26 de diciembre
Santo Esteban
Primer mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, contesto e chiamata al diaconato
La celebrazione liturgica di santo Stefano è fissata al ventisei dicembre e la festa si colloca subito dopo il Natale. Santo Stefano è considerato il primo martire della cristianità. Nello stesso tempo liturgico si ricordano altre figure eminenti, poiché il ventisette dicembre si celebra san Giovanni Evangelista e il ventotto dicembre si celebrano i santi Innocenti, ovvero i bambini uccisi da Erode per eliminare il Bambino di Betlemme. In passato la celebrazione dei santi Pietro e Paolo avveniva nella settimana dopo il Natale ed è stata poi trasferita al ventinove giugno. La provenienza geografica e familiare di santo Stefano è ignota, sebbene si suppone che santo Stefano fosse di origine greca. Gerusalemme era all'epoca un crocevia di popolazioni con lingue, costumi e religioni diverse. Il nome Stefano in greco significa coronato. Si è ipotizzato che santo Stefano fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica e che sia stato uno dei primi giudei a diventare cristiano, seguendo direttamente gli Apostoli. Dopo la Pentecoste il numero dei discepoli aumentò considerevolmente e sorsero dissidi tra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, poiché i primi lamentavano che le loro vedove venivano trascurate nell'assistenza quotidiana. I dodici Apostoli riunirono i discepoli per stabilire che non era giusto trascurare la predicazione e la preghiera per il servizio delle mense. Gli Apostoli decisero quindi di affidare il servizio delle mense a un gruppo di sette discepoli. La proposta degli Apostoli fu accolta dall'assemblea dei discepoli e furono eletti diaconi Stefano, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola di Antiochia. Gli Apostoli imposero le mani ai sette eletti. La Chiesa vede nell'imposizione delle mani ai sette eletti l'istituzione del ministero diaconale. Stefano fu il primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come collaboratori nel ministero e fu un uomo pieno di fede e di Spirito Santo.
La predicazione e il conflitto con il Sinedrio
Stefano, pieno di grazia e fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo. Stefano fu attivo anche nella predicazione oltre che nel lavoro amministrativo, predicando soprattutto tra gli ebrei della diaspora di passaggio a Gerusalemme. Grazie al suo fervore, Stefano convertì molti ebrei della diaspora alla fede in Gesù crocifisso e risorto. Intorno al trentatré o trentaquattro dopo Cristo, gli ebrei ellenistici sobillarono il popolo vedendo il gran numero di convertiti. Gli ebrei ellenistici accusarono Stefano di pronunciare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio. Gli anziani e gli scribi catturarono Stefano e lo trascinarono davanti al Sinedrio. Stefano fu accusato da falsi testimoni di parlare contro il luogo sacro e la legge. I falsi testimoni affermarono di aver udito Stefano dichiarare che Gesù il Nazareno avrebbe distrutto il luogo sacro e cambiato le usanze di Mosè. Il Sommo Sacerdote rivolse una domanda a Stefano per verificare le accuse. Il diacono Stefano pronunciò il discorso più lungo degli Atti degli Apostoli in risposta al Sommo Sacerdote. Nel suo discorso Stefano ripercorse la Sacra Scrittura mostrando che Dio aveva preparato l'avvento del Giusto tramite patriarchi e profeti. Stefano affermò che gli Ebrei avevano sempre risposto con durezza di cuore e resistito allo Spirito Santo. Stefano accusò i presenti di essere traditori e uccisori del Giusto, come i loro padri che perseguitarono i profeti. Stefano rinfacciò ai presenti di aver ricevuto la Legge per mano degli angeli e di non averla osservata. L'odio e il rancore dei presenti aumentarono visibilmente durante il discorso.
Il martirio e la dispersione della Chiesa
Ispirato dallo Spirito, Stefano alzò gli occhi al cielo e disse di contemplare i cieli aperti e il Figlio dell'uomo alla destra di Dio. Stefano rese testimonianza di fede in Cristo Gesù affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre. I presenti elevarono grida altissime e si turarono gli orecchi. I presenti si scagliarono su Stefano e lo trascinarono fuori dalle mura della città per lapidarlo. I mantelli degli aggressori furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo, futuro apostolo Paolo, che assisteva all'esecuzione. Il Sinedrio non aveva formalmente la facoltà di emettere condanne a morte. La morte di Stefano fu un linciaggio incontrollato guidato dal furore del popolo, senza una sentenza ufficiale. Stefano fu il primo tra i discepoli del Signore a versare il proprio sangue a Gerusalemme. Mentre crollava insanguinato, il diacono pregava dicendo che il Signore Gesù accogliesse il suo spirito. Mentre moriva, Stefano pregò per i suoi aguzzini dicendo che il Signore non imputasse loro quel peccato. Stefano fu lapidato mentre pregava per i suoi persecutori e morì a Gerusalemme intorno al trentatré o trentaquattro. Persone pie seppellirono Stefano impedendo che il suo corpo fosse preda delle bestie selvagge come usava all'epoca. A Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani guidata da Saulo. Il distacco tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica divenne sempre più evidente fino alla separazione definitiva. La Sinagoga si chiuse in se stessa per difendere i propri valori tradizionali, mentre la Chiesa si inserì nel mondo greco-romano espandendosi e avviando l'inculturazione del Vangelo.
