5 de junio
Santi Marciano, Nicandro, Apolonio y 10 compañeros
Mártires en Egipto
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La testimonianza dei martiri d'Egitto
Il Martirologio Siriaco del quarto secolo ricorda al cinque giugno Marciano insieme ad altri tre martiri nella località di Tomi. Al medesimo giorno, il Martirologio Geronimiano menziona esplicitamente Marciano, Nicandro e Apollonio in Egitto, inserendoli in un contesto di antica e diffusa venerazione. Del gruppo di martiri d'Egitto si possiedono ancora oggi gli Atti, i quali trovano riscontro in una doppia passio greca tramandata dalla tradizione. I sinassari bizantini confermano con precisione il culto di questo gruppo egiziano, menzionando al cinque giugno, oltre ai primi tre, i santi Leonida, Areio, Gorgio, Iperchio, Selenio, Irene e Pambone. Secondo la tradizione, i santi martiri furono perseguitati unicamente per aver professato la fede cristiana di fronte alle autorità. A causa di tale rifiuto di abiura, i martiri subirono atroci supplizi disposti dal potere imperiale. Rinchiusi in un recinto murario ed esposti senza ripari al sole ardente della campagna, i confessori della fede rimasero prigionieri in condizioni disumane. I martiri morirono infine estenuati dal calore implacabile, dalla sete e dalla fame, offrendo la loro vita come suprema oblazione.
Il recinto della loro esecuzione divenne successivamente il loro sepolcro e un monumento duraturo alla loro memoria spirituale. La passio greca che narra le loro vicende possiede una versione la cui stesura risale all'inizio del secolo quinto. Questa stessa passio dei martiri d'Egitto è debitamente ricordata nelle testimonianze del Martirologio Geronimiano. In Occidente, i martirologi di Floro, Adone e Usuardo commemorano i martiri d'Egitto al cinque giugno, riprendendo fedelmente la tradizione del testo geronimiano. Successivamente, Cesare Baronio inserì lo stesso testo nel Martirologio Romano al cinque giugno, aggiungendo la formula et aliorum, trasformando Nicandro in Nicànore e attribuendo l'episodio alla persecuzione scatenata da Galerio Massimiano. Gli antichi martirologi orientali celebrano con particolare solennità i santi Marciano, Nicandro, Apollonio e i loro compagni come martiri della fede cattolica.
Studi critici e distinzione dai martiri danubiani
Il celebre studioso Pio Franchi de' Cavalieri ha dedicato importanti ricerche alle testimonianze della passio dei dieci martiri d'Egitto, confrontandola con quella di san Polieutto e compagni e con la memoria dei quaranta martiri di Sebaste. Secondo le conclusioni di Franchi de' Cavalieri, la tradizione dei dieci martiri d'Egitto possiede caratteri di autenticità, sebbene il luogo esatto e l'epoca precisa del martirio non siano del tutto certi. Il nucleo originario della passio prevedeva che Marciano e Nicandro comparissero davanti al magistrato Massimo insieme ad altri otto cristiani. Tutti e dieci i cristiani rifiutarono con risolutezza di obbedire alle ingiunzioni inique del magistrato Massimo. Nello studio delle fonti, il ricercatore ha evidenziato come le leggende e i due martiri danubiani debbano considerarsi del tutto indipendenti rispetto al gruppo dei dieci egizi. Nell'annunzio del cinque giugno del Martirologio Siriaco bisogna dunque vedere una commemorazione specifica dei martiri d'Egitto e non di quelli originari della Mesia. Per gli studiosi, i martiri d'Egitto sono storici esattamente quanto i primi due martiri danubiani con i quali talvolta venivano confusi.
