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28 de abril

Santa Gianna Beretta Molla

Madre de familia

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia

Giovanna Beretta nacque il 4 ottobre 1922, giorno della festa di San Francesco d'Assisi, nella casa di campagna dei nonni paterni a Magenta, in provincia di Milano. Era la decima di tredici figli nati da Alberto Beretta e Maria De Micheli, profondamente cristiani ed entrambi Terziari francescani. Nella famiglia di lei, i Beretta milanesi, i tredici figli erano stati ridotti a otto dall'epidemia di spagnola dopo la guerra tra il 1915 e il 1918 e da due morti nella prima infanzia. Cinque dei fratelli di Gianna morirono in tenera età, mentre tre si consacrarono a Dio: Enrico divenne medico missionario cappuccino in Brasile col nome di padre Alberto, Giuseppe divenne sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo, e Virginia divenne medico religiosa canossiana missionaria in India. Dagli otto figli sopravvissuti dei Beretta derivano una pianista, due ingegneri, quattro medici e una farmacista, e Gianna era la penultima degli otto figli. La famiglia Beretta visse fino al 1925 a Milano in Piazza Risorgimento numero 10. Durante i diciotto anni di residenza milanese, la famiglia frequentò assiduamente la Chiesa dei Padri Cappuccini in Corso Monforte. L'undici ottobre dello stesso anno della sua nascita ricevette il Santo Battesimo nella Basilica di San Martino con il nome di Giovanna Francesca. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bergamo in Borgo Canale numero 1 a causa dell'influenza spagnola che aveva tolto la vita a tre dei figli e di un principio di tubercolosi della sorella maggiore Amalia, poiché l'aria di collina di Bergamo era ritenuta più salubre. Il padre Alberto era nato a Magenta ed era impiegato al Cotonificio Cantoni, compiendo enormi sacrifici e riducendo le spese inutili, come smettere di fumare il sigaro di punto in bianco, affinché tutti i figli potessero studiare fino alla laurea. Il padre aveva una fede profonda, pietà sincera, convinta e gioiosa, ed era di grande esempio cristiano, alzandosi ogni giorno alle cinque per recarsi alla Santa Messa e iniziare la giornata lavorativa davanti al Signore e nel Suo nome. La madre Maria De Micheli era nata a Milano, era una donna dalla fede profonda, dall'ardente spirito di carità e dal carattere umile, forte, fermo e deciso. La madre si recava ogni giorno alla Santa Messa insieme ai figli dopo la partenza del marito per il lavoro a Milano, occupandosi di ciascun figlio come se ne avesse avuto uno solo e correggendoli aiutandoli a capire i loro sbagli, a volte servendosi solo del proprio sguardo, e imparando persino il latino e il greco per seguire meglio i figli negli studi. Gianna accolse fin dalla prima giovinezza con piena adesione il dono della fede e l'educazione cristiana ricevuta dai genitori, che l'accompagnarono nella crescita umana e cristiana portandola a considerare la vita come dono di Dio e a insegnarle ad avere fiducia illimitata nella Divina Provvidenza e certezza dell'efficacia della preghiera, educandola all'essenziale e alla sensibilità verso i poveri e le missioni secondo lo stile francescano. Gianna ricevette la Prima Comunione a soli cinque anni e mezzo, il 4 aprile 1928, nella Parrocchia Prepositurale di Santa Grata a Bergamo Alta, e da quel giorno andò con la mamma tutte le mattine alla Messa, facendo della Santa Comunione il cibo indispensabile di ogni giorno. Il 9 giugno 1930 ricevette la Santa Cresima nel Duomo di Bergamo. Crebbe serena prodigandosi per i fratelli e le sorelle senza mai stare in ozio, amando tutte le cose belle, la musica, la pittura e le gite in montagna, e non le mancarono prove, sofferenze e difficoltà che non produssero traumi o squilibri grazie alla ricchezza della sua vita spirituale.

