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9 de julio

Santa Paulina del Corazón Agonizante de Jesús (Amabile Visintainer)

Virgen, fundadora

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia in Trentino

Amabile Lucia Visintainer nacque nel piccolo centro di Vigolo Vattaro il 16 dicembre 1865, all'epoca un territorio appartenente all'Impero austro-ungarico. Era la secondogenita di Napoleone Visintainer, noto anche come Wiesenteiner, e di Anna Pianezzer. Suo padre lavorava laboriosamente come scalpellino e muratore, mentre sua madre univa al lavoro dei campi la professione di sarta. A causa delle ristrettezze economiche della famiglia e della necessità di contribuire al sostentamento domestico, Amabile dimostrò fin da giovanissima una maturità ben superiore alla sua età. Sin dai suoi primi anni fu costretta a dare un aiuto concreto badando alla nonna e ai fratelli più piccoli, privandosi dei momenti di svago tipici della fanciullezza. Quando compì otto anni, la sua infanzia subì un ulteriore cambiamento con l'ingresso nel mondo del lavoro, poiché fu mandata a prestare servizio in una filanda locale come addetta alla cernita dei bozzoli. In quel luogo di fatica, la sensibilità della bambina emerse con forza, poiché provava una profonda compassione per le compagne più piccole, al punto da non riuscire a nutrirsi nel vederle così duramente provate e dimagrite.

L'emigrazione in Brasile e la giovinezza

Il corso della vita di Amabile cambiò radicalmente nel 1875, anno in cui molti abitanti di Vigolo Vattaro decisero di lasciare la loro terra d'origine per cercare un futuro migliore in America Latina. Anche la famiglia Visintainer al completo decise di compiere questo passo e, insieme ad altri emigrati, prese residenza nello Stato di Santa Catarina in Brasile. Al momento dello sbarco nel nuovo continente, Amabile aveva compiuto dieci anni. I capifamiglia diedero vita alla colonia di Nova Trento e un gruppo ristretto di nuclei familiari, compresi i Visintainer, si spinse più a fondo nella foresta per costruire il villaggio di Vigolo. Nonostante le difficoltà di inserimento, Amabile e gli altri figli degli emigrati frequentarono una scuola tenuta da una maestra loro compaesana. Tuttavia, a causa dei limiti contingenti, Amabile non riusciva a imparare né a leggere né a scrivere, rimanendo quasi analfabeta, una condizione che pregiudicava l'accesso ai Sacramenti dell'iniziazione cristiana. La sua indole buona le permise comunque di frequentare il catechismo e, nel giorno della sua Prima Comunione, visse un momento di immensa gioia quando corse dalla mamma raccontandole di aver improvvisamente imparato a leggere. In quella stessa circostanza, fece la solenne promessa di voler appartenere soltanto a Gesù.

I primi passi nella fede e i sogni della Vergine

Negli anni della giovinezza, Amabile lavorava al mulino insieme alla sua amica Virginia Nicolodi, i cui genitori avevano provveduto alla costruzione dell'edificio. In quel contesto condiviso, le due amiche cominciarono a coltivare il sogno di consacrarsi interamente a Dio, sebbene non sapessero in quale modo realizzare tale desiderio, trovandosi anche in un luogo privato della presenza costante di sacerdoti. La situazione mutò quando giunse a Vigolo il missionario gesuita padre Augusto Servanzi, all'epoca in cui Amabile aveva quattordici anni. Il sacerdote riconobbe le qualità delle due giovani e affidò ad Amabile e a Virginia il compito di insegnare il catechismo ai fanciulli, di visitare gli infermi del villaggio e di provvedere alla manutenzione della chiesetta intitolata a San Giorgio, patrono di Vigolo Vattaro. Con l'aiuto delle altre ragazze del villaggio, Amabile promosse anche l'acquisto di una statua della Madonna di Lourdes, alimentando la devozione mariana nella comunità. Circa dieci anni dopo la sua Prima Comunione, Amabile visse un'esperienza spirituale straordinaria, vedendo in sogno per tre volte la Madonna così come era apparsa a Lourdes. Nel corso della prima visione, la Vergine le espresse il suo ardente desiderio di iniziare un'opera per lavorare alla salvezza delle sue figlie. Di fronte alla domanda di Amabile, che si schermiva ricordando di essere senza mezzi e miserabile, la Madre del Signore tornò in un sogno successivo per chiederle quale fosse la sua decisione. La giovane rispose che avrebbe servito la Madonna pur essendo una povera creatura, promettendo di compiere ogni sforzo possibile. La Vergine le promise allora che le avrebbe fatto incontrare qualcuno in grado di aiutarla e le avrebbe mostrato più tardi le figlie da affidarle.

