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14 de mayo

San Miguel Garicoits

Sacerdote y fundador

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia nei Pirenei

Michele vede la luce in Francia nel 1797, precisamente il quindici aprile, in uno dei periodi più burrascosi per la Chiesa cattolica francese. La nascita avviene a Ibarre, un piccolo villaggio situato sul versante francese dei Paesi Baschi, a poche decine di chilometri dal confine spagnolo. La chiesa francese è agitata dai venti della Rivoluzione e dilaniata dai dissidi interni che contrappongono i preti costituzionali, i quali prestano giuramento alla nuova Costituzione, ai preti refrattari fedeli al Papa. I genitori emigrano in Spagna prima per unirsi in matrimonio e poi per far battezzare i loro figli, una scelta che dimostra l'attaccamento profondo della famiglia alla fede autentica in un periodo di grave crisi per l'autorità del Papa e della Chiesa in Francia. Michele è il primogenito di sei figli, nato da Arnaldo Garicoïts e da Graziana Etcheverry. La fede di questa famiglia povera è stata rafforzata dalle prove della Rivoluzione, durante le quali molti sacerdoti braccati dai rivoluzionari hanno trovato rifugio proprio presso i Garicoïts. Arnaldo convogliava discretamente i sacerdoti in Spagna a rischio della vita, accogliendo e nascondendo in casa sua i preti fuggiaschi, mentre la nonna materna durante il Terrore aveva continuato a soccorrere il prete di un paese vicino. La famiglia occupa un posto fondamentale nel processo spirituale di Michele, e lo stesso santo affermerà in seguito che senza sua madre sarebbe diventato uno scellerato. La maturazione della vocazione e la disponibilità sono legate all'attenzione dei genitori, all'affetto e all'educazione morale e religiosa ricevuta, con un ruolo particolare dovuto alle attente cure della madre Graziana. Grazie alla famiglia, il giovane Michele ha imparato a rivolgersi al Signore e ad essere fedele a Cristo e alla sua Chiesa. Papa Giovanni Paolo II, il cinque luglio del 1997, citerà proprio la famiglia Garicoïts come fulgido esempio. Nell'infanzia, tuttavia, Michele possiede un'indole vulcanica, una forza fisica superiore alla media ed è volentieri battagliero e violento. A quattro anni entra in casa di un vicino e lancia una pietra contro una donna che sospetta abbia fatto del male a sua madre, scappando poi a gambe levate. A cinque anni ruba una cartina di aghi a un venditore ambulante, e la madre gli impartisce una lezione severissima per il furto commesso; in altre occasioni la madre deve intervenire per fargli restituire gli oggetti trafugati. A sette anni strappa una bella mela a suo fratello, che ha due anni meno di lui. All'inizio Michele crede di non fare nulla di male, ma il fratello gli fa notare se sarebbe contento se gli si facesse lo stesso. Alla osservazione del fratello Michele si morde le labbra, e l'idea che non bisogna fare agli altri quel che non si vorrebbe fosse fatto a sé lo colpisce profondamente, tanto che il ricordo del fatto della mela e di tutte le circostanze non viene mai cancellato dalla sua memoria. La madre Graziana corregge l'indole difficile del figlio non con lunghi discorsi, ma volgendo il suo sguardo dal mondo visibile al mondo invisibile. Davanti alle fiamme del camino della cucina, Graziana dice al figlio che in un fuoco molto più terribile Dio getterà i bambini che commettono un peccato mortale. Michele trema verga a verga davanti alle parole della madre, le quali lasciano in lui una sana lezione sul fine ultimo e un vivo orrore del peccato. Più spesso dell'inferno è il Cielo a ricorrere nelle osservazioni della madre. Un giorno Michele, desiderando salire in Cielo al più presto, immagina di poterlo fare dall'alto della collina dove pascola il suo gregge. Dopo un'aspra salita si accorge che il cielo è sempre altrettanto alto ma sembra toccare un'altra cima più elevata, e parte alla volta della collina successiva. Di colle in colle Michele si perde e deve passare la notte all'addiaccio, ritrovando la strada il giorno dopo per riunire il gregge e tornare alla casa paterna. Nessuno rimprovera a Michele la sua fuga infantile, ed egli conserva nel profondo del cuore il desiderio del Cielo.

