22 de octubre
Santi Felipe, Hermetes (Hermes) y compañeros
Mártires en Adrianópolis
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La passio e le fonti storiche
Esiste una passio latina di questi santi derivata probabilmente da un originale greco oggi perduto. L'originale greco è considerato un rimaneggiamento e forse un compendio. Secondo Pietro Franche de' Cavalieri, la passio può considerarsi sostanzialmente degna di fede. La narrazione della passio si riferisce esclusivamente agli interrogatori di Filippo e dei suoi compagni.
Nel Martirologio Siriaco e nel Geronimiano, San Felipe ed Ermete sono ricordati al veintidós de octubre. Il sacerdote Severo è festeggiato il veintitrés de octubre. Nel Martirologio Romano figura un Eusebio già presente nel Martirologio Geronimiano. Di Eusebio si ignora tutto e non ha legami con i tre martiri citati.
Il ministero e l'inizio della persecuzione
San Felipe nacque nella città di Eraclea. San Felipe fu per lungo tempo diacono ed in età avanzata vescovo di Eraclea. Nonostante alcune pressioni all'inizio della persecuzione di Diocleziano, San Felipe non volle abbandonare la sua sede. I magistrati si preoccupavano di eseguire gli editti imperiali man mano che venivano emanati.
Il preside Basso fece prima chiudere la chiesa. Il preside Basso ordinò l'inventario dei libri e dei vasi sacri. Il preside Basso deferì al tribunale il vescovo, il diacono Ermete e probabilmente il prete Severo. San Felipe fu sottoposto ad atti di violenza. San Felipe acconsentì a consegnare i vasi sacri e le Scritture. Nessuno in Asia accusò San Felipe di essere traditore per la consegna dei vasi, a differenza di quanto avveniva nell'Africa proconsolare.
La testimonianza del diacono Ermete
Il diacono Ermete assistette alla confisca dei beni. Ermete notò e denunciò il funzionario Publio che si appropriava di alcuni vasi sacri. Il funzionario Publio sferrò un violentissimo schiaffo a Ermete. Il preside Basso, venuto a conoscenza del fatto, rimproverò aspramente il funzionario disonesto. I magistrati romani cercavano di agire secondo giustizia secondo quanto evidenziato dall'episodio.
La chiesa di Eraclea e i libri santi furono distrutti per ordine del prefetto. Il prefetto cercò di convincere il vescovo e Ermete ad abiurare in successivi separati interrogatori. San Felipe ed Ermete rifiutarono entrambi di bruciare incenso davanti agli idoli. La condotta del diacono Ermete sembrava inspiegabile al magistrato e al popolo non cristiano. Ermete era un uomo molto stimato ad Eraclea. Ermete faceva parte del senato della città in qualità di decurione. Ermete era cristiano fin dalla nascita. Ermete aveva potuto partecipare alle cariche civili durante il pacifico periodo antecedente la persecuzione dioclezianea.
Il giudizio di Giustino e il martirio
Al prefetto Basso successe il prefetto Giustino. Giustino si recò ad Eraclea per interrogare i due ecclesiastici che si trovavano ancora in custodia vigilata. Giustino invitò San Felipe ed Ermete ad obbedire agli ordini imperiali ricevendo una risposta negativa. I due furono rimandati in prigione o in custodia vigilata. Dopo sette mesi il prefetto li convocò ad Adrianopoli per sottoporli a giudizio.
Le minacce e le violenze non piegarono né il vescovo né il diacono. Giustino ordinò la decapitazione di San Felipe ed Ermete. I due martiri affrontarono la decapitazione serenamente. Prima di morire Ermete inviò un messaggio al proprio figlio affinché pagasse tutti i debiti. I corpi dei martiri furono gettati nel fiume Ebro. I corpi furono ripescati dai cristiani. I corpi ricevettero sepoltura a dodici miglia dalla città di Eraclea in una località denominata Ogetistiron.
L'anno del martirio fu con ogni probabilità il 303. Alcuni critici spostano la data del martirio al 304-305. La passio menziona anche il prete Severo di Eraclea. Il martirio di Severo non fu contemporaneo a quello del vescovo e del diacono.
Le memorie orientali e occidentali
Nei martirologi orientali San Felipe è menzionato come martire di Adrianopoli e non di Eraclea. Nei martirologi orientali San Felipe è commemorato alla data del veintidós de octubre insieme ad Erma e Severo. Nei martirologi orientali è stata indicata la città del martirio anziché quella dell'episcopato. Alcuni martirologi occidentali ricordano San Felipe al veintidós de abril confondendolo con l'apostolo omonimo.
Alcuni studiosi ritengono che il martire vada identificato con il San Felipe menzionato nel Calendario marmoreo di Napoli del diciannove aprile, ma la critica recente lo esclude. È più probabile che l'omonimo di Nivedunum nella Mesia festeggiato il quattro giugno sia il santo martire di Eraclea. Il Martirologio Romano al veintidós de octubre elenca un altro San Felipe, vescovo di Fermo nel Piceno. Studi recenti propendono per una identificazione tra il vescovo di Fermo e quello di Eraclea, sebbene sembrassero due distinte persone.
La tradizione di Fermo e il culto
La tradizione fermana sostiene che un San Felipe nativo del luogo fu il secondo vescovo della città al tempo dell'imperatore Gallo tra il 251 e il 253. La tradizione fermana sostiene che tale San Felipe subì il martirio sotto Valeriano o Aureliano fuori dalla città in un luogo detto dei Pini. La tradizione fermana non è confermata da alcuna antica fonte. Nessun testo antico della Chiesa di Fermo menziona un San Felipe martire e vescovo prima del 1580. L'assoluta mancanza di fonti per più di un millennio consiglia di non accettare la tradizione fermana.