La nascita dell'opera e il primo ospedaletto

Alla morte della madre, avvenuta quando Amabile aveva ventidue anni, ella dovette assumersi la responsabilità di accudire la casa e i fratelli minori. Tre anni più tardi, il padre si risposò, concedendo ad Amabile una maggiore libertà per seguire finalmente la propria vocazione insieme all'amica Virginia. Le due giovani lasciarono le rispettive famiglie per ritirarsi a vivere in una modesta casupola situata nelle vicinanze della cappella di San Giorgio. In quel rifugio accolsero Angela Viviani, un'anziana donna giunta per fare visita alla figlia ma ormai immobilizzata da un cancro grave. Il giorno in cui fu accolta la malata, fissato al 12 luglio 1890, segnò la nascita ufficiale dell'Ospedaletto di San Vigilio, considerato il nucleo fondante della futura congregazione. Inizialmente i familiari e i compaesani manifestarono molta preoccupazione nel vedere due ragazze vivere da sole, e la stessa Angela Viviani creava non pochi problemi a causa del suo carattere difficile e del deciso rifiuto di affrontare argomenti religiosi. Con la pazienza e la preghiera, tuttavia, la situazione mutò radicalmente quando l'inferma chiese di potersi confessare, trascorrendo serenamente gli ultimi due mesi e mezzo della sua vita terrena. Presto la comunità si ampliò con l'ingresso di Teresa Maule, mentre i vigolesi cominciarono a guardare con crescente simpatia il conventinho e le rudimentali strutture che venivano ampliate grazie alla generosità dei benefattori. Dietro consiglio del superiore della missione dei gesuiti, Amabile aprì un secondo ospedaletto a Nova Trento, mentre altre giovani chiedevano di unirsi alla piccola comunità.

L'approvazione canonica e la congregazione

Il cammino della nuova comunità non fu esente da incomprensioni iniziali. Il primo parroco stabile, il gesuita padre Luigi Maria Rossi, aveva pensato in un primo momento di sciogliere il gruppo, e lo stesso vescovo di Curitiba, la diocesi competente per territorio, condivise inizialmente questa impressione negativa. Tuttavia, avendo potuto osservare da vicino la straordinaria dedizione, l'amore per i poveri e lo spirito di penitenza che animavano Amabile e le sue compagne, il vescovo mutò completamente il suo giudizio. Il 25 agosto 1895 concesse quindi l'approvazione canonica per la nascita di una nuova famiglia religiosa. In quella circostanza solenne, Amabile assunse il nome di suor Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, Virginia prese il nome di suor Matilde dell'Immacolata Concezione e Teresa scelse quello di suor Agnese di San Giuseppe. L'istituto prese il nome di Figlie dell'Immacolata Concezione, in omaggio alla profonda devozione che la fondatrice nutriva verso la Madonna di Lourdes, e rappresentò la prima realtà religiosa di questo genere sorta in terra brasiliana. Suor Paolina ricoprì il ruolo di fondatrice e saggia formatrice delle novizie, preoccupandosi anche del sostentamento economico della comunità. Ricordando i suoi trascorsi lavorativi nella filanda giovanile, ideò un modo ingegnoso per mantenere la casa e introdusse in Brasile la coltivazione dei bachi da seta, inviando alcune consorelle in una città vicina affinché apprendessero l'arte della tessitura, mentre altre si dedicavano con fatica ai lavori nei campi.

Il servizio a San Paolo e le prove della vita

Nel 1903 suor Paolina fu chiamata a un servizio più ampio venendo eletta superiora generale. Nello stesso periodo, padre Rossi dovette trasferirsi a San Paolo e invitò la madre fondatrice a seguirlo per estendere l'opera di carità. A San Paolo, madre Paolina aprì numerosi ospedali dedicati ai più poveri, accoglienti ospizi per gli ex schiavi e scuole destinate all'istruzione dei loro figli. Nonostante l'enorme bene compiuto, non mancarono momenti di grande tribolazione. L'arcivescovo di San Paolo, monsignor Duarte Leopoldo e Silva, la destituì d'autorità dal suo incarico durante il Capitolo generale celebrato il 29 agosto 1909, nel quale fu nominata una nuova superiora e la congregazione modificò il proprio nome in Piccole Suore dell'Immacolata Concezione. Le consorelle amavano profondamente la fondatrice, ma alcune persone non riuscivano ad apprezzare la sua semplicità e la disinvoltura con cui trattava chiunque senza distinzioni. La contesa che aveva portato all'allontanamento era nata quando madre Paolina aveva cercato di dirimere un dissidio tra una ricca vedova di un industriale, la quale pretendeva di comandare sulle suore e di governare l'orfanotrofio della Sacra Famiglia, e una suora più giovane che desiderava imprimere una nuova fisionomia alla congregazione. Accettando la decisione con spirito di totale obbedienza, madre Paolina scelse di ritirarsi come semplice sottoposta a Bragança Paulista, in uno dei conventi più poveri della comunità.

