San Julio I fue un destacado papa del cuarto siglo que gobernó la Iglesia desde el año 337 hasta el año 352, en un periodo sumamente crítico marcado por la violenta controversia ariana. Originario de Roma e hijo de un hombre llamado Rustico, su figura trascendió como el gran defensor de la fe nicena y protector constante de san Atanasio frente a las presiones imperiales y las maquinaciones de los herejes eusebianos. Toda la información verídica sobre su vida pontificia proviene del antiguo documento titulado Liber Pontificalis.
Además de su firmeza doctrinal en la defensa de la ortodoxia y del primado petrino, este celoso pastor dejó una profunda huella en el gobierno interno de la Iglesia romana mediante la construcción de numerosas basilicas y la reorganización administrativa con la creación del colegio de notarios. Asumido a los honores de los altares como célebre confesor de la fe, su memoria litúrgica se celebra cada doce de abril en el martirologio.
Santa Teresa di Gesù de Los Andes, nata come Juana Enriqueta Josefina de los Sagrados Corazones Fernández Solar e affettuosamente conosciuta come Juanita, visse all'inizio del ventesimo secolo in Cile, distinguendosi per una straordinaria dedizione a Dio fin dalla tenera età. La sua esistenza si svolse tra la normale vita familiare e collegiale, culminando nella scelta radicale di consacrarsi come monaca carmelitana scalza nel monastero dello Spirito Santo a Los Andes, dove visse gli ultimi mesi della sua breve ma intensa esistenza terrena prima di spegnersi a causa di un violento attacco di tifo.
Viene ricordata universalmente come la prima santa cilena e la prima carmelitana scalza al di fuori dei confini europei, oltre a essere la quarta Teresa del Carmelo nella storia della Chiesa dopo le sante di Avila, di Firenze e di Lisieux. La sua figura continua a essere un punto di riferimento luminoso per migliaia di pellegrini che si recano al Santuario di Auco-Rinconada de Los Andes per cercare consolazione, luce e una via sicura verso Dio.
Sant'Alferio visse tra il X e l'XI secolo, nascendo a Salerno nel 930 da una nobile famiglia. La sua esistenza si divise tra il servizio civile come consigliere del principe Guaimaro e la radicale conversione alla vita monastica, maturata in seguito a una grave malattia durante una missione diplomatica in Francia. Accolto l'abito benedettino, fu discepolo di sant'Odilone a Cluny e visse poi come eremita prima di fondare il celebre monastero della Santissima Trinità nella valle Metilia, presso Cava de' Tirreni. Uomo di grande fede e di profonda riforma spirituale, guidò la sua comunità con sapienza e morì il 12 aprile 1050 all'età straordinaria di centoventi anni.
La memoria di Sant'Alferio è custodita con profonda venerazione nel Martirologio, che lo ricorda come fondatore e primo abate del cenobio campano. La sua opera riformatrice lasciò un segno indelebile nella storia monastica del Mezzogiorno d'Italia, attirando discepoli illustri destinati a ruoli di grande rilievo nella Chiesa. Il suo culto fu confermato nel 1893 da Leone XIII, insieme ai suoi primi successori. Ancora oggi la sua figura risplende come modello di totale abbandono alla volontà divina e di esemplare dedizione alla preghiera e al governo delle anime.
Santa Vissia è una figura luminosa della Chiesa antica, ricordata come vergine e martire insieme a santa Sofia nella terra di Fermo nel Piceno. La memoria liturgica di queste due sante viene celebrata ogni anno il dodici aprile dal Martirologio Romano, custodendo il loro luminoso esempio di fedeltà a Cristo fino all'effusione del sangue nel corso del terzo secolo. Sebbene la storia antica non ci abbia tramandato dettagli ampi sulla loro esistenza terrena o sulle ragioni che le uniscono nel culto, la tradizione e le testimonianze storiche conservano intatta la memoria del loro sacrificio.