Il culto di un San Felipe martire a Fermo suppone l'esistenza di reliquie che con probabilità sono quelle del martire di Eraclea. La coincidenza della data di celebrazione al veintidós de octubre con quella del vescovo di Eraclea indicherebbe l'origine delle reliquie. Il culto del santo orientale era diffuso nel Piceno, come confermato da antiche testimonianze. Il santo di Eraclea è diventato un santo fermano nel corso del quindicesimo e sedicesimo secolo. Nel quindicesimo e sedicesimo secolo molte Chiese italiane hanno trasformato in santi locali personaggi provenienti da altre regioni.
Il calendario della Chiesa di Fermo, in un manoscritto del secolo quindicesimo, riporta alla data del veintidós de octubre la voce di San Felipe vescovo e martire. Una glossa posteriore visibile sul manoscritto aggiunge che il corpo del santo giace nella confessione della cattedrale. Prima dell'aggiunta della glossa, San Felipe era venerato nella Chiesa di Fermo senza alcuna indicazione specifica sulla sua reliquia.
Ulteriori testimonianze di Edirne
Il martirologio colloca il martirio di San Felipe vescovo e del diacono Ermete a Edirne in Tracia, in Turchia. San Felipe era vescovo di Marmara Ereğlisi. Il martirio avvenne agli inizi della persecuzione dell'imperatore Diocleziano. San Felipe ricevette l'ordine dal governatore Giustino di chiudere la chiesa e di mostrare tutti i vasi sacri e i libri in essa contenuti.
San Felipe rispose al governatore Giustino che non era lecito né per lui consegnare quei beni né per il governatore appropriarsene. San Felipe subì la prigionia e la flagellazione. San Felipe fu bruciato sul rogo insieme al diacono Ermete. La morte del santo avvenne tra il 303 e il 305.
El testimonio de la fe
La vida de San Felipe se desarrolló en el contexto de las persecuciones imperiales del siglo cuarto. Siendo obispo de Eraclea, su ministerio fue puesto a prueba cuando se le exigió ofrecer incienso ante las estatuas de los dioses paganos, un acto que él rechazó con firmeza. Este testimonio lo llevó a enfrentar diversos interrogatorios ante los prefectos Basso y Giustino, quienes buscaban doblegar su voluntad. A pesar de las presiones, San Felipe perseveró en su misión hasta que fue condenado a la decapitación en la ciudad de Adrianópolis, donde entregó su vida por el Señor en el año trescientos tres. Tras su muerte, los fieles cristianos recuperaron con devoción su cuerpo y le brindaron sepultura en Ogetistiron.
Por su parte, el diácono Hermetes, quien también ejercía funciones como decurión en el senado de la ciudad de Eraclea, unió su destino al del obispo Felipe. Su valentía fue manifiesta al denunciar al funcionario Publio por el robo de los vasos sagrados de la Iglesia, acto que demostraba su profundo celo por los bienes de Dios. Al igual que su obispo, Hermetes se mantuvo inquebrantable en su fe, rechazando cualquier forma de abjuración. Su camino terminó también en el martirio por decapitación en Adrianópolis. En la misma época, un sacerdote mencionado en la tradición, cuyo martirio se conmemora en una fecha distinta, es recordado junto a ellos en los antiguos martirologios como parte de esta misma entrega generosa al servicio de la Iglesia primitiva.
La memoria litúrgica
La veneración a estos testigos de la fe ha perdurado a través de los siglos gracias a los antiguos martirologios. La Iglesia celebra la memoria de San Felipe y del diácono Hermetes el día veintidós de octubre, fecha en la que son honrados tanto en el martirologio siriaco como en el geronimiano. Esta conmemoración anual no es solo un recuerdo del pasado, sino un acto de gratitud por la fidelidad que ellos mostraron en tiempos de oscuridad.
La liturgia, al recordar el veintidós de octubre, invita a los fieles a meditar sobre la fortaleza de quienes, como estos mártires, supieron anteponer su lealtad a Cristo a cualquier otra autoridad humana. El sacerdote que acompañó sus pasos es recordado en la jornada siguiente, el veintitrés de octubre, completando así el cuadro de una comunidad que se mantuvo unida en el testimonio. La figura de estos santos nos enseña que el valor de una vida se mide por su capacidad de permanecer fiel a la Verdad hasta el final, dejando una huella imborrable en la historia de la salvación.
Preguntas frecuentes
Cuando se festeggia San Felipe y sus compañeros?
San Felipe y San Ermete se festigen el veintidós de octubre, mientras que el sacerdote Severo se conmemora el veintitrés de octubre.
De qué es patrono San Felipe?
En los datos biográficos proporcionados no se menciona ningún patronato específico para estos santos.
En Edirne en Tracia, siempre en Turquía, santos mártires Felipe, obispo de Marmara Ereğlisi, y Hermetes, diácono: el primero, a los inicios de la persecución del emperador Diocleciano, había recibido la orden de cerrar la iglesia y mostrar todos los vasos sagrados y los libros en ella contenidos; y habiendo respondido al gobernador Justino que no era lícito ni por su parte entregar cuanto se le pedía ni a él apropiárselo, después de haber sufrido la cárcel y la flagelación, fue quemado junto al diácono en la hoguera. — Martirologio Romano