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12 de enero

Sant' Antonio Maria Pucci

Sacerdote servita

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza nell'alta Valle del Bisenzio

Eustachio Pucci nacque da poveri contadini il 16 aprile 1818, e in alcuni registri la nascita è ricordata anche al 16 aprile 1819, a Poggiolo di Vernio, un piccolo villaggio dell'alta Valle del Bisenzio, nella diocesi di Pistoia e in provincia di Firenze. Egli era il secondo di otto figli, e la sua famiglia viveva in condizioni di modesta semplicità. Il padre di Eustachio svolgeva anche l'incarico di sacrestano, un compito che permise al ragazzo di respirare fin dalla fanciullezza un clima di profonda religiosità. Fin da piccolo, Eustachio imparò a seguire il padre in chiesa e a frequentare la canonica con costanza e devozione. Poiché la frazione era priva di una scuola comunale, Don Luigi Diddi teneva lezioni ai bambini del luogo proprio nella canonica. Eustachio aveva un carattere docile e mite ed era incline alla pietà, distinguendosi per la sua ritrosia a fare gruppo con i coetanei. Dopo la scuola, invece di giocare nei prati con gli altri ragazzi, preferiva sedersi accanto alle sorelle per usare la rocca e il fuso. Il suo svago preferito consisteva nell'aiutare il padre a curare il decoro della chiesa e a partecipare con fervore alle funzioni liturgiche. Eustachio si accostava frequentemente alla Comunione e coltivava una tenera devozione alla Santissima Vergine, mostrando fin dalla prima età che la sua strada non era quella comune del mondo. Un giorno, tornando dal Santuario di Boccadirio, situato a circa dodici chilometri da Poggiolo, confidò a Don Luigi la sua intenzione più profonda. Eustachio espresse a Don Luigi la decisione di abbandonare il mondo e di entrare in convento, chiedendogli di non abbandonarlo e di continuare a essere il suo sostegno e la sua guida. Manifestò il desiderio di entrare in un Ordine consacrato in qualche modo alla Madonna, per donare la sua anima e se stesso alla Vergine. Il cappellano conosceva bene l'Ordine dei Servi di Maria, fondato nel 1233 da sette pii mercanti fiorentini sul Monte Senario. Nel 1837 Don Luigi volle accompagnare Eustachio al convento della Santissima Annunziata a Firenze. All'inizio il padre si oppose al viaggio perché il figlio diciottenne era già capace di condividere con lui le fatiche dei campi, ma il genitore, da buon cristiano, finì per arrendersi ai disegni che Dio aveva stabilito per Eustachio.

Formazione religiosa e ordinazione sacerdotale

A diciotto anni, Eustachio entrò nei Servi di Maria della Santissima Annunziata di Firenze, cambiando il proprio nome in Antonio Maria entrando nell'ordine religioso. Al termine del noviziato, Fra' Pellegrino Romaggi espresse un giudizio estremamente positivo sul giovane, attestando che egli era stato non solo irreprensibile ma anche molto edificante. Il maestro di noviziato testimoniò che Eustachio aveva sempre mostrato un carattere docile, schietto e sereno, dando molte prove di costante ubbidienza, umiltà e soda pietà. Egli aveva inoltre dimostrato un grande impegno nello studio e nell'adempimento dei doveri, tanto da non lasciare alcun dubbio sulla autenticità della sua vocazione. Il Pucci poté così continuare gli studi per cinque anni nel convento di Monte Senario, approfondendo la teologia e la spiritualità mariana. Nel 1843 fece la professione solenne assumendo definitivamente il nome di Antonio, e nello stesso anno rinnovò la sua consacrazione attraverso la professione religiosa. Pochi mesi dopo la professione religiosa fu ordinato sacerdote a Firenze, nella chiesa di San Salvatore annessa al palazzo arcivescovile. Oppresso da tanta dignità e sopraffatto dalla grandezza del mistero ricevuto, si inginocchiò ai piedi del Crocifisso esclamando con profonda commozione di non essere degno di un tale ministero. La sua vita sacerdotale ebbe inizio con un totale abbandono alla volontà divina, preparando il terreno alle fatiche apostoliche che lo avrebbero visto protagonista per quasi mezzo secolo nella terra toscana.