La formazione e il lavoro

Tutti lo chiamano il dottorino per il modo con cui sa parlare, anche di cose più grandi di lui. Nel 1806 Michele frequenta la scuola del paese, dove l'intelligenza vivace e la memoria sicura lo spingono ben presto al primo posto scolastico. Nel 1809 il padre lo sistema come domestico in una fattoria per fargli guadagnare qualche soldo. Quando esce con il gregge, Michele porta sempre con sé un libro per istruirsi, imparando la grammatica e il catechismo da autodidatta durante il pascolo. Due anni dopo l'inizio del lavoro in fattoria, una grande inquietudine invade l'anima di Michele per non aver ancora fatto la prima Comunione. In capo a qualche mese ottiene il permesso di ricevere Gesù, e la sete dell'Eucaristia abiterà per sempre la sua anima. Da sacerdote scriverà che l'Eucaristia è il Dio forte senza il quale la sua anima languisce e ha sete, il Dio vivente senza il quale muore, e giungerà ad affermare di piangere giorno e notte quando si vede allontanato dal suo Dio. Pensando alla vocazione, a poco a poco s'infiamma al pensiero di farsi sacerdote. Di ritorno a casa nel 1813 confessa la propria determinazione, ma il progetto cozza contro il rifiuto della famiglia a causa della povertà che non permette le spese degli studi. Il giovane Michele ricorre alla nonna, la quale convince i genitori dopo aver percorso a piedi una ventina di chilometri per recarsi a Saint-Palais da un curato che conosce bene. La nonna ottiene che il curato accolga Michele presso di sé e gli permetta di seguire le lezioni alla scuola media. In canonica, lo studente deve assumere numerosi compiti domestici pur continuando gli studi senza posa per strada, mangiando e durante una parte della notte con un accanimento eroico. Grazie a questo impegno ottiene ottimi risultati a Saint-Palais, dove diventa amico di un giovane pio di nome Evaristo che morirà prematuramente. Michele dirà che Dio comunicava a Evaristo lumi superiori a tutto il sapere dei teologi, unendo egli raccoglimento e unione intima con Dio a modi cortesi e caritatevoli verso il prossimo. Dopo tre anni passati a Saint-Palais, viene mandato a Baiona per rendersi utile presso il vescovado, continuando seri studi presso la scuola San Leone. Il prete aiutato dalla nonna si era sdebita dando a Michele lezioni private, e lo aveva poi piazzato come domestico presso il vescovo di Baiona, sebbene venga subito visto che la strada di Michele non è quella del domestico. Gli sforzi per vincere la propria indole e consacrarsi al prossimo operano in lui una trasformazione notevole. Al vescovado subisce spesso il cattivo umore della cuoca, ma si vendica pulendo allegramente pentole e casseruole, al punto che la cuoca finisce per impiegare il suo tempo libero a cucire fazzoletti e lavare la biancheria del giovane. Nel 1818 entra al Seminario Minore di Aire-sur-l'Adour e nel 1819 al Seminario Maggiore di Dax. I professori giudicano inizialmente Michele con uno spirito lento, ma egli si rivela capace di andare in fondo a tutti gli argomenti e di rispondere in modo pertinente. La diocesi di Baiona aveva l'abitudine di mandare a Parigi, al seminario San Sulpizio, soggetti d'eccezione per una formazione approfondita, e Michele viene designato all'unanimità per questo privilegio. Il vescovo però lo trattiene a Dax all'ultimo momento per timore di perderlo per la diocesi. Nel 1821 gli viene affidata la responsabilità di professore presso il Seminario Minore di Larressore, dove continua gli studi di teologia nel tempo libero durante il periodo di insegnamento. Il venti dicembre del 1823 Michele viene ordinato sacerdote.

