13 de septiembre
San Venerio
Eremita
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini marinare e la scelta monastica
Il santo porta nel nome il legame profondo con la sua terra e il suo mare. Il suo nome è Venerio, ed è nato nella zona di Porto Venere, località che oggi fa parte della provincia e della diocesi della Spezia. Gli studi storici collocano la sua nascita intorno al 560 dopo Cristo, stabilendo che è vissuto, secondo le datazioni più accettabili, tra il cinquecento e il seicento dopo Cristo. Non esistono racconti della sua vita scritta con la precisione di date e di fatti moderna. Esistono invece diverse tradizioni costruite sui più usuali schemi dell'agiografia medievale. Queste tradizioni offrono un ritratto sostanziale della sua vita di cristiano, di monaco e di missionario. In gioventù era un giovane ed esperto marinaio. Era fiero della libertà donatagli dall'orizzonte infinito del mare ed era abituato ad affrontare i rischi di navigazioni tempestose. Con il passare del tempo, sentì tuttavia un richiamo diverso, venendo attratto dal silenzio, dal clima di contemplazione e dallo spirito di povertà. Ha trovato queste caratteristiche nel monastero benedettino dell'isola Palmaria, situata dinnanzi a Porto Venere. Ha deciso di dedicare interamente la sua vita ad amare Dio nella penitenza e nella preghiera. Ha deciso di dedicarsi agli uomini della sua terra con l'aiuto materiale e spirituale della regola di San Benedetto.
I suoi progressi nella vita monastica sono stati notevoli. Il vecchio abate lo ha designato ben presto come suo successore, sebbene la critica storiografica moderna sia restia a riconoscergli il titolo di abate. I racconti narrano che ha lasciato l'abbazia di Porto Venere. Ha lasciato l'abbazia forse infastidito dalla troppa rinomanza del suo nome o per la rilassatezza dei confratelli. Si è ritirato a vita eremitica nella vicina isola del Tino. La fuga dal mondo per l'eremita significa fuga dalle tentazioni del potere, del lusso e dei godimenti. Ricerca Dio seguendo alla lettera i consigli del Vangelo. San Venerio visse come eremita. San Venerio visse nell'isola di Tino nel golfo della Spezia.
L'eremo sul mare e il servizio ai naviganti
Nel suo eremo del Tino alterna la preghiera all'accoglienza di marinai e abitanti della terraferma. Le persone ricorrono a lui per aiuti materiali e consigli per la vita quotidiana. È ricco di consigli improntati alla saggezza evangelica e non d'altri beni. Invita quanti vorrebbero donargli cibo o vesti a donarli ai poveri. Il suo comportamento suscita nelle popolazioni un clima di attenzione cristiana ai vigogni altrui. Chiede di vivere per quanto possibile col solo lavoro delle sue mani. Raccoglie legna dalla folta vegetazione che circonda l'eremo con le sue mani. È largo di aiuto ai marinai introducendo la vela latina nelle loro imbarcazioni. Ha introdotto altre innovazioni tecniche utili ai marinai. Sale sulle barche dei pescatori per insegnare miglioramenti tecnologici al loro lavoro. Parla ai pescatori degli apostoli invitati da Gesù a diventare pescatori di anime. La tradizione attribuisce a san Venerio la diffusione della vela latina. San Venerio si prodigò per guidare i naviganti al porto. Nelle notti di buio e di tempesta accende un grande fuoco nel punto più alto dell'isola. Il fuoco serve come grande luce per orientare i naviganti attorno alla Palmaria, a Porto Venere e nel golfo di Luni. Dietro gli aneddoti leggendari emerge la santità autentica di Venerio. Trova Dio facendosi prossimo ai poveri della sua terra con energia e abnegazione.
La tradizione dice che, infastidito dalla troppa fama, è fuggito una seconda volta in Corsica per un po' di tempo. È poi ritornato al suo eremo dove è morto in fama di santità attorno al 630 dopo Cristo. San Venerio morì intorno al 630. Sulla sua tomba è stato edificato un monastero. I monaci del nuovo monastero hanno continuato a diffondere il Vangelo tra gli abitanti delle montagne dell'entroterra. I monaci hanno proseguito ininterrotta la sua opera di bene. Sulla terraferma irrompono le popolazioni barbariche durante quegli anni. I Longobardi occupano gran parte di Liguria e Toscana negli anni di Venerio. Il mare è tenuto sempre più debolmente dalle navi bizantine. Si manifesterà presto il terrore delle navi saracene e normanne. L'insegnamento e l'esempio di vita di Venerio rimangono come un faro per le genti del Golfo e dell'entroterra lunense. Venerio è profondamente amato dalle popolazioni del Golfo anche dopo la sua morte.