L'arrivo a Viareggio e l'inizio del ministero parrocchiale

Nel 1844 i superiori mandarono Padre Antonio Pucci a Viareggio, nella diocesi di Lucca, nel nuovo convento, come viceparroco della parrocchia di Sant'Andrea, affidata proprio ai Servi di Maria. I Servi di Maria erano giunti a Viareggio nel 1841 e avevano instaurato nella zona un forte culto alla Madonna Addolorata. Un anno dopo il suo arrivo come viceparroco, tre anni prima della sua nomina definitiva, la sua presenza iniziò a incidere profondamente nel tessuto sociale. Nel 1847, pur avendo ventotto anni e senza ambire ad alcuna carica, le autorità diocesane lo nominarono esaminatore prosinodale, riconoscendone la saggezza e la preparazione. Nello stesso anno 1847, i superiori dell'Ordine gli affidarono la cura della parrocchia di Sant'Andrea, e Il Curatino prese possesso ufficiale della parrocchia, un ufficio che mantenne ininterrottamente fino alla morte per un totale di quarantotto anni di guida pastorale. Fino all'ultimo giorno di vita fu nella parrocchia di Sant'Andrea un miracolo vivente di attività e risorse apostoliche. Nel 1859 fu eletto Priore della sua comunità conventuale, e mantenne questo incarico di governo per ventiquattro anni complessivi. Successivamente, nel 1883, fu nominato Priore Provinciale per la Toscana e in seguito ricoprì l'incarico di Definitore generale dell'Ordine. Padre Pucci rimase sempre umile con tutti e autentico fratello dei suoi confratelli, senza mai fare pesare la sua autorità, pur richiamando gli altri alla scrupolosa osservanza delle regole, dei voti e allo spirito di rinuncia. Il suo periodo di provincialato fu definito dai confratelli il regno della dolcezza. Durante le visite regolari riprendeva con santo coraggio ciò che riteneva necessario correggere, ma nessuno poteva dolersi delle sue riprese perché egli praticava esattamente quanto insegnava ed esigeva.