Il ministero a Cambo e l'arrivo a Bétharram

All'inizio del 1824 viene nominato vicario parrocchiale a Cambo. Il parroco, anziano e paralizzato, gli lascia la totalità della carica del ministero, e Michele commenta ridendo di essere stato scelto per la parrocchia a causa delle sue solide spalle. Don Garicoïts riesce in poco tempo ad accattivarsi i cuori dei parrocchiani. Le prediche chiare e animate dall'amor di Dio e del prossimo attirano in chiesa i compatrioti che ne avevano dimenticato la strada, e la fama di Michele si diffonde in tutta la provincia basca. Passa giornate intere nel confessionale a costo di privarsi dei pasti e si occupa personalmente del catechismo dei piccoli, convinto che la missione del sacerdote sia insegnare gli elementi della dottrina cristiana e che un buon catechismo rimanga per molti uomini il principale ricordo cristiano nell'ora della morte. Il temperamento vigoroso gli permette di dedicarsi a numerose penitenze. Nei giorni festivi partecipa alle gioie della popolazione e assiste alle partite di pelota basca, per poi ritirarsi in chiesa a pregare a lungo davanti al Santissimo Sacramento. Alla fine del 1825 viene nominato professore di filosofia e economo del Seminario Maggiore di Bétharram, a pochi chilometri da Lourdes. Lo stato materiale e spirituale del seminario è piuttosto mediocre: gli edifici sono molto umidi perché addossati a una collina, e la disciplina, il fervore spirituale e l'andamento degli studi lasciano a desiderare. Il Superiore è quasi ottantenne e non ha più la forza di gestire la casa, per cui don Garicoïts è mandato a Bétharram per tentare un riassestamento urgente. Le qualità morali assicurano a don Garicoïts un grande interesse fra i seminaristi e gli permettono di realizzare una sana riforma. Nel 1831 il Superiore muore, e don Garicoïts viene chiamato a succedergli. Nello stesso anno il vescovo decide di trasferire i seminaristi a Bayonne, più vicino alla sede episcopale, mandandovi prima gli studenti di filosofia. Don Michele rimane così solo e superiore di quattro mura di un vasto edificio, isolato nei vasti edifici vuoti. La gioia e l'umorismo non abbandonano Michele, il quale inizia a meditare e pregare sulla triste situazione del clero francese, impreparato e disorientato. Gli edifici del seminario sono attigui a un santuario dedicato alla Santa Vergine fin dal sedicesimo secolo, nel quale si sono prodotti molti miracoli. Folle da tutta la contrada e pellegrini da regioni lontane vengono a Bétharram per onorare la Madre di Dio, e don Garicoïts si consacra a un apostolato vasto e fecondo per mezzo della confessione e della direzione spirituale. La sua sollecitudine si estende anche alle suore del convento d'Igon, situato a quattro chilometri da Bétharram, dove ospita una comunità di Figlie della Croce, membri di una congregazione dedicata all'apostolato in ambiente popolare fondata recentemente da santa Elisabetta Bichier des Ages. I contatti con le suore gli permettono di apprezzare i vantaggi spirituali della vita religiosa e la sua forza apostolica.

