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23 de noviembre

Santi Mustiola e Ireneo

Mártires

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Fonti e origini storiche

Esistono documenti ufficiali antichissimi che supportano l'esistenza e il martirio di Santa Mustiola. La provenienza di Santa Mustiola e il modo in cui arrivò a Chiusi non sono storicamente sicuri. Esistono due versioni contrastanti riguardo alla data del martirio di Santa Mustiola. Una versione sostiene che il martirio avvenne nel 258 sotto l'imperatore Valeriano. La Passio colloca invece il martirio nel 274 sotto l'imperatore Aureliano. Molti studiosi nel corso dei secoli hanno tentato di ricostruire la realtà dei fatti sul personaggio. Le teorie elaborate dagli studiosi sono state a volte contrastanti e hanno generato ulteriori incertezze. Il modo in cui Mustiola giunse a Chiusi rimane tuttora avvolto nel mistero e nella leggenda.

Un piccolo libro dal titolo Breve racconto della prosapia e martirio di Santa Mostiola fu pubblicato a Roma nel 1696. Il libro del 1696 fu stampato dalla stamperia di Marcantonio e Orazio Campana con licenza dei superiori. Lo scritto del 1696 narra la storia della parentela di Mustiola con l'imperatore Claudio II il Gotico. Alcuni asseriscono che la nobiltà di Mustiola derivasse dalla gens Asinia. La gens Asinia arrivò ai fasti dell'impero Romano con Asinio Volusiano Gallo. Asinio Volusiano Gallo era figlio dell'imperatore G. Vibio Treboniano Gallo. La presunta consanguineità di Mustiola con Claudio II il Gotico è considerata quasi sicuramente una leggenda. La leggenda della parentela con Claudio II potrebbe essere nata dalla confusione con Gemina Asinia Bebiana. Gemina Asinia Bebiana apparteneva alla gens Asinia e aveva sposato l'imperatore G. Vibio Treboniano Gallo. Claudio II il Gotico era stato un ufficiale di G. Vibio Treboniano Gallo da giovane.

Un'iscrizione funeraria proveniente dalla catacomba di Santa Mustiola e custodita in Cattedrale menziona Giulia Asinia Felicissima definita ex genere Mustiolae sanctae. L'imperatore Claudio II il Gotico nacque in Dalmazia da nobilissimi parenti. Claudio II entrò nell'esercito Romano fin da giovanissimo sotto l'imperatore Decio. Decio ricompensò Claudio II con un gran numero di doni per il suo coraggio e valore. Sotto Valeriano, Claudio II fu nominato Tribuno dell'esercito e Prefetto della quinta legione. La prudente condotta di Claudio II gli guadagnò le grazie dell'imperatore Valeriano. Valeriano mostrò grande generosità e riconoscimenti verso Claudio II, attestati da una lettera al Procuratore della Siria registrata da Trebèllio Pollione. Gallieno amò e stimò a tal punto Claudio II da onorarlo spesso dei titoli di amico e padre. Alla morte di Gallieno, Claudio II fu eletto imperatore dall'esercito e confermato con grandi acclamazioni dal Senato di Roma.

Il contesto imperiale e l'arrivo a Chiusi

Claudio II chiamò vicino a sé i parenti distribuendo loro cariche, onori e prerogative. Claudio II aveva due fratelli di nome Quintilio e Crispo. Crispo aveva una figlia di nome Claudia. Claudia era sposata con Eutropio, nobilissimo cavaliere di Dardania. Da Claudia ed Eutropio nacque Costanzo Cloro, padre del grande Costantino. Una delle sorelle di Claudio II si chiamava Costantina e sposò il Tribuno degli Assiri. Claudio II aveva una cugina di nome Mostiola. Il governo di Claudio II fu talmente glorioso da sembrare votato all'estirpazione dei Barbari e dei nemici dell'impero. Claudio II uccise e privò Aureolo di quanto aveva usurpato. Claudio II combatté contro i Goti e gli Sciti sia per terra che per mare compiendo una strage numericamente prodigiosa di nemici. Trebèllio faticava a credere al numero di nemici uccisi se non fosse stata nota la grande fama delle legioni romane. Claudio II regnò come imperatore per soli due anni. Un'epidemia di peste uccise Claudio II a Sirmio.

