29 de noviembre
San Saturnino de Cartago
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e testimonianza del martire
Il Martirologio ricorda San Saturnino di Cartagine come martire nel cimitero di Trasone sulla via Salaria nuova. Secondo il papa San Damaso, Saturnino fu torturato sul cavalletto in patria sotto l'imperatore Decio per la sua fede in Cristo. Dopo la tortura in patria, Saturnino fu mandato esule a Roma. A Roma Saturnino superò altri atroci supplizi, convertì alla fede il tiranno Graziano e ottenne la corona del martirio tramite la decapitazione. Il Martirologio Romano ricorda sulla via Salaria il natale dei santi martiri Saturnino il vecchio e Sisinio diacono sotto il principe Massimiano. Saturnino e Sisinio furono lungamente straziati in prigione per ordine del prefetto della città. I due martiri furono sospesi sull'eculeo, stirati con i nervi, percossi con bastoni e scorpioni, e bruciati con le fiamme. Dopo essere stati deposti dall'eculeo, Saturnino e Sisinio furono decapitati. San Saturnino il vecchio veniva aiutato nel duro lavoro delle terme di Diocleziano dal forte braccio di San Sisinio. Saturnino è un martire di Roma. Saturnino fu decapitato il ventinove novembre del trecentoquattro insieme a Sisinio. L'esecuzione avvenne sulla Via Nomentana a due miglia dall'Urbe.
Le sepolture, le chiese e la memoria liturgica
I corpi dei due martiri furono sepolti da Trasone nella sua proprietà sulla Salaria nova. Non lontano dal luogo del martirio sorge oggi una chiesa parrocchiale intitolata a Saturnino. Tale chiesa fu edificata durante il pontificato di Pio XI tra il millenovecentoventinove e il millenovecentotrentanove. Le reliquie di Saturnino furono portate in epoca imprecisata dalla basilica a lui dedicata in Trasone alla basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio. La basilica di Trasone si trovava sulla Via Salaria all'angolo con via Yser. Dopo vari trasferimenti all'interno della chiesa, il cardinale Filippo Paolucci sistemò le spoglie nel primo altare a destra. Il cardinale Paolucci effettuò la ricognizione delle spoglie il ventidue aprile millesettecentoventisei. In quell'occasione un frammento di reliquia fu donato a Benedetto XIII, pontefice tra il millesettecentoventiquattro e il millesettecentotrenta. Una seconda ricognizione delle reliquie fu effettuata il sette gennaio millenovecentoquarantanove dal cardinale Marchetti Selvaggiani. A Roma si ricordano altre reliquie di San Saturnino presso la chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti. Altre reliquie si trovano a Santa Maria in Via Lata, consistenti in parte di un braccio e parte della testa. Ulteriori reliquie sono conservate presso i Santi Vincenzo e Anastasio alla Regola. Il venti giugno millenovecentottantuno Gregorio XIII concesse l'indulgenza plenaria in perpetuo a chi visita la basilica del Celio nel giorno del dies natalis del santo. Giovanni XXIII autorizzò i Passionisti, che officiano la chiesa dal millesettecentosettantatré, a celebrare la Messa di terza classe nello stesso giorno.
