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23 de abril

Beata María Gabriella Sagheddu

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e conversione

Maria Sagheddu nacque a Dorgali, in Sardegna, il 17 marzo 1914. La sua famiglia di origine era di pastori. Le testimonianze dell'infanzia e dell'adolescenza la descrivono con un carattere ostinato, critico, contestatario e ribelle. Aveva un forte senso del dovere, della fedeltà e dell'obbedienza pur in presenza di apparenze contraddittorie. Obbediva brontolando pur essendo docile. Diceva di no ma andava subito. Tutti notarono un cambiamento avvenuto in lei all'età di diciotto anni. A poco a poco si addolcì e scomparvero i suoi scatti d'ira. Acquistò un profilo pensoso e austero, dolce e riservato. Crebbero in lei lo spirito di preghiera e la carità. Comparve in lei una nuova sensibilità ecclesiale ed apostolica. Si iscrisse all'Azione Cattolica. Nacque in lei la radicalità dell'ascolto consegnato totalmente alla volontà di Dio. A ventun anni scelse di consacrarsi a Dio. La beata Maria Gabriella Sagheddu era una vergine.

La vita monastica a Grottaferrata

Seguendo le indicazioni del suo padre spirituale, entrò nel monastero di Grottaferrata. La beata Maria Gabriella Sagheddu visse nel monastero cistercense di Grottaferrata. Il monastero cistercense di Grottaferrata si trova nel territorio di Frascati, vicino a Roma. Il monastero di Grottaferrata era una comunità povera di mezzi economici e di cultura. Il monastero era governato allora da madre Maria Pia Gullini. La sua vita fu dominata dalla gratitudine per la misericordia divina e per la chiamata all'appartenenza totale a Dio. Amava paragonarsi al figliol prodigo. Sapeva dire soltanto grazie per la vocazione monastica, la casa, le superiore e le sorelle. La sua continua esclamazione era come è buono il Signore. La gratitudine penetrò anche i momenti supremi della malattia e dell'agonia. Il secondo elemento dominante della sua vita fu il desiderio di rispondere con tutte le forze alla grazia. Desiderava che si compisse in lei ciò che il Signore aveva iniziato e la volontà di Dio. In noviziato aveva il timore di essere rimandata. Dopo la professione, vinto il timore, prese spazio un abbandono tranquillo e sicuro. L'abbandono generò in lei la tensione al sacrificio totale di sé. Diceva semplicemente ora fa Tu. La sua breve vita claustrale durò tre anni e mezzo. La sua vita si consumò come un'eucaristia nell'impegno quotidiano della conversione per seguire Cristo obbediente al Padre fino alla morte. Gabriella si sentiva definita dalla missione dell'offerta e del dono di tutta se stessa al Signore. Era pronta a riconoscersi colpevole e a chiedere perdono alle altre senza giustificarsi. Aveva un'umiltà semplice e schietta. Era disponibile a fare volentieri qualunque lavoro offrendosi per quelli più faticosi senza dir nulla a nessuno. Con la professione crebbe in lei l'esperienza della piccolezza. Diceva che la sua vita non valeva niente e poteva offrirla tranquillamente.

L'offerta per l'unità dei cristiani e il transito

La sua badessa, madre Maria Pia Gullini, aveva una grande sensibilità e un grande desiderio ecumenico. Madre Maria Pia aveva comunicato i suoi desideri ecumenici anche alla comunità. Il padre Couturier sollecitò madre Maria Pia a presentare alle sorelle la richiesta di preghiere e di offerte per la causa dell'unità dei cristiani. Suor Maria Gabriella si sentì subito coinvolta e spinta ad offrire la sua giovane vita. Confidò alla badessa di sentirsi spinta dal Signore anche quando non voleva pensarci. Raggiunse la libertà attraverso un cammino rapido e diretto, consegnata tenacemente all'obbedienza e cosciente della propria fragilità. Era tutta tesa nel desiderio della volontà di Dio e della sua Gloria. Avvertì l'urgenza di un'offerta di sé pagata con una coerenza fedele fino alla consumazione di fronte alla lacerazione del Corpo di Cristo. La tubercolosi si manifestò nel corpo fino ad allora sanissimo della giovane suora dal giorno stesso della sua offerta. La malattia la portò alla morte in quindici mesi di sofferenza. La sera del 23 aprile 1939 Gabriella concluse la sua lunga agonia totalmente abbandonata alla volontà di Dio. Maria Sagheddu morì nel 1939. Morì il 23 aprile 1939. Morì mentre le campane suonavano a distesa alla fine dei vespri della domenica del Buon Pastore. Il Vangelo del giorno proclamava ci sarà un solo ovile e un solo pastore. In tutta semplicità offrì la sua vita per l'unità dei cristiani. L'offerta fu recepita dai fratelli anglicani ancor prima della sua consumazione. L'offerta ha trovato rispondenza profonda nel cuore di credenti di altre confessioni. L'afflusso di vocazioni negli anni successivi è il dono più concreto di suor Maria Gabriella alla sua comunità.

Glorificazione e memoria

Il suo corpo fu trovato intatto in occasione della ricognizione nel 1957. Il suo corpo riposa ora in una cappella adiacente al monastero di Vitorchiano. La comunità di Grottaferrata si è trasferita a Vitorchiano. Suor Maria Gabriella è stata beatificata da Giovanni Paolo II. La beatificazione avvenne il 25 gennaio 1983. La beatificazione avvenne a quarantaquattro anni dalla sua morte. La cerimonia si svolse nella basilica di San Paolo fuori le mura. La beatificazione fu celebrata nella festa della conversione di San Paolo, giorno conclusivo della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Gabriella Sagheddu?

Si festeggia il 23 aprile, giorno in cui la religiosa concluse la sua vita terrena.

Dove riposa il corpo della beata?

Il suo corpo riposa in una cappella adiacente al monastero di Vitorchiano, dove la comunità di Grottaferrata si è trasferita.

En el monasterio cisterciense de Grottaferrata en el territorio de Frascati cerca de Roma, beata Maria Gabriella Sagheddu, virgen, que con toda sencillez ofreció su vida, terminada a la edad de veinticinco años, por la unidad de los cristianos. — Martirologio Romano