La traslazione delle reliquie e la diffusione del culto
Circa un secolo dopo la morte di Venerio, le terre e i paesi del Golfo furono attaccati da navi saracene e normanne. Il primo pensiero degli abitanti di Porto Venere durante gli attacchi fu di mettere al sicuro la salma di san Venerio. Durante il tentativo di mettere al sicuro la salma avvenne l'incontro di san Venerio con le popolazioni reggiane. Il vescovo di Reggio Emilia aveva l'incarico per disposizione dell'Impero di proteggere con i suoi soldati le genti e le città del Golfo dalle incursioni saracene e normanne. La reliquia di San Venerio fu trasportata a Reggio per salvarla attorno all'anno 830. San Venerio divenne presto comprotettore di Reggio insieme a San Prospero. L'abbinamento tra San Venerio e San Prospero si ripeté ovunque parrocchie, oratori o altari vennero dedicati al santo vescovo di Reggio. Il corpo di San Venerio fu custodito dai monaci benedettini dell'abbazia reggiana di San Prospero fuori le mura. L'abbazia di San Prospero fuori le mura ebbe successivamente sede presso l'attuale chiesa cittadina dei Santi Pietro e Prospero. Il corpo di San Venerio è ancora custodito nella chiesa cittadina dei Santi Pietro e Prospero a Reggio. Il capo di San Venerio fu riposto in un reliquiario a parte. Il capo di San Venerio fu restituito alla neo costituita diocesi de La Spezia per disposizione di papa Giovanni XXIII del 1959. La Spezia ha san Venerio come suo primo e particolare protettore. La Spezia tributa a san Venerio onori solennissimi il dodici e tredici settembre a Portovenere. I monaci reggiani diffusero il culto di San Venerio in tutti i loro possedimenti. Il culto di San Venerio si diffuse particolarmente nella montagna reggiana e nella pianura di Reggiolo. Un centro del culto in montagna fu l'eremo hospitale di San Venerio in Carù. L'eremo di San Venerio in Carù era già esistente in età matildica. La figura paterna di san Venerio trovò facile riscontro nella gente reggiana abituata alle transumanze e alle migrazioni stagionali. Le popolazioni reggiane ritrovavano devozione a san Venerio nelle maremme e sulle coste liguri e tirreniche. San Venerio era considerato dalle popolazioni dell'entroterra reggiano un orientamento nelle vicende della vita e un esempio di accoglienza e costruzione di una società a misura d'uomo. La preghiera a san Venerio evidenzia come il santo marinario abbia colto il valore di nuove tecnologie come la vela latina diffondendole come strumenti di difesa e miglioramento. San Venerio guidò i suoi confratelli monaci e fedeli attraverso le tempeste degli scontri di civiltà. San Venerio ha donato tutta la vita in lode di Dio seguendo il precetto evangelico di amare Dio e il prossimo come se stessi.
La vita
San Venerio nacque nel cinquecento sessanta a Porto Venere, un luogo che avrebbe poi plasmato il suo cammino di santità. Il suo percorso spirituale ebbe inizio presso il monastero dell'isola Palmaria, dove maturò la vocazione alla vita contemplativa e al servizio ascetico. Cercando un silenzio ancora più profondo per incontrare il Signore, scelse di ritirarsi come eremita sull'isola del Tino. In questo lembo di terra circondato dal mare, la sua vita si trasformò in una continua preghiera, vissuta in armonia con la natura e con le necessità dei molti uomini che navigavano le acque circostanti.
La sua presenza non fu tuttavia priva di un operoso impegno verso il prossimo. San Venerio dedicò parte del suo tempo a sostenere i marinai, introducendo tra loro l'uso della vela latina e accendendo fuochi notturni per orientare le imbarcazioni che rischiavano di smarrirsi tra le onde. Questa premura verso i naviganti divenne il segno distintivo della sua missione, unendo l'austerità della vita eremitica con la carità verso chi affrontava i pericoli del mare. Dopo una vita spesa nel servizio e nell'ascesi, San Venerio concluse il suo cammino terreno nell'anno seicento trenta, lasciando un'impronta indelebile nella storia religiosa delle isole del Golfo dei Poeti e oltre.
Il culto
Il ricordo di San Venerio ha attraversato i secoli, mantenendo viva la devozione dei fedeli. Un momento significativo della sua storia fu la traslazione delle sue reliquie a Reggio Emilia nell'ottocento trenta, che contribuì a diffondere il suo culto lontano dai luoghi della sua vita terrena. Nel millenovecento cinquanta nove, il ritorno del capo del Santo alla diocesi della Spezia ha segnato un importante ricongiungimento con la terra che lo vide nascere e operare. Oggi, San Venerio è venerato come protettore dei marinai e della diocesi della Spezia, oltre che della città di Reggio Emilia, mantenendo saldo il legame con la sua eredità spirituale.
Ogni anno, le celebrazioni solenni che si svolgono a Porto Venere il dodici e il tredici settembre offrono l'occasione per rinnovare la memoria del Santo. In queste giornate, il popolo si raccoglie per onorare il suo esempio, ricordando l'eremita che, pur vivendo lontano dal clamore del mondo, ha saputo illuminare il cammino di chiunque cercasse una guida sicura. La sua figura resta un punto di riferimento fondamentale per la vita cristiana, un faro che, come i fuochi che accendeva sulle coste, continua a guidare il cuore dei fedeli verso l'approdo della pace e della fede.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Venerio?
Si festeggia il tredici settembre, con solenni onori tributati a Portovenere nei giorni dodici e tredici settembre.
Di cosa è patrono San Venerio?
San Venerio è protettore del Golfo, di Reggio Emilia come comprotettore e primo e particolare protettore della Spezia.
En la isla de Tino en el golfo de La Spezia, san Venerio, eremita. — Martirologio Romano