7 de mayo
San Maurelio
Obispo de Voghenza - Ferrara
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e rinuncia al regno
L'unica fonte biografica su san Maurelio è costituita da un anonimo Legendario intitolato Vita et miracoli di santo Maurelio. Tale opera fu tradotta in italiano dal latino e pubblicata per la prima volta a Ferrara nel 1489, per poi essere ristampata nel 1544 e nel 1570. Dalla fonte principale sono scaturite nel tempo altre opere, alcune delle quali di carattere leggendario e fantasioso, mentre altre volte a dare una spiegazione logica a una narrazione per molti aspetti incongruente. Il Legendario si compone complessivamente di sette capitoli. Per lunghi secoli stuoli di studiosi hanno cercato di dare un senso cronologico e geografico ai fatti narrati, senza tuttavia riuscirvi in modo credibile.
Maurelio nacque ad Edessa. Suo padre era Teobaldo, re di Mesopotamia e di fede pagana. All'età di diciotto anni nacquero a Maurelio altri due fratelli, chiamati Ippolito e Rivallo. Giunto all'età di trent'anni, Maurelio si presentò al padre per chiedere il permesso di servire l'Onnipotente Dio. Tuttavia, il giovane cedette infine alle pressanti richieste del genitore e dei baroni del regno, accettando di associarsi al governo dello Stato. Alla morte del padre, Maurelio fu regolarmente eletto re in Edessa. Ciononostante, poco tempo dopo la sua elezione, per puro amore di Dio Maurelio rinunciò al regno in favore del fratello Ippolito.
Liberatosi degli onori terreni, Maurelio si dedicò interamente alla formazione spirituale e alla preparazione sacerdotale sotto la saggia guida del venerando Teofilo, vescovo di Smirne. Il vescovo Teofilo conferì a Maurelio i vari gradi ecclesiastici fino a giungere al sacerdozio. In seguito, il presule autorizzò Maurelio ad affrontare un dibattito teologico con l'eretico Severino. L'avversario tuttavia non si presentò all'incontro stabilito. Per questo motivo Teofilo mandò Maurelio a Roma dal papa, affinché potesse esporre la situazione riguardante la dottrina dell'eretico e ricevere opportuni consigli su come combatterla.
Il viaggio e la chiamata al vescovado
Durante il viaggio intrapreso verso Roma, un angelo avvertì miracolosamente Maurelio che un fulmine aveva incenerito l'eretico Severino. Dopo aver ricevuto tale avvertimento da parte dell'angelo, Maurelio decise di fare ritorno a Smirne. Tuttavia, un vento impetuoso costrinse la nave a deviare la rotta e ad entrare nel porto di Ostia, distante dodici miglia da Roma. La delegazione capeggiata da Maurelio decise allora di cogliere l'occasione per visitare la Basilica di San Pietro a Roma e ricevere la benedizione del Vicario di Cristo.
Contemporaneamente alla visita dal pontefice, Maurelio ebbe modo di incontrare alcuni pellegrini giunti da Ferrara per chiedere la nomina di un nuovo vescovo che potesse succedere al defunto pastore Oldrado. A papa Giovanni IV, il cui pontificato si svolse tra il 640 e il 642, apparve in visione san Giorgio, il quale gli suggerì espressamente di nominare Maurelio. Il papa accolse favorevolmente la richiesta, cosicché Maurelio fu presentato ai Ferraresi e consacrato vescovo direttamente dal pontefice.
Maurelio fu accolto festosamente nella città di Voghenza. L'antica sede episcopale di Voghenza, che oggi corrisponde a un borgo di seicento o settecento abitanti situato nel comune di Voghiera, fu attiva dal quarto al settimo secolo ed era cronologicamente precedente a quella di Ferrara. Giunto nella nuova sede, Maurelio celebrò la Messa nella chiesa cattedrale posta oltre il fiume Po. Durante la celebrazione eucaristica apparve improvvisamente una mano benedicente il vescovo. In quella circostanza furono udite chiare parole che elogiavano la scelta di Maurelio di rinunciare agli onori e alle ricchezze nella sua patria terrena.