Il Curatino tra i pescatori e le opere di carità

La popolazione di Viareggio a quei tempi era costituita in gran parte da pescatori, e molti ragazzi dovevano seguire il padre sul mare per aiutarlo e imparare il duro mestiere. Il Curatino andava incontro ai ragazzi al ritorno delle barche sul far della sera per istruirli nelle verità della fede e radunarli attorno a sé. I parrocchiani si entusiasmarono subito di lui e presero a chiamarlo con affetto il Curatino oppure il Curatino Santo. Dal punto di vista fisico, Padre Antonio era piccolo di statura e di corporatura, non possedeva doti oratorie che fanno colpo sul popolo minuto, camminava con il capo un po' inclinato a terra, era scosso da brividi improvvisi e quasi convulsi e aveva una voce inarcatamente nasale, tanto che la sua Messa si snodava in una cantilena monotona. Nonostante queste particolarità, dal suo volto traspariva un grande candore, e i viareggini, al solo vederlo, esclamavano che pareva un angelo. Egli pose la parrocchia sotto la protezione della Madonna Addolorata e fece della Compagnia di Maria Santissima Addolorata il suo centro d'azione, suscitando una grande ondata di fede e di devozione in tutto il paese. La devozione era tale che non si varava alcuna imbarcazione senza una solenne funzione alla Vergine Santissima e la benedizione impartita da Padre Pucci. Per i giovani istituì la Compagnia di San Luigi e la Congregazione della Dottrina Cristiana da lui fondata nel 1849, avvalendosene meticolosamente per la preparazione alla prima Comunione dei ragazzi. La prima Comunione dei bambini era considerata dal pastore solo una tappa nel cammino della vita, e per questo fondò associazioni per ogni categoria di parrocchiani, anticipando le forme organizzative dell'Azione Cattolica. Per gli uomini perfezionò la già esistente Alma Compagnia di Maria Santissima Addolorata, per le donne istituì la Congregazione delle Madri Cristiane e fondò la Pia Unione dei Figli di San Giuseppe con proprio Oratorio per mantenere salda la fede nelle famiglie e nella società, raccomandando sempre gli ammalati al patrocinio di San Giuseppe. Affidò le fanciulle del catechismo, le ragazze da marito e le iscritte al Terz'Ordine dell'Addolorata a Caterina Lenci, la quale era morta nel 1895 ed era stata originariamente respinta a causa della salute dal convento delle Mantellate di San Niccolò di Lucca. Con l'aiuto di Caterina Lenci, il Padre Pucci diede inizio all'Istituto delle Mantellate di Viareggio, fondando nel 1853 le Suore Mantellate Serve di Maria per l'educazione delle fanciulle. Nel 1853 le Mantellate ricevettero la cura di un piccolo ospedale per gli ammalati poveri, nel 1869 ricevettero la direzione del grande Ospizio Marino costruito per i bambini affetti da scrofola, istituendo il primo ospizio marino per i bambini malati poveri, e successivamente, nel 1910, le Mantellate di Viareggio si unirono con quelle di Pistoia.

L'eroismo della carità e la dedizione ai sofferenti

Padre Antonio Pucci conquistava il cuore dei parrocchiani con l'esercizio eroico della carità, entrando nelle famiglie di tutti ma preferendo sempre le stamberghe dei poveri. Come religioso non possedeva nulla, e giunse a dare una volta il suo mantello a un povero vecchio e in un'altra occasione i suoi calzoni. Molti testimoni deposero che in quarantacinque anni passarono per le mani del Padre Antonio ingenti somme di denaro destinate interamente agli indigenti. Si recava al capezzale degli ammalati dopo aver pregato a lungo davanti a Gesù Sacramentato, senza aspettare che fossero ridotti in gravi condizioni. Portava ai poveri pane, carne, brodo, latte, lenzuola, coperte e materassi, e volle fortemente che nella sua parrocchia sorgesse la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli, seguendo fedelmente le norme stabilite dal fondatore Federico Ozanam di cui condivideva perfettamente le idee. Precedette i congregati nell'elemosina andando di porta in porta a chiedere denari, viveri, biancheria e scarpe per gli indigenti, incurante della propria salute. I confratelli gli dicevano che si strapazzava troppo e che sarebbe morto presto vedendolo arrivare ansante e pallido, ma il santo rispondeva che non è necessario aver vita lunga ma approfittare dell'ora che Dio dà per fare il proprio dovere. Durante la terribile epidemia di colera del 1854-1856 non si concesse un attimo di riposo, passando infaticabilmente da una casa all'altra per soccorrere i colpiti dal morbo che cadevano per terra sulle piazze e per le strade mentre gli altri fuggivano inorriditi. Di notte dormiva vestito sopra una branda fatta mettere in archivio per essere sempre pronto ad ogni chiamata, e si caricava i malati di colera sulle spalle, vivi o morti che fossero, per portarli al coperto per le cure. Introduce inoltre altre organizzazioni esistenti tutte dedite alle opere di carità, confermando una dedizione instancabile che faceva esclamare stupiti ai viareggini che se non andava in Paradiso lui, non ci sarebbe andato nessuno. Anche i massoni, i garibaldini e gli anticlericali, al suo passaggio, si onoravano di fargli tanto di cappello in segno di profondo rispetto per la sua virtù straordinaria.