Alla morte di Claudio II, il Senato di Roma conferì il titolo di Augusto a suo fratello Marco Aurelio Claudio Quintilio. Marco Aurelio Claudio Quintilio governò per pochi mesi. Le truppe non riconobbero Quintilio e acclamarono imperatore Aureliano. La Principessa Mostiola, a causa dei rapidi cambiamenti familiari, abbandonò Roma con pochi familiari. Mostiola si ritirò a Chiusi, città della Toscana distante tre giorni di viaggio da Roma. Non è certo se Mostiola partì da Roma già battezzata o se ricevette il battesimo a Chiusi. Marco era il vescovo di Chiusi all'epoca dell'arrivo di Mostiola. A Chiusi, Mustiola si prodigò intensamente in opere di carità. Mustiola fu costantemente riverita e ossequiata per la sua nobiltà e soprattutto per le sue eroiche virtù.

La persecuzione di Aureliano e il martirio

Aureliano divenne imperatore romano, descritto come crudele per natura e molto superstizioso. I rappresentanti dei Patrizi convinsero Aureliano a perseguitare i Cristiani. I Patrizi persuasero l'imperatore che i mali dell'Impero derivavano dall'ira degli dei irritati per la mancata estirpazione del Cristianesimo. La crudeltà usata da Aureliano a Roma nel terzo anno del suo impero contro nobili e senatori fu generata dal forte sospetto che fossero cristiani. Nel primo anno del suo impero, Aureliano cacciò Paolo di Samosata dalla sua sede su richiesta dei Padri del Concilio d'Antiochia per accattivarsi la benevolenza generale. Aureliano emise successivamente un editto contro i cristiani che prevedeva la carcerazione e la confisca dei beni. In ogni provincia dell'impero, e specialmente in Etruria, i ministri della giustizia fecero rispettare l'editto perquisendo, arrestando e mettendo in ceppi i cristiani.

La principessa Mostiola si attivò usando la sua autorità e le sue finanze per corrompere i custodi delle carceri. Mostiola visitava e confortava i prigionieri di notte, incitandoli a rimanere fedeli alla loro religione e distribuendo elemosine e aiuti. A seguito della notizia del gran numero di cristiani imprigionati, fu mandato in Toscana il console Lucio Turcio Aproniano. Turcio Aproniano arrivò a Sutri e vi trovò il prete Felice che diffondeva la fede cristiana. Felice fu fatto arrestare da Turcio e durante l'interrogatorio confessò di essere un ministro della vera fede di Cristo. Turcio condannò Felice alla lapidazione il 23 giugno e il suo cadavere fu esposto nella pubblica piazza. La notte successiva alla morte di Felice, il suo diacono Ireneo lo seppellì vicino alle mura di Sutri. Avvertito di ciò, Turcio fece incatenare Ireneo e lo condusse a Chiusi, dove arrivò il 25 giugno. Sutri è una cittadina dell'alto Lazio, in provincia di Viterbo, che faceva un tempo parte del dominio etrusco, fu successivamente conquistata dai Romani e a quel tempo era considerata geograficamente nell'Etruria.

Giunto a Chiusi, l'inviato romano chiese ai ministri una relazione sul numero dei cristiani in carcere. Un uomo di nome Torquato informò Turcio della presenza a Chiusi della dama nobilissima Mostiola, cugina dell'imperatore Claudio II. Torquato riferì che Mostiola era di fede cristiana e si recava nottetempo alle carceri per aiutare e confortare i detenuti. Il terzo giorno di luglio, Turcio eresse un tribunale nella pubblica piazza di Chiusi e fece chiamare la principessa Mostiola. Durante l'interrogatorio, Mostiola confessò di essere cristiana e affermò che la sua religione non avrebbe nociuto al suo stato di nobile. Turcio cercò di persuaderla a rinunciare alla fede promettendole la libertà in cambio dell'ubbidienza alle leggi imperiali, ma lei rimase ferma. Turcio ordinò di condurre alla sua presenza Ireneo e tutti i cristiani chiusini detenuti. Dopo aver sentito la loro professione di fede, Turcio fece decapitare i cristiani chiusini uno ad uno.

Ad Ireneo fu imposta la tortura dell'eculeo e gli fu chiesto di rinnegare la religione sacrificando agli dei. L'equuleus è un antico strumento di tortura sul quale veniva steso il condannato per essere poi tirato a forza in diverse direzioni. Ireneo rispose cantando lodi a Dio e affermando che sarebbe stato un onore essere ucciso per la sua fede. L'inquisitore ordinò di continuare la tortura e Ireneo spirò mentre veniva straziato con ferri incandescenti. Turcio pensò che Mostiola si fosse piegata dopo tale spettacolo, ma udì invece il suo desiderio di morire per Cristo. Turcio condannò Mostiola ad essere battuta con le piombate fino alla morte. Il martirio di Mostiola avvenne il terzo giorno di luglio dell'anno 275. Il martirio avvenne nel secondo mese del pontificato di Eurichiano. All'epoca del martirio Marco era vescovo di Chiusi ed era in atto la decima persecuzione della Chiesa cattolica.

