11 de marzo
San Sofronio de Jerusalén
Patriarca
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, giovinezza e primi viaggi
San Sofronio nacque a Damasco verso il 550. Abbandonò la sua città natale ancora giovincello per intraprendere numerosi viaggi, pur rimanendo sempre orgoglioso del suo luogo d'origine. Secondo la tradizione, Damasco è il luogo dove Paolo arrivò cieco e da cui partì guarito. In quella stessa terra un persecutore in fuga divenne un predicatore. Damasco diede rifugio all'apostolo e da lì egli fuggì in un cesto calato dalla finestra, meritandosi le grazie dei santi e acquistando grande fama. Sofronio compì i suoi studi prevalentemente a Damasco, dove fu istruito nella cultura greca e siriaca.
Desideroso di farsi monaco, Sofronio fece visita alla laura di San Teodosio in Giudea. Alla laura di San Teodosio Sofronio incontrò Giovanni Mosco, con il quale strinse un duraturo legame di amicizia. Giovanni Mosco fu maestro e amico di san Sofronio. È difficile valutare l'influenza che ciascuno dei due amici esercitò sull'altro. Sofronio era decisamente più colto di Giovanni Mosco, ma considerava l'amico sua guida spirituale e suo consigliere. Il principale legame tra Sofronio e Giovanni Mosco era forse costituito dalla comune fede calcedonese.
Il periodo in Egitto e il miracolo della vista
Sofronio e Giovanni Mosco iniziarono una collaborazione per tramandare alle generazioni future le vite dei Padri del deserto. I contrasti presenti nel mondo mediorientale spinsero i due amici a spostarsi molto, venendo ospitati da diversi monasteri, e san Sofronio visitò i luoghi del monachesimo insieme a Giovanni Mosco. Tra il 578 ed il 584 Sofronio e Giovanni Mosco furono in Egitto. In Egitto Sofronio fu allievo dell'aristotelico Stefano di Alessandria. In Egitto sia Sofronio che Giovanni Mosco divennero amici di Teodoro il filosofo e di Zoilo. Zoilo era un erudito calligrafo.
In questo periodo Sofronio iniziò a perdere la vista. Sofronio fu miracolato visitando la tomba dei Santi Ciro e Giovanni presso Menuti. In ringraziamento per la guarigione, Sofronio scrisse un resoconto di ben settanta miracoli attribuiti all'intercessione dei Santi Ciro e Giovanni. Dal 584 in poi è difficile ricostruire con esattezza i movimenti di Sofronio e Giovanni Mosco. Per un certo tempo i due presero strade diverse: Sofronio divenne monaco nel monastero di San Teodosio, mentre Giovanni Mosco vagò tra il Sinai, la Cilicia e la Siria.
Al servizio del patriarca e l'impegno contro le eresie
I due amici si ritrovarono infine al servizio del patriarca d'Alessandria, San Giovanni l'Elemosiniere. San Giovanni l'Elemosiniere fu nominato patriarca d'Alessandria nel 610. Pochi anni dopo la nomina, i persiani occuparono i luoghi santi e si diressero verso l'Egitto. Il patriarca San Giovanni l'Elemosiniere, Sofronio e Giovanni Mosco partirono per Cipro. Da Cipro passarono ad altre isole e infine giunsero a Roma. Nella Città Eterna Giovanni l'Elemosiniere morì nel 619. Morendo, Giovanni l'Elemosiniere consegnò a Sofronio le sue ultime volontà.
Sofronio profuse un grande impegno per contrastare le eresie dilaganti. Sofronio si oppose in particolare al monotelismo. Il monotelismo era stato imposto a tutto l'impero dall'imperatore Eraclio con il benestare del patriarca Sergio di Costantinopoli. Dal 634 Sofronio fu il nuovo patriarca di Gerusalemme, essendo stato eletto vescovo della sede di Gerusalemme dopo Modesto. Il ruolo di patriarca permise a Sofronio di proseguire con maggiore autorevolezza la sua battaglia contro le eresie.
Il patriarcato, i saraceni e la difesa della fede
Considerando sempre più evidenti le eresie in cui stava cadendo Sergio e nel timore che papa Onorio potesse cadere nella trappola, Sofronio prese una decisione. Sofronio incaricò Stefano di Dora di recarsi a Roma in sua vece. Sofronio non poté recarsi a Roma personalmente a causa di un'imminente invasione saracena. Sofronio fece giurare a Stefano di Dora sul Calvario di rimanere fedele alla fede calcedonese. Sofronio aveva fatto giurare a Stefano di Dora di rendere conto a Cristo giudice se avesse dimenticato o disprezzato la fede minacciata.
