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6 de febrero

Santi Mártires Japoneses

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini della fede in Giappone

La storia della presenza cristiana in terra nipponica affonda le sue radici nel Cinquecento, quando la prima comunità cattolica del Giappone fu fondata a Kagoshima nel 1549. L'iniziativa si deve a San Francesco Saverio, gesuita e insigne patrono delle missioni, il quale giunse in Giappone dall'India accompagnato da due confratelli e da un neofita. Tale neofita rispondeva al nome di Anjiro, un nobile guerriero che aveva ricevuto il battesimo insieme a un suo caro amico e a un proprio servo. Nel giro di soli due anni, l'apostolato di San Francesco Saverio permise di fondare altre comunità nell'isola Hirado, a Bungo e a Yamagushi. Il cristianesimo godette successivamente di una progressiva diffusione in altri importanti centri, compresa la capitale Miyako, favorito dall'atteggiamento benevolo dei signori feudali. Per oltre quarant'anni la Chiesa visse in un clima di ampia libertà, sostenuta da conversioni collettive tipiche del sistema feudale dell'epoca, nel quale i sudditi imitavano spontaneamente le scelte spirituali dei propri signori. Nel 1587 i cattolici giapponesi avevano raggiunto la ragguardevole cifra di ventimilacinquecento unità, assistiti amorevolmente da quarantatré sacerdoti e da settantatré tra chierici e fratelli, dei quali quarantasette erano di nazionalità giapponese.

L'avvento delle persecuzioni

Il clima di tolleranza subì una brusca interruzione quando il primo editto di persecuzione fu emanato il ventiquattro luglio 1587 da Toyotomi Hideyoshi, luogotenente generale dell'imperatore. Sebbene Hideyoshi non avesse fatto dare esecuzione immediata al provvedimento, esso pose le premesse per le future e più dure persecuzioni. La Compagnia di Gesù continuò il proprio generoso apostolato stringendo una fruttuosa collaborazione con i Francescani, giunti nel 1593 dalle Filippine. Quel primo bando maturò a causa del fermo rifiuto opposto dai Gesuiti nel fornire una nave per una spedizione militare che il Giappone intendeva muovere contro la Corea. A ciò si aggiunse l'opposizione manifestata dalle vergini cristiane nel divenire concubine dell'imperatore, oltre al crescente timore politico per un eccessivo influsso straniero legato all'aumento dei fedeli cattolici. Un ruolo decisivo nell'inasprimento della crisi fu giocato dall'imperatore Taikosama Hideyoshi, dissoluto successore e uccisore di Oda Nobunaga, il quale era morto nel 1582. Già favorevole in un primo momento ai cristiani, l'imperatore s'insospettì profondamente riguardo alle reali intenzioni dei religiosi occidentali a seguito di un episodio fortuito.

L'arresto e il viaggio verso il martirio

Nel 1597 un nuovo decreto di persecuzione fu attuato in seguito alle imprudenti affermazioni del comandante spagnolo della nave San Filippo, la quale si era arenata sulle coste giapponesi. Il capitano aveva spiegato all'imperatore che i vasti possedimenti del re di Spagna erano il frutto dell'opera dei missionari cattolici, i quali avrebbero preparato la conquista militare dei territori. L'otto novembre 1596 l'imperatore ordinò ai governatori di Osaka e Miyako di procedere all'arresto di tutti i religiosi presenti nel paese. Sebbene gran parte dei perseguitati fosse riuscita a disperdersi nelle campagne, tre gesuiti, sei francescani e diciassettesimo terziari vennero catturati all'inizio del 1597 e condotti sulla pubblica piazza di Miyako con le mani legate dietro la schiena. Il governatore Xibungo ordinò di tagliare loro soltanto un pezzo dell'orecchio sinistro, disobbedendo parzialmente al severo ordine di recidere entrambe le orecchie e il naso. Sanguinanti e provati, i prigionieri furono fatti salire a gruppi di tre su delle carrette e condotti lungo le contrade della città, preceduti da una guardia che recava un'asta con la motivazione della condanna. Tale motivazione faceva esplicito riferimento all'arrivo dalle Filippine in veste di ambasciatori, alla predicazione della legge cristiana considerata proibita e alla costruzione di una chiesa. La popolazione locale mostrò silenziosa pietà e profonda simpatia per le vittime, le quali continuavano a pregare con straordinaria serenità. Tre fanciulli, Tommaso Cesaki, Antonio da Nagasaki e Ludovico Ibarki, cantavano inni al Signore con voce angelica, commovendo profondamente gli spettatori. L'imperatore dispose che il lungo viaggio da Miyako a Nagasaki, pari a circa quattrocentocinquanta miglia, fosse compiuto in parte a cavallo e in parte a piedi. Il faticoso percorso durò ventisei giorni tra le aspre intemperie atmosferiche, conducendo i prigionieri a Korazu il primo febbraio 1597. Il cinque febbraio i condannati ricevettero l'avviso che l'esecuzione era ormai imminente e furono condotti sulla collina prescelta, dove erano state erette ventisei croci all'interno di un recinto.

