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1 de marzo

San Leone Luca (Leoluca) de Corleone

Abad

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini a Corleone e il contesto storico

Il santo nacque a Corleone indicativamente tra l'ottocento quindici e l'ottocento diciotto. La sua nascita avvenne poco prima che i Saraceni invadessero la Sicilia, segnando profondamente il destino della sua terra d'origine. I genitori gli diedero il nome di Leone al momento del battesimo. La sua famiglia di origine era benestante e possedeva delle terre. I suoi genitori si chiamavano Leone e Teotiste ed erano contadini e pastori. Leone ricevette un'adeguata istruzione sia in ambito religioso sia in ambito civile. Il primo passo dell'agiografia di Leone Luca indica spregio per gli studi profani. L'educazione impartita dai genitori a Leone Luca, menzionata all'inizio della Vita, è interpretabile come un invito a una condotta morigerata e all'umiltà nei costumi. La Vita non menziona l'uso di libri manoscritti nell'istruzione di Leone Luca. Nella Vita è presente un indizio che suggerisce una conoscenza evangelica da parte di Leone Luca prima di abbracciare la vita monastica. Si ipotizza che la conoscenza evangelica di Leone Luca possa essere avvenuta tramite insegnamenti orali ricevuti ad Agira e dall'igumeno Cristoforo. Perse entrambi i genitori quando era ancora molto giovane, rimanendo orfano. A causa della morte dei genitori, dovette occuparsi in prima persona dei beni di famiglia e dell'allevamento del bestiame. Abbandonò i lavori nei campi dopo essere rimasto orfano. Incontrò la vocazione spirituale mentre si trovava in solitudine nei campi a contemplare la natura. Intorno ai vent'anni d'età, vendette tutte le sue proprietà e distribuì il denaro ricavato ai poveri del paese.

Nel nono secolo la Sicilia fu interessata dall'invasione araba. La città di Mazara del Vallo è caduta sotto il dominio arabo nell'anno ottocentoventisette. Alla caduta di Mazara è seguita quella di Palermo e, nel decennio successivo, la conquista dell'intera Valle di Mazara, dove gli Arabi stabilirono le loro colonie. Tra l'ottocentoquarantuno e l'ottocentocinquantanove gli Arabi hanno conquistato la Valle di Noto. Tra l'ottocentoquarantatré e il novecentodue si è verificata la conquista araba della Valle di Demone. Taormina è caduta in mano araba nel novecentodue. La caduta di Rametta nel novecentosessantacinque, ultimo baluardo bizantino, ha segnato il definitivo assoggettamento di tutta la Sicilia al dominio arabo. Nella Vita di Leone Luca la presenza araba rappresenta una minaccia costante. Si ritiene che nella Vita il termine Vandali sia impiegato in modo anacronistico o allegorico per indicare gli Arabi. La ferocia delle incursioni arabe viene storicamente paragonata alle scorrerie vandaliche dei secoli precedenti. I Vandali guidati da Genserico hanno invaso la Sicilia nell'autunno del quattrocentosessantuno, nella primavera del quattrocentosessantadue e nuovamente nel quattrocentosessantatré. Una scorreria vandalica in Sicilia è stata respinta da Marcellino nel quattrocentosessantacinque. Marcellino è stato assassinato nel quattrocentosessantotto, anno in cui i Vandali si sono insediati definitivamente in Sicilia. Il trattato tra Genserico e Odoacre è stato stipulato tra il ventiquattro agosto quattrocentosettantadue e il ventiquattro gennaio quattrocentosettantasette. Il trattato tra Genserico e Odoacre ha legalizzato l'autorità di Genserico sull'intera Sicilia. Il dominio dei Vandali sulla Sicilia è durato fino al volgere tra la fine del cinquecentotrentatré e l'inizio del cinquecentotrentaquattro, periodo in cui l'isola è stata occupata dai Goti. Il termine Agareni compare nella Vita di Leone Luca di Corleone. Alcuni studiosi paragonano impropriamente l'uso del termine Agareni nella Vita di Leone Luca a quello presente nella Vita di Luca di Dèmena. Nella Vita di Luca di Dèmena la parola Agareni è integrata dalla precisazione qui et Sarraceni dicuntur. Uno studioso ipotizza che la precisazione sugli Agareni sia da attribuire al traduttore, poiché assente in altre opere agiografiche italo-greche conservate in lingua originale.

