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31 de mayo

Santa Battista (Camilla) Varano

Clarisas Franciscanas

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza a corte

Camilla nacque il nove aprile 1458 ed era la primogenita di tutti i figli del principe Giulio Cesare Da Varano, signore di Camerino, nato dall'unione con la nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo. Il principe Giulio Cesare era un uomo sostenitore delle arti, abile nelle armi, buon diplomatico, generoso con il popolo, vendicativo con i nemici e dedito alle avventure sentimentali. A vent'anni il principe si sposò con la dodicenne Giovanna, figlia di Sigismondo Malatesta di Rimini, e da questo matrimonio nacquero tre figli, mentre dal legame extraconiugale con Cecchina e da altre relazioni nacquero altri figli illegittimi che furono educati a corte insieme agli altri legittimi. Camilla crebbe ed fu educata nel palazzo paterno sotto lo sguardo di Giovanna Malatesti, sposa del magnifico signore, e assimilò lo spirito guerriero del padre. La ragazza fu educata in lettere antiche e moderne e dedico il suo tempo a gioie giovanili come suonare, ballare, cantare e fare pazzie, come narrato nella sua autobiografia. Molte notizie della sua vita sono descritte da lei stessa in una lunga lettera autobiografica intitolata Vita spirituale, diretta al francescano Domenico da Leonessa. Domenico da Leonessa aveva fatto iniziare il cammino interiore di Camilla predicando a Camerino il venerdì santo del 1466 o 1468, e descrisse la Passione di Gesù colpendo la fantasia della bambina. Poco tempo dopo la predica, Camilla fece voto di piangere almeno una lacrima ogni venerdì sulla Passione di Cristo secondo l'esortazione del predicatore. Il proposito, dapprima sembrato un gioco, le costò sempre più fatica e il voto iniziale mal si conciliava con la sua vita frivola e gioiosa. Camilla confesserà che si sentiva più incline al canto, alla danza e agli svaghi che a devozioni e pie letture, e la vista di persone consacrate la irritava. Da giovane, quando non riusciva a versare la lacrima, ci rimase male per tutta la settimana, ma la sua indomita volontà supplì l'entusiasmo perduto per la preghiera del venerdì. Crescendo e leggendo libri spirituali, la pratica della lacrima le riuscì facilmente, suscitando l'ironia altrui, e Camilla dirà in seguito: Beata quella creatura che per nessuna tentazione tralascia il bene incominciato. Pian piano la lacrima produsse preghiera, meditazione, digiuno e impegno ad evitare almeno il venerdì qualche difetto. Camilla confessa di aver fatto tutto questo bene non solo per aver premio in cielo, ma molto più in terra, intensificando la preghiera per timore dell'inferno.

Vocazione e ostacoli familiari

Sui diciotto anni d'età cominciò a sentire interiormente l'invito a farsi suora, e a diciott'anni pensò di ritirarsi a vita religiosa, affrontando una lotta interiore tra il desiderio della vita gaudente e mondana e la chiamata al chiostro. La vocazione le ripugnava perché non si sentiva il cuore libero da alcune passioni, di cui deve essere totalmente libero chi veramente vuol servire Dio. Nonostante il contrasto, perseverò nella preghiera da cui ritraeva una certa tranquillità e pace. La resistenza all'invito divino cessò un venerdì dopo un forte conflitto psico-fisico che la fece abbondantemente sudare, superate le tentazioni, e a ventun anni Camilla decise di offrire la vita a Cristo. Cristo iniziò subito a ricolmarla di straordinarie esperienze mistiche. Il padre oppose resistenza e negò caparbiamente l'assenso all'ingresso in monastero, dando inizio a un'opposizione paterna durata due anni e mezzo e fatta di lusinghe, minacce e prigione. Camilla si ammalò per sette mesi a causa dell'opposizione paterna. In questo tempo di combattimento Camilla ebbe la visione di Gesù che esce dal suo cuore e le cammina davanti, ed ebbe la visione del suo nome scritto sul cuore di Cristo con le parole Io ti amo, Camilla. Trascorsero due anni durante i quali ricevette visioni celestiali e raggiunse una grande maturità e intensità spirituale verso Cristo. Alla fine il principe acconsentì alla sua scelta. Il quattordici novembre 1481 poté entrare nel monastero delle Sorelle Povere di santa Chiara a Urbino, vestì l'abito francescano e assunse il nome di suor Battista nel monastero. Il principe comprò il monastero degli Olivetani vicino a Camerino e lo donò alle autorità francescane per farne un convento di clarisse, e volle che il monastero di Camerino fosse fondato sulla Regola di santa Chiara senza attenuanti. Il nucleo del nuovo convento doveva provenire da Urbino, e per disposizione dei superiori, con otto consorelle lasciò Urbino per il nuovo monastero di Camerino, essendo suor Battista una delle nove suore prescelte per il nuovo convento. Entrò nel monastero di Camerino il quattro gennaio 1484 sotto una grossa nevicata, con la partecipazione del popolo e della corte.