Formazione spirituale e giovinezza

Nel gennaio 1937 morì la sorella Amalia all'età di ventisei anni. Dopo la morte di Amalia la famiglia si trasferì a Genova Quinto al Mare, città sede universitaria gradita a papà Alberto per tenere unita la famiglia, e qui Gianna si iscrisse alla quinta ginnasio presso l'Istituto delle Suore Dorotee. Negli anni genovesi Gianna maturò profondamente la sua vita spirituale. Dal sedici al diciotto marzo 1938 partecipò a un corso di Esercizi Spirituali predicato dal gesuita Padre Michele Avedano per le alunne delle Suore Dorotee, e a quindici anni e mezzo, durante questi Esercizi, visse l'esperienza fondamentale e decisiva della sua vita. Di questi Esercizi è rimasto un quadernetto di trenta pagine di Ricordi e Preghiere, tra i cui propositi Gianna scrisse di voler temere il peccato mortale come un serpente e di preferire mille volte morire piuttosto che offendere il Signore, e tra le preghiere promise a Gesù di sottomettersi a tutto ciò che avrebbe permesso, chiedendo di farle conoscere la Sua Volontà. L'azione pastorale del parroco di Quinto al Mare, il liturgista Monsignor Mario Righetti, contribuì in modo determinante alla maturazione spirituale di Gianna e divenne il suo direttore spirituale, inculcandole l'amore alla liturgia quale fonte della sua vita spirituale e spingendola a divenire attiva collaboratrice nell'Azione Cattolica in qualità di delegata delle Piccolissime. A Genova Gianna acquistò il messale quotidiano del Caronti che utilizzò ogni giorno. Al termine della quinta ginnasiale, i genitori di Gianna le fecero sospendere gli studi per un anno per rinforzare la sua delicata costituzione. Gianna si sottomise docilmente alla decisione dei genitori e trascorse un anno in loro compagnia, contenta di conoscerli meglio per imitarne le virtù. Nell'ottobre 1939 Gianna riprese gli studi frequentando il liceo classico presso l'Istituto delle Suore Dorotee di Lido d'Albaro. I bombardamenti su Genova provarono molto la madre Maria, che era già debole di cuore, e nell'ottobre 1941 la famiglia ritornò a Bergamo nella casa dei nonni materni a San Vigilio. Nell'anno della maturità classica Gianna perse entrambi i genitori a breve distanza l'uno dall'altra. La madre Maria morì il 29 aprile 1942 all'età di cinquantacinque anni, e il padre morì il 10 settembre 1942 all'età di sessant'anni. Nel mese di ottobre 1942, dopo la morte dei genitori, Gianna ritornò a Magenta nella casa natale insieme a tutti i fratelli e sorelle.

Gli studi medici e l'apostolato

Nel novembre 1942 Gianna si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, frequentando l'università prima a Milano e poi a Pavia, fino a conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia il 30 novembre 1949. Durante gli anni universitari Gianna fu una giovane dolce, volitiva e riservata, affinando progressivamente la sua spiritualità. Partecipava quotidianamente alla Santa Messa e alla Santa Comunione, frequentava nei giorni feriali il Santuario dell'Assunta, compiva quotidianamente la Visita al Santissimo Sacramento e la meditazione, e recitava quotidianamente il Santo Rosario. Insieme alle sorelle Zita e Virginia, Gianna si inserì nella vita della comunità parrocchiale di San Martino, offrendo la propria collaborazione al parroco Monsignor Luigi Crespi e lavorando intensamente nell'educazione della gioventù presso l'Oratorio delle Madri Canossiane, che divenne la sua seconda casa. Gianna tradusse la sua grande fede in un generoso impegno di apostolato tra le giovani nell'Azione Cattolica e praticò la carità verso i vecchi e i bisognosi nelle Conferenze delle Dame di San Vincenzo, amando Dio e desiderando che molti lo amassero. Una compagna di liceo descrisse Gianna come una persona che donava un sorriso aperto, pieno di dolcezza e di calma, riflesso di gioia serena e profonda. Il primo luglio 1950 Gianna aprì un ambulatorio medico INAM a Mesero, e a Magenta continuò a sostituire al bisogno il fratello medico Ferdinando, specializzandosi successivamente in Pediatria a Milano il 7 luglio 1952. Divenne medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel 1952, continuando a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo, come medico a trecentosessanta gradi, poiché per lei tutto è dovere e tutto è sacro, ricordando sempre che chi tocca il corpo di un paziente, tocca il corpo di Cristo. Tra i suoi assistiti Gianna predilesse poveri, mamme, bambini e vecchi, sentendo e praticando la sua opera di medico come una missione e preoccupandosi di aggiornare la sua competenza per giovare al corpo e all'anima della sua gente. Gianna accrebbe il suo impegno nell'Azione Cattolica prodigandosi per le giovanissime, e sfogava la sua gioia di vivere attraverso la musica, la pittura, lo sci e l'alpinismo. Gianna si interrogava, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione, considerandola un dono di Dio da cui dipendeva la felicità terrena ed eterna. Le lettere del fratello padre Alberto parlavano del lavoro gravoso che affrontava da solo ogni giorno, maturando in Gianna la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Grajaù per aiutarlo, ma la sua costituzione fisica non robusta e l'intervento del suo direttore spirituale la convinsero che la strada missionaria non era la sua. Gianna si rasserenò e attese un segno dal Signore.

