10 de julio
Sant' Audaz
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le prime fonti storiche e la diffusione del culto
Esiste una prima menzione di Anatolia nel De Laude Sanctorum composto verso il 396 da Vittrice di Rouen, vissuto tra il 330 e il 409, nel quale la Santa figura tra i taumaturghi. All'inizio del secolo sesto Anatolia e Vittoria sono ricordate insieme nel Martirologio Geronimiano alla data del dieci luglio, collocando la loro memoria in Sabina con la dicitura specifica. Vittoria è ricordata anche da sola al diciannovesimo giorno di dicembre nello stesso Martirologio con la dicitura relativa alla civitas Tribulana. All'inizio del sesto secolo le due Sante compaiono effigiate nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo in Ravenna, raffigurate l'una a fianco dell'altra in mezzo alle martiri più illustri dell'Occidente. Nel corteggio di questi mosaici le Sante hanno a sinistra Santa Paolina e a destra Santa Cristina mentre fanno omaggio a Cristo delle proprie corone. Esiste inoltre una Passio sanctorum Anatoliae et Audacis et sanctae Victoriae databile al sesto o settimo secolo. Questa Passio fu letta da Adelmo, morto nel 709, e da Beda, morto nel 735. Adelmo derivò da tale testo un carme in lode delle due Sante, mentre Beda trasse gli elogi per Anatolia e Audace al nove luglio e per Vittoria al ventitreesimo giorno di dicembre nel suo martirologio. Gli elogi di Beda furono successivamente riassunti in Adone e in Usuardo, per poi essere accolti quasi per intero dal Baronio nel Martyrologio Romano. Lo stesso Martyrologio Romano colloca Anatolia ed Audace al nove luglio e Vittoria al ventitreesimo giorno di dicembre. Gli studiosi, e in particolare Raschini, hanno dimostrato che la Passio è un centone in cui riaffiorano spunti e passaggi desunti dalle passioni di Nereo e Achilleo, Calogero e Partenio, Rufina e Seconda, Giovanni e Paolo e di molti altri testi agiografici.
La narrazione della Passio e il martirio
Secondo quanto narra la Passio, Anatolia e Vittoria erano giovani romane di nobile famiglia che rifiutarono le nozze con due patrizi perché si erano consacrate a Dio. I due aspiranti sposi, avvalendosi del favore imperiale, le relegarono nei loro possedimenti situati nella regione della Sabina. Vittoria fu relegata presso Trebula Mutuesca, che corrisponde all'odierna Monteleone Sabino lungo la via Salaria, mentre Anatolia fu relegata presso la località di Tora. La tradizione riferisce che Vittoria venne uccisa e sepolta in una caverna dopo varie vicende fantastiche, mentre Anatolia sopravvisse di poco alla morte della compagna di fede. Un soldato di nome Audace fu incaricato di uccidere Anatolia rinchiudendola in una stanza insieme a un serpente. Il rettile lasciò tuttavia incolume la Santa, ma si avventò ferocemente su Audace quando questi entrò l'indomani nella stanza per accertarsi dell'avvenuta morte di Anatolia. La Santa salvò Audace dal serpente e, in seguito a questo prodigioso salvataggio, il soldato decise di convertirsi facendosi cristiano. In seguito a questi eventi, Anatolia e Audace furono uccisi di spada. La Passio fissa il martirio delle due Sante e di Audace al tempo dell'imperatore Decio, il quale regnò tra il 249 e il 251. Il testo della Passio possiede tuttavia uno scarso valore storico, sebbene il culto delle due Sante sia antichissimo. A partire dal sesto e settimo secolo al culto delle Sante risulta stabilmente congiunto quello di Audace, sebbene non sia possibile garantire con certezza se Audace sia un personaggio realmente esistito oppure una creazione letteraria dell'agiografo.
Il centro del culto e le traslazioni delle reliquie
Il centro originario del culto è sempre stato la Sabina, luogo in cui dovette avvenire il martirio dei santi. I centri specifici di questa devozione primordiale sono Trebula Mutuesca per Santa Vittoria e Tora per Santa Anatolia e per Audace. Il culto si propagò più tardi in altri luoghi in seguito alle numerose traslazioni di reliquie avvenute nel corso dei secoli altomedievali. Il corpo di Santa Vittoria fu trasferito nell'anno 827 dall'abate Pietro di Farfa nel Piceno, sul Monte Matenano, mentre l'abate fuggiva davanti all'avanzata dei Saraceni. Successivamente, il corpo di Santa Vittoria fu riportato a Farfa il venti giugno del 931 dall'abate farfense Ratfredo. Nonostante questa traslazione, nel Piceno rimase assai vivo e radicato il culto di Santa Vittoria. I corpi di Anatolia e di Audace furono invece ritrovati verso la metà del decimo secolo nelle campagne di Tora dall'abate sublacense Leone, che provvide a trasferirli a Subiaco. In epoca imprecisata un braccio di Santa Anatolia fu trasportato nelle diocesi di Camerino, e il paese in cui fu portato tale sacro frammento si chiamò da allora Santa Anatolia, oggi noto come Esanatoglia, in provincia di Macerata. I Documenti del Regesto Farfense, Sublacense e Tiburtino nominano frequentemente chiese e contrade recanti il nome delle due Sante. Ancora oggi nella campagna Sabina, nel Tiburtino e nel Sublacense la devozione popolare per le due Sante e per Sant'Audaz è notevole e sentita.
