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3 de septiembre

San Remaclo (Rimagilo) de Stavelot

Abad

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e la formazione monastica

San Remaclo nacque alla fine del sesto secolo o all'inizio del settimo secolo, con ogni probabilità in Aquitania. Lo storico F. Baix sostiene che del santo non si conoscano padre, madre e genealogia. Spinto da una profonda vocazione spirituale, Remaclo entrò in giovane età nell'abbazia di Luxeuil, situata nei Vosgi, dove abbracciò la disciplina spirituale seguendo la regola di san Colombano. Prima delle sue fondazioni principali, Remaclo era stato guidato dall'esperienza del monastero di Solignac. Nel seicentotrentadue sant'Eligio pose Remaclo alla guida del monastero di Solignac, da lui appena fondato, affidandogli il compito di consolidare la vita comunitaria secondo i principi monastici allora vigenti. Tra il seicentoquarantacinque e il seicentoquarantasette, con il sostegno fondamentale di Sigeberto terzo d'Austrasia, Remaclo si recò a Cugnon con alcuni monaci per fondarvi un nuovo monastero. Cugnon si trova in Belgio, nella provincia del Lussemburgo e nel comune del cantone di Paliseul. Tuttavia, per circostanze non meglio precisate, Remaclo abbandonó presto il progetto di Cugnon, orientando altrove la propria missione di fondatore.

La fondazione di Stavelot e Malmedy

Verso il seicentocinquanta san Remaclo si trasferì a nord della foresta delle Ardenne, un'area selvaggia e isolata. Nelle Ardenne Remaclo fondò il monastero di Malmédy, situato nella diocesi di Colonia, e contemporaneamente fondò anche il monastero di Stavelot, situato nella diocesi di Tongres. Stavelot divenne ben presto la dimora abituale di Remaclo e il centro della sua attività pastorale e spirituale. San Remaclo ha ricoperto le cariche di vescovo e di abate. Remaclo è stato consacrato vescovo-abate, presumibilmente da sant'Amando. La consacrazione episcopale ha garantito alle due abbazie l'esenzione totale dai vescovi ordinari di Colonia e di Tongres, assicurando una preziosa autonomia giuridica e spirituale alle comunità monastiche. All'inizio della fondazione Remaclo ha adottato la regola di san Colombano, caratterizzata da un grande rigore penitenziale. In seguito Remaclo ha preferito una regola mitigata, frutto delle sue letture e ispirata principalmente alla regola di san Benedetto, ritenuta più adatta al governo stabile della comunità. La dotazione fondiaria concessa dal re al momento della fondazione era generosa. I monaci hanno sviluppato e valorizzato la dotazione terriera attraverso il proprio lavoro quotidiano, trasformando le terre incolte in campi fertili e centri di vita laboriosa. Il sei dicembre del seicentosettanta Remaclo ha fatto confermare le delimitazioni dei terreni dal vescovo di Liegi Teodrado, dal domesticus Odone e dai forestali regi, tutelando così il patrimonio dell'abbazia per il futuro.

Gli ultimi giorni e la prima diffusione del culto

Il santo si spense nel monastero di Stavelot, situato nella regione del Brabante, nell'odierno Belgio. Si ritiene che la morte di san Remaclo sia avvenuta il tre settembre, tra il seicentosettantuno e il ventitré dicembre del seicentosettantasette, sebbene la collocazione cronologica più generale si collochi tra il seicentosettantuno e il seicentosettasei circa. Il culto della memoria di Remaclo si è sviluppato rapidamente dopo la sua scomparsa. Il venticinque giugno del seicentoottantcinque l'abate Goduino ha effettuato l'elevazione delle reliquie di Remaclo. Il corpo di Remaclo è stato riesumato dall'oratorio di san Martino e posto nella chiesa abbaziale, dietro l'altare dei santi Pietro e Paolo. Molte comunità hanno cercato di ottenere reliquie o ricordi del santo per impreziosire le proprie chiese. Nel nono secolo l'abate di Kornelimünster, Airico, ha ottenuto una cuppa ritenuta appartenuta a Remaclo. Marche-en-Famenne, l'abbazia di san Bavone a Gand e l'abbazia di san Gallo in Svizzera sostenevano di possedere sue reliquie. Tracce del suo culto si trovano a Colonia nelle litanie della cattedrale composte sotto il vescovo Ildebaldo tra il settecentottantacinque e l'ottocentodiciannove. Tracce del culto si riscontrano anche a Solignac, Germigny, Caen e Corbie. Il culto era presente nelle aree di possedimento dell'abbazia, come il Belgio orientale, segnatamente nella diocesi di Namur, a Deulin, Gérin, Purnode e Schaltin, oltre che nella Renania e nelle Ardenne francesi.