La vita interiore, il confessionale e la persecuzione del male

L'esercizio della presenza di Dio era per Padre Antonio quasi un'idea fissa, ed egli esclamava che la presenza del Dio onnipotente doveva servire da sprone per operare rettamente e mantenere il dovere. Un fratello converso che visse molti anni con lui affermò di averlo trovato sempre in preghiera ogni volta che entrava nella sua cella. Rosa Lunardini, entrando nell'Archivio parrocchiale, lo trovò davanti a un crocifisso completamente fuori dai sensi, mentre i parrocchiani lo sorpresero ripetutamente in rapimento davanti a Gesù Sacramentato nelle ore in cui di solito il tabernacolo viene lasciato solo. Fu visto assorto in preghiera davanti all'altare della Deposizione per tutta la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, e fu ammirato durante le processioni del Corpus Domini mentre fissava con gli occhi velati di lacrime l'Ostia Santa portata tra le mani. La tradizione riferisce che fu contemplato con stupore mentre si sollevava un palmo da terra durante la consacrazione nella Messa, e fu visto camminare senza posare i piedi sul suolo mentre si recava a fare visita agli infermi. Il suo confessionale a Viareggio era inverosimilmente affollato, specialmente in certe solennità, e la gente lo preferiva agli altri confessori nonostante fosse di manica stretta a causa del suo orrore per il peccato, riuscendo a strappare innumerevoli anime all'inferno. Satana lo odiava a morte e invogliava qualche libertino a percuoterlo mentre di notte si recava a confortare i moribondi. A chi gli consigliava di sporgere querela rispondeva che non faceva nomi e che ben altre percosse aveva ricevuto Gesù pur non meritandole, mentre lui, povero peccatore, meritava quello e peggio. Possedeva un grande amore per i nemici, conforto per gli afflitti e pane per gli affamati, offrendo sempre un dono di pace alle anime dilaniate dalla discordia o in preda alla disperazione. Quando sapeva di una famiglia in discordia si recava sul posto, ascoltava in silenzio le parti e pronunciava la parola giusta che arrivava direttamente al cuore.

Il transito terreno e la gloria degli altari

All'inizio del 1892, Padre Antonio Pucci contrasse una polmonite fulminante dopo aver soccorso un ammalato in una notte fredda e tempestosa, mentre cantava la messa solenne dell'Epifania. Nel delirio della malattia farneticò di infermi da assistere, poveri da soccorrere, peccatori da confessare e fedeli da comunicare, consumando fino all'ultimo respiro la sua dedizione sacerdotale. Morì il 12 gennaio 1892, compianto dall'intera cittadinanza di Viareggio e dai suoi confratelli. Il suo corpo fu sepolto inizialmente nel cimitero comunale, e successivamente traslato il 18 aprile 1920 nella chiesa di Sant'Andrea a Viareggio, dove tuttora riposa. L'autore del testo di riferimento biografico fu Guido Pettinati, che ne immortalò la memoria. Nel martirologio viene definito come sacerdote dell'Ordine dei Servi di Maria, parroco per circa cinquant'anni, dedito ad attività formative, catechetiche e opere di carità per i bisognosi. Il cammino verso la glorificazione ecclesiale vide Pio XII proclamarlo beato il 12 giugno 1952, sebbene alcune fonti ricordino la data al 22 giugno 1952, e successivamente Papa Giovanni XXIII lo proclamò santo il 9 dicembre 1962, suggellando la straordinaria parabola spirituale di un umile figlio di contadini divenuto faro luminoso della Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Sant'Antonio Maria Pucci?

La memoria liturgica di Sant'Antonio Maria Pucci si celebra il 12 gennaio, giorno della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrono Sant'Antonio Maria Pucci?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali del santo.

En Viareggio, en la Toscana, san Antonio María Pucci, sacerdote de la Orden de los Siervos de María: párroco durante unos cincuenta años, se dedicó de modo particular a las actividades formativas y catequéticas y a las obras de caridad para los necesitados. — Martirologio Romano