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13 de febrero

Beata Eustoquio (Lucrecia) Bellini de Padua

Virgen

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia nel monastero

Lucrezia Bellini nacque a Padova nel 1444 da una nascita non legittima che legava la sua venuta al mondo alla madre, una monaca del monastero benedettino di San Prosdocimo, e al padre Bartolomeo Bellini. A soli quattro anni di età, la sua infanzia fu segnata da un evento drammatico e misterioso: il demonio si impossessò del suo corpo senza però mai toglierle l'uso della ragione. Questa dura possessione demoniaca la tormentò praticamente per tutta la vita, ponendola fin dalla tenera età al centro di prove spirituali invisibili e logoranti. All'età di sette anni fu affidata dalle autorità alle monache di San Prosdocimo, le quali gestivano un educandato all'interno dello stesso monastero padovano. La condotta della comunità monastica che la accolse non era tuttavia esemplare, caratterizzata da distrazioni e da uno stile di vita poco incline alla regola originaria. In mezzo a quell'ambiente non sempre edificante, Lucrezia dimostrò fin da subito una tempra spirituale differente, preferendo nettamente il ritiro, il lavoro e la preghiera agli svaghi mondani che le compagne sovente praticavano. Nel suo cuore coltivava una fervente e costante devozione alla Madonna, a San Girolamo e a San Luca, figure celesti a cui affidava ogni istante delle sue giornate e attraverso le quali alimentava la propria purezza d'animo e la dedizione al silenzio contemplativo.

La prova del noviziato e la prigionia

Nel 1460 il vescovo Jacopo Zeno tentò di imporre una maggiore disciplina al monastero in seguito alla morte della badessa. Di fronte a questo autorevole richiamo all'ordine, le monache e le educande decisero di lasciare in massa il monastero per tornare alle proprie case, e l'unica persona a rimanere saldamente al proprio posto fu proprio Lucrezia Bellini. Nel monastero giunsero in sostituzione le Benedettine del convento di Santa Maria della Misericordia guidate dalla saggia badessa Giustina da Lazzara. A diciotto anni, sentendo forte la chiamata alla vita consacrata, Lucrezia chiese di poter entrare nel loro Ordine religioso. Il quindici gennaio 1461 ricevette finalmente il nero abito benedettino e assunse il nuovo nome di Eustochio. Subito dopo la vestizione, il demonio riprese a possedere il suo corpo in modo violento, costringendola a compiere atti contrari alla Regola monastica. Eustochio esplose in atti così chiassosi e violenti da terrorizzare le consorelle, le quali, disorientate e impaurite da quella manifestazione inspiegabile, dovettero legarla per molti giorni a una colonna per contenerne le reazioni incontrollate. Tragedia nella tragedia, dopo la sua liberazione dai lacci, la badessa si ammalò improvvisamente di una strana malattia. Eustochio fu immediatamente incolpata dalla comunità e considerata alla stregua di un'ipocrita strega. Per questo motivo fu chiusa ingiustamente in una prigione per tre mesi, alimentata unicamente a pane e acqua. Le dure prove non avvilirono la giovane novizia, la quale, a chi le consigliava con compassione di tornare nel mondo o di cambiare semplicemente monastero, rispondeva con fermezza che accettava tutte quelle tribolazioni per espiare la colpa della sua nascita proprio là dove era stata commessa. Nella solitudine della sua cella punitiva, si confortava recitando devotamente il rosario e una corona di salmi e preghiere che ella stessa aveva composto per invocare la misericordia divina.

La professione religiosa e il transito

Una volta liberata dalla prigione dopo i tre mesi di segregazione, la giovane religiosa fu nuovamente tormentata dal demonio attraverso flagellazioni sanguinose, vomiti incontrollabili e altri indicibili patimenti fisici e morali. Nonostante la durezza di questi attacchi incessanti, Eustochio sopportò tutte le sofferenze con inossidabile pazienza, finendo per convincere le consorelle della autenticità delle sue virtù cristiane e della sua profonda bontà d'animo. Il venticinque marzo 1465 fu finalmente ammessa alla professione solenne dei voti religiosi, coronando il suo desiderio di appartenere per sempre a Cristo. Due anni dopo le fu imposto il velo nero delle benedettine, secondo l'usanza dell'epoca per le professe. La sua giovinezza era stata segnata da una grande bellezza fisica, ma le continue possessioni, le malattie logoranti e le penitenze rigorose la ridussero progressivamente a uno scheletro vivente. Trascorse gli ultimi anni quasi sempre a letto gravemente ammalata, completamente assorta nella preghiera e nella meditazione profonda della Passione di Gesù. Morì il tredici febbraio 1469 a soli venticinque anni di età. La sua fine fu così serena che il suo volto riacquistò miracolosamente l'antica bellezza terrena, mentre il demonio l'aveva lasciata in pace poche ore prima della sua morte. La Beata Eustochio rimane l'unico esempio noto di una fedele arrivata alla santità pur essendo stata posseduta dal demonio per tutta la vita.

Il culto e la memoria liturgica

Quattro anni dopo la sua pia morte, il corpo della giovane fu riesumato dal sepolcro primitivo in cui era stato deposto. In quell'occasione avvenne un fatto prodigioso: il sepolcro cominciò a riempirsi d'acqua purissima e miracolosa, un fenomeno che cessò soltanto con la successiva soppressione del monastero. Nel 1475 il corpo fu solennemente portato nella chiesa del monastero per essere custodito con maggiore decoro, e dal 1720 fu collocato definitivamente in modo visibile all'interno di un'arca di cristallo. Il monastero di San Prosdocimo fu soppresso nel 1806 a causa delle leggi napoleoniche, e in seguito a tale evento il corpo della beata fu traslato nella chiesa di San Pietro a Padova, dove tuttora riposa. Sopra l'altare marmoreo che contiene le sue sacre spoglie si trova la pregevole pala del pittore Guglielmi, la quale raffigura la beata nell'atto di calpestare il demonio, simbolo della sua vittoria spirituale. Papa Clemente XIII confermò formalmente il suo culto nel 1760 limitatamente alla città di Padova, e nel 1767 il culto fu esteso solennemente a tutti gli Stati della Repubblica Veneta. La festa religiosa viene celebrata ogni anno il tredici febbraio in tutta la diocesi di Padova, giorno in cui la Chiesa ne rinnova la memoria e in cui il Martirologio la ricorda come Beata Eustochio Lucrezia Bellini, vergine dell'Ordine di San Benedetto a Padova.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Eustochio?

La festa religiosa della Beata Eustochio viene celebrata il tredici febbraio in tutta la diocesi di Padova e nel Martirologio.

Di cosa è patrono la Beata Eustochio?

Le fonti storiche e biografiche non menzionano specifici patronati attribuiti alla Beata Eustochio.

En Padua, beata Eustoquio (Lucrecia) Bellini, virgen de la Orden de San Benedetto. — Martirologio Romano