Il matrimonio e la famiglia

L'otto dicembre 1954, in occasione della Prima Messa di padre Lino Garavaglia da Mesero, Gianna e Pietro si conoscono nel 1954 e Gianna incontrò per la prima volta l'ingegner Pietro Molla. Pietro Molla era dirigente della Safa, la fabbrica di fiammiferi di Magenta, apparteneva all'Azione Cattolica ed era un laico impegnato nella parrocchia di Mesero, essendo stati entrambi invitati da padre Lino Garavaglia. Gianna Beretta appare estremamente limpida e estremamente graziosa all'ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Il fidanzamento ufficiale fu celebrato l'undici aprile 1955, lunedì di Pasqua, e la Messa di fidanzamento fu celebrata da don Giuseppe, fratello di Gianna, nella Cappella delle Madri Canossiane a Magenta. Gianna e Pietro vissero il loro amore alla luce della fede, e Gianna scrisse la sua prima lettera a Pietro il 21 febbraio 1955, esprimendo l'intenzione di donarsi a Pietro per formare una famiglia veramente cristiana. Il dieci giugno 1955 Gianna scrisse a Pietro di amarlo molto e di averlo sempre presente, offrendo il lavoro, le gioie e le sofferenze di Pietro insieme al proprio durante la Santa Messa e l'Offertorio. Gianna visse il periodo del fidanzamento radiosa nella gioia e nel sorriso, ringraziando e pregando il Signore, chiarissima nei suoi propositi e nella progettazione della nuova famiglia, trasmettendo a Pietro la sua grande gioia di vivere e chiedendogli come doveva essere e cosa fare per renderlo felice, invitandolo a ringraziare con lei il Signore per il dono della vita e delle cose belle. Gianna si preparò spiritualmente al Sacramento dell'Amore con un triduo, Santa Messa e Santa Comunione, proponendo il triduo anche al futuro marito Pietro, il quale lo celebrò nella Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Nuovo, mentre Gianna lo celebrò nel Santuario dell'Assunta a Magenta, ricevendo i ringraziamenti entusiasti di Pietro per quel pensiero. Gianna e Pietro si unirono in matrimonio il 24 settembre 1955 nella Basilica di San Martino a Magenta. I coniugi vivevano la robusta tradizione religiosa familiare di Messa e preghiera quotidiana e vita eucaristica inserendola nella modernità, e Gianna amava lo sport, in particolare lo sci, e la musica, dipingendo e portando a teatro e ai concerti il marito, grande dirigente industriale sempre occupato. Gli sposi si stabilirono a Ponte Nuovo nella villetta riservata alla famiglia del Direttore degli Stabilimenti Safa, a poca distanza dalla Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio, dove Gianna si recava quotidianamente a pregare e a partecipare alla Santa Messa. Dal 1956 Gianna svolse il compito di responsabile del Consultorio delle mamme e dell'Asilo nido dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia a Ponte Nuovo, prestando assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Elementare di Stato a Ponte Nuovo. Gianna fu una moglie felice e seppe armonizzare i suoi doveri di madre, moglie e medico a Mesero e Ponte Nuovo con la sua gioia di vivere, continuando a vivere la sua grande fede conformando ad essa il suo operare e ogni sua decisione, sentendosi pienamente appagata nella comunione di vita e d'amore della famiglia. I figli della coppia nacquero in questo ordine: Pierluigi il diciannove novembre 1956, Maria Rita Mariolina l'undici dicembre 1957, e Laura il quindici luglio 1959, tutti venuti alla luce nella casa di Ponte Nuovo.

