17 de agosto
San Nicolás (Nicolò) Politi
Eremita en Sicilia
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La giovinezza e la chiamata ad Adernò
Nicolò nacque nel 1117 ad Adernò, località che oggi corrisponde ad Adrano, nella provincia di Catania, appartenendo al nobile casato dei Politi. I suoi genitori, avanti in età, ottennero la nascita di questo figlio dopo aver rivolto a Dio molte preghiere e compiuto numerose opere di carità. La tradizione riferisce che l'acqua utilizzata per lavare il neonato Nicolò, versata in terra, fece zampillare una tiepida sorgente. Fin dai primi giorni di vita, il fanciullo iniziò ad astenersi dal latte materno il mercoledì, il venerdì e il sabato, crescendo tuttavia in ottima salute e nella grazia di Dio. Nicolò crebbe nell'affetto dei genitori, fu istruito alla dottrina cristiana e imparò a leggere e scrivere. Negli anni della giovinezza di Nicolò ad Adernò erano presenti i Normanni, mentre la cultura cristiana più diffusa in quel periodo era quella basiliana. Il giovane si avvicinò sempre più alla contemplazione dei misteri della passione di Cristo e si dedicò alla preghiera costante della Vergine Maria, consacrando definitivamente la sua vita al Signore. Ancora ragazzino, Nicolò permise la conversione di molte persone grazie alla sua fede e alla grande fiducia che riponeva in Gesù. La sua santità si manifestava anche nel dominio sulla natura, poiché scacciava con il segno della croce i lupi che assaliscono gli ovili, sanava le pecore e intercedeva per la guarigione dei malati. Nicolò iniziò un intenso percorso di penitenza fatto di preghiere e mortificazioni. Nel giorno fissato per le sue nozze, i genitori gli imposero un matrimonio terreno, ma un Angelo del Signore esortò Nicolò a seguirlo proprio in quel giorno solenne. Nicolò obbedì immediatamente all'Angelo e fuggì dalla casa paterna.
L'inizio dell'eremitaggio e l'ascesa al monte Calanna
A diciassette anni Nicolò iniziò la sua vita eremitica, fortificando il suo spirito in una grotta situata alle falde dell'Etna, ad alcuni chilometri da Adernò. Il giovane si armò della fede in Cristo e di un bastone crociato, rendendosi docile all'Eterno Amore. La famiglia di Nicolò non si diede pace e lo cercò a lungo per riportarlo a casa. Tre anni dopo la fuga, i familiari si avvicinarono alla grotta dove dimorava il giovane. Un Angelo avvisò tempestivamente Nicolò dell'arrivo dei familiari e gli consigliò di recarsi presso il monte Calanna in terra d'Alcara, promettendogli che quel monte sarebbe stato la sua dimora finale. Nicolò si incamminò con la scorta miracolosa di un'aquila. Lungo il cammino, giunto in un bosco vicino ai monti Nebrodi, Nicolò fu tentato dal Demonio travestito da ricco mercante. Satana lusingò il giovane promettendogli ricchezze e piaceri terreni, ma Nicolò meditò sulle piaghe di Gesù, innalzò la croce e pregò nel nome di Cristo Signore di essere liberato. Il Tentatore svanì subito dopo la fervida preghiera dell'eremita. Proseguendo il viaggio, Nicolò sostò presso l'abbazia basiliana di Maniace, dove incontrò il giovane monaco Lorenzo da Frazzanò. Lorenzo comprese la volontà del Cielo e indirizzò con affetto fraterno Nicola verso il Monastero di Santa Maria Del Rogato. L'eremita proseguì il cammino giungendo nel territorio d'Alcara Li Fusi, in provincia di Messina. Stremato dalla stanchezza, Nicolò ottenne da Dio di far sorgere una sorgente percotendo una roccia col suo bastone crociato, e il luogo di quella sorgente miracolosa è ancor oggi chiamato Acqua Santa. Inerpicandosi lungo il monte Calanna, Nicolò vide l'aquila posarsi su una roccia, trovando in quel luogo una spelonca che divenne la sua nuova ed ultima abitazione. L'aquila si allontanò e poco dopo ritornò portando mezzo pane fresco e fragrante, che depose all'ingresso della grotta.
La vita monastica, l'incontro con Lorenzo e gli ultimi anni
Nicola si recò presso il Monastero basiliano del Rogato, come gli era stato indicato da Lorenzo. Al monastero del Rogato Nicolò trovò la guida spirituale e divenne monaco laico, accettando il piccolo abito e la regola basiliana. Per il resto della vita, ogni sabato, Nicolò percorse un impervio tragitto per recarsi al monastero per confessarsi e ricevere l'Eucaristia. Nel 1162, trovandosi al Rogato, Nicola scorse l'amico Lorenzo. L'incontro tra i due santi amici commosse molto i monaci del monastero. I due amici trascorsero la santa giornata insieme presso l'eremo del Calanna. Lorenzo rabbrividì vedendo l'orribile condizione in cui Nicola era vissuto in tutti quegli anni, stupendosi di come l'amico fosse riuscito a sopravvivere così a lungo in simili circostanze, pur manifestando egli stesso segni straordinari e miracolosi di santità. I due amici pregarono e lodarono l'opera mirabile di Dio, cenando con erbe, radici e il pane intero portato dall'aquila. Lorenzo confidò all'amico, per rivelazione celeste, che il trenta dicembre di quell'anno egli sarebbe morto. Al mattino del giorno seguente, i due si scambiarono l'abbraccio dell'addio e Lorenzo benedisse Nicola, promettendogli un ulteriore segno di saluto su questa terra. Nicolò non comprese subito il senso di quella promessa. Il trenta dicembre, una domenica sera, la grotta di Nicolò fu inondata di luce soave e di un profumo di rose; Nicolò comprese che in quel momento l'anima di Lorenzo stava salendo al cielo e gli stava mandando l'ultimo saluto.
