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17 de junio

San Nicandro

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e contesto storico

San Nicandro nacque in Grecia nel quarto secolo, sebbene le fonti storiche non specifichino con certezza la sua precisa provenienza né l'eventuale parentela come fratello di Marciano. Venafro, il luogo in cui si consumò il suo destino terreno, è una cittadina del Molise che affonda le sue radici in un antico insediamento preistorico, divenuta in seguito Prefettura e Colonia romana. In questo contesto urbanistico e culturale si conservano ancora oggi importanti testimonianze del passato, tra cui un anfiteatro romano ben conservato e il tempio pagano dedicato alla dea Bona. Proprio sulle fondamenta di quel antico tempio della dea Bona sorge attualmente la Cattedrale di Santa Maria Assunta in cielo, a testimonianza della trasformazione spirituale dei luoghi.

Le fonti documentarie ricordano che la persecuzione ordinata dall'imperatore Diocleziano arrivò nel 304 a Venafro. Il Martirologio romano ricorda proprio al diciassettesimo giorno di giugno la decapitazione dei Santi Nicandro e Marciano a Venafro in Campania durante la persecuzione di Massimiano. Lo stesso Martirologio indica anche Silistra in Mesia, nell'odierna Bulgaria, come luogo del martirio dei santi Nicandro e Marciano. A Silistra i santi soldati respinsero l'elargizione imperiale, rifiutarono di sacrificare agli dèi e furono condannati a morte dal governatore Massimo durante la persecuzione di Diocleziano. Il culto dei santi è inoltre ratificato da documenti storici di grande rilievo come il Museo Italico di Mabillon, il Breviarium Syriacum e gli studi approfonditi condotti dai Padri bollandisti.

Il martirio e la testimonianza familiare

Nicandro e Marciano erano due ufficiali dell'esercito romano che vivevano stabilmente a Venafro. Entrambi aderirono alla fede cristiana con profonda convinzione e rifiutarono categoricamente di compiere atti di culto alle divinità pagane imposte dall'autorità imperiale. Accanto a loro visse Daria, che era la moglie di Nicandro e che decise anch'essa di convertirsi al cristianesimo. La presenza di Daria fu fondamentale nel cammino spirituale del marito, poiché ella spronò con coraggio Nicandro a non abiurare la fede cristiana nonostante le minacce e le pressioni esterne. In seguito alla testimonianza resa dai due ufficiali, anche Daria subì il martirio in un momento successivo rispetto alla morte di Nicandro e Marciano.

I corpi dei martiri furono amorevolmente seppelliti nei pressi di Venafro, dove la memoria del loro sacrificio rimase viva nei secoli. Nel 313 sorgerà una basilica cimiteriale dedicata proprio a Nicandro e Marciano nei pressi della cittadina molisana. Molti secoli più tardi, nel 1930, furono finalmente rinvenuti i venerati sepolcri dei santi. La tradizione tramanda che dai sepolcri rinvenuti scaturisca miracolosamente la santa manna, un liquido misterioso che appare in circostanze liturgiche particolari, alimentando la devozione e la preghiera dei pellegrini che accorrono per invocare l'intercessione dei martiri.

Il culto e le celebrazioni tradizionali

La tradizione plurisecolare acclama i santi come patroni immemorabili delle città e delle diocesi di Isernia-Venafro, oltre ad essere affermato a Sannicandro Garganico, Tremensuoli, Ravenna e L'Aquila, dove sorgono chiese dedicate alla loro memoria. Il culto dei santi è attestato da tradizioni vive che si manifestano solennemente durante i festeggiamenti che si svolgono ogni anno dal sedici al diciotto giugno. La notte del sedici giugno, precisamente a mezzanotte, la popolazione bussa alla porta della basilica che è stata affidata alle cure dei padri Cappuccini fin dal 1573. Al momento dell'apertura della porta del convento si suona una banda musicale con strumenti semplici, tradizionalmente detta bandarella, che accompagna la notte con le sue melodie popolari.

La sera del sedici giugno il busto argenteo di San Nicandro e le reliquie dei santi martiri vengono portati in processione dalla chiesa della Santissima Annunziata fino alla Basilica. A proposito delle immagini sacre, la storia ricorda che il busto argenteo originale di San Nicandro fu purtroppo rubato nel 1986. Il diciassettesimo giorno di giugno, che corrisponde al giorno della festa liturgica, fedeli e intere parrocchie accorrono numerosi in pellegrinaggio. Durante le cerimonie, il sindaco rinnova il dono dei ceri votivi e consegna formalmente al Vescovo le chiavi della città come simbolo tangibile del patrocinio di San Nicandro su Venafro. La sera del diciotto giugno la popolazione riaccompagna i santi alla Chiesa dell'Annunziata attraverso una processione della durata di circa cinque ore, durante la quale si canta ripetutamente l'antico Inno Popolare.

Memoria recente e studi storici

La comunità ecclesiale e civile ha costantemente rinnovato la memoria del proprio santo patrono attraverso iniziative culturali e spirituali di grande rilievo. Periodicamente si svolge l'Opera di San Nicandro, una rappresentazione teatrale che rievoca con emozione e fedeltà il martirio dei santi. Un momento particolarmente significativo si è vissuto nel 2003, quando la Diocesi di Isernia-Venafro ha celebrato solennemente i millesettecento anni dal martirio dei suoi patroni, unendo la preghiera alla riflessione storica.

In quello stesso anno duemila tre è stato pubblicato un volume appositamente volto a trattare scientificamente la storiografia dei santi martiri venafrani, offrendo agli studiosi e ai fedeli un'analisi rigorosa delle fonti documentarie. Queste iniziative confermano come la figura di San Nicandro continui a rappresentare un punto di riferimento spirituale imprescindibile, capace di unire la devozione popolare alla ricerca storica rigorosa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Nicandro?

La festa liturgica si celebra il 17 giugno, con solenni festeggiamenti che si svolgono dal 16 al 18 giugno.

Di cosa è patrono San Nicandro?

San Nicandro è patrono di Isernia-Venafro, Sannicandro Garganico e Tremensuoli.

En Silistra en Mesia, en la actual Bulgaria, santos mártires Nicandro y Marciano, que, soldados, durante la persecución de Diocleciano, rechazaron la elargición hecha por el emperador al ejército y, rechazando firmemente sacrificar a los dioses, fueron condenados a muerte por el gobernador Máximo. — Martirologio Romano