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29 de agosto

Beata Josefa Monrabal Montaner

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

L'infanzia e la giovinezza a Gandía

Josefa Monrabal Montaner nacque il 3 luglio 1901 a Gandía, nella parte meridionale della provincia di Valencia in Spagna, ed era la penultima di sei figli. Suo padre si chiamava Vicente Monrabal Puig ed era di professione conciapelli, mentre sua madre si chiamava Clara Montaner Chafer. Fu battezzata nella parrocchia di San Giuseppe del Arrabal il giorno stesso della nascita. Il 27 luglio ricevette il sacramento della Confermazione nella chiesa Collegiata per mano del vescovo di Teruel, monsignor Juan Comes Vidal. Trascorse l'infanzia giocando con vivacità con le altre bambine del quartiere e frequentò la scuola dove imparò a leggere, scrivere e far di conto. Dalla madre imparò le attività tipiche femminili, mentre i familiari la circondarono di affetto, specialmente quando si ammalò di varicella, una prova vissuta in un contesto familiare che aveva già perso due figli in tenera età. Josefa guarì fortunatamente dalla malattia e le amiche raccontavano che Pepita, il suo soprannome, era una ragazza molto generosa. Il padre le regalava denaro per comprare dolciumi o andare al cinema, ma lei preferiva darlo ai poveri di nascosto. Si preparò con zelo ed entusiasmo alla Prima Comunione assistendo alla catechesi in parrocchia e completando la preparazione con l'aiuto della madre, condividendo ciò che aveva imparato con semplicità.

Negli anni della giovinezza entrò a far parte delle Figlie di Maria della sua parrocchia e in seguito divenne catechista. Si distingueva per umiltà e carità verso tutti, rivelandosi una ragazza socievole che partecipava volentieri alle feste di quartiere e alle rappresentazioni teatrali. Nel 1918 morì suo fratello maggiore Vicente all'età di 29 anni, lasciando la moglie e tre figli piccoli. A diciassette anni, Josefa fece da seconda mamma ai nipotini mentre la madre andava a lavorare. Quando la nipotina più piccola, Sara, fu in età da Prima Comunione, si trasferì con i fratelli e la madre dai nonni materni. Josefa, rimasta più libera, imparò a ricamare prima a mano e poi con la macchina da cucire. La domenica mattina, dopo la Messa, andava a visitare gli ammalati del quartiere e altri conosciuti, parlando con loro, assistendoli e fornendo vestiario, medicine, alimenti e altro materiale necessario. La sera si recava nella scuola retta dalle Carmelitane per passare del tempo con altre ragazze, covando la speranza di entrare nel convento delle Carmelitane per la profonda ammirazione verso la dedizione delle monache alle giovani. Il padre però si oppose alla sua entrata in convento dicendo di aver bisogno di lei e di avere soltanto una figlia a cui voleva molto bene. Josefa si affidò alla volontà di Dio, certa che si sarebbe rivelata al momento opportuno, continuando a vivere in famiglia e a esercitare le consuete opere di carità.

La chiamata religiosa e la consacrazione

Il 4 giugno 1927 arrivarono a Gandía le Suore di San Giuseppe di Gerona per l'assistenza domiciliare dei malati. Il gruppo era composto dalla superiora madre Fidelia Oller Angelats, al secolo Dolores, e da sei consorelle. Le suore socializzarono rapidamente con i cittadini, che le aiutarono in ogni necessità, e Josefa, che allora aveva ventisei anni, si attivò insieme ad altre donne per procurare quanto necessario per vivere a quelle religiose. In quel periodo Josefa iniziò a interrogarsi sulla chiamata di Dio a servirlo nella stessa via. Madre Fidelia, con cui strinse un intenso legame spirituale, si accorse del suo dissidio interiore e le fu vicina con affetto e discernimento. Il 9 marzo 1928 morì per un'emorragia cerebrale il padre Vicente. La madre sopportò cristianamente il lutto e incoraggiò i figli, in particolare Josefa, che essendo la minore era amatissima dal padre. L'amicizia con le suore offrì a Josefa un ulteriore sostegno in quel momento di dolore. Josefa continuò a vivere con la madre, la quale dopo alcuni mesi la esortò a seguire la sua strada. I fratelli avrebbero preferito di no, ma acconsentirono per il grande bene che le volevano. Josefa organizzò allora una festicciola per le amiche a cui aveva confidato le sue aspirazioni, e le compagne rimasero profondamente impressionate dalla sua gioia radiostante.

Nel settembre 1928 Josefa entrò nell'Istituto delle Suore di San Giuseppe. L'Istituto aveva ricevuto il Decreto di approvazione pontificia il 7 aprile di quell'anno, vigilia di Pasqua, con data 16 gennaio. La candidata dovette attendere l'approvazione del vescovo di Gerona per iniziare il noviziato, avendo più di venticinque anni, che rappresentavano l'età massima di ingresso. Ottenuta l'approvazione, iniziò il percorso il 18 marzo 1929, mentre nello stesso periodo venivano instaurate le nuove Costituzioni. Compì la sua prima professione il 18 marzo 1931 e dopo questo importante passo venne destinata a Villarreal. Rientrò successivamente in Casa madre per gli Esercizi spirituali in preparazione alla professione perpetua, celebrata il 18 marzo 1934, dopo la quale fece ritorno a Villarreal, dove si trovava allo scoppio della guerra civile spagnola.