Il viaggio in Calabria e l'ingresso nel monachesimo

Lasciò Corleone per ritirarsi nel monastero basiliano di San Filippo d'Agira, situato nel territorio di Enna. Entrò come novizio nel monastero di San Filippo di Agira. Nel monastero di Agira ricevette la prima tonsura monastica da parte di un monaco anziano. Rimase nel monastero di Agira per un breve periodo. Un monaco anziano ad Agira gli consigliò di trasferirsi in Calabria per sfuggire alle violente scorrerie dei Saraceni in Sicilia. Aveva intenzione di intraprendere una vita da eremita. All'atto dell'esodo dalla Sicilia, il Gaetani attribuisce a Leone Luca l'appellativo di adolescens. I Bollandisti attribuiscono a Leone Luca l'appellativo di beatissimus puer al suo arrivo in Calabria. Confrontando le definizioni delle fonti, si attribuisce a Leone Luca un'età di diciassette o diciotto anni al momento di lasciare la Sicilia. L'esodo di Leone Luca dalla Sicilia viene fissato negli anni ottocentotrentadue e ottocentotrentatré, in accordo con la tesi di Ménager. Prima di stabilirsi in Calabria, volle adempiere a un voto espresso prima di partire da Corleone, facendo un pellegrinaggio a Roma per visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Giunto in Calabria, incontrò una donna devota alla quale confidò i propri tormenti interiori e a cui chiese un parere sulla propria strada. Questa donna lo persuase a scegliere la vita monastica di tipo cenobitico anziché quella eremitica.

Dopo il pellegrinaggio a Roma, si stabilì in Calabria all'interno di un monastero situato sui monti della Mula. Divenne discepolo dell'igumeno Cristoforo. Alcuni identificano erroneamente l'igumeno Cristoforo con Cristoforo di Collesano. Cristoforo gli fece indossare l'abito monastico e gli cambiò il nome da Leone a Luca. San Leone Luca è stato abate di Monte Mula. L'igumeno Cristoforo ha impartito a Leone Luca la tonsura e l'investitura monastica sui monti Mula all'età di venti anni, fatto collocabile nell'anno ottocentotrentacinque. Leone Luca è rimasto per sei anni nel monastero situato sui monti Mula. All'età di ventisei anni, tra l'ottocentoquarantuno e l'ottocentoquarantadue, Leone Luca si sarebbe allontanato dal monastero dei monti Mula per edificare altri due monasteri insieme all'igumeno Cristoforo. Chiese di entrare nel monastero basiliano di Santa Maria di Vena, situato nei pressi dell'odierna Vibo Valentia. Insieme a Cristoforo fondò un monastero nella zona del Mercurio e un altro nella zona di Vena. L'edificazione del monastero nel territorio di Mercurio è durata sette anni e si presume sia stata ultimata tra l'ottocentoquarantotto e l'ottocentoquarantanove, quando Leone Luca aveva trentatré anni. Insieme a Cristoforo visse nel monastero di Vena fino alla morte di quest'ultimo.

L'abbazia di Vena e la guida della comunità

Nel monastero mantenne una condotta rigorosa e virtuosa, improntata all'umiltà, all'obbedienza, alla preghiera continua e al digiuno. San Leone Luca ha vissuto sia la dimensione eremitica sia quella cenobitica nel monastero di Avena, situato tra i pendii del monte Mercurio in Calabria. San Leone Luca ha condotto la sua vita monastica seguendo la regola dei monaci orientali. La morte di padre Cristoforo è collocabile intorno all'ottocentocinquantotto e ottocentocinquantanove, momento in cui Leone Luca avrebbe avuto quarantatré anni. Cristoforo, in punto di morte, designò Leone Luca quale suo successore e igumeno, affidandogli la cura della comunità monastica. Alla morte di frate Cristoforo, fu nominato suo successore e divenne abate alla guida della comunità. Sotto il suo abbadia la comunità monastica si ingrandì notevolmente. Istituì altri monasteri e arrivò a dirigere circa cento monaci sotto la sua diretta disciplina. La sua profonda religiosità, la fama di santità e il suo dinamismo si diffusero in tutta la Calabria, contribuendo al rinnovamento spirituale della regione. Durante il suo periodo da igumeno Leone Luca fece fruttificare la guida spirituale e materiale del monastero. Leone Luca ha ricoperto il ruolo di igumeno e Maestro dalla morte dell'igumeno Cristoforo fino alla propria morte. Leone Luca inizia il suo ministero pastorale proponendo due pabula per alimentare la carità tra i confratelli ed esortarli a evitare i pettegolezzi. Gli insegnamenti di Leone Luca ai suoi confratelli venivano impartiti oralmente tramite pabula.

