16 de octubre
Santi Martiniano, Saturiano y Máxima
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La giovinezza e la scelta di castità
All'inizio della stesura dell'opera di Vittore di Vita, iniziata nel quattrocentottantotto, Massima era ancora in vita e fu proprio lei a riferire i dettagli del martirio di quattro fratelli. Questi giovani erano schiavi di un ricco proprietario vandalo insieme a numerosi altri compagni di sventura. Massima stessa serviva il medesimo padrone ed era descritta come una donna virtuosa e di bella presenza. Il proprietario decise di dare Massima in moglie a Martiniano, un giovane schiavo che si era distinto come fabbricatore d'armi. Martiniano fu lieto della scelta delle nozze, mentre Massima non lo fu, poiché aveva fatto voto di verginità. Nonostante la sua riluttanza, le nozze furono celebrate egualmente. Nella prima notte di matrimonio, Massima disse al marito di aver consacrato il proprio corpo a Cristo e di avere un celestiale e vero sposo. Martiniano accettò subito la vita di perfetta castità e spinse gli altri tre fratelli a fare altrettanto. Nella Storia di Vittore di Vita, oltre a quello di Martiniano, è indicato solo il nome di Saturiano, mentre i nomi degli altri due fratelli sono ignoti. L'episodio di Massima che invita il marito a vivere castamente fu ampiamente sfruttato dall'agiografia posteriore. I quattro giovani e Massima decisero di fuggire per poter meglio dedicarsi alla vita ascetica. Gli uomini si ritirarono nel monastero di Thabraca, località tra Bona e Biserta, oggi nota come Tabarka. Massima, dal canto suo, si ritirò in un monastero femminile.
La persecuzione e la guarigione prodigiosa
Il padrone riuscì a ritrovarli e li fece imprigionare con l'intenzione di costringerli a convertirsi all'arianesimo. Il re Genserico, informato del fatto, ordinò di torturarli con bastoni acuminati fino alla loro adesione all'arianesimo. Nel corso delle vessazioni, i cinque subirono lesioni ossee e mutilazioni nella carne. Per intervento prodigioso i cinque furono ritrovati perfettamente integri. Questa guarigione prodigiosa fu confermata da altri cristiani che li visitarono nelle carceri. Il ricco vandalo subì numerose disgrazie, come la morte dei figli e danni nelle proprietà, ma non si diede per vinto. Alla morte del proprietario vandalo, la moglie offrì questi servi a un parente del re di nome Sersaon. Sersaon, dopo una buona accoglienza iniziale, non volle più tenerli con sé. Il re Genserico inviò i quattro fratelli al re dei Mori, Capso. Martiniano, Saturiano e i due fratelli subirono l'esilio tra i Mori durante la persecuzione vandalica del re ariano Genserico. Massima ottenne invece la libertà e si ritirò in un monastero di cui divenne badessa.
Il martirio e il culto
Nella regione di Caprapicta, dove il Cristianesimo era sconosciuto, i quattro fratelli operarono numerose conversioni. Desiderosi di consolidare la fede della nuova comunità, i quattro fratelli chiesero a Roma, tramite persone fidate, sacerdoti e diaconi per istituire una vera comunità. Genserico, venuto a conoscenza del successo della propaganda cattolica, ordinò l'uccisione dei quattro fratelli. Il supplizio dei quattro fratelli consistette nell'essere legati per i piedi a una quadriga di cavalli che li trascinò a sfracellarsi tra sterpi e sassi. Vittore di Vita non riporta l'anno né il mese del martirio dei quattro fratelli, sebbene il martirio avvenne certamente dopo la metà del quinto secolo. Floro nel nono secolo fu il primo a fissare una data e a inserirli come martiri nel suo Martirologio al diciassettesimo ottobre. Successivamente, Adone li unì ai duecentosessantasei martiri del Geronimiano al sedicesimo ottobre. L'inserimento al sedicesimo ottobre fu un'aggiunta ingiustificata poiché si tratta di martiri di epoche diverse. Attualmente, nel Martirologio Romano sono commemorati al sedicesimo ottobre, data precedentemente fissata al diciassettesimo ottobre da Floro nel nono secolo. Massima, dopo aver superato molti combattimenti ed essere stata liberata, morì santamente in un monastero dove era divenuta madre di molte vergini.
