San Bertario nacque in un contesto di nobile stirpe, probabilmente di origine longobarda, e visse il nono secolo distinguendosi per la dedizione alla preghiera e allo studio. Giunto da giovane in pellegrinaggio a Montecassino al tempo dell'abate Bassacio, rimase profondamente colpito dalla vita austera e orante della comunità, tanto da decidere di rimanere come monaco. Questa scelta plasmo un uomo completo, interamente dedito al lavoro intellettuale e alla preghiera, vissuti con gioia e serenità secondo la Regola di san Benedetto. Nell'ottocento cinquantasei successe all'abate Bassacio, di cui era stato discepolo e imiatore fedele, diventando il diciannovesimo successore di san Benedetto, patriarca del monachesimo occidentale. Il suo governo si svolse in anni di grande criticità a causa delle incursioni dei saraceni, che imperversavano da circa un decennio nell'Italia Meridionale. Di fronte a tale minaccia, Bertario operò instancabilmente per la difesa del monastero e della popolazione, fortificando l'abbazia, bonificando la vallata e fondando nuove città e monasteri, fino al supremo sacrificio della vita. Il suo luminoso esempio di pastore e studioso rimane impresso nella memoria della Chiesa, che ne custodisce la testimonianza di fedeltà evangelica.
La figura di San Bertario viene ricordata per la straordinaria capacità di unire l'impegno culturale, la cura materiale del territorio e la strenua difesa della fede in un'epoca di profonde turbative politiche e militari. Promotore degli studi sacri e profani, egli scrisse testi di grammatica, di medicina, di prosa e versi, e arricchì la chiesa abbaziale con preziosi arredi sacri, dimostrando una cura illuminata per la bellezza del culto. Nonostante le difficoltà politiche e i contrasti legati alla sua opera di mediazione per formare una Lega tra i principi del meridione, egli ottenne da papa Giovanni VIII un ampio diploma di esenzione e privilegi per tutelare il patrimonio del monastero. Il suo martirio, avvenuto il ventidue ottobre dell'ottocento ottantatré nel monastero di San Salvatore a Cassino per mano dei saraceni, sigillò una vita interamente donata a Dio e ai fratelli. Il culto tributato a questo insigne abate e martire fu confermato da papa Benedetto XIII il ventisei agosto del diciassette ventisette, consolidando una devozione che attraversa i secoli e continua a ispirare i fedeli nella ricerca della santità quotidiana.