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13 de marzo

Sant' Eldrado de Novalesa

Abad

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Sant'Eldrado nacque da una nobile famiglia a Lambesc in Provenza, nel corso del nono secolo. Nella sua famiglia d'origine la vocazione militare si tramandava abitualmente di padre in figlio. Eldrado decise tuttavia di rompere con questa tradizione familiare, rifiutando decisamente le armi, i tornei e le campagne di guerra. Condusse una vita esemplare e abbracciò ben presto lo stato religioso. Le fonti storiche non riportano alcuna informazione specifica sulla sua infanzia e sulla sua giovinezza. Prima di compiere il suo viaggio in Italia, decise di partire come pellegrino alla volta di San Giacomo di Compostella in Spagna.

Il cammino verso Novalesa

Intorno all'anno 810, san Eldrado arrivò in Italia provenendo dalla Francia attraverso il valico del Moncenisio. Giunse all'abbazia della Novalesa non come un semplice pellegrino di passaggio, ma considerando la Novalesa come il proprio definitivo traguardo. L'abbazia della Novalesa si trova allo sbocco della Valle di Susa nel Moncenisio, ai piedi del Rocciamielone, a ottocentoventidue metri sul livello del mare, e Novalesa è un comune situato nell'attuale provincia di Torino. L'abbazia fu originariamente fondata nel 726 da Abbone, eminente personaggio del regno franco all'epoca di Pipino il Breve. All'inizio l'istituzione era un modesto monastero maschile intitolato agli apostoli Pietro e Andrea, che seguiva la Regola di san Benedetto. Abbone guidò la prima espansione della comunità, ingrandendo gli edifici per accogliere un numero maggiore di monaci, fondare lo Studium e dare adeguata ospitalità a pellegrini e poveri. Entrato nella comunità, Eldrado pronunciò i voti religiosi, ricevette l'abito monastico, e iniziò a lavorare e a pregare esattamente come tutti gli altri monaci. Il nome Novalesa deriva da Nuova Lesa, che significa nova lex.

L'abbaziato e le opere

A un certo momento della sua vita monastica, Eldrado divenne abate della Novalesa, una delle sedici più importanti abbazie dell'epoca, guidando la comunità presumibilmente tra gli anni 820 e 825 fino al periodo compreso tra l'840 e l'845. Due documenti storici risalenti agli anni 825 e 827 menzionano esplicitamente Eldrado come abate di Novalesa. Il primo documento è un diploma originale emanato dall'imperatore Lotario I, vissuto tra il 795 e l'855, mediante il quale viene donato ad Eldrado il monastero di Pagno situato nel territorio cuneese. Il secondo documento consiste in una sentenza favorevole ottenuta dall'abbazia di Novalesa riguardo a una complessa contestazione sorta con alcuni abitanti di Oulx. Eldrado fu un abile tutore dei diritti dell'abbazia durante il suo massimo splendore. Mostrò sempre un grande zelo per il culto del Signore e una straordinaria operosità come costruttore di chiese. Egli fece costruire la chiesa di San Pietro nella sua città natale di Lambesc e quattro chiese nella località di Monestier-les-Bains. Fece inoltre costruire il grandioso campanile dell'abbazia di Novalesa e un nuovo monastero a Monestier in Francia, sorto in una zona caratterizzata da un intenso traffico di pellegrini e viandanti. Alla sua morte, Eldrado lasciò all'abbazia gran parte del suo imponente patrimonio terriero situato nella Francia centrale e meridionale.