Molte persone con sofferenze fisiche e spirituali si rivolgevano a lui, ottenendo grazie e guarigioni attraverso le sue preghiere. Svolse un'intensa attività taumaturgica, curando un lebbroso, diversi paralitici e persone possedute dal demonio. Un frate, rimasto solo nel monastero con un solo pane perché gli altri monaci erano usciti a lavorare, vide giungere cacciatori stanchi e affamati che chiedevano cibo. Mosso da carità, il frate donò ai cacciatori l'unico pane disponibile e qualche mela. Rimasto a digiuno, il frate faticò nei lavori domestici fino a sera. Tornato stanco e affamato alla sua cella, il frate vi trovò tre pani caldi e bianchi inviati da Dio per premiarne la generosità. Un altro episodio narrato da Leone Luca risale al tempo dell'igumeno Cristoforo, quando un confratello offese un uomo umile. Per espiare la colpa del pettegolezzo, il confratello si sottopose a una rigida penitenza rimanendo nudo al freddo sui monti di Mormanno per venti giorni e venti notti. Per sfuggire ad alcuni cacciatori ed evitare di mostrare la propria nudità, il monaco penitente si immerse nell'acqua gelida fino al collo. I due episodi narrati possiedono un chiaro intento pedagogico e didascalico. L'intento didascalico dei racconti conferma che Leone Luca è il maestro e i confratelli sono suoi discepoli. I due episodi si basano sulla tradizione orale e sul ricordo. Si ipotizza che Leone Luca abbia vissuto gli episodi in prima persona, ne sia stato testimone oculare o li abbia appresi dall'igumeno Cristoforo.

Il transito e i discepoli successori

Leone Luca è deceduto alla veneranda età di cento anni. Morì all'età di cento anni, dopo aver trascorso ottant'anni nella vita monastica. Morì nel monastero di Vena. Lo studioso Gaetani fissa la data di morte di Leone Luca al novecentoquindici. L'editore Gaetani colloca il dies natalis del santo al primo marzo novecentoquindici. I Bollandisti collocano il santo intorno al primo marzo di un anno prossimo al novecento, affermando che fiorì nel nono secolo e lasciò la Sicilia prima dell'occupazione saracena avvenuta alla fine dell'impero di Michele Balbo. Esiste un consenso tra i codici e gli editori nel fissare la morte di Leone Luca al suo centesimo anno di età. Sulla base del dies natalis fissato al novecentoquindici e dell'età di cento anni, la nascita di Leone Luca viene desunta nell'anno ottocentoquindici. Ipotizzando la morte nel novecentoquindici all'età di cento anni, la nascita di Leone Luca si colloca nell'anno ottocentoquindici. Leone Luca ha rivestito la carica di igumeno dell'abbazia di Vena dalla morte di padre Cristoforo fino alla propria scomparsa. Si desume che Leone Luca sia stato igumeno del monastero di Vena per cinquantasette anni.

Sul letto di morte Leone Luca nominò come nuovo reggente del monastero il suo discepolo Teodoro. In punto di morte indicò i suoi discepoli Teodoro ed Eutimio quali suoi successori. Leone Luca affiancò al discepolo Teodoro un altro monaco di nome Eutimio affinché lo aiutasse nella gestione. Teodoro ed Eutimio erano discepoli di Leone Luca in quanto membri del monastero da lui guidato. Teodoro, Eutimio, i confratelli e gli altri discepoli parteciparono all'organizzazione e al riparto delle esequie di Leone Luca. I manoscritti e gli editori Gaetani e Bollandisti concordano nel riferire che i successori alla guida del monastero furono Teodoro ed Eutimio. L'affiancamento di Eutimio a Teodoro fu motivato dall'aumento del numero complessivo dei monaci residenti nel monastero. Diversamente da Leone Luca, che guidò la struttura monastica in autonomia, la successiva direzione fu affidata congiuntamente a due figure. Il maestro Cristoforo al momento della sua morte aveva indicato espressamente il solo nome di Leone Luca come proprio unico erede. Teodoro ed Eutimio diventano successori e pastori del gregge per esplicita volontà del Maestro e igumeno in punto di morte. Teodoro, Eutimio e tutti i monaci dello stesso convento rivestono il ruolo di discepoli del santo Leone Luca.