La vida de los mártires
En el transcurso del siglo quinto, en tierras de África, los santos Martiniano, Saturiano y Máxima vivieron una experiencia de fe marcada por la renuncia y el valor. Destaca de manera particular la figura de Martiniano y Máxima, quienes, unidos en matrimonio, decidieron vivir en castidad, abrazando un voto de pureza que reflejaba su absoluta dedicación al Señor. Esta elección de vida no solo fue una expresión de su espiritualidad, sino un testimonio público de su compromiso con los valores del Evangelio frente a las costumbres de su época. Máxima, además, profundizó su vocación sirviendo como abadesa en un monasterio femenino, donde guió a otras almas en la búsqueda de la santidad.
La paz de su vida cotidiana se vio interrumpida por la persecución desatada bajo el mandato del rey vándalo Genserico. Ante la presión para abandonar la fe católica, fueron sometidos a crueles torturas. Lejos de ceder, su fe se fortaleció en el cautiverio. Fueron desterrados a tierras habitadas por los moros, un exilio que lejos de silenciarlos, se convirtió en una misión inesperada. En aquel lugar remoto, su presencia y sus palabras fueron instrumentos de gracia que llevaron a muchos a la conversión al Cristianismo. Finalmente, su testimonio alcanzó su culminación cuando fueron condenados a morir arrastrados por una cuadriga de caballos. Aquel acto de violencia extrema no pudo borrar el eco de su fe, que permanece hasta hoy como un ejemplo de valentía cristiana ante la adversidad. Su entrega generosa y su capacidad para evangelizar incluso en las condiciones más precarias los sitúan como figuras fundamentales de la Iglesia antigua en el norte de África, recordando a los creyentes que el sacrificio personal es, a menudo, la semilla de la cual brota una nueva vida espiritual para la comunidad.
El culto y la memoria
La veneración a los santos Martiniano, Saturiano y Máxima es una tradición arraigada en la memoria de la Iglesia, que celebra su ejemplo con profunda gratitud. El Martirologio Romano recoge sus nombres para que el pueblo de Dios no olvide el valor de quienes entregaron su existencia por amor a la verdad. La conmemoración conjunta de estos tres mártires, junto a la figura de la santa Máxima en su faceta de abadesa, subraya la unidad en la fe y la diversidad de dones que enriquecen el cuerpo místico de Cristo.
Su culto es una invitación constante a la oración y a la perseverancia en la propia vocación. Al recordar los lugares de su entrega, como Thabraca y Caprapicta, los fieles se sienten unidos a una historia de santidad que atraviesa los siglos. Celebrar su memoria el dieciséis de octubre es una oportunidad para renovar el compromiso con la castidad, la fidelidad y el anuncio del Evangelio en los ambientes donde cada persona desarrolla su vida diaria.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Martiniano, Saturiano e Máxima?
La memoria liturgica si celebra il sedicesimo ottobre nel Martirologio Romano.
Conmemoración de los santos Martiniano y Saturiano, mártires en África, junto a dos de sus hermanos, que, en tiempo de la persecución vandálica perpetrada bajo el rey arriano Genserico, esclavos de un vándalo, habían sido convertidos a la fe en Cristo por santa Máxima, virgen, compañera suya de esclavitud, y, después de haber sido golpeados con gruesos bastones y lacerados hasta el hueso por su firmeza en la recta fe, fueron finalmente relegados al exilio entre los Moros, donde fueron condenados a muerte por haber conducido algunos a la fe en Cristo; Máxima, en cambio, liberada después de haber superado muchos combates, se durmió santamente en un monasterio, donde se había convertido en madre de muchas vírgenes. — Martirologio Romano