Nel loro Commento al Martirologio Romano, i Bollandisti sembrano respingere l'autorità degli Atti dei martiri d'Egitto, che in precedenza era stata sostenuta con vigore da Hippolyte Delehaye. I Bollandisti negano l'esistenza di un doppio gruppo di martiri e affermano con certezza che Marciano e Nicandro subirono il martirio nella regione della Mesia. Lo stesso Martirologio Siriaco, alla data del cinque giugno, menziona in effetti Marciano e Nicandro a Tomi, in Mesia. A Durostoro, località situata sempre in Mesia, si registrano altri due martiri di nome Nicandro e Marciano, commemorati l'otto giugno nei sinassari bizantini e il diciassette giugno nel Martirologio Romano. Lo studioso Hippolyte Delehaye ha trovato tracce dei santi di Durostoro proprio all'interno del Martirologio Geronimiano. La passio di Nicandro e Marciano di Durostoro fa parte di un gruppo più ampio di passioni dedicate a soldati romani appartenenti alle truppe schierate lungo il Danubio, tra i quali figurano anche il veterano Giulio, Pasicrate, Valenzione ed Esichio. Tali soldati romani rifiutarono categoricamente di ricevere un donativo imperiale e di compire i sacrifici prescritti agli dèi pagani. Giudicati dal praeses Massimo, che porta lo stesso nome del magistrato menzionato nella vicenda dei martiri d'Egitto, i soldati furono condannati alla decollazione dopo una dilazione di venti giorni, eseguendo così il decreto imperiale diretto contro i soldati non aderenti alla religione di Stato. Durante il cammino verso il supplizio, i santi furono accompagnati dal loro commilitone cristiano Zotico e dalle rispettive mogli. Le fonti ricordano che la moglie di uno dei soldati si mostrò debole e di scarsa fede, mentre l'altra si rivelò affettuosa ed eroica, assurgendo a nobile modello di sposa cristiana. Lo studioso Halkin ha rintracciato la data di commemorazione di Nicandro e Marciano al ventisette maggio, sia nel Sinassario di Chifflet sia in quello oxoniano della Christ Church, una data che corrisponde precisamente a quella del martirio di Giulio di Durostoro. Un ultimo aspetto rilevante nella storia del culto di Nicandro e Marciano riguarda la loro successiva venerazione in Campania. Secondo le analisi di Franchi de' Cavalieri, si può ammettere che, in seguito a una probabile traslazione delle loro reliquie, i due santi di Mesia abbiano preso il posto dell'autentico martire Nicandro di Capua.
El testimonio de fe
La vida de estos mártires se sitúa en el convulso siglo tercero, un periodo donde la fidelidad a la fe cristiana exigía a menudo la entrega de la propia existencia. Los santos Marciano, Nicandro, Apolonio y sus diez compañeros se encontraron en Egipto, donde su conducta fue puesta a prueba ante la autoridad del magistrado Massimo. La confrontación fue clara: se les exigía cumplir con las disposiciones imperiales que buscaban apartarlos de su creencia, pero ellos, con una voluntad inquebrantable, optaron por el rechazo a tales mandatos. Esta negativa no fue un acto de rebeldía política, sino un acto de obediencia a una ley superior que gobernaba sus conciencias.
La sentencia dictada por el magistrado fue de una dureza extrema, buscando que el aislamiento y el sufrimiento físico doblegaran su espíritu. Fueron confinados en un recinto levantado en medio de la campiña, lejos de los centros urbanos, quedando expuestos a la inclemencia del sol y a la privación total de alimentos. En ese lugar solitario, lejos de la vista de sus verdugos, estos hombres mantuvieron su integridad hasta el último aliento. Su muerte, ocurrida por insolación y hambre, se convirtió en un acto litúrgico de entrega, donde el silencio del desierto fue testigo de su perseverancia. La memoria de su martirio ha sido custodiada con esmero por la tradición, recordándonos que la paz interior, cuando se funda en la verdad, es un baluarte que ni siquiera la privación más severa puede destruir. Su historia nos invita a reflexionar sobre la importancia de la coherencia personal y el valor de mantenerse firme en los principios cristianos, incluso cuando el entorno parece exigir lo contrario.
La memoria litúrgica
La Iglesia, en su constante deseo de honrar a quienes dieron su vida por el Evangelio, preserva la memoria de estos santos con gran veneración. Su culto está formalmente establecido en los textos más antiguos y autorizados de la tradición cristiana, siendo el Martirologio Romano y el Martirologio Geronimiano los documentos que salvaguardan su recuerdo para las generaciones venideras. Esta inclusión en los libros litúrgicos no es solo un acto de registro histórico, sino una invitación a que la comunidad de los fieles encuentre en ellos una fuente de inspiración constante.
Celebrar su memoria significa reconocer que la santidad no es un camino reservado a unos pocos, sino una posibilidad abierta para quienes deciden vivir con sobriedad y rectitud. La fecha señalada para su conmemoración anual es el cinco de junio, un día en que los fieles se unen en oración para agradecer el ejemplo de estos mártires. Al elevar nuestra voz en la liturgia, recordamos que su sacrificio, aunque ocurrió hace muchos siglos en las tierras de Egipto, sigue siendo un mensaje vivo que nos exhorta a cuidar nuestra propia fe y a vivir con la misma dignidad que ellos mostraron ante la prueba suprema.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggiano i Santi Marciano, Nicandro, Apolonio e compagni?
La loro memoria liturgica ricorre il cinque giugno.
Quali furono le circostanze del loro martirio in Egitto?
I dieci cristiani rifiutarono di obbedire alle ingiunzioni del magistrato Massimo e furono condannati a morire d'insolazione e di fame in un recinto chiuso.
En Egipto, santos Marciano, Nicandro, Apolonio y compañeros, mártires, que como se transmite, por haber profesado la fe cristiana, después de atroces suplicios, fueron encerrados en un recinto murario y expuestos al sol ardiente, muriendo finalmente extenuados por el calor, la sed y el hambre. — Martirologio Romano