Alle lodi si aggiunsero promesse di letizia e di gaudio eterno fra i cori degli Angeli per il santo pastore. La voce misteriosa designò inoltre Maurelio a protettore e custode di quel luogo, promettendo un'abbondanza di grazie a tutti i fedeli che avrebbero visitato la sua tomba con pura fede. Subito dopo la profezia la mano miracolosa disparve e Dio concesse a Maurelio di compiere molti doni e prodigi di giorno in giorno.
Prodigi e ritorno ad Edessa
La quinta parte del testo agiografico racconta della guarigione di una ragazza cieca operata dal santo vescovo. La giovane fanciulla si era fatta costruire dal padre un piccolo abitacolo situato sull'altra sponda del fiume, non lontano dal luogo in proprio dove dimorava san Maurelio, al fine di potersi dedicare interamente alla preghiera. Proprio in quel luogo fu fondato in seguito il monastero di San Silvestro, destinato ad accogliere per secoli religiose e sante monache. Nel frattempo, Maurelio ricevette in sogno il presagio di molte sofferenze future e si dichiarò prontamente pronto ad affrontare la prova.
L'occasione si presentò quando alcuni connazionali originari della Mesopotamia, giunti a Voghenza, riferirono a Maurelio che suo fratello Ippolito era stato brutalmente ucciso dall'altro fratello, Rivallo. Quest'ultimo aveva inoltre abiurato la fede cristiana. Profondamente addolorato e mosso da zelo pastorale, Maurelio decise di partire per Edessa. Giunto nella sua terra natale, il vescovo rimproverò con grande forza il fratello Rivallo per le sue colpe.
Rivallo rispose con alterigia e arroganza alle ammonizioni del santo, rinchiudendolo dapprima in carcere e infine, dopo aver তাকে sottoposto a strazianti tormenti, lo fece decapitare all'interno del palazzo reale. Sempre per ordine del tiranno, il corpo di Maurelio fu seppellito nello stesso palazzo. Quando i notabili del regno espressero il vivo desiderio di vedere Maurelio dopo il suo arrivo in città, Rivallo rispose mendacemente che il vescovo era già partito lasciandogli il governo del regno nelle mani. Tuttavia, il crudele tiranno Rivallo fu ben presto colpito da una possessione diabolica e in breve tempo spirò.
Il corpo di san Maurelio fu miracolosamente ritrovato e il martirio si compì definitivamente il sette maggio del 644 circa, data in cui Maurelio è morto il sette maggio 644.
Traslazione e sviluppo del culto
La sede episcopale di Voghenza fu successivamente trasferita a Ferrara nella chiesa di San Giorgio nel 657, e Maurelio viene giustamente ricordato come l'ultimo vescovo dell'antica diocesi di Voghenza, la quale fu in seguito incorporata in quella di Ferrara. Per tale motivo, Maurelio è denominato alternativamente vescovo di Voghenza e di Ferrara. Nel 1106, a circa cinquecento anni di distanza dalla sua morte, l'imperatore Enrico III trasferì il corpo di san Maurelio nella chiesa di San Giorgio di Ferrara. La traslazione avvenne solennemente il ventiquattro aprile, alla presenza del vescovo Giovanni, in seguito a una visione avuta del santo.
Si suppone che la presunta traslazione delle reliquie da Edessa a Ferrara, compiuta per opera dell'imperatore Enrico III, abbia originato o fortemente rinnovato la devozione dei fedeli ferraresi. Le testimonianze storiche del culto di Maurelio a Ferrara non risalgono tuttavia oltre il dodicesimo secolo. Da quel momento in poi le testimonianze della devozione si moltiplicarono ampiamente, manifestandosi attraverso la nascita di confraternite, la fusione di campane, la realizzazione di sarcofagi, l'emissione di monete e l'erezione di cappelle e chiese dedicate a Maurelio o che lo raffiguravano come santo.