La fondazione e la spiritualità

Pieno di ammirazione per sant'Ignazio di Loyola e i suoi Esercizi spirituali, Michele desidera farsi gesuita. Nel 1832 fa un ritiro presso i Padri Gesuiti a Tolosa, e il padre direttore afferma che Dio vuole che Michele sia più che gesuita e diventi il padre di una famiglia religiosa sorella dei gesuiti, consigliandogli di seguire la prima ispirazione ritenuta venuta dal Cielo e di rimanere a Bétharram in attesa, per continuare i ministeri e fare del bene aspettando. Don Garicoïts riprende il lavoro abituale senza abbandonare l'idea di formare una comunità religiosa dedita all'insegnamento, all'educazione, alla formazione religiosa del popolo operaio e rurale e ad ogni specie di missione. Nel 1833 concepisce l'idea di riunire un gruppo di preti che formino un'equipe volante di missionari, il cui scopo è rimarginare le ferite che la Rivoluzione aveva inferto alla Chiesa, tra cui la scristianizzazione delle campagne, gli attacchi alla Chiesa e l'insubordinazione dei preti. Prende con sé tre sacerdoti per il suo progetto, e nel 1835 nasce la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù, meglio conosciuti come i Preti di Bétharram. Don Michele indica due principali urgenze: la missione popolare per la rievangelizzazione degli ambienti rurali e l'educazione della gioventù. Il vescovo accorda alla piccola comunità i privilegi dei missionari diocesani esistenti a Hasparren, e la comunità aumenta a poco a poco con novizi destinati al sacerdozio e con frati coadiutori. Padre Garicoïts crea una missione perpetua a Bétharram per assicurare il servizio del santuario, accogliere e confessare i pellegrini e dirigere i ritiri. Durante i ritiri, fa utilizzare ai partecipanti il libro degli Esercizi spirituali di sant'Ignazio, ispirandosi al Principio e Fondamento formulato dal santo. Egli afferma che possedere Dio eternamente è il bene sovrano dell'uomo e la dannazione eterna è il suo male sovrano, descrivendo la vita presente come una strada che conduce a una delle due eternità oggetto di scelta. San Michele Garicoïts credeva fermamente nell'esistenza dell'inferno insieme a tutta la Chiesa, ricordando che la Chiesa afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità, dove le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale discendono immediatamente negli inferi e subiscono il fuoco eterno. Gesù mette in guardia contro l'inferno molto spesso nel Vangelo, e nel giorno del giudizio finale si rivolgerà a coloro che saranno alla sua sinistra menzionando il fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli. Lo zelo di Padre Garicoïts per la salvezza delle anime gli ispirava parole infiammate d'amore, dicendo ai suoi sacerdoti che operare per la salvezza e la perfezione propria e del prossimo è il loro elemento, poiché lavorare totalmente per la salvezza è vivere, farlo negligentemente è languire, non farlo è la morte. Egli sottolinea l'impegno richiesto per operare onde evitare l'inferno, guadagnare il cielo e salvare le anime costate a Nostro Signore e insidiate dal demonio. Il Santo di Bétharram non dimentica tuttavia la misericordia divina per chi è disposto a riceverla: visitando un criminale condannato a morte, lo invita a buttarsi nel seno della misericordia divina con fiducia totale e a chiedere pietà per essere salvato, affermando che, trovandosi in pericolo di vita tra Bétharram e Igon carico di peccati mortali e senza confessore, si sarebbe buttato fra le braccia della misericordia divina credendosi in una bellissima situazione. Un suo religioso scrive che egli era compreso e convinto della bontà di Dio e della miseria dell'uomo, e non poteva capire la diffidenza verso Dio né l'orgoglio nel cuore dell'uomo. Michele Garicoïts attingeva la dolcezza nella contemplazione di Gesù, raccomandandone la tenerezza ovunque nell'Incarnazione, nella santa Infanzia, nella Passione, nel Sacro Cuore, nella persona, nelle parole e negli sguardi. La tenerezza cristiana deve costituire il carattere principale della vita spirituale ed è necessaria per la vita interiore, i rapporti con Dio e la vita esteriore con gli uomini, mentre il dono dello Spirito Santo che ha per oggetto speciale di conferire tale tenerezza è il dono della Pietà.

L'impegno educativo e le prove della Regola

Nel diciannovesimo secolo, nel mondo cattolico francese si diffondeva l'idea che per ricondurre la Francia alla fede dopo la Rivoluzione fosse necessario ricondurre alla fede la scuola. Convinto di questa necessità, Padre Garicoïts apre una scuola elementare a Bétharram nel novembre del 1837. L'apertura incontra l'opposizione di alcuni membri della sua comunità che volevano riservare tutte le forze alle missioni, ma il successo è immediato e gli alunni raggiungono presto il numero di duecento. Per il santo, educare significa formare l'uomo per metterlo in grado di avere una carriera utile e dignitosa e preparare la vita eterna elevando la presente, definendo l'educazione intellettuale, morale e religiosa come l'opera umana più elevata e la continuazione della creazione delle anime. Egli afferma che l'educazione imprime bellezza, elevazione, gentilezza, grandezza ed è un'ispirazione di vita, di grazia e di luce. Il fondatore constata una trasformazione meravigliosa negli alunni e apre o rileva parecchie scuole nella regione col passare degli anni. Sensibile agli attacchi dei nemici della religione e desideroso di difenderla, si adopera a far luce nelle anime attraverso una seria formazione dottrinale, consacrando tempo in particolare all'apologetica e esponendo le verità che rafforzano la fede. Papa Giovanni Paolo II, il dieci luglio del 1985, ha affermato che la fede in un Dio che si rivela trova sostegno nei ragionamenti dell'intelligenza, che le prove dell'esistenza di Dio non mancano e possono rivestire forme semplici accessibili a chi cerca di capire il mondo. Sulla stessa linea, la Congregazione per il Clero ha pubblicato nel 1977 un Direttorio per la catechesi che definisce indispensabile una buona apologetica per favorire il dialogo tra fede e cultura. Nel 1838 don Garicoïts chiede al vescovo di poter seguire con i suoi compagni le Costituzioni dei Gesuiti. Monsignor Lacroix accetta provvisoriamente e consegna ai Padri una nuova Regola da lui elaborata, stabilendo che i Padri assumeranno il nome di Sacerdoti ausiliari del Sacro Cuore di Gesù. Il testo della nuova Regola del vescovo è però molto lacunoso, non riconosce i voti nella loro forza e il vescovo si riserva funzioni spettanti al Superiore. Padre Garicoïts si sottomette senza riserve grazie alla sua profonda umiltà e obbedienza, sebbene le disposizioni lacunose causino dissensi nella comunità che fanno soffrire il fondatore fino alla fine della vita. Il fondatore manifesta a parecchie riprese al vescovo l'incoerenza della situazione senza successo, e tornando un giorno da un colloquio con Monsignor Lacroix confessa commosso quanto sia laboriosa la creazione di una congregazione. La nuova congregazione riuscirà a impostarsi secondo le idee di Padre Garicoïts solo dopo la sua morte e negli anni 1870.