Il ritiro, il ritorno e gli ultimi anni

Durante il periodo di permanenza a Bragança Paulista, la salute fisica di suor Paolina si mantenne buona, ma la sua anima fu attraversata da una forte e prolungata aridità di spirito. In quella sofferenza silenziosa, il suo confessore la sostenne e la spronò ricordandole il suo stesso nome di religione e paragonando le prove che stava sopportando alle sofferenze patite da Gesù nel Getsemani e all'agonia del suo Sacro Cuore. Nel 1918, madre Paolina fu finalmente richiamata nella casa di San Paolo. Pur non ricoprendo più il ruolo di superiora, continuò a condurre un'esistenza improntata alla massima umiltà e al lavoro incessante, recandosi spesso in visita alle altre case della congregazione per portare conforto e incoraggiamento alle consorelle. Vedendo la congregazione fiorire e prosperare, la fondatrice attribuiva ogni merito esclusivamente a Dio, recitando costantemente una preghiera personale per chiedere la grazia di essere sempre l'ultima tra le figlie di Dio e di rimanere per sempre vicina a Gesù. Un importante riconoscimento ecclesiastico giunse il 19 marzo 1933, quando papa Pio XI concesse il pontificio Decreto di lode all'istituto religioso. Negli anni successivi, madre Paolina dovette affrontare il progredire del diabete di cui soffriva da lungo tempo. Nel 1938, a causa della malattia, un dito della sua mano destra andò in cancrena. Fu ricoverata tra i suoi stessi malati e subì dapprima l'amputazione del dito e successivamente, a causa dell'estensione del male, l'asportazione dell'intero braccio il 18 marzo 1938. Accettando la prova con eroica fortezza, commentò che Dio le aveva tolto prima il dito e poi il braccio, affermando di avergli già dato tutto e di considerare la conformità alla volontà divina il suo vero paradiso. Negli ultimi mesi della sua esistenza terrena, la fondatrice divenne completamente cieca e trascorse il tempo dell'agonia invocando incessantemente la misericordia del Signore, finché una crisi diabetica accompagnata da gravi complicazioni polmonari ne causò il transito verso il cielo, avvenuto nella casa di San Paolo il 9 luglio 1942, all'età di settantasei anni.

Il testamento spirituale e il cammino verso gli altari

Due anni prima della sua morte, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della congregazione, madre Paolina aveva lasciato il suo testamento spirituale alle consorelle. In quel prezioso documento raccomandava la pratica costante dell'umiltà, la ferma confidenza nella Divina Provvidenza, l'invito a non scoraggiarsi mai di fronte ai venti contrari, la fedeltà alla regola e l'abbandono fiducioso in Dio e in Maria Immacolata. La fama di santità che l'aveva accompagnata in vita continuò a crescere dopo la sua morte, spingendo la congregazione delle Piccole Suore dell'Immacolata Concezione ad avviare i primi passi canonici per la causa di beatificazione e canonizzazione. Il processo informativo fu aperto ufficialmente nella diocesi di San Paolo il 3 settembre 1965 e si concluse due anni dopo. Dopo il nulla osta concesso il 7 gennaio 1982, il processo cognizionale si svolse dal 26 maggio 1982 al 21 settembre 1983, e i relativi atti giuridici vennero convalidati il 30 maggio 1986. Nel 1987 fu consegnata la Positio super virtutibus, che fu esaminata il 13 ottobre 1987 dai Consultori teologi e il 15 dicembre dello stesso anno dai cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi. L'8 febbraio 1988, alla presenza di papa san Giovanni Paolo II, fu promulgato il decreto con cui madre Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù veniva dichiarata Venerabile. Tra le numerose grazie attribuite alla sua intercessione fu selezionata quella ricevuta da Eluíza Rosa de Souza a Imbituba, nello Stato di Santa Catarina. La giovane donna, ventiquattro anni e madre di quattro figli, aveva affrontato una gravidanza segnata dalla morte intrauterina del feto al termine dei nove mesi. Sottoposta a un delicato intervento chirurgico durato sedici ore, la paziente era incorse in una gravissima emorragia, subendo un arresto cardiaco e rimanendo priva di polso e di pressione arteriosa, al punto che i medici avevano comunicato ai familiari l'impossibilità di salvarla. Le suore dell'ospedale avevano allora posto sul petto della moribonda un'immaginetta con una reliquia ex indumentis di madre Paolina. Il 23 settembre 1966, dopo oltre settantadue ore di coma profondo e dopo aver ricevuto l'Unzione degli Infermi, Eluiza riprese inspiegabilmente conoscenza. Il decreto di convalida degli atti del processo sul presunto miracolo fu emesso il 13 febbraio 1988; successivamente, il 16 luglio 1988, la Consulta Medica dichiarò l'impossibilità di spiegare scientificamente la guarigione, mentre i Consultori teologi il 25 novembre 1988 e i cardinali e vescovi il 10 gennaio 1989 confermarono il nesso tra la guarigione e l'intercessione della serva di Dio. Il 18 febbraio 1989 san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo, e lo stesso pontefice procedette alla sua beatificazione il 18 ottobre 1991 nella Bahia Sul, sulla spiaggia di Florianópolis, durante il suo secondo viaggio apostolico in Brasile, fissando la memoria liturgica della Beata al 9 luglio.