La persecuzione e la testimonianza suprema

Allo scoppio del conflitto, inizialmente le autorità municipali rispettarono le suore consentendo loro di servire i malati senza segni religiosi esterni. Le religiose assunsero abiti secolari e rimasero a vivere nella loro casa, ma la situazione si volse al peggio poco tempo dopo. Gruppetti di rivoluzionari armati spinsero le suore a lasciare l'abitazione. Ai rivoluzionari non fu permesso di prelevare nulla e diedero fuoco alla cappella con tutto il suo contenuto. La comunità si dissolse e le componenti si rifugiarono in case di familiari e a Castellón nella clinica operatoria San Giuseppe, dove le Suore di San Giuseppe gestivano un'altra comunità. Suor Josefa esprimeva il forte desiderio di essere martire e di offrire la vita per la conversione dei peccatori e la salvezza della Spagna, se fosse stato volontà di Dio. La superiora generale dell'Istituto, madre Elena Campmol, inviò una circolare per autorizzare le comunità a rifugiarsi presso familiari o luoghi sicuri fino a nuovo avviso. Suor Josefa pensò di tornare a casa a Gandía nelle vicinanze, insieme a suor Maria Cortés. Suor Fortunata Parés, residente a Castellón, mise all'erta entrambe sul grave pericolo, ma suor Josefa rispose serenamente che se le avessero uccise sarebbero state delle martiri.

Raggiunta la madre, suor Josefa si nascose da lei aiutandola nelle faccende domestiche e assistendo una giovane farmacista con un bambino piccolo il cui marito era stato ucciso pochi giorni prima. Andò a trovare le consorelle insieme alla madre non appena possibile e le trovò impaurite per via delle continue perquisizioni dei miliziani. Chiese di madre Fidelia Oller Angelats, che era la superiora ma non si trovava più lì. Indirizzata dalle altre suore al rifugio di madre Fidelia, le chiese di rifugiarsi in casa di suo fratello Andrés. Madre Fidelia cedette all'insistenza e si trasferì nel nuovo ricovero. Le due religiose trascorsero pochi giorni nel nuovo ricovero senza mai uscire e immerse nella preghiera. Per i pasti calavano un cestino al piano inferiore e lo tiravano su quando arrivava il cibo preparato dalla madre di suor Josefa. In una notte di agosto alcuni miliziani scesi da un'automobile nota come La Pepa si presentarono mentre la famiglia del piano di sotto cenava sulla porta. Il capofamiglia José María Aparisi, impaurito dalle minacce, lasciò forzare la porta delle scale. I miliziani salirono al piano superiore e prelevarono le suore che aprirono personalmente sentendoli arrivare.

Il martirio e la glorificazione della Chiesa

Le suore furono caricate sull'auto con tale violenza che a madre Fidelia fu spezzato un braccio. I persecutori volevano portare via solo la madre superiora, ma suor Josefa non volle separarsi da lei. Fu avvertita di rischiare la sua stessa fine, ma ribatté che dove andava la madre andava anche lei senza abbandonarla. Con loro fu catturato il signor Aparisi, poi rilasciato lungo la strada grazie al miliziano El Reyet che lo conosceva. La vettura si fermò all'incrocio tra la strada per Valencia e quella per Xeresa, nel punto detto La Crehueta. Madre Fidelia fu raggiunta da uno sparo nella spalla e uno nella tempia destra nel luogo dell'arresto, mentre suor Josefa ebbe una forte emorragia per essere stata ferita sul lato sinistro del collo e nella regione lombare. I vicini rifugiati in casa udirono gli spari nella notte e poco dopo dei gemiti di dolore, poi più nulla. I cadaveri delle due suore furono trovati la mattina dopo e rimasero sul luogo del martirio fino al mattino inoltrato del 30 agosto 1936. Furono prelevati a mezzogiorno per essere sepolti nel cimitero di Xeresa. Nel 1939, terminata la guerra, i resti delle due religiose furono riesumati e collocati nel cimitero di Gandía. Attualmente i resti si trovano nella cappella della comunità delle Suore di San Giuseppe di Gerona a Gandía.

La causa di beatificazione di madre Fidelia e suor Josefa fu unita a quella di suor Faconda, al secolo Catalina Margenat Roura, la quale morì come loro verso la fine dell'agosto 1936 nei pressi di Barcellona. Fu ottenuto il trasferimento dalla diocesi di Barcellona il 18 maggio 2001 e il nulla osta della Santa Sede fu concesso due settimane dopo il trasferimento. L'inchiesta diocesana a Valencia si svolse dal 24 novembre 2001 all'11 gennaio 2003 e fu convalidata il 28 marzo 2003. La Positio super martyrio fu trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel 2004. Il 10 dicembre 2013 si tenne il congresso peculiare dei consultori teologi e successivamente si svolse la sessione dei cardinali e vescovi membri della Congregazione. Papa Francesco firmò il decreto il 22 gennaio 2015, riconoscendo tutte e tre le suore come martiri. La beatificazione delle suore si è svolta il 5 settembre 2015 nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Gerona, presieduta dal cardinale Angelo Amato in qualità di inviato del Santo Padre.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Josefa Monrabal Montaner?

La memoria liturgica della Beata Josefa Monrabal Montaner si celebra il 29 agosto.

Di cosa è patrona la Beata Josefa Monrabal Montaner?

I dati biografici disponibili non menzionano specifici titoli di patronato.