La prova suprema e il transito

Nel settembre 1961, verso la fine del secondo mese di gravidanza, durante la quarta gravidanza, fu scoperto un fibroma all'utero, un tumore benigno che portò al ricovero in ospedale, alla gravità sempre più evidente del caso e alla prospettiva di rinuncia alla maternità per non morire e non lasciare soli tre orfani. L'intervento chirurgico di asportazione del fibroma fu eseguito nell'Ospedale San Gerardo di Monza. Gianna sapeva il rischio che comportava il continuare la gravidanza e, prima dell'intervento, supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo, affidandosi alla preghiera e alla Provvidenza. La vita del bambino fu salvata durante l'intervento e Gianna ringraziò il Signore, trascorrendo i sette mesi precedenti il parto con forza d'animo e impegno di madre e medico. Gianna temeva che la creatura in grembo potesse nascere sofferente e pregava affinché ciò non accadesse, e alcuni giorni prima del parto, essendo pronta a donare la sua vita per salvare quella del suo bambino, disse esplicitamente al marito di scegliere il bimbo in caso di decisione tra la sua vita e quella del figlio. Pietro conosceva la generosità, lo spirito di sacrificio e la forza delle decisioni di Gianna e si sentì in obbligo di coscienza di rispettare la sua volontà. Per Gianna il nascituro aveva gli stessi diritti alla vita di Pierluigi, Mariolina e Laura, e lei rappresentava lo strumento della Provvidenza affinché la creatura potesse venire al mondo, facendo pieno affidamento sulla Provvidenza tramite i congiunti per la crescita e l'educazione degli altri figli. La scelta di Gianna fu dettata dalla sua coscienza di madre e medico, dalla sua fede, dal diritto alla vita, dall'eroismo dell'amore materno e dalla fiducia nella Provvidenza. Nel pomeriggio del 20 aprile 1962, Venerdì Santo, Gianna fu nuovamente ricoverata nell'Ospedale San Gerardo di Monza, dove le fu provocato il parto per espletarlo per vie naturali, ritenuta la via meno rischiosa, senza esito favorevole. Il mattino del 21 aprile, Sabato Santo, diede alla luce Gianna Emanuela per via cesarea, e per Gianna iniziò il calvario della sua passione, accompagnata da quella di Gesù sul Monte Calvario. Già dopo qualche ora dal parto le condizioni generali di Gianna si aggravarono con febbre sempre più elevata e sofferenze addominali atroci per il subentrare di una peritonite settica. La sorella Madre Virginia, rientrata inspiegabilmente e provvidenzialmente dall'India, poté assisterla nella sua agonia. Gianna solo raramente svelava le sue sofferenze e rifiutò ogni calmante per essere sempre consapevole di quanto avveniva e presente a se stessa, lucida nel suo rapporto con il suo Gesù, che costantemente invocava. Gianna disse a Madre Virginia quanto conforto avesse ricevuto baciando il suo Crocifisso e quanto fosse preziosa la consolazione di Gesù in certi momenti, attingendo la forza del suo saper soffrire dalla preghiera intima manifestata in brevi espressioni di amore e di offerta. Le espressioni di offerta di Gianna includevano Gesù ti amo, Gesù ti adoro, Gesù aiutami, Mamma aiutami e Maria, seguite da silenziose riflessioni. Nonostante tutte le cure praticate, le condizioni di Gianna peggiorarono di giorno in giorno. Desiderò ricevere Gesù Eucaristico anche giovedì e venerdì, ma a causa dell'incoercibile vomito, e per non mancare di rispetto al Signore, con grande rincrescimento si accontentò di ricevere sulle labbra una minima parte dell'Ostia. Il fratello Ferdinando aveva accettato da Gianna l'incarico di avvisarla quando fosse giunto il momento della sua morte con una frase stabilita, ma Ferdinando non ebbe il coraggio di eseguire l'incarico e ne incaricò Madre Virginia. Madre Virginia disse a Gianna di farsi coraggio perché Papà e Mamma l'attendevano in Cielo ed era contenta di andarvi, e nel movimento del ciglio si poté leggere la completa e amorevole adesione di Gianna alla Volontà Divina, velata dalla pena di dover lasciare i suoi amati figli ancor tanto piccoli. Gianna si consegnò al Padre come il suo Gesù. All'alba del 28 aprile, Sabato in Albis, fu riportata nella sua casa di Ponte Nuovo, come da suo desiderio precedentemente espresso al marito Pietro. Gianna morì nella sua casa di Ponte Nuovo alle ore otto del mattino del 28 aprile 1962, all'età di trentanove anni. I funerali di Gianna furono celebrati nella Chiesetta di Ponte Nuovo, costituendo una grande manifestazione unanime di profonda commozione, di fede e di preghiera, e fu sepolta nel Cimitero di Mesero, dove riposa tuttora nella Cappella di famiglia. Rapidamente si diffuse la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore grande e incommensurabile che l'aveva coronata, culminando nella proclamazione della sua beatificazione avvenuta per mano di Giovanni Paolo II a Roma il 24 aprile 1994, e nella successiva canonizzazione celebrata da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Giovanna Beretta Molla?

La memoria liturgica di Santa Giovanna Beretta Molla si celebra il 28 aprile.

Di cosa è patrona Santa Giovanna Beretta Molla?

Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati.

En Magenta, en Lombardía, santa Juana Beretta Molla, madre de familia, que, llevando un hijo en el vientre, murió anteponiendo amorosamente la libertad y la salud del nascituro a su propia vida. — Martirologio Romano