Il culto, le reliquie e la tradizione agiografica

Subito dopo il decesso venne proclamato santo per le sue virtù straordinarie. Il suo culto si diffuse inizialmente in Calabria e successivamente in Sicilia, dopo che quest'ultima fu liberata dal dominio musulmano. I cittadini di Corleone unirono il nome di battesimo Leone con quello monastico Luca, chiamando il santo Leoluca. Le sue spoglie furono successivamente traslate da Vena a Monteleone in Calabria, dove venne edificata la Chiesa Madre a lui intitolata. Esiste una controversia storiografica sul luogo di nascita: la nascita avvenne a Corleone di Sicilia e non a Corleone di Calabria come sostenuto da Di Meo negli Annali. Nel millenovecentosettantacinque, durante un'epidemia di peste in Sicilia, i corleonesi lo elessero Patrono e Protettore della città. La tradizione popolare lo invoca a protezione di Corleone da calamità naturali quali terremoti, pesti e carestie, e da eventi umani quali guerre e invasioni. La festa liturgica principale di San Leoluca ricorre il primo marzo. L'ultima domenica di maggio si commemora un miracolo attribuito al santo avvenuto il ventisette maggio millenottocentosessanta. Il ventisette maggio millenottocentosessanta il santo sarebbe apparso alle porte di Corleone, salvando la città dall'assedio delle truppe borboniche.

Alcuni studiosi ipotizzano che la Vita di Leone Luca sia stata scritta in Calabria. Fino a questo momento sono stati ritrovati unicamente manoscritti in lingua latina riguardanti Leone Luca. Nessuno dei manoscritti latini reperiti menziona una redazione dell'opera avvenuta in Calabria. Esiste una posizione storiografica che sostiene un'originaria stesura in lingua greca della biografia agiografica di Leone Luca. Allo stato attuale della ricerca non è stato rintracciato alcun manoscritto agiografico in greco dedicato a Leone Luca di Corleone. La Bibliotheca Hagiographica Graeca non inserisce nei suoi elenchi la figura di Leone Luca di Corleone. L'agiografia presenta antroponimi di origine greca, tra i quali Leone, Teotiste, Cristoforo, Teodoro ed Eutimio. Il quadro cronotopico del racconto colloca le vicende tra il nono e il decimo secolo con una cornice generale situata nella Calabria bizantina. Non è accertato che l'opera sia stata scritta immediatamente dopo la morte del santo, né che sia stata redatta nel territorio calabrese. Viene ipotizzato che il racconto agiografico sia stato tramandato per via orale prima di essere messo per iscritto in un'epoca successiva e in una diversa località. Mancano testimonianze storiche ritenute attendibili riguardo alle reali modalità e ai luoghi di redazione dell'opera. Non si può escludere l'ipotesi che la stesura originale sia stata effettuata direttamente in latino poco dopo il decesso del santo. In assenza di manoscritti greci non è dimostrabile che il testo latino costituisca una traduzione di un precedente originale greco. In mancanza di prove certe è possibile proporre soltanto ipotesi basate sui documenti finora scoperti.

Le edizioni storiche della Vita di San Leone Luca

Attualmente l'unico testo conservato della Vita di Leone Luca di Corleone è quello redatto in latino. Il testo latino della Vita fu edito nel millenovecentocinquantasette ad opera del gesuita siracusano Ottavio Gaetani. Ottavio Gaetani dichiarò di aver ricostruito la Vita servendosi di tre distinti manoscritti provenienti da Palermo, Mazara e Corleone. Negli anni successivi i Bollandisti pubblicarono una differente redazione latina della Vita, rinvenuta nella biblioteca appartenente a Giuseppe Acosta. Tre manoscritti relativi all'opera sono conservati a Roma, di cui due presso la Biblioteca Vallicelliana e uno nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Sia Ottavio Gaetani che i Bollandisti hanno dato alle stampe la Vita di Leone Luca in lingua latina. Nessuno dei due editori ha fornite indicazioni esplicite sulla lingua originale dei codici usati per l'edizione. I Bollandisti hanno dichiarato di aver redatto la loro edizione attenendosi al primaevo stylo. Il repertorio Bibliotheca Hagiographica Latina al numero quattromilaottocentoquarantadue registra l'incipit e il desinit della Vita pubblicata dai due editori. Le edizioni del Gaetani e dei Bollandisti narrano la medesima vicenda storica, pur differendo nel lessico e nello stile letterario. Il Gaetani modificò lo stile del testo adottando una forma espressiva definita paululum cultiore.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Leone Luca?

La festa liturgica si celebra il 1° marzo. L'ultima domenica di maggio si ricorda inoltre il miracolo dell'apparizione del 27 maggio 1860.

Di cosa è patrono San Leone Luca?

San Leone Luca è patrono e protettore della città di Corleone.

En el monasterio de Avena entre las laderas del monte Mercurio en Calabria, san Leone Luca, abad de Monte Mula, que refulgió en la vida eremítica como en aquella cenobítica siguiendo las reglas de los monjes orientales. — Martirologio Romano