La canonizzazione e la diffusione dell'eredità spirituale

Un secondo prodigio fu riconosciuto per la definitiva glorificazione di madre Paolina. Iza Bruna Vieira de Souza, nata a Rio Branco il 5 giugno 1992, presentava una grave malformazione congenita nota come meningoencefalocele occipitale epatica, e fu sottoposta a un intervento chirurgico appena cinque giorni dopo la nascita. Venti ore dopo l'operazione, la neonata fu colpita da crisi convulsive e da un arresto cardiaco. La nonna della bambina, Zaira Darub de Oliveira, aveva invocato la Beata Paolina durante tutta la gestazione e continuò a farlo durante il ricovero ospedaliero, collocando un'immagine della Beata accanto alla piccola. Dopo aver ricevuto il battesimo in ospedale, la neonata fu dichiarata fuori pericolo già il giorno successivo. Il cammino di verifica scientifica e teologica procedette con il pronunciamento della Consulta Medica il 24 ottobre 1996 sulla natura inspiegabile della guarigione, seguito dalla verifica del nesso causale da parte dei Consultori teologi il 4 maggio 2001 e dalla conferma dei cardinali e vescovi il 3 luglio 2001. Il 7 luglio 2001 san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo ottenuto a favore di Iza Bruna. Lo stesso sommo pontefice procedette alla canonizzazione di madre Paolina insieme ad altri quattro Beati in piazza San Pietro a Roma il 19 maggio 2002, domenica di Pentecoste, elevandola agli onori degli altari come la prima donna canonizzata del Brasile e la prima nativa del Trentino-Alto Adige. Attualmente, i resti mortali di santa Paolina sono custoditi e venerati nella cappella della Sacra Famiglia situata nel quartiere di Ipiranga a San Paolo, mentre a Vigolo, oggi frazione di Nova Trento, sorge un grande santuario che custodisce i luoghi originari della sua opera. Al momento della sua morte, la fondatrice aveva lasciato quarantacinque case sparse in cinque Stati del Brasile, e oggi la congregazione conta quasi trecentonovanta suore suddivise in settantaquattro comunità. La maggior parte di esse opera in America Latina, sebbene siano presenti anche in Ciad, Camerun e Mozambico, mentre in Italia continua a essere attiva la comunità di Vigolo Vattaro, dove le religiose custodiscono con cura la casa natale della fondatrice. Seguendo fedelmente il carisma delle origini, le suore continuano a prodigarsi quotidianamente al servizio dei bisognosi attraverso scuole, ospedali, ricoveri, orfanotrofi, educandati e attività pastorali, perpetuando l'amore di Cristo per i poveri e gli ultimi.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Paulina del Corazón Agonizante de Jesús?

La memoria liturgica della Santa si celebra il 9 luglio, giorno in cui rese l'anima a Dio nel 1942.

Di cosa è patrona Santa Paulina del Corazón Agonizante de Jesús?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali attribuiti alla Santa.

En San Pablo en Brasil, santa Paulina del Corazón de Jesús Agonizante (Amabile) Visintainer, virgen, que, emigrada muchacha de Italia, fundó al servicio de los enfermos y de los pobres la Congregación de las Pequeñas Hermanas de la Inmaculada Concepción, a la cual, después de muchas dificultades, prestó en máxima humildad y en asidua oración su servicio. — Martirologio Romano