I miracoli e la vita liturgica

Nei secoli nono, decimo e undicesimo sono attestate specifiche forme di culto rivolte a san Remaclo. L'opera intitolata Miracula Sancti Remacli descrive molteplici episodi avvenuti in prossimità delle reliquie del santo. I Miracula Sancti Remacli riportano anche eventi prodigiosi verificatisi presso una fonte d'acqua fatta scaturire dal taumaturgo. I malati che cercavano la guarigione oltrepassavano una balaustra per avvicinarsi al sepolcro di san Remaclo. La tomba del santo era circondata da candele accese che creavano un'atmosfera di profondo raccoglimento. Una volta avvenuta la guarigione, le persone sanate urlavano di gioia per la grazia ricevuta. A seguito dei miracoli venivano fatte suonare le campane a festa. I monaci cantavano il Te Deum per ringraziare delle guarigioni ottenute per intercessione del santo. Gli ex-voto, costituiti da bastoni e sgabelli dei guariti, venivano appesi alle porte della chiesa dell'abbazia come testimonianza tangibile della grazia divina. Il culto di san Remaclo prevedeva diverse ricorrenze festive nel corso dell'anno liturgico. Il dieci maggio si celebrava una commemorazione del santo. Il venticinque giugno si festeggiava la traslazione del santo o la dedicazione della chiesa. La festività principale cadeva il tre settembre, considerata il dies natalis o depositio sancti Remagli. Durante la festa del tre settembre si era soliti leggere l'Homilia in Natale sancti Remagli. La ricorrenza del tre settembre era frequentemente teatro di eventi miracolosi. L'Ufficio liturgico di san Remaclo è inserito nel Proprio della diocesi di Namur al tre settembre.

Le fonti storiche e la tradizione artistica

La Vita prima Remacli risale alla prima metà del nono secolo. La Vita prima Remacli è stata scritta in stile barbaro da un anonimo monaco di Stavelot. L'autore della Vita prima era infatuato della gloria di Remaclo ma scarso di informazioni valide. Erigerò di Lobbes ha ripreso, corretto e sviluppato la Vita prima nella Vita secunda tra il novecentosettantadue e il novecentoottanta. La Vita secunda è una compilazione di opere conosciute e sconosciute e di tradizioni orali. Erigerò ha indirizzato una lettera a Werinfride, abate di Stavelot, concepita come prefazione alla Vita secunda. La lettera a Werinfride figura erratamente all'inizio delle Gesta Pontificum Leodiensium. Un'anonima Homilia in Natale san Remagli è stata composta a Stavelot poco dopo la Vita prima, che essa utilizza come fonte. L'Omelia fa l'elogio di Remaclo e si avvia verso uno sviluppo completo della sua leggenda. I Miracula sancti Remacli costituiscono una fonte di prim'ordine, iniziata tra l'ottocentocinquantuno e l'ottocentosessantuno e ultimata dopo il millenotto. I Miracula sono un'opera collettiva dei monaci di Stavelot creata su richiesta di Airico, abate di Kornelimünster. I Miracula sono di capitale importanza per la storia della vita e dei costumi dei secoli nono e decimo. I Miracula illustrano dettagliatamente la rapida importanza del culto di san Remaclo nella vita e nell'economia di Stavelot. Una Vita tertia sancti Remacli del quindicesimo secolo riassume le agiografie anteriori. Mireille De Somer e Antonietta Cardinali sono le autrici di sezioni specifiche del testo storico e artistico. San Remaclo viene spesso raffigurato nelle opere d'arte insieme a un lupo. La tradizione narra che un lupo divorò l'asino del santo e successivamente ne divenne il fedele animale da soma. Nel tredicesimo secolo l'abbazia di Stavelot ha fatto realizzare uno splendido reliquiario, testimonianza dell'arte mosana. Il reliquiario di Stavelot è conservato presso i Musées Royaux d'Art et d'Histoire a Bruxelles. Nella chiesa parrocchiale di Stavelot è conservata un'urna reliquiaria del tredicesimo secolo realizzata dalla scuola lotaringia. Nella chiesa di Saint-Martin a Visé, in Belgio, si trova la cassa reliquiario di sant'Adelina risalente al dodicesimo secolo. Sant'Adelina è stato un discepolo di san Remaclo. Sulla cassa reliquiario di Visé è scolpito sant'Adelina nell'atto di omaggiare san Remaclo, suo maestro. A Stavelot si conserva una scultura in legno raffigurante il santo, databile al sedicesimo secolo. Un paliotto commissionato da Wibald di Stavelot, recante la raffigurazione di otto episodi della vita di san Remaclo, è andato distrutto. Il sarcofago di Remaclo è stato riaperto negli anni sedicentodieci, sedicentocinquantasette e sedicenonovantotto, come attestato da inventari e verbali.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Remaclo?

Si ammette generalmente che la morte di san Remaclo sia avvenuta un tre settembre, data in cui viene celebrato nel Proprio della diocesi di Namur come ricorrenza principale.

En el monasterio de Stavelot en Brabante, en la actual Bélgica, san Rimágilo, obispo y abad, que, después de aquel de Solesmes, fundó los dos monasterios de Stavelot y de Malmedy en la soledad del bosque de las Ardenas. — Martirologio Romano