La salma del santo fu solennemente riesumata nel 1419. Dalla data di quella riesumazione fino ad oggi, le reliquie del santo hanno riscosso un culto ininterrotto da parte dei fedeli. Il culto delle reliquie si è svolto nel corso dei secoli sia nell'antica cattedrale di San Giorgio sia nella nuova cattedrale fondata nel 1135. Dal 1463 Maurelio viene ufficialmente citato negli Statuti di Ferrara a fianco di san Romano e di altri santi quale protettore della città. La riesumazione del 1419 rappresentò inoltre l'occasione propizia per l'inizio di un notevole interesse artistico nei confronti del santo da parte di celebri pittori e scultori. Artisti di varia provenienza raffigurarono san Maurelio in pregevoli opere oggi conservate e sparse in tutta Europa. Tra i capolavori più importanti si annovera la tavola raffigurante la cattura e la decapitazione di san Maurelio, opera del grande pittore Cosmé Tura. Tale dipinto di Cosmé Tura fu realizzato verso il 1470 per l'altare dedicato al santo vescovo nella chiesa di San Giorgio fuori le mura, e oggi il dipinto di Cosmé Tura è conservato con cura nella Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Attualmente, le sacre reliquie di san Maurelio sono piamente venerate nel Monastero di San Giorgio degli Olivetani a Ferrara.
Il cammino di fede
Il percorso terreno di San Maurelio ebbe inizio a Edessa, dove nacque in un contesto che gli offriva prestigio e potere regale. Tuttavia, il suo cuore cercava una via diversa, orientata al servizio spirituale. Rinunciò volontariamente al trono per dedicarsi interamente al sacerdozio, dando inizio a un lungo pellegrinaggio che toccò diverse località, tra cui Smirne e Roma. Il suo impegno costante e la sua dirittura morale attirarono l'attenzione della Chiesa, portando Papa Giovanni quarto a nominarlo vescovo di Voghenza. Durante il suo ministero episcopale, San Maurelio fu testimone e artefice di eventi straordinari, tra cui viene ricordata la guarigione miracolosa di una giovane fanciulla cieca, segno della grazia che operava attraverso la sua preghiera.
La sua missione terrena si concluse con la prova suprema del martirio nell'anno seicentoquarantaquattro. Egli subì la decapitazione per mano di suo fratello Rivallo, sigillando in questo modo il suo legame indissolubile con Cristo. Nonostante la morte avvenne a Edessa, la devozione verso questo santo vescovo si diffuse capillarmente nel corso dei secoli, superando i confini geografici e radicandosi profondamente nella storia della città di Ferrara.
Il culto e la memoria
Il legame tra San Maurelio e la città di Ferrara è sancito in modo definitivo dalla traslazione delle sue reliquie, avvenuta nell'anno millecentosei. Da quel momento, il santo è stato riconosciuto come patrono della città, diventando un punto di riferimento spirituale per generazioni di fedeli. La Chiesa ne celebra la memoria il giorno sette maggio, data che coincide con il ricordo del suo martirio, offrendo ai credenti l'opportunità di onorare la memoria di un vescovo che ha saputo coniugare il rigore della dottrina con la carità verso i più fragili.
La venerazione per San Maurelio trascende la semplice commemorazione storica, ponendosi come un invito costante alla preghiera e alla coerenza di vita. La sua figura, che ha saputo rinunciare alle ricchezze del mondo per servire Dio, rimane un esempio di umiltà e coraggio per tutti coloro che cercano di vivere la propria fede con sobrietà e autenticità, guardando al bene comune e alla salvezza delle anime.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Maurelio?
San Maurelio si festeggia il 7 maggio, giorno in cui si ricorda il suo glorioso martirio avvenuto nel 644.
Di cosa è patrono San Maurelio?
San Maurelio è protettore e patrono della città di Ferrara, oltre ad essere custodito dalla devozione dei fedeli locali.