Il transito e la gloria celeste
Sabato dodici agosto 1167 Nicolò si recò come al solito al Rogato e poi rientrò alla sua grotta, affaticato ed esausto. Nicolò sentiva il suo spirito pronto e disposto a soffrire, ma il suo corpo era infermo e si reggeva a stento. Egli pregò il Signore di liberarlo dai lacci che lo legavano alla vita terrena e di accoglierlo in cielo. Una voce angelica rivelò a Nicola che due giorni dopo la festa dell'Assunzione di Maria la sua anima sarebbe salita in Cielo. Nicola provò grande gioia dopo aver ricevuto la rivelazione angelica, ringraziò il Signore e si preparò alla morte. Martedì quindici agosto Nicola si recò al Rogato per la sua ultima confessione, ricevette per l'ultima volta l'Ostia santa e si congedò da tutti i monaci, raccomandandosi alle loro preghiere. Il sedicesimo giorno del mese, vigilia della sua morte, Nicola ricevette l'ultima visita della sua fidata aquila. L'aquila depose il consueto pane miracoloso e, prima di scomparire in lontananza, si librò in alto compiendo vari giri sulla grotta per dare l'ultimo saluto. Nicolò si commosse per il gesto dell'aquila, la ringraziò e la benedisse. Nicolò visse per cinquant'anni come una fiaccola ardente, fu assiduo nella preghiera costante per cinquant'anni, praticò penitenza e uso di cilizi per cinquant'anni e si mantenne candido come un giglio e puro come acqua cristallina per cinquant'anni. Dopo aver vegliato tutta la notte in preghiera, all'alba del diciassette agosto 1167 Nicolò si trovava nella grotta, inginocchiato con una rustica croce tra le braccia e tenendo il libro delle orazioni aperto sulle mani. Nicolò levò lo sguardo al cielo con il cuore rivolto a Dio in uno slancio di adorazione, offerta e amore. All'apparir del sole avvenne il sereno transito di Nicolò, e la sua anima si dislacciò dal corpo per volare alle sfere celesti. San Nicola Politi visse come eremita, praticando una vita di estrema austerità in una grotta, ed è associato alla località di Arcaria vicino a Milazzo in Sicilia.
La vida del eremita
El camino de San Nicolás Politi comenzó en Adrano, donde nació en el año mil ciento diecisiete. En un gesto de audaz abandono, a los diecisiete años de edad, decidió renunciar a las comodidades de su casa paterna para abrazar una vida de ascetismo y oración. Durante su juventud y madurez, recorrió diversos lugares de Sicilia, incluyendo las tierras del Etna y la región de Maniace, buscando siempre lugares apartados donde pudiera elevar su corazón hacia lo alto sin distracciones mundanas.
Su itinerario espiritual le permitió integrarse en la vida comunitaria como monje laico en el Monastero de Santa Maria del Rogato, un lugar de tradición basiliana donde profundizó en su entrega. Sin embargo, su vocación eremítica lo impulsó nuevamente hacia la soledad extrema. Se estableció finalmente en una gruta situada en el monte Calanna, cerca de Alcara Li Fusi. Allí, su vida se convirtió en un diálogo constante con la Palabra de Dios. Un momento relevante de su trayectoria ocurrió en el año mil ciento sesenta y dos, cuando tuvo el encuentro con el eremita Lorenzo de Frazzanò, con quien compartió la profundidad de la experiencia contemplativa. San Nicolás Politi permaneció en aquella cueva hasta el final de sus días, manteniendo una vida de oración ininterrumpida. El diecisiete de agosto del año mil ciento sesenta y siete, mientras se encontraba en oración, su alma partió hacia la eternidad, dejando tras de sí un testimonio de fidelidad que ha perdurado a través de los siglos en el corazón del pueblo siciliano.
El culto a San Nicolás
El culto a San Nicolás Politi se centra en la localidad de Alcara Li Fusi, el lugar donde el santo eligió vivir sus últimos años y donde entregó su espíritu. La devoción de los fieles se manifiesta con especial intensidad en torno a su memoria, recordando aquel diecisiete de agosto de mil ciento sesenta y siete en el que su vida terrenal concluyó en oración. La figura del santo es venerada como un protector cercano, cuya intercesión es solicitada por los habitantes de esta tierra siciliana.
La sencillez de su vida como eremita y su paso por el Monastero de Santa Maria del Rogato han permitido que su ejemplo de humildad siga vivo, siendo hoy el patrono de Alcara Li Fusi. Los fieles se reúnen para conmemorar su tránsito, reconociendo en él a un guía que, a través del silencio y el retiro, supo escuchar la voz de Dios. Su presencia espiritual sigue siendo un punto de referencia para la comunidad, que mantiene viva la tradición de honrar su nombre cada año en la fecha de su fallecimiento.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Nicolò Politi?
La festa liturgica di San Nicolò Politi si celebra il 17 agosto, giorno in cui si ricorda il suo transito alla vita celeste.
En Arcaria, cerca de Milazzo en Sicilia, san Nicolás Politi, eremita, que practicó una vida de extrema austeridad en una gruta. — Martirologio Romano