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7 de septiembre

San Ventura de Città di Castello

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La vita e il martirio

Nel tredicesimo secolo Ventura svolgeva il suo ministero come rettore della chiesa di San Bartolomeo, situata vicino alla villa di Centoia presso Valdipetrina, nel territorio di Città di Castello, in provincia di Perugia. Questo sacerdote era ampiamente caratterizzato da una straordinaria pietà e da un fervido zelo per le cose divine. Un giorno Ventura incontrò un mulattiere che imprecava fortemente mentre si dedicava a tagliare la legna nel bosco. Con grande mitezza, il sacerdote decise di rimproverare l'uomo per il suo linguaggio offensivo. Il mulattiere, tuttavia, si adirò profondamente per il richiamo ricevuto e aggredì il sacerdote, uccidendolo barbaramente colpendolo con un'ascia. Dopo il delitto, l'assassino occultò il cadavere insanguinato nascondendolo sotto un mucchio di pietre per celare la sua colpa.

La tradizione agiografica narra che un prodigioso segno celeste svelò l'accaduto, poiché una colomba colpì con il becco la campana della chiesa del santo, facendola suonare a morto. La stessa colomba volò poi sopra il mucchio di pietre sotto cui era nascosto il corpo esanime e fece successivamente ritorno alla chiesa. Gli abitanti della zona notarono questo insolito evento e decisero di avviare immediate ricerche per ritrovare Ventura. Il cadavere del sacerdote fu rinvenuto soltanto dopo molti giorni di ricerche. I fedeli raccolsero il corpo con grande devozione e lo seppellirono amorevolmente all'interno di una tomba scavata nella chiesa. In seguito a questo straordinario evento e alla memoria del pastore, la chiesa di San Bartolomeo cambiò nome, assumendo la denominazione di San Ventura, e l'edificio divenne ben presto un luogo di costante e fervoroso pellegrinaggio per i fedeli.

Durante il trasporto della salma del martire verso la sepoltura, un uomo affetto da una grave infermità guarì miracolosamente dal male di rottura. A seguito di tale guarigione prodigiosa, Ventura iniziò a essere invocato con speranza dai fedeli come protettore dall'ernia. La totalità degli agiografi concorda unanimemente nel collocare la data esatta del martirio al sette settembre millenario duecentocinquanta. San Ventura viene tradizionalmente raffigurato nell'iconografia sacra con un'ascia conficcata nella testa oppure nel momento esatto in cui subisce il martirio per mano del persecutore.

Il culto e la traslazione delle reliquie

In occasione della festa annuale di San Ventura si verificavano purtroppo di frequente alcuni episodi spiacevoli che turbavano il clima di preghiera. Per questo motivo, il vescovo monsignor Giuseppe Sebastiani decise di intervenire con decisione per porre fine ai disordini e tutelare la devozione. Il vescovo Sebastiani ottenne dapprima tutte le autorizzazioni necessarie dalla Sacra Congregazione dei Riti e in seguito inviò in modo riservato due sacerdoti a svolgere un'accurata ricognizione delle spoglie del santo. La notte del diciassette luglio millenario seicento ottantaquattro, il vescovo Sebastiani, accompagnato da un fedele cappellano, dal cancelliere e da un servitore, prelevò di notte il corpo di Ventura. La salma fu quindi condotta con grande solennità nel centro di Città di Castello.

Le venerate spoglie furono collocate nella chiesa del seminario diocesano all'interno di un'urna realizzata in legno di noce scolpito e dorato. Questa preziosa urna dorata fu generosamente donata dal marchese Filippo Bufalini. L'intento principale del vescovo era quello di proporre agli aspiranti sacerdoti un luminoso esempio di virtù e di fervore pastorale nato proprio in una semplice chiesa della diocesi. Nel millenario settecento cinquanta due, il vescovo Giovanni Battista Lattanzi decise di ricostruire interamente il seminario dalle fondamenta. Lo stesso vescovo Lattanzi intitolò la struttura appena ricostruita all'Immacolata Concezione, a san Florido vescovo e a san Ventura martire. Nel millenario novecento cinquanta due, il vescovo Filippo Maria Cipriani provvide a sistemare il corpo del martire in una nuova urna. Questa nuova teca fu offerta direttamente dal clero della diocesi. Il vescovo Cipriani fece inoltre ricomporre lo scheletro di Ventura, rivestendolo accuratamente con paramenti sacerdotali. Sul teschio fu collocata una maschera di cera realizzata con maestria dallo scultore Romolo Bartolini. Questa maschera in cera lascia ancora oggi visibile la profonda ferita presente sul cranio del martire.

In quegli stessi anni la devozione per Ventura fu promossa con vigore anche al di fuori dei confini diocesani tramite diverse iniziative culturali e religiose. Ventura venne così proposto al pubblico dei fedeli con il titolo specifico di martire antiblasfemo. In passato la memoria del santo si celebrava storicamente la prima domenica di settembre sia nella località di Valdipetrina sia nella chiesa del seminario dopo il trasferimento definitivo delle reliquie. In Valdipetrina rimase a lungo l'usanza antichissima di adagiare ogni anno i bambini piccoli sul sepolcro di Ventura per proteggerli efficacemente dall'ernia. I calendari ecclesiastici riportavano tradizionalmente la festività del santo alla data fissa del sette settembre. Successivamente, nel millenario novecento ottantuno, la memoria liturgica di Ventura è stata reinserita al cinque settembre nel calendario liturgico della diocesi di Città di Castello, venendo dotata di una messa e di un ufficio propri.

Le rappresentazioni artistiche

La figura di San Ventura ha ispirato nei secoli numerosi artisti che ne hanno immortalato il sacrificio e la santità in diverse opere d'arte custodite nei luoghi simbolo della fede tifernate. Un quadro di grande valore raffigurante il martirio, disegnato dal pittore Gian Ventura Borghesi e dipinto nel diciassettesimo secolo da Simone Nelli di Citerna, fu collocato originariamente sull'altare maggiore della chiesa del seminario. All'interno del Santuario di Belvedere si conserva tuttora una raffinata statua in stucco risalente al diciassettesimo secolo che raffigura il santo insieme ad altre venerabili figure di santi della Chiesa Tifernate.

Anche nella cattedrale diocesana si trovano ben tre diverse e insigni raffigurazioni di San Ventura. Il pittore Bernardino Gagliardi ha realizzato un pregevole affresco raffigurante il santo nella cappella del Santissimo Soccorso. Nello stesso tempo, Marco Benefial ha dipinto Ventura in gloria insieme ad altri santi locali negli splendidi affreschi che decorano la volta del presbiterio della cattedrale. Infine, Tommaso Conca ha ritratto con maestria Ventura negli affreschi che adornano la grande cupola della cattedrale, confermando l'indissolubile legame spirituale tra la comunità cristiana e il suo illustre martire.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Ventura?

Si celebra storicamente il sette settembre, mentre dal millenario novecento ottantuno la sua memoria è inserita al cinque settembre nel calendario liturgico della diocesi di Città di Castello.

Di cosa è patrono San Ventura?

È invocato come protettore dall'ernia e come martire antiblasfemo.