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23 de noviembre

Beata María Cecilia (María Felicitas) Cendoya Araquistain

Virgen visitandina, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia nei Paesi Baschi

María Felicitas Araquistain nacque il 10 gennaio 1910 ad Azpeitia, una località situata presso Guipúzcoa nella comunità autonoma dei Paesi Baschi. Nel 1914 si trasferì ad Azcoitia insieme ai suoi familiari, crescendo in un ambiente sereno accanto alle sue tre sorelle. Fu educata dai genitori, Antonio e Ines, a una solida religiosità e al timor di Dio. La sua crescita spirituale fu segnata da due tappe fondamentali ricevute in rapida sequenza: ricevette la Cresima il 5 maggio 1921 e, il giorno successivo, la sua Prima Comunione. Tre anni dopo questo evento, trovò impiego in una fabbrica di tessuti a Guipúzcoa. Nel 1924 decise di entrare nell'associazione delle Marie dei Tabernacoli, sodalizio fondato dall'arciprete di Huelva e in seguito vescovo di Malaga, Manuel González García, il quale sarebbe stato canonizzato nel 2016.

Una giovinezza dedita alla preghiera

La giovane María Felicitas nutriva una profonda e costante attenzione per la vita sacramentale. Ogni giorno si recava a fare la visita al Santissimo Sacramento e si rattristava molto quando vedeva la lampada del Tabernacolo spenta. Partecipava quotidianamente alla Messa, riceveva la Comunione con frequenza e coltivava una devozione tenera e filiale verso la Vergine Maria. Una delle sue sorelle affermò che lei possedeva qualcosa di diverso dagli altri, un tratto interiore che la distingueva. Era inoltre solita ricordare ai propri familiari una verità fondamentale con le parole: Non sapete che Dio è sempre con noi e che Lui ci vede?. Nonostante fosse tendenzialmente allegra, amava poco le chiacchiere e preferiva rimanere in disparte. Già in quel periodo confidava alle sorelle il desiderio di farsi monaca prima di compiere vent'anni, mentre sua sorella Juana scelse la vita monastica tra le clarisse.

La chiamata alla Visitazione

Il desiderio di María Felicitas era quello di entrare nell'Ordine della Visitazione di Santa Maria. Quando comunicò alla madre la sua intenzione di consacrarsi, la madre le rispose bonariamente che avrebbe dovuto correggere il suo caratteraccio. Subito dopo quel rimprovero, la giovane notò un repentino cambiamento in se stessa. Il suo direttore spirituale era don José Antonio Zabaleta, il quale la indirizzò verso il Primo monastero della Visitazione di Madrid, situato in calle Santa Engracia numero venti. La futura religiosa arrivò al monastero di Madrid all'età di vent'anni, il 9 ottobre 1930. Nel maggio del 1931 iniziarono a verificarsi incendi di chiese a Madrid e in altre zone della Spagna, provocando in lei un forte turbamento. La maestra delle novizie le domandò allora se desiderasse tornare a casa, offrendole la possibilità di riaprire le porte del monastero una volta conclusi i disordini. La giovane rispose con un castigliano stentato ma con un tono fermo e deciso: No, no, Sorella mia, piuttosto mi taglino la testa!.

La vestizione e i voti religiosi

Il mese successivo a quel colloquio, partì per Oronoz insieme alla comunità monastica. Fece tuttavia ritorno a Madrid per celebrare la vestizione religiosa il 26 settembre dello stesso anno, assumendo da quel giorno il nome di suor Maria Cecilia, nota anche nelle cronache come Maria Felicita Cendoya y Araquistain. Subito dopo ripartì per Oronoz. Durante la permanenza in quella località, i genitori e le sorelle andarono a farle visita, proponendole di seguirla a casa per poi rientrare in monastero in un momento successivo. La giovane rifiutò la proposta dei familiari usando esattamente le stesse parole pronunciate in precedenza, ma esprimendole stavolta nella lingua basca delle sue origini. Le monache rimasero a Oronoz fino al mese di marzo del 1932. Suor Maria Cecilia emise i primi voti religiosi il 27 settembre 1932, mentre i voti solenni furono pronunciati tre anni esatti dopo. Indossava il velo bianco ed era addetta ai lavori umili all'interno del monastero. Il suo carattere si trasformò in una presenza amabile, semplice, umile, dimentica di sé e molto servizievole, pur conservando un fondo di vivacità che le consorelle apprezzavano particolarmente, arrivando a definirla l'angelo delle piccole pratiche. Una compagna di noviziato lodò la sua speciale devozione mariana, descrivendola di una fedeltà enorme, sempre fervorosa e dedita al canto per la Madonna, mentre un'altra compagna ricordò la sua straordinaria capacità di raccoglimento nella preghiera in ogni momento della giornata.

