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25 de marzo

San Nicodemo de Mammola

Asceta

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la vocazione nel Mercurion

Teofane e Pandia furono i genitori di Nicodemo, nato a Cirò nei primi anni del decimo secolo. I genitori affidarono Nicodemo alla cura spirituale di un pio e dotto sacerdote di nome Galatone, sotto la cui guida il giovane progredì contemporaneamente nelle scienze sacre e nella pietà. Da giovane, Nicodemo fu testimone del comportamento licenzioso di alcuni suoi contemporanei, una condotta che lo disgustò profondamente e fece sorgere in lui una maggiore attrazione per la vita monastica. La vita monastica nel decimo secolo veniva professata da asceti con fama di santità nella zona del Mercurion, sulle balze del Pollino in Calabria. Spinto da questo ardente desiderio, Nicodemo lasciò Cirò e andò a chiedere l'abito monastico all'austero abate san Fantino. San Fantino rifiutò più volte la richiesta di Nicodemo di diventare monaco. Il rifiuto era dovuto alla gracile costituzione fisica di Nicodemo, ritenuta non adatta alla vita di studi, penitenze e mortificazioni. Nicodemo, deluso ma non convinto, insistette tramite i buoni auspici di altri monaci che intercedettero per lui. San Fantino, profondamente commosso da queste insistenze, concesse finalmente a Nicodemo l'abito angelico, così chiamato tra i monaci greci dell'epoca.

L'austerità e la comunità del Mercurion

Nicodemo divenne, insieme a san Nilo di Rossano, un esempio splendente di vita ascetica del Mercurion. Nicodemo e san Nilo furono cresciuti e formati alla rigida scuola dell'abate san Fantino, apprendendo la via della perfezione cristiana. Nicodemo, san Nilo e altri santi monaci calabro-siculi resero famosa in tutta la Cristianità la loro Comunità. Oreste, patriarca di Gerusalemme, descrisse ed elogiò la Comunità nei suoi autorevoli scritti e biografie, testimoniando la santità di quei luoghi. Il tipo di vita praticato dai monaci calabro-siculi costituiva il perno dell'ascesi insieme alla purezza spirituale. Nicodemo viveva la sua vocazione in modo radicale: vestiva con una pelle di capra per mortificare il corpo, andava a piedi nudi in ogni stagione dell'anno, dormiva su un giaciglio di paglia all'interno di una grotta e si nutriva poveramente di castagne e lupini.

Il Monte Cellerano e la fondazione della laura

In età abbastanza matura, Nicodemo decise di lasciare il Mercurion per cercare maggiore solitudine. Nicodemo si ritirò in un eremo situato sul Monte Cellerano, nella Locride. La fama di santità di Nicodemo attirò ben presto molti monaci che si affidarono alla sua guida spirituale. Nicodemo si vide quindi costretto a fondare una laura, ovvero una colonia di anacoreti dediti alla preghiera. Nella laura gli anacoreti vivevano divisi, ognuno nella propria capanna, e si riunivano soltanto una volta la settimana per la preghiera comune. La laura di Nicodemo fu visitata anche da san Fantino e altri monaci provenienti dal Mercurion. Col tempo, tuttavia, la laura si rivelò troppo esposta alla curiosità dei fedeli e alle pericolose scorrerie dei Saraceni. Prevedendo la distruzione della laura, Nicodemo prese la saggia decisione di disperdere i monaci in altri monasteri per preservarli.

Il cenobio e gli ultimi anni a Mammola

Nicodemo si ritirò presso Gerace in un cenobio, accentuando ulteriormente l'austerità della sua vita di preghiera. Nicodemo non restò a lungo nel cenobio e dopo alcuni anni si ritirò in un luogo solitario vicino a Mammola. Il luogo solitario vicino a Mammola si trasformò presto in un famoso monastero di monaci greci, attirando nuove anime in cerca di Dio. Nicodemo passò settanta anni nell'asprezza della vita ascetica, perseverando senza sosta nella penitenza. San Nicodemo visse circa novanta anni, un'età ragguardevole per quei tempi e a dispetto della sua gracile costituzione fisica iniziale. San Nicodemo visse a Mammola presso Gerace in Calabria come eremita. San Nicodemo rifulse per austerità di vita e virtù e fu vero maestro di vita monastica. Nicodemo morì il venticinque marzo 990 nel monastero di Mammola che poi prese il suo nome.

Il culto, le reliquie e la memoria

I miracoli fiorirono sulla tomba di Nicodemo, attirando la devozione dei fedeli fin dai primi tempi successivi al suo transito. Nicodemo fu proclamato santo in un'epoca in cui non c'erano tutte le procedure odierne della Chiesa. Nel 1080 i Normanni trasformarono il piccolo oratorio che custodiva la tomba di Nicodemo in una grande chiesa. I Normanni restaurarono il monastero e concessero importanti privilegi e beni materiali. Le reliquie di Nicodemo furono traslate nella chiesa di Mammola nel 1580, incrementando la devozione popolare. Mammola proclamò Nicodemo suo patrono nel 1630, legando per sempre la propria identità al santo eremita. La festa liturgica fu fissata al dodici marzo. I pontefici nei secoli successivi concessero particolari indulgenze in occasione della festa di san Nicodemo e di altre celebrazioni solenni. Il Comune di Mammola nel 1884 fece decorare artisticamente la cappella dedicata al santo. Una ricognizione delle reliquie fu effettuata il dodici maggio 1922 in coincidenza dell'inaugurazione della ricostruita e abbellita chiesa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Nicodemo de Mammola?

La festa liturgica si celebra il 25 marzo, data della sua morte, mentre la ricorrenza tradizionale è fissata al 12 marzo.

Di cosa è patrono San Nicodemo de Mammola?

San Nicodemo è il patrono del Comune di Mammola, che lo proclamò tale nel 1630.

En Mámmola, cerca de Gerace en Calabria, san Nicodemo, eremita, que resplandeció por austeridad de vida y virtud y fue verdadero maestro de vida monástica. — Martirologio Romano