Sofronio aveva ordinato a Stefano di andare senza indugio fino all'altra estremità della terra, alla sede apostolica, fondamento dell'insegnamento ortodosso. Sofronio aveva chiesto di dire ai santi uomini di Roma molte volte quello che stava accadendo, dicendo tutta la verità. Sofronio aveva esortato a domandare e pregare i santi uomini di utilizzare la loro ispirata sapienza per emettere un giudizio definitivo e annientare il nuovo insegnamento. Stefano di Dora, impressionato dall'appello di Sofronio in quel luogo santo e considerato il suo potere episcopale, partì subito per Roma.
La Città Santa cadde nelle mani dei Saraceni durante l'episcopato di san Sofronio. San Sofronio difese con forza la fede quando la città cadde in mano ai Saraceni. San Sofronio difese l'incolumità del popolo durante l'occupazione saracena. Sofronio scese a patti con i saraceni per evitare stragi di popolo a Gerusalemme. Stefano di Dora si presentò al concilio per implorare aiuto per la fede cattolica minacciata, come fecero Sofronio e molti altri. Stefano di Dora riferì al concilio Lateranense del 649 la volontà e le parole di Sofronio. Ci vollero ben dieci anni prima che il papa San Martino I condannasse l'eresia al medesimo concilio.
Sofronio morì pochi mesi dopo l'accordo con i saraceni, nel 639. San Sofronio nacque a Damasco intorno al 550 e san Sofronio morì a Gerusalemme nel 639. Sofronio lasciò ai posteri diverse omelie. Sofronio lasciò una splendida orazione per benedire l'acqua nella festa del Battesimo del Signore. Sofronio lasciò inni e cantici di straordinaria bellezza. I tropari scritti da Sofronio per la settimana santa costituirono la fonte degli Improperia. Gli Improperia sono tuttora recitati nella liturgia del Venerdì Santo. San Sofronio è celebrato nel martirologio a Gerusalemme e san Sofronio ha svolto il ruolo di vescovo.
Il cammino di fede
Il percorso umano e spirituale di San Sofronio ebbe inizio a Damasco, dove ricevette una solida istruzione nella cultura greca e siriaca. Questo bagaglio intellettuale non rimase confinato negli studi, ma si trasformò in una missione itinerante che lo portò a visitare i luoghi più significativi della cristianità del tempo. Durante questi viaggi, l'esperienza diretta della sofferenza e della guarigione segnò profondamente il suo spirito, in particolare quando, per intercessione dei Santi Ciro e Giovanni, ottenne una guarigione miracolosa che orientò definitivamente la sua vita verso il servizio divino.
La collaborazione con il patriarca Giovanni l'Elemosiniere rappresentò un ulteriore tassello nel suo ministero di carità e discernimento. Quando, nell'anno seicento trentaquattro, fu chiamato alla cattedra episcopale di Gerusalemme, San Sofronio si trovò a guidare la comunità in un'epoca di profonde sfide dottrinali e politiche. Non esitò a schierarsi con fermezza contro l'eresia monotelita, consapevole che la verità di fede richiedeva una vigilanza costante e un legame indissolubile con la sede apostolica. La sua voce divenne un punto di riferimento per i fedeli, in un tempo in cui la coerenza dottrinale era messa a dura prova. Concluso il suo mandato terreno nel seicento trentanove, la sua memoria rimane legata a quella di un vescovo che seppe unire la sapienza del dotto alla sollecitudine del pastore, affrontando con dignità anche le prove più difficili legate al mutamento degli equilibri storici nella città di Gerusalemme.
Memoria e devozione
La figura di San Sofronio di Gerusalemme continua a essere onorata dalla Chiesa per il suo impegno nel preservare l'unità della fede e per la sua dedizione alla città santa. La sua commemorazione, fissata per l'undici marzo, invita i fedeli a riflettere sulla fedeltà ai principi evangelici, anche nelle circostanze più avverse e complesse della storia.
Il martirologio romano lo annovera tra le figure eminenti dell'episcopato di Gerusalemme, sottolineando il valore della sua testimonianza come vescovo che ha servito il gregge con umiltà e intelligenza. Egli rimane, per chiunque guardi alla sua storia, un esempio di come la cultura e la preghiera possano fondersi per sostenere la comunità cristiana nei momenti di transizione. La sua devozione, sobria e radicata nella tradizione orientale, ci ricorda l'importanza di ricercare sempre il dialogo con la sede apostolica e di custodire la verità con spirito di carità, mantenendo viva la speranza anche quando le mura della città sembrano vacillare sotto il peso degli eventi umani.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Sofronio de Jerusalén?
San Sofronio de Jerusalén si festeggia l'11 marzo.
En Jerusalén, san Sofronio, obispo, que tuvo por maestro y amigo a Juan Mosco, con el cual visitó los lugares del monaquismo; elegido después de Modesto obispo de esta sede, cuando la Ciudad Santa cayó en las manos de los Sarracenos, defendió con fuerza la fe y la incolumidad del pueblo. — Martirologio Romano