Il legame profondo tra la comunità di Fermo e le sue martiri si esprime ancora oggi attraverso la custodia delle reliquie nella cattedrale metropolitana, dove riposa il corpo di santa Vissia e dove sono custoditi i pregiati reliquiari che accolgono i loro capi. Attraverso i secoli, la devozione locale ha saputo tramandare i nomi e la testimonianza di queste vergini, la cui memoria fu inclusa dal cardinale Cesare Baronio nel primo Martirologio Romano grazie a una lista trasmessa da Fermo alla fine del sedicesimo secolo. Santa Vissia continua a essere invocata come nobilitatrice della sua città natale, unendo i fedeli nella preghiera e nella custodia della fede cristiana.
San Costantino visse nel quinto secolo e svolse il suo ministero come vescovo della città francese di Gap, situata nella regione alpina del Delfinato. Il suo nome si inserisce in una nobile tradizione di santi che condivisero lo stesso appellativo, tra cui sovrani e martiri venerati sia in Occidente sia in Oriente. Per la cronologia della diocesi di Gap, egli fu il quarto vescovo a guidare la comunità cristiana locale, succedendo ai Santi Tigrido e Remedio e preceduto dal protovescovo San Demetrio. La tradizione riferisce che la figura di San Demetrio fu spesso confusa con l'omonimo megalomartire venerato in Oriente. La morte di San Costantino avvenne verso la metà del quinto secolo nella città di Gap, in Provenza. La sua memoria liturgica si celebra il dodicesimo giorno del mese di aprile ed è commemorata nell'ultima edizione del martirologio cattolico.
Durante il suo episcopato, San Costantino si dedicò profondamente alla rivitalizzazione della diocesi affidata alle sue cure pastorali, imprimendo un grande impulso alla creazione di nuove parrocchie rurali. Il suo autorevole ministero varcò i confini locali, come dimostra la sottoscrizione del suo nome nei documenti del concilio di Riez. Inoltre, il pontefice San Leone Magno citò esplicitamente Costantino in una delle sue lettere, menzionandolo quale officiante della consacrazione del vescovo successore di Sant’Ilaria d’Arles. Sebbene non sia possibile fornire una datazione sicura e dettagliata della sua vita, la sua figura si colloca in un periodo di poco successivo o quasi contemporaneo a quello del celebre San Cesario di Arles. La sua opera pastorale ha lasciato un segno duraturo nella storia della Chiesa in terra francese.
En Pario en el Helesponto, en la actual Turquía, san Basilio, obispo, que por el culto de las sagradas imágenes padeció golpes, cárcel y exilio.
Beato Lorenzo
Sacerdote
En el monasterio de Belém, cerca de Lisboa, en Portugal, beato Lorenzo, sacerdote de la Orden de San Jerónimo, al cual muchísimos penitentes se dirigían por su insigne piedad.
San David Uribe Velasco
Sacerdote y mártir
Cerca de San José, en la región de Chilpancinga en México, san David Uribe, sacerdote y mártir, que en tiempos de persecución contra la Iglesia sufrió el martirio por Cristo Rey.
San Damián de Pavía
Obispo
En Pavía, san Damián, obispo, cuya carta sobre la recta fe acerca de la voluntad y el actuar en Cristo fue leída en el Concilio Constantinopolitano III.
San Saba el Godo
Mártir
En Capadocia, en la actual Turquía, san Saba el Godo, mártir, que, durante las persecuciones desatadas contra los cristianos por el rey de los Godos Atanarico, tres días después de la celebración de la Pascua, habiéndose rehusado a comer las carnes inmoladas a los ídolos, después de crueles suplicios fue arrojado al río.
Sant’ Erchembodón
Obispo de Thérouanne
En el territorio de Ponthieu en Francia, san Erchembodón, abad de Saint-Omer y al mismo tiempo obispo de Thérouanne.
Santi Fernando de Portalegre y Eleuterio de Platea
Mártires mercedarios
Beato Pedro Ruiz Ortega
Clérigo y mártir
Beato Pedro Roca Toscas
Clérigo y mártir
Del Martirologio Romano
En Roma, en el cementerio de Calepodio, en la tercera milla de la Vía Aurelia, deposición de san Julio I, papa, que, durante la persecución arriana, custodió tenazmente la fe nicena, defendió a Atanasio de las acusaciones hospedándolo durante el exilio y convocó el Concilio de Sárdica. — Martirologio Romano