6 de enero
Sant' Abo de Tiflis
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e l'incontro con Nerses
I compilatori della passio riferiscono che Abo nacque a Bagdad da Abramo, un arabo ismaelita, e fu educato secondo i precetti della religione musulmana. All'età di diciassette o diciotto anni, Abo entrò al servizio di Nerses, figlio del curopalata Ardanases ed etnarca di Kharthli, in qualità di esperto di profumeria e lettere arabe. Nerses era stato imprigionato a Bagdad dopo essere caduto in disgrazia presso il califfo abbasside Abd-Allah al Mansur, che resse il califfato tra il 754 e il 775. Nerses fu liberato con l'amnistia del 776 promossa dal successore di al-Mansur, Mohammad al-Mahdi, il cui governo si estese dal 775 al 785. Dopo la scarcerazione di Nerses, Abo lo seguì nella sua terra d'origine.
Il viaggio in Kharthli e la fede in Georgia
In patria, Abo ampliò la sua cultura apprendendo la lingua iberica, la Bibbia e i rudimenti del cristianesimo. Il cristianesimo era stato introdotto in Georgia al tempo di Costantino ed era divenuto religione di stato sotto Giustiniano. I musulmani dominavano la Georgia dal 650 ed erano ostili al cristianesimo tradizionale, considerato baluardo filo-bizantino del nazionalismo georgiano. Gli eventi narrati si collocano nella fase della dominazione araba in Georgia segnata dal malcontento dei principi locali, legati da antica fedeltà all'impero bizantino ma sottomessi ai primi califfi abbassidi. Sebbene avesse celermente abbracciato le verità di fede, Abo differì il battesimo per timore dei musulmani, i quali detenevano il potere e imponevano la loro religione.
L'esodo e il battesimo tra i Khazari
Nerses perse nuovamente il favore del nuovo califfo e abbandonò il proprio paese diretto in Osseth insieme ad Abo e a trecento profughi. Abo seguì Nerses in ogni suo successivo spostamento. Nerses condusse il gruppo nelle regioni settentrionali abitate dai Khazari, indicati come figli di Magog. I Khazari sono descritti come uomini agresti, spietati, dall'aspetto terribile, bevitori di sangue e privi di leggi, eccetto la fede in un Dio creatore. I Khazari accolsero Nerses in quanto nemico dei loro nemici, garantendogli vitto e alloggio. Incoraggiato dal consenso unanime riscontrato, Abo trovò il coraggio di dichiararsi cristiano, dedicandosi a digiuni, orazioni e ricevendo il battesimo. Nerses domandò al re dei Khazari il permesso di attraversare le sue terre per raggiungere gli Abasgi, dove aveva precedentemente inviato familiari e beni all'inizio delle ostilità con la burocrazia araba.
Il ritorno a Tiflis e il primo arresto
Nel frattempo, Stefano, nipote di Nerses, ottenne dal califfo Al Mahdi l'etnarcato di Tiflis. Ritenendo impossibile il ritorno di Nerses, Abo decise di rientrare in patria. Gli astanti cercarono invano di dissuadere Abo dal consegnarsi ai suoi ex correligionari, i quali avevano assunto il potere e imponevano l'islam. Essendo considerato un infedele dagli arabi, Abo si recò a Tiflis al seguito di Nerses. Abo visse a Tiflis per tre anni sostentandosi con la carità e guadagnandosi la fama di perfetto cristiano. Verso la fine del 785, le autorità arabe ordinarono l'arresto di Abo, ma l'etnarca Stefano ottenne la sua liberazione. Per vendicarsi dell'accaduto, gli arabi destituirono il giudice che si era lasciato intimidire dai georgiani.
Il martirio e la dispersione delle reliquie
La schietta professione della fede cristiana condusse Abo a essere nuovamente catturato dai musulmani, che gli chiesero di abiurare. In seguito al suo rifiuto di rinnegare il cristianesimo, Abo fu condannato a morte. Il martirio di Abo avvenne il 6 gennaio 786, sotto il califfato di Musa al-Hadi, che governò tra il 785 e il 786. Il corpo di Abo fu martoriato, in parte bruciato e in parte disperso nelle acque del fiume Mtcwar. Secondo la tradizione, una colonna di fuoco rivelò ai cristiani il punto del fiume in cui si erano accumulati nella melma i resti del martire. I resti di Abo furono recuperati e trasferiti a Tiflis all'interno di una cappella edificata sul luogo del martirio. La ricorrenza liturgica del santo fu spostata ad altra data per evitare la sovrapposizione con la festa dell'Epifania.