Esperienze mistiche e opere spirituali

Durante il noviziato appuntò le parole udite da Cristo fino allora, riscrivendole nel 1491 nell'opera I ricordi di Gesù. Si susseguirono altri doni straordinari dello Sposo divino di cui parla nell'Autobiografia, tra cui illuminazioni interiori ed estasi che l'immergevano nelle profondità divine. Ebbe visioni di angeli, di santa Chiara e di santa Caterina da Bologna, e per cinque anni suor Battista contemplò i piedi crocifissi di Cristo che poté abbracciare e baciare con amore e devozione. Di tutte queste grazie lei scrive che è meglio parlare poco del molto che del poco dire troppo. Seguirono anni di grande misticismo incentrati sulla Passione di Cristo e sui dolori del suo Cuore umano-divino. Nell'anno di permanenza al monastero di Urbino il Signore le aveva rivelato le sofferenze provate nel cuore durante la passione, e le sofferenze della passione diventarono l'argomento principe della meditazione di Camilla Battista. Poco prima dell'agosto 1488 ebbe un'insistente ispirazione a mettere sulla carta quelle rivelazioni, e Cristo stesso le suggerì l'artificio dell'anonimato per gli scritti. Suor Battista finge di averne sentito parlare da una suora di Urbino nella sua opera, intitolata I dolori mentali di Gesù nella sua Passione, che è la più nota opera della santa ed è divenuta guida per futuri grandi santi. Nell'opera scrive che, essendo Gesù persona divina, l'amore del suo cuore era infinito, e di conseguenza non ebbero limite anche i suoi dolori interiori o mentali. I dolori interiori raggiunsero il culmine nell'agonia del Getzemani. Nell'opera paragona chi si ferma al dolore fisico del Signore a chi si accontenta di una goccia di miele all'esterno di un vaso senza sapere quanto è racchiuso all'interno, non comprendendo l'infinita sofferenza che Egli provò nel cuore. Aveva deciso di entrare nel sacratissimo Cuore di Gesù e di annegare nell'oceano delle sue acerbissime sofferenze, e aveva deciso che tutti i giorni dell'anno fossero per lei come un Venerdì Santo. Dietro sua insistenza e secondo quanto le era stato promesso, Gesù le fece assaporare dall'ottobre 1488 al 1493 il silenzio di Dio. Il silenzio di Dio consistette in una presenza-assenza di Colui che era l'unico motivo della sua vita, e fu per lei un'esperienza angosciante, simile all'abbandono che Cristo stesso aveva provato nella sua passione.

La tempesta dei Borgia e il ritorno a Camerino

Poco tempo dopo Camilla Battista provò un altro genere di sofferenze. Nel 1502 Cesare Borgia, detto il Valentino e figlio di papa Alessandro VI, aveva iniziato a spodestare i signorotti del territorio pontificio per renderlo tutto direttamente soggetto al governo pontificio, attaccando con la forza le Signorie locali per unificare il territorio pontificio sotto il padre papa Alessandro VI. A Camerino Giulio Cesare da Varano preparò la difesa insieme ai figli Venanzio, Annibale e Pirro, e il principe Da Varano mise al sicuro il figlio minore a Venezia con le donne. Giulio Cesare inviò a Venezia il figlio minore Giovanni Maria con la madre e il tesoro di stato per salvare la dinastia, e Giulio Cesare fece partire l'amata Camilla con una consorella alla volta di Fermo, fuggendo insieme a un'altra consorella di nobile casato prima a Fermo e poi ad Atri nel Regno di Napoli. Camilla Battista non fu accolta a Fermo e proseguì per il regno di Napoli. Ad Atri Camilla Battista fu ospitata da Isabella Piccolomini moglie del duca Matteo Acquaviva Aragona, e ad Atri giunsero le notizie che Cesare Borgia aveva fatto strangolare il padre a Pergola. Il ventuno luglio a Camerino Giulio Cesare e i figli furono fatti prigionieri, e il giorno dopo giunse la notizia che i fratelli Annibale, Pirro e Venanzio erano stati strangolati nella rocca di Cattolica, mentre il nove ottobre Giulio Cesare fu trucidato nella fortezza di Pergola e i figli di Giulio Cesare furono trucidati nella torre di Cattolica. Ferita nei sentimenti naturali, lei trovò rifugio nel Cuore del suo amatissimo Sposo. Passata la bufera dei Borgia, dopo la morte di Alessandro VI avvenuta il diciotto settembre 1503, Giovanni Maria da Varano restaurava la signoria a Camerino. Giovanni Maria da Varano operò non senza vendette sui nemici a Camerino. A Camerino tornò anche la sorella di Giovanni Maria, la quale non disse mai una parola di reprovazione di tutte le dolorose vicende. Suor Battista ritornò a Camerino e rimase a Camerino fino alla morte come badessa.