Il ritrovamento delle reliquie e la diffusione del culto
Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie divenne leggendaria. La tradizione riferisce che il tre dicembre del quattrocentindici un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba sognò un venerabile vecchio in abiti liturgici con barba bianca e una bacchetta d'oro. Il vecchio del sogno toccò Luciano chiamandolo tre volte per nome. Il vecchio rivelò che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti per essere stati sepolti senza onore e volevano una sistemazione decorosa e un culto per le reliquie. Il vecchio promise che Dio avrebbe salvato il mondo destinato alla distruzione per i troppi peccati. Luciano chiese l'identità del vecchio e questi rispose di essere il dotto Gamaliele che aveva istruito san Paolo. Gamaliele indicò san Stefano protomartire sepolto nel proprio giardino come compagno. Gamaliele indicò san Nicodemo discepolo sepolto accanto a Stefano e san Abiba suo figlio sepolto vicino a Nicodemo. Gamaliele rivelò di essere sepolto nel giardino vicino ai tre santi per suo desiderio testamentario e indicò il luogo della sepoltura collettiva. Con l'accordo del vescovo di Gerusalemme si avviò lo scavo che portò al ritrovamento delle reliquie. La notizia del ritrovamento destò stupore nel mondo cristiano in piena affermazione dopo la libertà di culto concessa da Costantino un secolo prima. Iniziò la diffusione delle reliquie di santo Stefano nel mondo allora conosciuto. Una piccola parte delle reliquie fu lasciata al sacerdote Luciano che le regalò ad amici. Il resto delle reliquie fu traslato il ventisei dicembre del quattrocentindici nella chiesa di Sion a Gerusalemme. Molti miracoli avvennero toccando le reliquie o la polvere della tomba di Stefano. La maggior parte delle reliquie fu razziata dai crociati nel tredicesimo secolo e portata in Europa. Molte reliquie arrivarono in Europa sebbene confuse con falsi proliferati nel tempo. Reliquie furono collocate a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna e soprattutto Roma. Nel diciottesimo secolo a Roma si veneravano il cranio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, un braccio a Sant'Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a San Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia e quasi un intero corpo nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura. La proliferazione delle reliquie testimonia il grande culto per il protomartire santo Stefano, veneratissimo già prima del ritrovamento del quattrocentindici. Chiese, basiliche e cappelle dedicate a santo Stefano sorsero ovunque. A Roma si contavano una trentina di chiese dedicate al santo, la più celebre delleような è Santo Stefano Rotondo al Celio, costruita nel quinto secolo da papa Simplicio. Ancora oggi in Italia quattordici Comuni portano il nome di santo Stefano. Nell'arte santo Stefano è sempre raffigurato con la dalmatica, la veste liturgica dei diaconi. Gli attributi di santo Stefano sono le pietre della lapidazione.
El servicio y el martirio
En el siglo I, en la ciudad de Jerusalén, la comunidad de los creyentes crecía con rapidez. Ante las necesidades cotidianas, Santo Esteban fue elegido por los mismos Apóstoles como uno diacono, formando parte del grupo de los primeros siete hombres consagrados a este ministerio de caridad y servicio. Su labor no se limitó a la asistencia material, sino que su palabra inspirada comenzó a incomodar a quienes rechazaban el mensaje de Jesús.
Llevado por su celo apostólico, Esteban fue acusado falsamente de blasfemia y conducido a la fuerza ante el tribunal del Sinedrio. Lejos de amedrentarse, el diacono pronunció un largo y profundo discurso de acusación contra los sacerdoti del Sinedrio, señalando su resistencia histórica a los designios divinos. Aquellas palabras encendieron la ira de sus oyentes, quienes lo arrastraron fuera de las murallas de Jerusalén para lapidarlo a muerte en el año 34, convirtiéndolo en el primer mártir de la fe.
Patronazgo y memoria
La entrega de Santo Esteban ha quedado grabada en el corazón de la liturgia de la Iglesia. Debido a la naturaleza de su martirio, donde las piedras fueron el instrumento de su tránsito al cielo, este santo diácono ha sido adoptado tradicionalmente como el protector celestial de los tagliapietre y de los muratori, quienes encomiendan sus trabajos diarios a su intercesión y fortaleza.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia santo Stefano?
La celebrazione liturgica di santo Stefano è fissata al ventisei dicembre, collocandosi subito dopo la festività del Natale.
Di cosa è patrono santo Stefano?
Santo Stefano è il patrono dei tagliapietre e dei muratori, ed è tradizionalmente invocato contro i calcoli renali.
Fiesta de san Esteban, protomártir, hombre lleno de fe y de Espíritu Santo, que, primero de los siete diáconos elegidos por los Apóstoles como sus colaboradores en el ministerio, fue también el primero entre los discípulos del Señor en verter su sangre en Jerusalén, donde, lapidado mientras rezaba por sus perseguidores, rindió su testimonio de fe en Cristo Jesús, afirmando verlo sentado en la gloria a la derecha del Padre. — Martirologio Romano