La passio e la tradizione storica
Il racconto della passio è preceduto dallo scambio di due lettere tra Samiele, katholicòs di Mtzkhétha, e il prete Giovanni Sabanidze. La corrispondenza riguarda la necessità di trascrivere gli eventi di cui Giovanni Sabanidze sarebbe stato testimone. La narrazione si apre con un prologo parenetico che non menziona san Abo. La parte successiva del testo è divisa in due sezioni con distinti sottotitoli, dedicate all'arrivo del santo in Kharthli e al suo martirio. Il racconto si conclude con un lungo elogio. Abo fu canonizzato successivamente alla morte del katholicòs Samuele III, vissuto tra il 789 e il 794, colui che aveva incaricato Giovanni Sabanidze di redigere la memoria del martirio. La passio fu redatta come relazione prudente nei primi anni del califfato di Harun ar-Rasid, tra il 786 e l'809, in un periodo molto vicino ai fatti narrati. La passio, scritta nell'ottavo secolo, presenta una localizzazione spazio-temporale vaga a causa della mancanza di un sistema cronologico e di reticenze dovute a motivi politici. La sequenza degli eventi nella passio risulta comunque chiara e consente di identificare esattamente nomi e ruoli di personaggi e popolazioni citati. Nel 1847 Brosset lesse a Tiflis un leggendario su pergamena contenente il racconto della passio. Sebbene fosse stata inserita in diverse pubblicazioni, la passio fu sottoposta a un vero studio critico solo nel 1934. Lo studio critico condotto da padre P. Peeters analizzò l'effettiva valenza di documento storico della passio.
Il cammino della fede
La vicenda terrena di Sant' Abo de Tiflis ha inizio a Bagdad, dove nacque in una famiglia araba di religione musulmana. Il corso della sua vita mutò radicalmente quando si unì al seguito di Nerses di Kharthli, intraprendendo un viaggio che lo avrebbe condotto in Georgia e in Ossetia. Fu in questo contesto che il giovane Abo ebbe l'opportunità di conoscere la dottrina cristiana, rimanendone profondamente conquistato. Dopo un periodo di discernimento, scelse di abbracciare pienamente il Vangelo, ricevendo il sacramento del battesimo presso i Khazari.
Consapevole del dono ricevuto, Sant' Abo decise di stabilirsi a Tiflis, dove non nascose la sua conversione, ma scelse di professare pubblicamente la fede cristiana. In un contesto sociale e politico complesso, la sua testimonianza divenne presto oggetto di attenzione da parte delle autorità. Nonostante le pressioni e le minacce, egli rimase saldo nella sua scelta, rifiutando categoricamente ogni richiesta di abiurare la fede in Cristo. Questa fedeltà incrollabile lo condusse inevitabilmente verso l'arresto e la condanna capitale. Il martirio avvenne nell'anno settecento ottantasei, quando fu decapitato e il suo corpo fu gettato nel fiume Mtcwar, in un estremo tentativo di cancellare la memoria del suo sacrificio. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua testimonianza, lo ha annoverato tra i suoi martiri in un processo di canonizzazione completato dopo l'anno settecento novantaquattro.
La memoria liturgica
La celebrazione di Sant' Abo de Tiflis è fissata nel calendario liturgico il giorno sei gennaio. Questa data, tuttavia, è stata stabilita appositamente in un momento distinto rispetto alla solennità dell'Epifania, al fine di permettere ai fedeli di onorare la figura del martire senza creare sovrapposizioni con le celebrazioni principali. Il culto di questo santo, pur essendo radicato in una storia antica e geograficamente lontana, continua a interpellare il cuore dei credenti di ogni epoca. La sua vita ci ricorda che la fede è una grazia che trasforma l'esistenza, rendendo l'uomo capace di superare ogni barriera culturale o religiosa per incontrare il volto di Dio.
Attraverso la memoria di Sant' Abo, la Chiesa invita a riflettere sul valore della libertà di coscienza e sulla forza che deriva dall'appartenenza a Cristo. Sebbene i suoi resti siano stati dispersi nelle acque del fiume Mtcwar, la sua testimonianza non è andata perduta, ma risplende nella comunione dei santi. Celebrarne la ricorrenza significa rinnovare il proprio impegno a vivere con coerenza il Vangelo, chiedendo al Signore, per intercessione di questo martire, la grazia di una fede sempre viva, coraggiosa e pronta a rendere ragione della speranza che è in noi, in ogni circostanza della nostra vita quotidiana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Abo de Tiflis?
La ricorrenza liturgica del santo è fissata al sei gennaio, sebbene la festa sia stata storicamente spostata per evitare la coincidenza con la solennità dell'Epifania.