Lo scoppio della guerra civile e la permanenza nel monastero

La guerra civile scoppiò il 18 luglio 1936. Allo scoppio del conflitto, la comunità fuggì nuovamente a Oronoz, ma sette suore decisero coraggiosamente di rimanere tra le mura del monastero di Madrid per non lasciarlo completamente abbandonato. Le sette religiose cercarono di condurre una vita ordinaria nell'osservanza della Regola, perseverando nella contemplazione e nell'offerta di sé. Suor Maria Cecilia fu una di quelle sette custodi fedeli. Le altre sei compagne rimaste erano suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros, che fungeva da responsabile, suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza e suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu. Durante la grande persecuzione, nella stessa notte in cui le consorelle furono arrestate, Maria Cecilia si consegnò spontaneamente ai miliziani. Quasi subito dopo il 18 luglio 1936, il monastero fu attaccato, dato alle fiamme e trasformato in caserma delle milizie rivoluzionarie. Sebbene avessero concrete possibilità di fuggire, le monache rimasero unite in virtù della promessa fatta alla superiora madre Leocadia Aparici. Suor Maria Cecilia soffrì particolarmente a causa della sua giovane età e ricevette molte occasioni per fare ritorno in famiglia, ma rifiutò sempre di abbandonare Gesù e la propria vocazione.

La prigionia e il martirio

A metà agosto del 1936, due serve del monastero segnalarono la presenza delle religiose. Lo scantinato fu perquisito e, sebbene non venisse trovato nulla per incolparle, le religiose avvertirono chiaramente che la loro fine era imminente, continuando tuttavia la vita di preghiera per prepararsi a morire insieme. La sera del 18 novembre 1936, un drappello di miliziani le caricò su di una camionetta. Dopo un breve tragitto, alcune religiose furono condotte fuori città tra le grida ostili della folla. Scese dal mezzo, le suore si presero per mano per farsi coraggio reciprocamente prima di essere abbattute da scariche di fucili. In quel frangente, suor Maria Cecilia rimase miracolosamente illesa a differenza delle altre. Sentendo che suor Maria Gabriella era caduta priva di vita, la giovane suor Maria Cecilia fuggì impaurita nella notte senza una meta precisa, e le sue tracce si persero momentaneamente. In realtà, la giovane era stata condotta in una prigione sotterranea, comunemente chiamata checa e adibita a tribunale popolare. All'interno di quel luogo di sofferenza, la religiosa aveva rivelato la propria identità a due donne anch'esse rinchiuse. Sottoposta a interrogatori estenuanti per cinque giorni, non cedette mai e, durante l'intera prigionia, incoraggiò continuamente gli altri prigionieri. Queste vicende fecero sì che suor Maria Cecilia subisse in certo qual modo il martirio due volte. L'atto di decesso attestò infine che la religiosa fu fucilata all'alba del 23 novembre 1936 davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid, dove morì all'età di ventisei anni.

Il ritrovamento delle reliquie e il cammino verso la beatificazione

La sorte di suor Maria Cecilia rimase avvolta nel mistero fino al 1939, quando una ragazza di nome Amalia Lopez si presentò al monastero di Madrid per chiedere di essere accolta come postulante. Araceli Sanchez Pelàez, la zia che accompagnava Amalia, riconobbe la croce d'argento delle Visitandine. La donna aveva infatti visto una croce simile al Tribunale di Ponte di Vallecas mentre cercava i cadaveri del marito e del fratello, notando che la croce era stata attraversata da una pallottola. Sulla base di questo indizio, madre Leocadia si recò al Tribunale di Ponte di Vallecas e recuperò i pochi oggetti appartenuti alla giovane suora: il rosario, un piccolo crocifisso e la croce d'argento deformata dal proiettile, la quale è oggi custodita nel monastero di calle Santa Engracia. Il 22 giugno 1954 i resti mortali di suor Maria Cecilia furono traslati dal cimitero di Vallecas alla cappella del Santo Sepolcro dell'abbazia della Santa Croce al Valle de los Caidos a Madrid, dove riposano insieme a quelli di suor Maria Angela e suor Giuseppa Maria. Il cammino canonico per il riconoscimento del martirio prese avvio ufficialmente il 2 luglio 1985 con la concessione del nulla osta per la causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid. L'inchiesta diocesana, aperta a Madrid il 29 ottobre 1985, si concluse il 26 aprile 1989 e fu convalidata il 6 dicembre 1991. Dopo la consegna della Positio super martyrio nel 1992, i Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi la esaminarono il 4 ottobre 1996, seguiti dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione il 3 giugno 1997. Il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto di martirio il 7 luglio 1997 e presiedette la solenne beatificazione di suor Maria Cecilia e delle compagne il 10 maggio 1998 a Roma.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Cecilia?

La memoria liturgica delle beate Visitandine è fissata al 18 novembre, mentre la ricorrenza personale della beata si celebra il 23 novembre.

Cerca de Madrid en España, beata María Cecilia (María Felicita) Cendoya y Araquistain, virgen de la Orden de la Visitación de Santa María y mártir, que, durante la gran persecución, en la misma noche en que sus consorcias habían sido arrestadas se entregó espontáneamente a los milicianos y confirmó junto a sus compañeras con el supremo sacrificio su testimonio de fe. — Martirologio Romano