L'impegno culturale e liturgico

Come abate, Eldrado promosse un'importante iniziativa di carattere liturgico e culturale che generò effetti rilevanti ben oltre i confini dell'abbazia e dello stesso Ordine benedettino. Egli si preoccupò vivamente delle imprecisioni e dei numerosi errori presenti nel libro dei Salmi utilizzato per il culto sacro, causati dall'opera di copisti ignoranti. Per poter offrire a tutti i fedeli i testi biblici nella purezza originaria della versione latina, l'abate si rivolse a Floro, un dotto diacono di origine spagnola che viveva e insegnava a Lione. Floro si impegnò generosamente in un lungo lavoro di controllo e correzione del testo, confrontandolo accuratamente anche con quello ebraico. Grazie a questo sforzo congiunto, Eldrado e la Novalesa offrirono ai cristiani d'Europa un Salterio riveduto secondo la regola della verità. I pellegrini che sostavano all'abbazia partecipavano attivamente alla vita liturgica e provvedevano a diffondere nei loro Paesi di origine questa versione corretta dei Salmi. Inoltre, Eldrado operò direttamente come revisore del Salterio.

Gli ultimi giorni e il transito

La data precisa della morte di Eldrado rimane incerta, ma gli storici ritengono che sia avvenuta verso l'anno 840. Egli morì all'interno del monastero di Novalesa. Pochi decenni dopo la sua scomparsa, l'abbazia della Novalesa subì gravi devastazioni e fu saccheggiata spietatamente da bande di saraceni. A causa di queste distruzioni, i monaci furono costretti a fuggire a Torino portando con sé i libri e gli oggetti più preziosi. I religiosi fecero ritorno alla Novalesa soltanto verso l'anno Mille, costituendo un priorato che dipendeva dall'abbazia di Breme, situata in provincia di Pavia. Attualmente, un'antica comunità di benedettini vive nuovamente nell'abbazia dedicandosi alla preghiera e al delicato restauro di preziosi volumi antichi.

Fonti storiche e memoria

I documenti più antichi riguardanti la figura di Eldrado derivano dalla Vita rhythmica, composta in versi ottonari tra il nono e il decimo secolo, la quale risulta purtroppo andata perduta. La successiva biografia in versi latini, scritta poco tempo dopo la sua morte, è anch'essa perduta. I documenti salvati dagli archivi novalisensi sono stati fortunatamente pubblicati dall'Istituto Storico Italiano nei Monumenta novaliciensia vetustiora, dati alle stampe negli anni 1898 e 1901. Nel corso del Duecento, Eldrado fece ritorno simbolico all'abbazia poiché fu proclamato santo per voce popolare. Le reliquie di san Eldrado sono custodite con devozione all'interno di un'urna d'argento sbalzato collocata nella chiesa parrocchiale di Novalesa. All'interno dell'abbazia si trova inoltre una chiesetta intitolata proprio a san Eldrado, edificata tra il 1229 e il 1265 per espressa volontà del priore Giacomo delle Scale. La cappella di san Eldrado rappresenta una straordinaria opera d'arte piemontese caratterizzata da un'evidente derivazione bizantina. Questa cappella custodisce un prezioso ciclo pittorico realizzato da un artista anonimo che illustra visivamente la vita di san Eldrado. Nei dipinti della cappella, Eldrado viene inizialmente raffigurato come un agricoltore intento a tagliare un cespuglio con la scure mentre è immerso nelle acque di un fiume. Un altro dipinto mostra il santo come pellegrino davanti a un sacerdote, mentre un ulteriore affresco lo ritrae alla porta del monastero di Novalesa nel momento in cui il sacerdote Arnulfo lo consacra e lo veste con l'abito monastico. Un dipinto lo raffigura mentre libera la regione di Briançon dai serpenti, rinchiudendoli efficacemente all'interno di una caverna. L'ultimo dipinto della serie mostra l'abate ormai in punto di morte, mentre riceve la Santissima Comunione assistito da un monaco in lacrime.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia sant'Eldrado?

La festa di san Eldrado si celebra il 13 marzo di ogni anno.

En el monasterio de Novalesa a los pies del Moncenisio en Val di Susa, San Eldrado, abad, que, apasionado del culto divino, reformó el salterio y promovió la construcción de nuevas iglesias. — Martirologio Romano