Gli strumenti del supplizio e la sepoltura

Esistevano strumenti di supplizio costituiti da bastoni rivestiti di piombo usati per battere le giunture delle ossa dei fedeli fino alla morte. Un'altra tipologia di strumento di supplizio consisteva in piccole funi o catenelle appese alla testa di un bastone con palle di piombo nella parte finale. L'uso di tali strumenti di supplizio era proibito contro i nobili. Il divieto dell'uso delle piombate sui nobili veniva sospeso quando si trattava di infliggerlo ad correctionem e non come ultimo supplizio. Ai condannati veniva contestato il reato di diffondere la fede di Cristo e il reato di Lesa Maestà. Il reato di Lesa Maestà rendeva la persona che lo aveva commesso indegna di stima secondo l'accusa. Santa Bibiana era una nobile dama romana uccisa con le piombate.

I corpi di Mostiola, Ireneo e di altri martiri rimasero esposti sulla pubblica piazza per tutto il giorno. Amici e congiunti recuperarono i corpi dei martiri durante la notte per dare loro degna sepoltura. Il Vescovo Marco e i suoi chierici si occuparono delle salme di Mostiola e di Ireneo. Le salme di Mostiola e Ireneo furono portate fuori le mura della città in un luogo di sepoltura di martiri di precedenti persecuzioni. Costantino il Grande diede pace alla Chiesa dopo quaranta anni. Presso Chiusi in Toscana è ricordata santa Mustìola, martire dal Martirologio.

Le reliquie dei martiri si trovano oggi nella cattedrale di Chiusi in una tomba del Settecento all'interno di un'urna. In precedenza le reliquie si trovavano in una tomba antica nelle Catacombe della città. Le Catacombe di Chiusi, di epoca romana e usate come sepoltura cristiana, sono intitolate a Santa Mustiola. Il corpo di Santa Mustiola è stato conservato nei secoli in una tomba con epigrafe visibile nelle catacombe. La memoria di Santa Mustiola e Sant'Ireneo compare per la prima volta nel martirologio di Usuardo. Il santo è un papa vissuto nel III secolo. Egli fu successore di San Felice e fu pontefice dal 275 al 283. Secondo il Liber Pontificalis, il papa era etrusco di Luni. Il Martirologio romano ricorda la sua opera di seppellimento di 342 martiri e subì a sua volta il martirio sotto Numeriano.

Leggende, tradizioni e vicende delle reliquie

A Mustiola sono legate due leggende. La prima leggenda racconta che la giovane, in fuga dalle guardie romane, attraversò miracolosamente il lago di Chiusi navigando sul suo mantello. Durante la traversata miracolosa, il mantello di Mustiola lasciò una scia che si rivadrebbe all'alba della sua festa. La seconda leggenda riguarda un anello di onice portato da Roma dalla Santa, ritenuto l'anello nuziale di Giuseppe e Maria. L'anello nuziale di Giuseppe e Maria è venerato a Perugia ed è spesso un attributo iconografico della Santa. L'anello era conservato da tempo nella città di Chiusi nella chiesa di San Francesco. Il frate agostiniano Wintero rubò la reliquia dal convento dei frati di Chiusi nel 1449 e la consegnò ai perugini.

Papa Sisto IV si intromise nella questione distogliendo l'attenzione dei chiusini con il ritrovamento del Corpo di Santa Mustiola. Giovanni da Filicaja, signore del castello di Figline nei pressi di Montaione, fu rinominato Al Filicaja nel 1452. Damaso Dei si adoperò diplomaticamente per la restituzione del Santo Anello da Perugia a Chiusi. Anton Felice Dei, fratello di Damaso e Capitano Generale del Popolo di Chiusi, mosse guerra a Perugia per il furto dell'Anello. L'Anello rimase a Perugia ed è tuttora custodito all'interno della Cattedrale. Mustiola è la patrona principale di Chiusi. Durante la festa di Santa Mustiola a Chiusi si corre il Palio delle Torri. I vincitori del Palio delle Torri hanno l'onore di difendere le spoglie della Santa fino all'anno successivo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santi Mustiola e Ireneo?

La memoria liturgica nel Martirologio Romano è fissata al 23 novembre, mentre la festività solenne a Chiusi si celebra il 3 luglio.

Di cosa è patrono Santi Mustiola e Ireneo?

Santa Mustiola è la patrona principale della città di Chiusi.

En Chiusi, en la Toscana, santa Mustiola, mártir. — Martirologio Romano