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29 de agosto

Beata Fidelia (Dolores) Oller Angelats

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza in Catalogna

La Beata Fidelia nacque a Bañolas presso Gerona, in Catalogna, il 17 settembre 1869. Alcuni documenti riportano anche la data del 17 settembre 1889, ma la tradizione la ricorda come la primogenita dei quattro figli nati dall'unione tra Lorenzo Oller Verdaguer e Margarita Angelats Frigola. Nella stessa giornata della nascita ricevette il sacramento del Battesimo all'interno della parrocchia di Santa Maria dels Turers, dove le furono imposti i nomi di Dolores, Margarita e Teresa. Appena due mesi dopo l'evento della nascita, ricevette il sacramento della Confermazione per mano di monsignor Constantino Bonet, che all'epoca ricopriva l'incarico di vescovo di Gerona. Il padre della futura religiosa aveva ereditato l'industria di famiglia specializzata nella produzione di ceramica e articoli in cotto. I genitori si dedicarono con cura all'educazione dei figli, trasmettendo loro l'amore profondo per Dio e per il lavoro quotidiano. Dolores trascorse la propria infanzia a Bañolas, frequentando regolarmente le scuole elementari del luogo. Tra i banchi di scuola imparò a leggere, a scrivere, a far di conto e a coltivare l'arte del ricamo. La sua formazione religiosa si svolse inizialmente all'interno delle mura domestiche e successivamente nel contesto della vita parrocchiale.

Il 14 luglio 1880 giunsero a Bañolas alcune Suore di San Giuseppe di Gerona con il compito specifico di curare i malati ricoverati nell'ospedale situato vicino al convento di Santo Stefano. A undici anni la giovane Dolores rimase profondamente affascinata dallo stile di vita e dalla dedizione di quelle religiose. Sette anni dopo l'arrivo delle suore nel paese, la fanciulla comprese chiaramente di custodire nel proprio cuore la vocazione religiosa. Nel 1888 la famiglia fu colpita da un grave lutto a causa della morte del padre Lorenzo, avvenuta all'età di quarantasei anni in seguito a una grave malattia contratta mentre assisteva un parente malato. Rimasta orfana di padre, Dolores si impegnò seriamente e con grande senso del dovere per assistere il nonno, i tre fratelli e la madre addolorata. La madre pregava incessantemente affinché almeno uno dei figli ottenesse dal Signore il dono della vocazione religiosa. La giovane Dolores era intimamente convinta, grazie anche al conforto e al discernimento del direttore spirituale, che il suo posto fosse proprio tra le Suore di San Giuseppe.

Il cammino della vocazione e la professione religiosa

Superate le iniziali esitazioni legate al dolore familiare, Dolores varcò la soglia del noviziato delle Suore di San Giuseppe. Tuttavia, dopo pochi mesi dal suo ingresso, decise di fare ritorno alla propria abitazione sentendosi inadeguata a causa della grande responsabilità di essere la figlia maggiore e sopraffatta dal persistente ricordo dei familiari. Tornata a casa, non riusciva a trovare la pace interiore. Fu sorpresa dal fratello Salvador, che in seguito sarebbe diventato religioso dei Fratelli Maristi con il nome di fratel Doroteo, mentre piangeva in un angolo della cucina. Sostenuta e aiutata dai familiari nel discernimento della propria via, decise di ritornare a Gerona per riprendere il noviziato. Riprese il cammino per il noviziato il 12 maggio 1892, determinata a rispondere alla chiamata del Signore. Per suggellare questa scelta e chiedere la grazia divina di restare fedele fino alla fine dei suoi giorni, decise di cambiare il proprio nome di battesimo assumendo quello di suor Fidelia. Nel 1892 vestì l'abito religioso insieme ad altre nove compagne che condividevano il suo stesso ideale di consacrazione.

Iniziò così il periodo di intensa formazione sotto la saggia guida della maestra delle novizie, suor Maria Vinardell, la quale aveva vissuto a lungo a fianco della Fondatrice della congregazione, la Venerabile Maria Gay Tibau, riconosciuta Venerabile dalla Chiesa nel 2013. Portati a compimento i due anni prescritti di noviziato, suor Fidelia emise la prima professione religiosa il 17 novembre 1894 all'età di venticinque anni, insieme ad altre due connovizie. Il cammino di totale consacrazione a Dio giunse al suo culmine con la professione perpetua, celebrata solennemente il 13 ottobre 1902. Negli anni successivi, suor Fidelia svolse il suo generoso apostolato operando negli ospedali e recandosi nelle case private, prodigandosi per alleviare le sofferenze dei malati e facendo ricevere i Sacramenti della Chiesa a quanti si trovavano in pericolo di vita. Nel corso della vita comune, con grande umiltà e serenità, raccontava spesso alle consorelle la sua temporanea uscita dal convento avvenuta prima di iniziare il noviziato, dimostrando una limpida trasparenza d'animo. Inoltre, manteneva vivi i legami familiari inviando lettere affettuose e colme di premurose raccomandazioni ai propri cari.