Il sacrificio supremo e i prodigi

Giunti sul luogo del supplizio, i condannati videro le croci recanti i loro nomi, s'inginocchiarono per baciarle con devozione e furono legati saldamente con i propri abiti alla croce assegnata, venendo poi issati in alto contemporaneamente. Su comando di Azamburo, quattro guardie impugnarono le lance per compiere l'esecuzione. Uno dei crocifissi intonò il Benedictus e tutti lo cantarono insieme con ammirevole coraggio e pietà, intenerendo i cuori dei pagani presenti. Il piccolo Antonio intonò il salmo Lodate, fanciulli, il Signore, mentre Tommaso e Ludovico fecero eco al suo canto fino al loro ultimo respiro. Felipe Las Casas fu il primo ad essere ucciso, colpito da due colpi di lancia, mentre Padre Pierbattista fu l'ultimo a concludere la sua esistenza terrena. Prima che quest'ultimo morisse, una donna pagana muta toccò la sua croce e riacquistò miracolosamente la voce, ricevendo il battesimo amministrato dallo stesso sacerdote con la mano libera dai lacci. San Paolo Miki predicò fino all'ultimo istante con la sua straordinaria eloquenza, terminando l'orazione con una fervente preghiera per i carnefici e per la conversione del popolo giapponese. Subito dopo il transito, i cristiani fecero irruzione nel recinto per raccogliere il prezioso sangue dei martiri con dei pannolini. Straordinari prodigi accompagnarono la memoria dei caduti: gli uccelli rapaci rispettarono i loro corpi per oltre sessanta giorni, mentre da essi emanava un fragrante odore. Il corpo di Padre Pierbattista fu visto più volte discendere miracolosamente dalla croce per celebrare l'Eucarestia nella chiesa di Nagasaki, assistito dal piccolo Antonio in veste bianca tra il canto delle schiere angeliche. Dio fece apparire ripetutamente un'aureola luminosa attorno al capo dei martiri e globi di fuoco scesero dal cielo su ciascuno di essi. Sessantadue giorni dopo il trapasso, lo stesso corpo di Padre Pierbattista si mosse alla presenza di innumerevoli testimoni, facendo sgorgare dalle ferite una copiosissima quantità di sangue fresco. La venerazione per questi protomartiri non venne mai meno nel tempo, varcando i confini dell'Asia grazie all'opera infaticabile dei missionari.

I profili dei testimoni della fede

Il gruppo dei martiri racchiude figure insigni per santità, cultura e dedizione apostolica. Pedro Bautista Blázquez y Blázquez nacque a San Esteban del Valle in Spagna il ventiquattro giugno 1542, sacerdote dei Frati Minori Alcantarini, fu commissario, predicatore, guardiano e lettore di filosofia, operando come missionario in Messico nel 1581 e nelle Filippine nel 1583 prima di essere inviato da Manila come ambasciatore e missionario in Giappone nel 1593, dove fondò tre conventi e due ospedali, operando guarigioni prodigiose come quella di una giovanotta lebbrosa. Martín Loinaz Amunabarro, noto come Martino dell'Ascensione, nacque a Beasain in Spagna nel 1566 dal castello di Vergara presso Pamplona, sacerdote alcantarino, predicatore e professore di teologia esperto della lingua giapponese. Francisco Blanco nacque a Monterrey in Spagna attorno al 1567, sacerdote di vita austera dei Frati Minori Alcantarini. Felipe Las Casas Martínez, ovvero Filippo di Gesù, nacque a Città del Messico nel 1571 da genitori spagnoli, chierico francescano segnato da una giovinezza inquieta prima della definitiva conversione a Manila. Gonçalo Garcia nacque a Bazein in India nel 1562 da genitori portoghesi, fratello laico alcantarino che rinunciò al commercio per amore della povertà. Francesco Andrade, o di San Michele, nacque a La Parrilla in Spagna nel 1543 da nobili genitori, dotato del dono delle lingue e dei miracoli, operò numerose conversioni e fece da interprete a Padre Pierbattista. San Paolo Miki nacque a Setsu-no-Kuni in Giappone nel 1564 da nobile famiglia cattolica, allievo dei Gesuiti e celebre predicatore della Compagnia. Giovanni Soan nacque a Gotō-rettō nel 1578, chierico gesuita, sacrestano e catechista. Giacomo Kisai nacque a Haga nel 1533, religioso gesuita, catechista e custode dell'ospitalità. Paolo Suzuki nacque a Owari nel 1563, laico sposato e terziario francescano, direttore di ospedale. Gabriele Duizko nacque a Ise nel 1577, giovane catechista devotissimo dell'Eucarestia. Giovanni Kinuya nacque a Kyoto nel 1568, catechista convertito con la famiglia. Tommaso Dangi, originario di Kyoto, fu soccorritore dei poveri. Francesco di Miyaco nacque nel 1548, medico e scrittore di opuscoli apologetici. Gioacchino Sakakibara nacque a Osaka nel 1556, cuoco degli ospedali e dei frati. Bonaventura di Miyaco fu educato per anni tra i bonzi prima di abbracciare la fede. Leone Karasumaru fu catechista e interprete di nobile famiglia coreana. Mattia di Miyaco si offrì spontaneamente al posto di un confratello. Antonio da Nagasaki nacque nel 1584, chierichetto tredicenne di padre cinese e madre giapponese. Paolo Ibaraki e il nipote Ludovico Ibaraki, quest'ultimo dodicenne servitore del convento, vissero la fede con radicalità. Michele Kozaki, nato nel 1551, e il figlio quattordicenne Tommaso Kozaki offrirono il loro lavoro per la costruzione della chiesa. Pietro Sukejiro assistette amorevolmente i prigionieri. Cosimo Takeya, nobile catechista, e Francesco Kichi, calzolaio, completano questa schiera di fedeli che subirono il martirio a Nagasaki il cinque febbraio 1597.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggiano i Santi Martiri Giapponesi?

La Chiesa Cattolica celebra la memoria liturgica dei Santi Martiri Giapponesi il sei febbraio, posticipando di un giorno la ricorrenza rispetto all'anniversario del tragico eccidio.

Di cosa sono patroni i Santi Martiri Giapponesi?

I Santi Martiri Giapponesi sono patroni del Giappone e dei protomartiri giapponesi.