La tradizione a Toffia e il culto nella Sabina
Secondo una leggenda, il corpo di San Saturnino fu portato a Toffia in provincia di Rieti nel cinquecentocinquantotto insieme a quello di San Sisinio. Entrambi i corpi furono trasportati dalla vicina Cures, dalla chiesa di Sant'Antimo distrutta dai saraceni. La leggenda narra che il carro con le due bare arrivò a Toffia all'altezza delle Ripe di Sant'Antonio vicino al lavatoio comunale. In quel luogo i cavalli si inginocchiarono rifiutandosi di proseguire e le campane della chiesa di San Lorenzo iniziarono a suonare da sole. Per tale motivo i corpi furono tumulati nella chiesa di San Lorenzo a Toffia. Il motivo agiografico dei cavalli o buoi che trasportano corpi o statue di santi inginocchiandosi in un paese si ritrova anche in altri racconti della Sabina. All'interno della chiesa di San Lorenzo Martire a Toffia si trovano due cappelle dedicate rispettivamente a San Sisinio e San Saturnino. La cappella di San Sisinio fu eretta nel millenovecentosessantacinque grazie a oblazioni popolari. Nel quadro sopra l'altare della cappella San Sisinio è raffigurato con una palma in mano mentre benedicente il paese. Sulla destra della cappella di San Sisinio gli affreschi raffigurano il santo mentre viene scarnificato con uncini infuocati. Sulla sinistra della cappella l'affresco rappresenta il rifiuto del santo all'adorazione degli dei. La cappella di San Saturnino fu costruita nel millenovecentosettantasei. In precedenza vi erano tre altari nella chiesa e uno di essi era dedicato a San Saturnino il vecchio. Sopra l'altare della cappella di San Saturnino si trova un quadro dipinto nel millenovecentosettanta che lo rappresenta. Nella tela Saturnino è raffigurato genuflesso con lo sguardo rivolto al cielo in attesa della spada del boia che pende dalle labbra del tiranno. Sullo sfondo della tela alcuni vecchi e giovani curvi sotto il peso di vecchi macigni e sotto la sfera degli aguzzini si avviano verso un sorgente edificio delle terme. In alto nella tela due angeli si librano con palme e corona del martirio.
La vita e il martirio
San Saturnino visse in un periodo di grande prova per la comunità cristiana, durante il quarto secolo. Sotto il dominio dell'imperatore Massimiano, egli fu sottoposto a dure prigionie e a dolorose torture che misero a dura prova la sua resistenza fisica e spirituale. Nonostante le avversità, egli non rinnegò la propria appartenenza a Cristo, mantenendo intatta la propria fede fino al compimento del suo destino. Il ventinove novembre dell'anno trecentoquattro, la sua esistenza terrena ebbe termine mediante la decapitazione avvenuta lungo la Via Nomentana, nei pressi di Roma.
Dopo il suo martirio, il corpo fu deposto nel cimitero di Trasone, situato sulla Via Salaria, luogo che divenne meta di venerazione. La storia delle sue spoglie mortali proseguì nei secoli successivi, testimoniando il legame profondo tra la città di Roma e il suo martire. Una tradizione locale tramanda che, nell'anno cinquecentocinquantotto, i resti del santo furono trasportati a Toffia, un evento che contribuì a diffondere ulteriormente il culto di San Saturnino. Successivamente, le sue reliquie trovarono collocazione presso la basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, dove tuttora riposano, custodite come un tesoro prezioso della memoria cristiana. La sua vicenda, pur nella lontananza dei tempi, rimane un monito di dedizione totale che non teme il giudizio del mondo, ma confida unicamente nella promessa di risurrezione.
Il culto
Il culto di San Saturnino gode di una venerazione definita immemorabile, segno di una devozione che non ha mai smesso di accompagnare il cammino della Chiesa. La sua celebrazione, fissata per il ventinove novembre, coincide con il suo giorno natalizio, ovvero il momento in cui egli è nato alla vita eterna attraverso il martirio. Questa data rappresenta per i fedeli un'occasione di preghiera e di meditazione sulla natura del sacrificio cristiano.
La presenza delle sue reliquie nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio permette ancora oggi a chiunque desideri accostarsi alla figura di questo martire di trovare un luogo di raccoglimento. La memoria liturgica di San Saturnino non è solo un atto di ricordo storico, ma un invito costante a vivere la propria testimonianza quotidiana con la stessa audacia e serenità che egli dimostrò di fronte alla morte. La Chiesa, nel celebrare la sua memoria, ringrazia Dio per il dono della fermezza che ha reso possibile il cammino di fede di tanti martiri, tra cui Saturnino, luce splendente nel panorama della santità romana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Saturnino de Cartagine?
La festività liturgica di San Saturnino de Cartagine si celebra il ventinove novembre di ogni anno.
En Roma en el cementerio de Trasón en la vía Salaria nueva, san Saturnino de Cartago, mártir, que, como refiere el papa san Dámaso, bajo el emperador Decio fue torturado en el caballete en su patria por su fe en Cristo y después mandado exiliado a Roma, donde, superados otros atroces suplicios, convirtió a la fe al tirano Graciano y finalmente, decapitado, obtuvo la corona del martirio. — Martirologio Romano