Il tramonto e la glorificazione

In occasione dei suoi viaggi a Baiona per incontrare il vescovo, Padre Garicoïts si reca talvolta dai vecchi genitori. Arriva verso sera, cena e passa la gran parte della notte a parlare con il padre manifestandogli viva tenerezza, arrivando al punto di fumare una delle pipe del vegliardo. Riprende poi la sua attività frenetica dividendosi tra la propria congregazione, le suore d'Igon, le scuole, le missioni e la direzione delle anime. Attorno al fondatore si forma un alone di santità e universale stima, e don Michele ha due incontri con la veggente Bernadette Soubirous su esplicita richiesta del vescovo di Tarbes, il quale vuole verificare l'attendibilità dei fatti verificatisi nella vicina Lourdes. Il santo sacerdote esce dagli incontri rafforzato nella sua convinzione che la Vergine Maria è apparsa sui Pirenei. Verso il 1853 la sua robusta salute comincia a cedere e un attacco di paralisi lo obbliga temporaneamente a fermarsi. Nel 1859 subisce un nuovo attacco ma si rimette come per miracolo, rassicurando i suoi dicendo che andranno avanti fino a quando vorrà il Buon Dio. Per don Michele arriva anche il tempo delle prove fisiche che per nove anni lo confinano in un letto di dolore. Durante la quaresima del 1863 una crisi particolarmente grave fa presagire la fine prossima, ed entusiasta esclama davanti alle suore d'Igon di andare avanti fino al cielo e in Paradiso. La morte lo libera dalle sofferenze il quattordici maggio 1863, giorno dell'Ascensione, quando si spegne mormorando una richiesta di pietà al Signore nella sua grande misericordia. Il grido che traboccava dal cuore di san Michele Garicoïts era Eccomi Padre. San Michele Garicoïts diceva che Dio è un Padre, che bisogna arrendersi al suo amore rispondendogli Eccomi, e che Egli solleverà suo figlio dalla culla della miseria colmandolo di abbracci. Il martirologio lo colloca nel territorio di Bétharram vicino a Pau, sul versante francese dei Pirenei. La sua tomba a Bétharram diventa meta di pellegrinaggi, e cresce la sua fama di santità, confermata ufficialmente dalla Chiesa per bocca di Pio XII nel 1947. Pio XII concede a San Michele Garicoïts l'onore degli altari e fissa la sua memoria liturgica il quattordici maggio. I suoi figli spirituali si spargono per il mondo e soprattutto nel continente sudamericano, portando ovunque il carisma del loro fondatore.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Michele Garicoïts?

La memoria liturgica di San Michele Garicoïts si celebra il 14 maggio.

Qual è il ruolo principale di San Michele Garicoïts nella Chiesa?

San Michele Garicoïts è stato un sacerdote e il fondatore della Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù, comunemente noti come i Preti di Bétharram.

En el territorio de Bétharram cercano a Pau en la vertiente francesa de los Pirineos, san Miguel Garicoïts, sacerdote, fundador de la Sociedad de los Sacerdotes Misioneros del Sagrado Corazón de Jesús. — Martirologio Romano