Memoria artistica e deposizione delle reliquie
I corpi dei santi Anatolia e Audace riposano tuttora a Subiaco all'interno della basilica di Santa Scolastica, custoditi sotto l'altare del Sacramento. Al di sopra dell'altare del Sacramento a Subiaco vi è un quadro secentesco che rappresenta la Santa nell'atto di liberare Audace dal serpente. Il capo di Santa Anatolia e quello di Santa Vittoria sono invece conservati nel Sacro Speco. L'immagine delle due Sante compare sull'arco di ingresso alla Santa Grotta in un pregevole affresco di scuola romana risalente al tredicesimo secolo. Tale affresco del tredicesimo secolo sembra guidare il fedele al mistico luogo santificato dalla presenza del grande Santo di Norcia. Un'altra immagine di Anatolia, realizzata da una scuola senese nel quattordicesimo secolo, si trova collocata sulla parete di destra della Scala Santa dello stesso Santuario, nei pressi della Grotta dei pastori. Queste testimonianze artistiche e devozionali confermano la continuità di un cammino di fede che continua a onorare la memoria di questi martiri antichi.
La vita
La vicenda terrena di Sant' Audaz si inserisce nel contesto del terzo secolo, un'epoca in cui la testimonianza cristiana era spesso messa a dura prova dalle dinamiche del potere imperiale. Nato a Roma, egli si distinse fin dalla giovinezza per una scelta di vita austera e dedicata, rifiutando le nozze patrizie che la sua condizione sociale avrebbe richiesto. Tale rifiuto non fu soltanto un atto di libertà personale, ma una precisa consacrazione a Dio, che lo portò a cercare una solitudine feconda per la propria anima. La sua coerenza spirituale attirò l'attenzione delle autorità, portandolo alla relegazione nei suoi possedimenti situati in Sabina. Questo periodo di allontanamento dai centri del potere non fece che rafforzare la sua risoluzione interiore.
Il momento culminante della sua esistenza giunse durante il regno dell'imperatore Decio, periodo caratterizzato da una persecuzione sistematica contro i cristiani. Fedele alla sua vocazione fino alla fine, Sant' Audaz affrontò il martirio con la fermezza di chi ha già donato tutto al proprio Signore. Il suo sacrificio, avvenuto in terra di Sabina, divenne un seme di fede per le comunità locali. La memoria del suo martirio si è intrecciata profondamente con la geografia del territorio, lasciando tracce indelebili in luoghi come Trebula Mutuesca e Tora, che hanno conservato nel tempo il culto del santo. La sua vita, pur lontana dai fasti del mondo, rimane un faro di integrità morale per ogni uomo e donna che desideri vivere in pienezza la propria fede.
Il culto
Il culto di Sant' Audaz si è radicato profondamente nel territorio laziale, trovando nei secoli successivi al suo martirio espressioni di viva devozione. La memoria del santo non è rimasta circoscritta al momento della sua morte, ma è stata costantemente rinnovata attraverso la venerazione delle sue reliquie. Un evento di fondamentale importanza per la storia della sua devozione avvenne nel decimo secolo, quando le spoglie del martire furono solennemente traslate a Subiaco. Questo atto non solo garantì una protezione più sicura alle reliquie, ma contribuì a diffondere ulteriormente la conoscenza e l'onore riservato a Sant' Audaz in tutta la regione.
La liturgia e la pietà popolare continuano a far memoria di questo testimone della fede, la cui vita è celebrata con particolare intensità il giorno dieci luglio. La sua figura è spesso associata nel calendario liturgico e nella tradizione devozionale ad altri testimoni della fede, come Anatolia e Audace, ricordati il nove luglio, a sottolineare la comunione dei santi che hanno offerto la vita per la medesima causa. La venerazione di Sant' Audaz, sobria e profondamente radicata nel legame con la terra di Sabina e con la storia di Subiaco, invita i fedeli a riflettere sulla preziosità di una vita spesa per Dio, ricordando che il martirio, lungi dall'essere una fine, è il compimento glorioso di un cammino di amore totale.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Audaz?
La ricorrenza di Sant'Audaz si celebra il dieci luglio.
Di cosa è patrono Sant'Audaz?
Le fonti storiche e agiografiche disponibili non menzionano alcun patronato specifico per Sant'Audaz.
En Sabina en el Lacio, santas Anatolia y Victoria, mártires. — Martirologio Romano