Virtù, fondazioni e zelo per la Chiesa

Fu eletta più volte abbadessa del suo monastero dalle consorelle, fu eletta vicaria nel suo monastero, e le consorelle la amavano. Lei pensava sempre bene delle consorelle e ne scusava i difetti, secondo quanto scrive il testimone Antonio da Segovia. Antonio da Segovia è un monaco olivetano e riporta una specifica preghiera di Camilla Battista. Camilla Battista continuò ad avanzare nella via della perfezione con un'eroica amore verso Dio. Affermava nelle sue opere che l'uomo è incapace di corrispondere all'infinita carità di Dio che si china verso le vilissime creature. Dopo una straordinaria illuminazione interiore esclamò O pazzia, o pazzia! Nessun vocabolo mi pareva più vero e conveniente a tanto amore. Si stimava degna dell'inferno e di essere posta sotto i piedi di Giuda, aggiungendo con evidente paradosso Purché là ti ami, mio Dio! Ebbe la transverberazione mentre entrava in chiesa per la celebrazione del vespro. Durante la transverberazione guardò verso il Santo Sacramento e le parve che da quello ne uscisse una saetta che le ferì il cuore di amore divino. Coltivò un amore alla più alta povertà personale e comunitaria e fu sempre aperta verso ogni necessità altrui. Divenne un punto di riferimento per le autorità civili e religiose, elevandosi nell'unione intima con Dio. Fu inviata da Giulio II a fondare il monastero delle Clarisse di Fermo tra il 1505 e il 1506. Si fermò per circa dieci mesi tra il 1521 e il 1522 nella città di Sanseverino Marche, e secondo una fondata ipotesi, a Sanseverino Marche si adoperò per plasmare la nuova comunità di Clarisse. Scrisse lettere per incoraggiare o consigliare monache e laici o per intercedere in favore di due camerti condannati a morte. Una sua consorella attesta che suor Battista era talmente assorta dallo zelo delle anime da sentirsi ardere. Non aveva altra consolazione né altro pasto se non lo zelo delle anime. Quando parlava della salvezza delle anime sembrava che languisse. Spesso ardeva talmente per il desiderio di rinnovamento della Chiesa da non poter dormire o mangiare né ascoltare chi le parlava, e talvolta per questo desiderio di rinnovamento si ammalava gravemente. Nel 1517 Martin Lutero si era distaccato dalla Chiesa romana a causa del rilassamento di costumi della Chiesa. Verso il 1521, su richiesta di un religioso, scrisse l'opera La purità del cuore, che è un sublime itinerario di perfezione che comunica la sua straordinaria esperienza di vita. Nell'opera scrisse che i guardiani della città sono i prelati che hanno il dovere della cura delle anime, e scrisse che i prelati indiscreti sono guardiani delle mura cerimoniali ma non delle mura dei buoni e santi costumi. Scrisse Guai a tali prelati che dissipano il gregge del Signore! La conclusione dell'opera fa di Camilla Battista un'illuminata amante della Chiesa della quale brama la renovazione. Suggerì come mezzo che Dio, con somma e stabile provvidenza, lascia che avvengano queste cose che non tocca a noi poveri uomini giudicare. Scrisse che non dobbiamo smettere di onorare tali prelati e scrisse che dobbiamo frequentemente pregare per i prelati e l'orazione per loro tornerà a beneficio proprio.

Transito e glorificazione

Camilla Battista aveva ardentemente desiderato di morire per essere con Cristo. Fu accolta nella gloria di Dio il trentuno maggio 1524, morendo durante un'epidemia di peste a Camerino. I suoi funerali si svolsero nel cortile del palazzo paterno. Gregorio XVI riconobbe nel 1843 il culto ininterrotto a lei attribuito, e papa Gregorio XVI ne riconobbe il culto e il titolo di beata il sette aprile 1843. Leone XIII approvò nel 1891 gli atti del processo svolto presso la Curia Arcivescovile di Camerino in vista della canonizzazione, e Leone XIII approvò i suoi scritti nel 1893. Benedetto XVI l'ha canonizzata il diciassette ottobre 2010. Il martirologio la ricorda a Camerino nelle Marche come beata Battista Camilla Varano, badessa del monastero delle Clarisse fondato dal padre, che sperimentò grandi sofferenze e mistiche consolazioni. L'autore del testo è Silvano Bracci.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Battista (Camilla) Varano?

Si festeggia il trentuno maggio, data della sua memoria liturgica.

Di cosa è patrona Santa Battista (Camilla) Varano?

I dati forniti non menzionano specifici patronati ufficiali.

En Camerino, en las Marcas, beata Battista (Camilla) Varano, abadesa del monasterio de las Clarisas fundado por su padre, que experimentó grandes sufrimientos y místicas consolaciones. — Martirologio Romano