Gli incarichi di superiora e l'arrivo a Gandía

Il primo incarico affidato a suor Fidelia fuori dalla città di Gerona la condusse nella laboriosa cittadina di Olot. Successivamente, a partire dal 1911, fu chiamata a ricoprire l'ufficio di superiora della comunità religiosa stabilita a Malgrat de Mar. Nel mese di agosto del 1917 si trasferì per nuove obbedienze nella comunità di Camprodón. Nel 1921 i superiori la incaricarono di presiedere la casa delle Suore di San Giuseppe a Palamós. In questa cittadina marittima ebbe la gioia di ritrovare suor Faconda, al secolo Catalina Margenat Roura, una consorella che aveva già incontrato durante il suo precedente servizio a Malgrat de Mar. La madre superiora era profondamente stimata e apprezzata dagli ammalati per la sua straordinaria tenerezza e comprensione umana, mentre le consorelle la ammiravano per la sua profonda religiosità e per la dedizione instancabile al lavoro apostolico. Nel 1927 fu destinata a un nuovo e impegnativo compito, venendo incaricata del superiorato nella comunità di Gandía, situata nella provincia di Valencia. Quella di Gandía rappresentava una nuova fondazione per la congregazione, e l'inserimento nel tessuto sociale richiese grande dedizione.

La popolazione del quartiere circostante prese ben presto a voler molto bene alle suore per la loro carità disinteressata. Dopo sette anni di sereno apostolato, tuttavia, iniziò a diffondersi nella regione uno strano e preoccupante sentimento anticlericale. Le religiose continuarono a garantire la loro assistenza sanitaria e spirituale a tutti i bisognosi, senza alcuna distinzione di carattere politico. Nonostante la dedizione universale, madre Fidelia nutrì ben presto dei fondati sospetti sulla piega che stava prendendo la situazione sociale. Durante una visita ufficiale della Superiora generale alla comunità di Gandía, madre Fidelia suggerì prudentemente di preparare abiti secolari, poiché le consorelle cominciavano a subire insulti e provocazioni verbali durante lo svolgimento delle visite domiciliari ai malati. La tempesta della persecuzione stava ormai per abbattersi sulla comunità religiosa, ponendo le basi per il supremo sacrificio della testimonianza cristiana.

La persecuzione e il rifugio a Gandía

Il 19 luglio 1936, in concomitanza con il sollevamento militare di una parte dell'esercito contro il governo della Repubblica spagnola, ebbe inizio ufficialmente la guerra civile. Nella città di Gandía la furia rivoluzionaria si manifestò con l'incendio di edifici sacri, tra cui l'antica Collegiata, e con l'arresto arbitrario di sacerdoti e laici fedeli alla Chiesa. Le Suore di San Giuseppe furono continuamente minacciate di morte e sottoposte a frequenti e intimidatorie perquisizioni da parte dei miliziani, i quali cercavano in modo particolare la madre superiora. Nelle ore notturne le religiose erano solite uscire per prestare assistenza agli ammalati, lasciando madre Fidelia sola nella sua stanza. Alcune vicine di casa tentarono generosamente di far compagnia a madre Fidelia durante quelle assenze; tuttavia la superiora, sentendosi eccessivamente osservata e temendo per l'incolumità altrui, non gradì tali visite e impedì che si ripetessero. Madre Fidelia prese così a trascorrere lunghe notti insonni, preda di terribili presentimenti riguardo al proprio destino. Durante le sgradevoli visite subite dai miliziani, madre Fidelia era costantemente colei che riceveva il maggior numero di insulti e minacce dirette.

Preoccupate per la sua incolumità, le consorelle si attivarono per cercare un rifugio sicuro che potesse metterla al riparo dalla violenza. In un primo momento madre Fidelia fu ospitata amorevolmente nella casa di Mercedes Rovira. Per una singolare coincidenza della Provvidenza, il figlio di Mercedes Rovira, di nome Benedicto, rivestiva il ruolo di capo dei miliziani locali. Benedicto nutriva un profondo sentimento di gratitudine nei confronti di madre Fidelia per le cure premurose che la religiosa aveva riservato a sua madre in passato. Dopo un paio di giorni trascorsi in quell'abitazione, per evitare di mettere in pericolo la generosa padrona di casa, madre Fidelia fu trasferita con discrezione in un'altra abitazione situata lungo la medesima strada. Questa nuova casa apparteneva al signor Tormo e alla sua famiglia, che accolsero la religiosa sistemandola al piano superiore dell'edificio. Nel frattempo, un'altra suora della medesima congregazione, suor Josefa Monrabal Montaner, era giunta a Gandía per cercare rifugio presso la propria madre. Suor Josefa trovò la madre e si recò subito a far visita alle consorelle, accorgendosi immediatamente della situazione di estremo pericolo in cui versavano.

