel 1780 Kariattil Ouseph Malpan inoltrò alla Santa Sede una richiesta ufficiale per la sua canonizzazione. Tuttavia, la difficile situazione dei cattolici di rito latino in India impedì per molti secoli di iniziare formalmente il processo sul presunto martirio. La diocesi di Kottar e la Conferenza Episcopale Indiana promossero con slancio la causa nei primi anni del ventunesimo secolo. La Santa Sede concesse il nulla osta il 22 dicembre 2003, e il successivo processo diocesano si svolse a Kottar dal 3 luglio 2006 al 7 settembre 2008. Gli atti di tale inchiesta diocesana furono formalmente convalidati il 18 marzo 2010.

Nel corso dell'iter, alcuni storici indù dubitarono dell'effettiva persecuzione contro i cristiani nel regno di Travancore durante il periodo dei fatti. Ciononostante, fonti coeve, tra cui l'autorevole opera intitolata Viaggio nelle Indie Orientali del padre carmelitano Paolino di San Bartolomeo, dimostrarono inequivocabilmente che il re puniva con il carcere e la morte i nobili convertiti al cristianesimo. La Positio super martyrio fu consegnata nel 2011 e successivamente esaminata il 15 novembre dello stesso anno dai Consultori Storici della Congregazione delle Cause dei Santi. Trattandosi di una causa di beatificazione di tipo antico o storico, poiché Devasahayam era deceduto da oltre cinquant'anni, l'esame richiese rigore e approfondimento. Il 7 febbraio 2012 i Consultori Teologi si espressero favorevolmente sull'effettivo martirio avvenuto in odio alla fede, parere positivo che fu confermato l'8 maggio 2012 dai cardinali e vescovi membri della Congregazione.

Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto di riconoscimento del martirio di Devasahayam Pillai, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La solenne celebrazione della beatificazione si tenne il 22 dicembre 2012 presso il Carmel Higher Secondary School Campus a Nagercoil, vicino a Kottar, presieduta dal cardinale Amato in qualità di delegato del Santo Padre. La memoria liturgica del primo martire laico indiano fu fissata al 14 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo. Per la definitiva canonizzazione fu esaminato un evento straordinario accaduto in India nel 2013, come riportato dal sito della Congregazione delle Cause dei Santi. Gli esami ecografici di una donna alla quarta settimana di gravidanza avevano rilevato l'assenza di battito cardiaco e di movimento fetale. La donna, di fede cattolica e profondamente devota al Beato Lazzaro, ricevette dai genitori dell'acqua proveniente dal pozzo di Nattalam, luogo natale del beato. La donna bevve l'acqua e continuò a pregare con fede; circa un'ora dopo averla assunta, avvertì chiaramente il movimento del feto. Ulteriori ecografie confermarono la prodigiosa ripresa dell'attività cardiaca fetale, e il bambino nacque sano, in buone condizioni cliniche generali e senza ricorrere al taglio cesareo.

Il 21 febbraio 2020 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che attribuiva tale evento miracoloso all'intercessione del Beato Lazzaro, ricevendo in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Quel decreto aprì definitivamente la strada alla canonizzazione del beato. San Lazzaro Devasahayam Pillai, nato a Nattalam, in India, il 23 aprile 1712, e morto ad Aral Kurusady, in India, il 14 gennaio 1752, rimane un faro luminoso di coerenza cristiana, laicale ed ecclesiale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Lázaro Devasahayam Pillai?

La memoria liturgica del santo si celebra il 14 gennaio, giorno della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrono San Lázaro Devasahayam Pillai?

I documenti storici e biografici non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene sia ricordato come il primo martire laico indiano.