Il martirio a Xeresa

Informata della situazione, suor Josefa chiese notizie di madre Fidelia e scoprì che la superiora non si trovava più nel convento. Le altre sorelle indirizzarono prontamente suor Josefa verso il rifugio segreto in cui si trovava madre Fidelia. Giunte sul posto, suor Josefa e sua madre supplicarono madre Fidelia di trasferirsi nuovamente, accettando di rifugiarsi nella casa del fratello di suor Josefa, di nome Andrés. Colpita dall'insistenza affettuosa di suor Josefa e della madre, madre Fidelia acconsentì al trasferimento. Nel nuovo ricovero le due religiose trascorsero pochi giorni di silenzio e di attesa, senza mai uscire all'aperto e immergendosi costantemente nella preghiera. Per provvedere ai pasti quotidiani, le suore calavano un piccolo cestino dal piano superiore fino al piano inferiore; la famiglia provvedeva a riempirlo con il cibo inviato dalla madre di suor Josefa. In una notte del mese di agosto, mentre la famiglia del piano inferiore stava cenando tranquillamente sulla porta di casa, giunsero improvvisamente alcuni miliziani a bordo di un'automobile tristemente nota con il nome di La Pepa. Il capofamiglia, José María Aparisi, sopraffatto dalla paura delle minacce ricevute, permise agli uomini armati di forzare la porta delle scale.

I miliziani salirono rapidamente al piano superiore dell'abitazione e intimarono alle suore di seguirli. Le suore, udendo l'arrivo dei persecutori, aprirono personalmente la porta senza opporre resistenza fisica. Furono caricate a bordo dell'automobile con tale inaudita violenza che a madre Fidelia fu spezzato un braccio. I persecutori, in origine, avevano intenzione di prelevare soltanto la madre superiora, ma suor Josefa oppose un fiero rifiuto all'idea di separarsi da lei. Sebbene fosse stata avvertita chiaramente del grave rischio di fare la stessa tragica fine, suor Josefa rispose con fermezza che avrebbe seguito la madre ovunque, senza abbandonarla mai. Insieme alle due religiose fu catturato anche il signor Aparisi. Quest'ultimo fu in seguito rilasciato lungo la strada grazie all'intervento di un miliziano che lo conosceva personalmente, noto con il soprannome di ElReyet. L'automobile dei persecutori si fermò infine all'incrocio tra la strada che conduceva a Valencia e quella per Xeresa, in una località isolata denominata La Crehueta. In quel luogo desolato le suore furono colpite a morte dai persecutori. Madre Fidelia fu raggiunta da uno sparo alla spalla e da un secondo colpo alla tempia destra, mentre suor Josefa subì una forte emorragia provocata da ferite inferte sul lato sinistro del collo e nella regione lombare.

La glorificazione e il culto liturgico

I vicini della zona, rifugiati prudentemente nelle proprie case per la paura della sparatoria, udirono gli spari rimbombare nella notte e percepirono distintamente alcuni flebili gemiti di dolore, dopo di che calò un silenzio definitivo. Al mattino seguente vennero rinvenuti i corpi esanimi delle due religiose. I resti mortali rimasero sul luogo del martirio fino al mattino inoltrato del 30 agosto 1936. Soltanto a mezzogiorno i corpi furono prelevati per essere sepolti nel cimitero di Xeresa. Nel 1939, una volta terminata la guerra civile che aveva insanguinato la Spagna, i resti mortali delle due religiose furono amorevolmente riesumati e collocati nel cimitero di Gandía. Attualmente le sacre reliquie riposano piamente nella cappella della comunità delle Suore di San Giuseppe di Gerona situata a Gandía. La causa di beatificazione di madre Fidelia e di suor Josefa venne unita canonicamente a quella di suor Faconda Margenat Roura, la consorella trucidata pochi giorni prima nei pressi di Barcellona. Il formale trasferimento della causa dalla diocesi di Barcellona fu ottenuto felicemente il 18 maggio 2001. Il nulla osta ufficiale da parte della Santa Sede arrivò esattamente due settimane dopo l'avvenuto trasferimento.

L'inchiesta diocesana celebrata nella città di Valencia si svolse dal 24 novembre 2001 all'11 gennaio 2003 e ricevette la convalida ufficiale il 28 marzo 2003. La voluminosa Positio super martyrio fu trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel corso del 2004. Il 10 dicembre 2013 si tenne il congresso peculiare dei consultori teologi, che espresse parere favorevole. Il 22 gennaio 2015 papa Francesco firmò solennemente il decreto di riconoscimento del martirio delle tre suore, dopo la sessione plenaria dei cardinali e dei vescovi. La solenne cerimonia di beatificazione si svolse il 5 settembre 2015 nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Gerona. La celebrazione liturgica fu presieduta dal cardinale Angelo Amato in qualità di inviato speciale del Santo Padre, elevando ufficialmente la Beata Fidelia agli onori degli altari per la venerazione della Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Fidelia Oller Angelats?

La memoria liturgica della Beata Fidelia Oller Angelats si celebra il 29 agosto, giorno della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrona la Beata Fidelia?

Nei documenti ufficiali non vengono menzionati specifici patronati ufficiali per la Beata Fidelia.